sabato 29 dicembre 2012

Sulle provincie andava fatto così



Intervista ad Andrea Pastore
Voce Repubblicana, 29 dicembre 2012 
di Lanfranco Palazzolo

Il Governo ha sbagliato strada per la riforma delle provincie. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore del Popolo delle libertà Andrea Pastore, Presidente della Commissione per la Semplificazione della Legislazione.
Senatore Pastore, la fine della legislatura ha lasciato molte riforme incompiute. Molti si aspettavano la riforma della legge elettorale e altre importanti riforme, come quella delle provincie.
“Credo che alla fin fine il sistema elettorale, noto come porcellum, fa comodo a chi pensa di poter vincere le prossime elezioni politiche perché non prevede una soglia minima di sbarramento per poter ottenere il premio di maggioranza. Per cui è evidente che la forze politiche hanno tutto l’interesse a mantenere questo sistema. Il Pdl ha cercato di fare delle proposte alternative mirate a far rivedere le posizioni del Partito democratico”.
Su cosa è mancato l’accordo?
“Proprio sulla soglia di sbarramento della legge elettorale prevista per il premio di governabilità. Il Pd non pensa di raggiungere il 40 per cento, ma di vincere. La soglia avrebbe creato molti problemi al Pd. Non condivido l’atteggiamento del Partito democratico, ma lo capisco”.
Sulle provincie è mancata una riforma organica.
“Il tema delle provincie è sempre stato affrontato in tema molto demagogico e con superficialità dalle forze politiche italiane. Io sono favorevole alla cancellazione totale delle provincie come istituzione, come modelli organizzativi delle popolazioni sul territorio. Questo obiettivo renderà necessaria una modifica costituzionale. Il governo ha cercato di forzare la mano con una riforma legata ad una legge ordinaria. Questo ha provocato una rivolta sul territorio. Queste provincie non nascono per un capriccio del legislatore di oggi, ma come organizzazione delle istituzioni sul territorio. Noi possiamo eliminare le provincie, ma si possono togliere le assemblee elettive delle provincie”.
Crede che il governo abbia sbagliato?
“Sì, credo che abbiano fatto un grosso pasticcio. Bisognava passare per una riforma costituzionale. Questo non è stato fatto e il governo si è anche lamentato di non aver portato a compimento una riforma che – secondo me – non è stata ben congegnata. Questo percorso era stato ampiamente contestato da molti esponenti politici come me e altri che avevano avuto l’incarico di riscrivere la Carta delle Autonomie”.
Quale sarebbe stata formula migliore per una riforma efficace?
“Sarebbe stato necessario ridimensionare le provincie per il potere di attribuzione e non eleggere più i consigli provinciali. E prevedere che le provincie più piccole esercitassero il loro potere con quello delle provincie più grandi. Invece c’è stata la corsa alla salvezza delle provincie. Il risultato è questo”.

venerdì 28 dicembre 2012

La società americana non è peggio della nostra



Intervista ad Alessandro Portelli
Voce Repubblicana, 
28 dicembre 2012 
di Lanfranco Palazzolo

La società americana non è peggiore di quella italiana. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Alessandro Portelli, professore di Lingue e letterature angloamericane all'Università di Roma “La Sapienza” e autore di “Desiderio di altri mondi. Memoria in forma di articoli" (Editore Donzelli), volume che raccoglie gli articoli dello studioso sui cambiamenti della nostra società in questi 30 anni.
Prof. Portelli, come è nata l’idea di questo libro nel quale ha raccolto alcuni dei suoi articoli significativi pubblicati in questi anni?
“Questo libro era nato con l’idea che avrei dovuto stamparlo da solo. Era il periodo in cui stavo andando in pensione. Allora avevo pensato ad un libro da regalare ai miei amici per raccontare il lavoro fatto nel corso degli ultimi anni. L’editore Donzelli ha deciso di voler pubblicare questo libro. Ho individuato un filone di interventi che toccano diversi argomenti, legati dalla volontà di osservare i progressi dovuti all’euforia dello sviluppo tecnologico, che ha anche i suoi prezzi sociali”.
Nel suo libro ci sono anche molti interventi sugli Stati Uniti. Lei è anche docente di letteratura anglo-americana. Quali sono le sue valutazioni sugli episodi di violenza ai quali abbiamo assistito in questi mesi negli Usa?
“Non sono rimasto molto sorpreso da questi episodi. Tendo a pensare che i fatti di questi mesi non sono un fenomeno americano. Anche da noi vengono uccise tante persone. Credo sia sbagliato definire la società americana come una società violenta in contrapposizione alla società buona che c’è da noi. Questo è un errore. Credo che esiste una solitudine e una frustrazione dei maschi che si trasforma in violenza. Negli Stati Uniti questa violenza si trasforma in tragedia perché le armi circolano con grande facilità. Ma questa disponibilità esiste anche in Italia a giudicare dalla diffusione delle organizzazioni criminali. Il problema è che oggi manca ogni forma di mediazione tra l’individuo e la collettività. Manca la politica e manca il rapporto con i sindacati. L’individuo arriva a pensare di essere solo e se la prende con le istituzioni. Questo non è un problema degli americani”.
Nel suo libro lei ha duramente criticato il sistema elettorale uninominale. Ci spiega perché?
“I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Vediamo una politica sempre più personalizzata anche per colpa dei conflitti di interessi che toccano la politica. Questo ha portato ad far eleggere anche i deputati con il sistema delle liste bloccate. Penso che la democrazia deve garantire il massimo della rappresentatività e non fare finta di essere democratici mandando al governo una classe politica che non è in grado di reggere per una legislatura. Credo che il voto debba rappresentare la complessità della società italiana”.   

sabato 22 dicembre 2012

Troppe omissioni sull'elettrosmog

Intervista ad Alessio Ramaccioni e Pablo Castellani
Voce Repubblicana, 22 dicembre 2012
di Lanfranco Palazzolo

Sull’elettrosmog ci sono ancora troppe omissioni politiche e scientifiche. Lo hanno detto alla “Voce” Alessio Ramaccioni e Pablo Castellani, autori di “Onde anomale. Le verità nascoste sull’elettrosmog” (Editori Internazionali Riuniti). 
Alessio Ramaccioni, come è nato il vostro interesse per l’elettrosmog? 
“All’inizio dello scorso decennio ho seguito da vicino la sconcertante vicenda relativa ai trasmettitori della Radio Vaticana. Le antenne di quella Radio, che trasmette in tutto il mondo, hanno provocato un inquinamento elettromagnetico gravissimo nella zona di Bracciano. Dal 2003 ho cominciato a collaborare con “Radio Città Aperta” e mi sono occupato anche giornalisticamente dell’inquinamento elettromagnetico prodotto dalle antenne della Santa Sede. E dal 2005 è nata una rubrica settimanale su “Radio Città Aperta”, partendo dalla grande lacuna informativa sull’inquinamento elettromagnetico. Abbiamo constatato che l’interesse dei cittadini era forte. E da qui è nata la rubrica ‘Il nemico invisibile’. Queste vicende si sono trasformate in una inchiesta permanente sul mondo politico e scientifico”. 
Pablo Castellani, la comunità scientifica ha omesso di mettere in guardia l’opinione pubblica dai rischi dell’elettrosmog? 
“Noi non formuliamo nessuna accusa, ma ci occupiamo degli studi della Comunità scientifica che, spesso, ha cercato di sminuire i rischi dell’inquinamento elettromagnetico. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha pubblicato uno studio dal titolo ‘Interphone’ che ha sminuito i rischi dell’inquinamento elettromagnetico. Secondo questi scienziati non c’era il nesso di causa-effetto rispetto ai problemi della salute. Lo studio è stato analizzato da chi aveva dei dubbi sull’esito dello studio. In realtà, chi ha guardato bene lo studio nota che le avvisaglie di rischi ci sono, ma gli scienziati hanno utilizzato le loro ricerche per sminuirlo”. 
Alessio Ramaccioni, cosa dice la legge italiana sull’elettrosmog? 
“In Italia abbiamo una legge abbastanza stringente sui limiti di esposizione ai campi elettromagnetici. Queste norme sono state depotenziate con l’approvazione del decreto sviluppo. Il limite di esposizione ai campi elettromagnetici garantisce la tutela dei cittadini, ma manca chi applica le norme a livello territoriale. Roma, tanto per fare un esempio, è invasa dalle antenne delle compagnie telefoniche. Restano ancora molte zone d’ombra. Ed è difficile opporsi alla costruzione delle antenne”. 
Perché avete dedicato un capitolo solo al caso Roma? 
“Il bacino di utenza della nostra radio è legato a Roma. Inoltre, riteniamo che la Capitale viene utilizzata come laboratorio sociale per quello che poi deve succedere nel resto del paese. Roma è la città dove c’è il numero maggiore di antenne radio rispetto alle altre città italiane”.

venerdì 21 dicembre 2012

Mario Adinolfi sbrocca in aula e canta l'inno di Mameli

Non mi candiderò in quella lista

Intervista a Pierluigi Battista
Voce Repubblicana, 21 dicembre 2012
di Lanfranco Palazzolo

Non ho intenzione di candidarmi in una lista per l'amnistia. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l'editorialista del “Corriere della Sera” Pierluigi Battista.
Pierluigi Battista, lei ha pubblicato un articolo sulla battaglia radicale per l'amnistia. Cosa pensa della battaglia radicale sull'amnistia e sulle carceri italiane?
“Io ho voluto mettere l'accento sui temi di questa battaglia: la condizione delle carceri italiane e dell'assoluto degrado dello standard di questa situazione. I penitenziari italiani sono un'offesa continua all'umanità e alle persone che si trovano in carcere. Inoltre, gran parte delle persone che stanno in carcere sono in attesa di giudizio. La realtà questo discorso non è considerato importante nell'agenda della politica italiana. L'unico che porta avanti questa battaglia è Marco Pannella”.
Perché il mondo politico italiano continua ad avere un approccio da film poliziesco degli anni '70 di fronte alla microcriminalità che non si macchia di reati predatori?
“In Italia c'è una considerazione dello Stato di diritto pari allo zero. La politica riflette questa situazione. Qui non si parla di operazioni poliziesche, ma di carcerazione preventiva lunghissima ed ingiustificata in posti incivili. Questo è il punto. E visto che si tratta di gruppi sociali che non contano nulla, le carceri diventano delle discariche sociali. In carcere finiscono piccoli spacciatori, rapinatori, scippatori. Non deve esserci la totale impotenza nei confronti di questi fenomeni, ma la giustizia deve funzionare meglio. La condanna non arriva mai e le condizioni dei detenuti sono assolutamente incivili. E la politica appare sempre più sorda. C'è il nulla. Capisco l'atteggiamento di Pannella di fronte all'immobilismo di fronte alla politica”.
Lei si candiderebbe in una lista per l'amnistia in vista delle prossime elezioni politiche?
“A me non piace questa chiamata alle armi nel senso di impegnarmi in una candidatura. L'impegno di può esplicare in molti modi, attraverso gli articoli che ho la fortuna di scrivere per il mio giornale. Io ho partecipato alla marcia del Natale 2005 per l'amnistia. La candidatura è un altro impegno. Non è un gesto di paura. E' legittimo non candidarsi in Parlamento. Non riesco a capire....Oggi ho sentito dire: 'oggi è il momento di schierarsi'. Ho qualche dubbio su questo”.
Non pensa che questo le permetterà di prendere una decisione politica su questo?
“Assolutamente no! In Parlamento vanno i peones a far nulla”.
Lei sostiene l'inutilità del Parlamento?
“No, detta così è brutale. La storia del Parlamento è piena di persone entrate con entusiasmo a Montecitorio e che poi sono uscite deluse da questo impegno. Non ho detto che il Parlamento è inutile. Ma credo che il mio impegno possa manifestarsi in altri modi”.

giovedì 20 dicembre 2012

Quel tifo che pensa solo a discriminare

Intervista a Mauro Valeri
Voce Repubblicana, 20 dicembre 2012
di Lanfranco Palazzolo

Il tifo italiano continua ad essere razzista. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Mauro Valeri, autore di “Che razza di tifo. Dieci anni di razzismo nel calcio italiano” (Donzelli).
Mauro Valeri, il tifo italiano è sempre stato razzista?
“Penso che questa radice razzista del nostro tifo sia recente. Prima della riapertura delle frontiere calcistiche (1980) i giocatori neri erano molto pochi. E c'era una minore tendenza ad utilizzare i 'Bu' per insultare questi giocatori. Ci sono stati episodi significativi in passato, come quello che vide protagonista Niccolò Carosio. Nel corso della partita di calcio dei mondiali messicani del 1970 il telecronista della Rai apostrofo come 'negraccio' un guardalinee etiope durante Italia-Israele. La chiusura delle frontiere aveva indotto alcune tifoserie ad rivendicare la purezza razziale della propria squadra. Tutti ricordano l'episodio dei tifosi dell'Hellas Verona che misero nella curva della propria tifoseria un manichino impiccato raffigurante un giocatore di colore. Questo atteggiamento ha denotato un atteggiamento negativo esistente in molte curve verso i calciatori di un'altra razza. Questo comportamento è venuto in parte meno, ma continuano gli episodi di questo genere”.
I gruppi di destra si sono organizzati nelle curve?
“Ci sono stati alcuni gruppi politici di destra, di matrice nazista, che si sono organizzati nelle curve delle squadre di calcio. Questi gruppi erano addirittura incuranti di quello che accadeva in campo. Questi gruppi erano preoccupati di esporre le bandiere con svastiche in curva oppure le immagini di Mussolini. Un altra forma di razzismo riguarda l'atteggiamento del tifo che insulta i giocatori di colore. Questa pratica negativa si è sviluppata nella seconda metà degli anni '90. Poi c'è un razzismo di carattere preventivo”.
A cosa si riferisce?
“C'è stato un episodio davvero assurdo a Udine. Il club friulano aveva intenzione di ingaggiare un calciatore Israeliano Rosenthal. I tifosi delll'Udinese non volevano un calciatore ebreo. L'Udinese non acquistò il giocatore. In Inghilterra certi atteggiamenti non vengono tollerati. Se nel campionato italiano un giocatore denuncia un episodio di razzismo nei suoi confronti viene abbandonato a se stesso. Il caso di Makinwa (Lazio) è emblematico. Il suo allenatore, Delio Rossi, gli disse che certi episodi erano legati solo alla realtà del calcio e che non c'entravano nulla con il razzismo. L'allenatore della Lazio Papadopulo disse che non aveva visto la curva Nord della Lazio piena di svastiche durante una partita contro il Livorno”.
All'estero cosa succede?
“L'allenatore della nazionale olandese Hiddink ha sempre detto che se dovesse vedere una svastica in una curva ritirerebbe immediatamente la squadra. La differenza è questa”.

mercoledì 19 dicembre 2012

Ecco perchè il debito pubblico non diminuisce

Intervista a Massimo Garavaglia 
Voce Repubblicana, 19 dicembre 2012
di Lanfranco Palazzolo

Il debito pubblico non diminuirà se non si riduce la spesa pubblica. Lo ha detto alla “Voce” il senatore Massimo Garavaglia della Lega Nord, membro della Commissione Bilancio del Senato, prima che la legge di Stabilità fosse approvata dalla Camera.
Senatore Garavaglia, uno degli ultimi provvedimenti che il Senato dovrà esaminare in questa legislatura c'è la legge di Stabilità. Il governo ha annunciato di voler ridare ai Comuni la cassa dell'IMU. Cosa succederà?
“Noi aspettiamo di vedere i testi. Se ci fosse un rinsavimento da parte del Governo questo sarebbe un fatto molto positivo. Anche perché ci chiediamo quale credibilità può avere quando si dimettono tutti i sindaci come il presidente dell'Anci Delrio, oppure quello di Milano Pisapia. Vogliamo vedere come sarà scritta la norma perché il diavolo si nasconde sempre nei dettagli. Riteniamo che il problema dei comuni sarà risolto solo in parte. Dobbiamo affrontare il problema delle Regioni e delle provincie”.
Quali sono i rischi che corrono questi enti?
“E' necessario trovare un pacchetto di risorse adeguato. Altrimenti assisteremo al dissesto del comparto Sanità in molte regioni italiane, tranne la Lombardia e il Veneto. E anche questa non è una gran bella cosa. Credo che sulle provincie il Governo abbia fatto un gran pasticcio nel decreto Salva-Italia. Il sistema delle provincie oggi si trova nel caos più totale”.
Quali sono gli scenari che devono affrontare le provincie con questa riforma lasciata a metà?
“La norma scritta nel decreto Salva-Italia non funziona affatto. Secondo queste norme ci sarebbero dei comuni che, senza risorse, dovrebbero occuparsi della manutenzione di sei, sette, otto edifici scolastici. E' impossibile farlo, così come è impossibile lasciare le aule delle classi con le finestre rotte. Il Governo dovrebbe resettare tutto e affrontare la questione nella prossima legislatura. Le provincie oggi si trovano nella condizione di diffidare il governo per la mancata manutenzione delle strade e delle scuole visto che l'esecutivo ha tagliato dei fondi”.
Cosa pensate sulla Tobin Tax inserita nella legge di stabilità?
“Noi siamo favorevoli alla Tobin Tax. Siamo consapevoli che questa tassa deve essere applicata a livello europeo. Altrimenti i rischi sulla riuscita della tassa sono incerti. Un'imposta piccola spalmata su queste transazioni può evitare la fuga dei capitali che, come tutti sanno, è già stata messa in pratica”.
Perché, nonostante questo salasso fiscale, lo stock del debito pubblico non diminuisce?
“Lo stock del debito pubblico non diminuirà mai se non si pensa al pareggio tra entrate ed uscite. Le entrate fiscali sono state aumentate di 45 miliardi, ma non è diminuita la spesa pubblica. Il debito si abbatte se si riduce la spesa pubblica. Anzi, l'ha aumentata”.

martedì 18 dicembre 2012

Ecco perchè voglio sfidare Alemanno

Intervista a Fabrizio Santori
Voce Repubblicana, 18 dicembre 2012
di Lanfranco Palazzolo

Se dipendesse da me abolieri l’IMU sulla prima casa. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il consigliere comunale del Pdl Roma Fabrizio Santori, contrario alla decisione del sindaco della capitale Gianni Alemanno di aumentate l’aliquota sulla prima casa.
Consigliere Santori, lei si è astenuto sul voto che ha riguardato il bilancio del Comune di Roma e ha criticato il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Ci spiega quali sono le sue critiche?
“Ho scelto di candidarmi alle primarie del Pdl a Roma perché non ho condiviso molte scelte del sindaco di Roma Alemanno. Non ho apprezzato le scelte del sindaco sul trasporto, sulle questioni dei nomandi e sui rifiuti. Su questi argomenti sono stato molto duro. Le mie valutazioni critiche non risalgono ad oggi. I cittadini che hanno votato per il Pdl vogliono le elezioni primarie per cercare di migliorare l’azione della prossima giunta comunale. Ecco perché ho cercato di sensibilizzare il sindaco di Roma e sollevare alcune questioni”.
Cosa è cambiato con Roma Capitale?
“L’amministrazione di Gianni Alemanno è stata migliore di quella che abbiamo visto negli anni del governo di centrosinistra della Capitale. Ci aspettavamo una rivoluzione importante. Molti cittadini di centrosinistra hanno votato per Alemanno perché pensavano a dei cambiamenti importanti. Ecco perché oggi ci vuole un cambiamento importante. Il passaggio fondamentale delle primarie deve esserci. Chi ha svolto le primarie ha avuto un riscontro importante in termini di democrazia”.
Perché si è astenuto sul bilancio del Comune di Roma?
“Questo è il provvedimento più importante dell’assemblea capitolina e del Comune di Roma. Il bilancio è stato votato alla fine di novembre. L’assemblea capitolina è stata esautorata dai suoi poteri di indirizzo e di controllo. Il bilancio prevedeva l’aumento dell’aliquota dell’1x1000 voluta dal governo sulla prima casa. Questa è stata un’azione incoerente da parte del sindaco Alemanno. Ricordo che, quando Berlusconi è andato al Governo, nel 2008, aveva abolito l’Ici sulla prima casa, poi ribattezzata con il nome di IMU”.
Quali altri errori ha fatto Alemanno?
“Ha dato troppi soldi agli immigrati e ai nomadi. Sono stati spesi complessivamente 100 milioni. E non è stato risolto nessun problema. E sui rifiuti e sui trasporti non è stato fatto abbastanza. Non ci sono stati indirizzi precisi per risolvere il problema dei trasporti”.
Cosa pensa dell’IMU sulla prima casa?
“Sono contrario. Se dipendesse da me abolirei questa tassa che ritengo assurda ed iniqua”.
A quanto ammonta il debito di Roma Capitale. Si può parlare di dissesto?
“Il dissesto è stato provocato dalla giunta Veltroni. Quando siamo arrivati in Campidoglio erano a rischio anche gli stipendi dei dipendenti del comune. L’entità era di 9 miliardi di euro”.

sabato 15 dicembre 2012

Un attacco grave ed infondato



Voce Repubblicana, 15 dicembre 2012
Intervista ad Antonio Azzollini 
di Lanfranco Palazzolo

L'attacco delle opposizioni contro Berlusconi è stato grave ed infondato. Lo ha detto alla “Voce” Antonio Azzollini (Pdl), Presidente della Commissione Bilancio del Senato.
Senatore Azzollini, il Senato è impegnato nell'esame della legge di Stabilità, uno degli ultimi provvedimenti all'esame del Parlamento in vista della fine della legislatura. Entro quanti giorni riuscirete ad approvarlo? Ci saranno difficoltà?
“No, non ci sono difficoltà di nessun genere. Innanzitutto stiamo esaminando il provvedimento ordinatamente e anche con un esame approfondito delle questioni che ci sono. Riteniamo di licenziare il provvedimento completo e poi di portarlo in aula nei tempi prefissati”.
Che novità ci saranno per quanto riguarda l'Imu?
“Le stiamo vedendo. E' un emendamento che il Governo ancora non ha presentato. Stiamo ancora ragionando su questa vicenda che riguarda milioni di italiani. Ed è giusto che in questo dibattito siano coinvolti anche gli italiani, in particolare l'Anci. Così si potrà giungere ad un testo che migliori la situazione di tutti i comuni italiani che si trovano in una situazione finanziaria molto difficile”.
Molti hanno ritenuto di intravedere nel ritorno della cassa dell'IMU ai comuni italiani come un segno della fine della crisi.
“No, no, non è proprio così. Invece è un segnale importante che riporta i versamenti dell'IMU ad un rapporto ordinato. L'IMU, anzi, l'ICI nasceva come tassa dei comuni. Noi vogliamo questo”.
La Tobin Tax. Tutti hanno visto che questa tassa sulle transazioni finanziarie non ha dimostrato di essere all'altezza della sua fama. In Francia è stata un insuccesso.
“Il rischio che questo tipo di tasse non centrino il loro obiettivo è ben presente. In Italia c'è l'esempio della tassa di stazionamento sui natanti che non ha dato il gettito sperato. Anzi, si è rivelata negativa per le casse dello Stato e anche per i cittadini italiani. Adesso si sta cercando di vedere come la Tobin Tax non porti a questi risultati. Per il resto si vedrà come reagiranno i mercati italiani. Per il momento il governo ha approntato uno studio per vedere gli effetti della legge”.
Cosa accadrà sulla legge applicativa della modifica costituzionale sul pareggio di Bilancio?
“La riforma andrà in porto. Non ci sono state divergenze significative tra Camera e Senato. La legge sarà approvata entro la legislatura”.
Il ritorno di Berlusconi ha provocato le ire del centrosinistra che paventava il crollo delle borse che non c'è stato. Come ha trovato questo atteggiamento?
“Quello contro Berlusconi è stato un assalto grave e infondato. Così si mina alla base la nostra democrazia. E' giusto che Berlusconi faccia quello che ha fatto. Non c'è stato nessun contraccolpo perché l'Italia ha i conti a posto. Il tempo sta dando ragione a Berlusconi”.   

venerdì 14 dicembre 2012

Il Parlamento e l'occasione della riforma delle province



Intervista a Pasquale Viespoli
Voce Repubblicana, 14 dicembre 2012
di Lanfranco Palazzolo 

Con la mancata riforma delle provincie e della legge elettorale il Parlamento ha perso una grossa occasione. Lo ha detto alla “Voce” il senatore Pasquale Viespoli, Presidente del gruppo di Coesione Nazionale.
Senatore Viespoli, la legislatura si avvia alla conclusione. Pensa che sia stato giusto mettere in calendario la legge di stabilità e la riforma forense?
“La drammatizzazione della crisi e l’accelerazione verso il voto è stato un fatto totalmente negativo perché la legislatura poteva essere approvata con qualche provvedimento che potesse dimostrare la produttività di questo Parlamento, che non ha dato una particolare prova di efficienza. Ecco perché è un peccato che si sia determinata questa situazione di crisi. Io non attribuirei la responsabilità di questa situazione solo ad una parte politica. Si è approfittato di uno snodo parlamentare importante per impedire l’approvazione di alcuni provvedimenti importanti. Questa situazione acuisce la distanza tra politica e cittadino in una fase delicata per il sistema-paese”.
Che impressione ha avuto quando è stato letto il calendario dei lavori d’aula che prevedeva l’esame di un provvedimento importante, ma non urgentissimo, come la riforma della professione forense?
“Come capogruppo di CN ho partecipato alla riunione per decidere il calendario dei lavori. Ho avuto l’impressione che, da parte dei principali gruppi, non ci fosse la volontà di approvare altri provvedimenti oltre ai due che lei ha citato. Io ho posto il problema relativo al decreto sulle provincie, dove si è persa l’occasione di una razionalizzazione degli enti locali. Il Governo non è riuscito a portarlo in aula, ma si è impegnato a trovare quelle norme di raccordo con il decreto Salva-Italia, che permetterebbero di evitare una situazione di confusione istituzionale in questa materia”.
Sulla la legge elettorale qualcuno aveva detto che il motivo per cui questa riforma veniva proposta era di bloccare l’ingresso di qualche forza politica in Parlamento. Ma adesso che si andrà al voto come faranno queste forze politiche mai entrate o rappresentate in Parlamento a raccogliere migliaia di firme per presentare le liste?
“Abbiamo perso una grande occasione evitando di fare la riforma elettorale. Se non scegliamo la forma di governo è difficile pensare di riuscire a stabilizzare il sistema politico italiano. Noi abbiamo cercato di porre il problema da tempo. E lo abbiamo fatto cercando di dare senso alla legislatura. La riforma elettorale diventa l’oggetto di spinte diverse per realizzare la vera riforma del paese. Oggi c’è un problema in vista del voto. E credo che bisogna fare di tutto per evitare limiti alla nostra democrazia. Nel 2008 venne approvato un decreto per consentire a qualche forza politica di presentarsi”.   

giovedì 13 dicembre 2012

L'Onu contro le mutilazioni genitali femminili



Intervista a Alvilda Jablonko
Voce Repubblicana, 13 dicembre 2012
di Lanfranco Palazzolo

Le mutilazioni genitali femminili sono praticate anche in Europa. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Alvilda Jablonko, coordinatrice del programma Female Genital Mutilation (NPSG).
Alvilda Jablonko, questa settimana, l’organizzazione non governativa europea Parlamentarians for goblal action (PGA) ha premiato l’impegno di Khady Koita, che si batte per impedire le mutilazioni genitali femminili.
“Khady Koita è una donna di origine senegalese che ha vissuto da vicino le mutilazioni genitali femminili. Il suo impegno non è cominciato in Africa, ma in Francia e in Belgio per poi approdare in Africa. L suo impegno ha riguardato, oltre le mutilazioni genitali femminili, anche i cosiddetti matrimoni forzati. Il suo impegno è arrivato anche nelle principali organizzazioni internazionali. Con il suo impegno, Khady ha invitato i governi singoli governi nazionali ad approvare leggi e regolamenti che non permettano mai più questo genere di pratiche”.
La lotta contro i matrimoni forzati e le mutilazioni genitali femminili è anche contro alcuni aspetti degenerativi della religione?
“In realtà, Khady non vive queste pratiche come degli atti legati alle convinzioni religiose e al dogma religioso. Questi comportamenti derivano da una tradizione retrograda. Khady si è battuta per far approvare dall’Assemblea delle Nazioni Unite una Risoluzione che metta al bando in tutto il mondo queste pratiche”.
Il diritto internazionale privato può intervenire su queste pratiche? Ci sono i mezzi per farlo oppure l’ultima parola spetta sempre ai singoli governi?
“Per cambiare la situazione è necessario un impegno in tutti i livelli di intervento. Possono intervenire i singoli stati, ma anche le Organizzazioni internazionali per dissuadere lo Stato nella tolleranza di queste situazioni. Ci sono stati anche dei casi di cittadini inviati da una nazione all’altra per svolgere queste pratiche. Ecco perché l’impegno internazionale, volto ad impedire queste situazioni, è necessario. Ecco perché la Comunità internazionale deve denunciare questo tipo di violazione dei diritti umani”.
La questione delle mutilazioni genitali femminili riguarda solo l’Africa e alcune zone dell’Asia oppure è un problema globale, non individuabile in un’area geografica precisa?
“Una gran parte dell’opinione pubblica internazionale è convinta che queste pratiche siano tipiche e avvengano in Africa. Ma non è così. Le mutilazioni genitali femminili vengono attuate in tutta Europa (Germania, Francia e Inghilterra), nel SudEst asiatico, in Indonesia, in Malesia e in Kurdistan”.
Quando verrà affrontata la Risoluzione sulle mutilazioni genitali femminili?
“La Risoluzione verrà adottata il prossimo 20 dicembre dall’Assemblea Generale. Questo voto permetterà di affrontare con maggiore forza questa battaglia”.   

mercoledì 12 dicembre 2012

Sviluppo e Stabilità senza problemi



Intervista  Paolo Tancredi
Voce Repubblicana, 12 dicembre 2012
di Lanfranco Palazzolo

Sul decreto Sviluppo e sulla legge di Stabilità non ci saranno problemi da parte del Parlamento, anche se l’ultima parola spetta alle forze politiche presenti nelle Camere. Lo ha detto alla “Voce” il senatore Paolo Tancredi (Pdl) relatore della legge di Stabilità al Senato e membro della Commissione Bilancio di Palazzo Madama.
Senatore Tancredi, il senato approverà rapidamente la legge di Stabilità? Ci saranno delle modifiche al testo dopo i fatti degli ultimi giorni?
“Non dovrebbero esserci difficoltà nell’approvazione della legge di stabilità. C’è una difficoltà insita nel provvedimento. Si tratta di uno degli ultimi provvedimenti della legislatura ed è oggetto di contrattazioni e qualcuno vorrebbe inserire dei temi che non sono stati risolti nel corso della legislatura. Anche il governo vorrebbe inserire alcune misure e provvedimenti importanti che rischiano di morire con la fine della legislatura. Si tratta dei problemi tipici della legge di Stabilità, che un tempo era nota come Finanziaria”.
Lei pensa che il Governo porrà la fiducia sulla legge di Stabilità nelle condizioni in cui si trova?
“Io sono convinto che la fiducia possa essere posta dal Governo. Nessuno dovrebbe scandalizzarsi di questo nel momento in cui il provvedimento rispetta e rispecchia il lavoro svolto dalla Commissione Bilancio. Il lavoro si può fare benissimo in commissione con l’emendamento di fiducia e con l’accordo delle forze politiche. Credo che questa strada sia percorribile. Andare in aula con un provvedimento scoperto, che si presta agli emendamenti di tutte le forze politiche è un bel rischio”.
Crede che ci saranno delle conseguenze negative anche per altri provvedimenti come il decreto sviluppo?
“Il decreto sviluppo è quello che parallelamente potrebbe andare avanti con la legge di Stabilità. Nelle dichiarazioni di due giorni fa, il segretario del Pdl Angelino Alfano è stato molto chiaro sul fatto che avremmo portato a casa il decreto sviluppo e la legge di Stabilità. Il decreto sviluppo abbiamo lavorato molto bene. E non credo che ci siano delle criticità su questo provvedimento. Ma questo lo decideranno i gruppi parlamentari in questi giorni”.
Cosa pensa della reazione dei mercati dopo gli sviluppi della situazione politica?
“Non so a cosa sia dovuta questa reazione dei mercato. So che noi italiani rischiamo di farci male da soli. Questa caduta della borsa e l’incremento dello spread è stato annunciato per tre giorni. E alla fine c’è stato. E’ chiaro che c’è un problema di credibilità politica, ma non possiamo essere vittime della dittatura dei mercati. Berlusconi ha governato l’Italia per anni. E credo che abbia il diritto di ricandidarsi. Berlusconi e Tremonti hanno dimostrato che sui conti pubblici hanno saputo fare una politica credibile”.

martedì 11 dicembre 2012

Ecco il peggio della borghesia italiana



Voce Repubblicana, 11 dicembre 2012
Intervista a Giancarlo Lehner 
di Lanfranco Palazzolo

Non mi sorprende che il pubblico della Scala non abbia apprezzato il ritorno di Berlusconi. Loro sono il peggio della borghesia italiana con la puzzetta sotto il naso. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato di Popolo e territorio Giancarlo Lehner, fondatore dell’associazione Nuova Forza Italia.
Onorevole Lehner, cosa pensa della situazione che si è creata con il ritorno sulla scena di Silvio Berlusconi. Il ritorno del Presidente del Pdl ha sancito la fine del Governo Monti e il probabile voto anticipato a febbraio.
“L’intervento di Silvio Berlusconi è stato provvidenziale perché ha smosso una situazione politica che era stagnante e fatalista. Ormai tutti si erano legati al carro di Mario Monti che, già da tempo ha mostrato i suoi limiti. Monti è un professore e non uno statista. Siamo di fronte ad un uomo permaloso e sempre pronto alla ripicca. Monti aveva creato una situazione politica di immobilità. Il Pdl, che ormai non dava più segni di vita, si è mosso. Silvio Berlusconi ha dato delle indicazioni molto precise e molto chiare. Queste indicazioni si possono condividere o meno. Ma, oggi, almeno, c’è un progetto politico. In questi ultimi mesi nessuno era in grado di capire se il centrodestra avesse in testa un progetto politico. Berlusconi ha dato uno stimolo alla ripresa della battaglia politica. Questo ritorno è stato accolto dalla consueta cortina di odio lanciata dal centrosinistra”.
In occasione dell’apertura della stagione de la Scala di Milano, una tv ha intervistato alcuni spettatori di lusso accorsi alla prima. Molti di loro si sono detti contrari ad un ritorno di Berlusconi. Cosa ne pensa?
“Non sono rimasto sorpreso da questo atteggiamento. Ci troviamo di fronte ad un pubblico con la puzzetta sotto il naso. Si tratta di quella borghesia che ha portato l’Italia alla rovina, a cominciare dall’inizio del XX secolo. Si tratta dell’alta borghesia del ‘Corriere della Sera’, della Scala, che hanno consentito a questo paese di vivere avventure spaventose come quella del fascismo. Ci troviamo davanti a quella borghesia che non ha fatto il bene del paese e ha voluto che le aziende private fossero assistite dallo Stato. Questa è gente che, a me, francamente non piace. Non mi sorprende che loro abbiano avuto questa reazione. Berlusconi è diverso da loro perché fa parte di quel tessuto imprenditoriale milanese che rischia e ci mette la faccia”.
Pensa che Monti farà una sua lista dove metterà tutti i centristi?
“Non credo che Monti si metta a fare operazioni di questo genere utilizzando la sua faccia con questa gente squalificata. Se questi personaggi andassero a casa sarebbe un bene per tutti. Casini è un personaggio allucinante. Si è autodistrutto a furia di tatticismi. I sondaggi lo danno al 3 per cento”. 

sabato 8 dicembre 2012

Il '68 negato dallo sport italiano

Voce Repubblicana, 8 dicembre 2012
di Lanfranco Palazzolo

Intervista a Sergio Giuntini

Lo sport italiano si è accorto del '68 troppo tardi. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il sociologo Sergio Giuntini, autore di “Pugni chiusi e cerchi olimpici. Il lungo '68 dello sport italiano” (Odradek), saggio che affronta il tema del rapporto tra sport e politica nel ’68.

Sergio Giuntini, come è nata l’idea di un libro sullo sport e il ’68? E cosa ha voluto dire in merito alla storia del nostro sport in quegli anni?

“Io ho scritto questo saggio nel 2008 nel quarantennale del ’68 e dei giochi olimpici di Città del Messico e dalla famosa contestazione di Tommy Smith e John Carlos ai giochi di quell’anno, quando i due atleti di atletica leggera ‘festeggiarono’ con il pugno chiuso la vittoria alle olimpiadi, dicendo che avevano vinto per se stessi e non per gli Stati Uniti. Fu un gesto simbolico che ebbe una grande eco mediatica. Questo fenomeno ha interessato ampie fasce sociali. Questa protesta destabilizzò il sistema sportivo mondiale, che non era abituato a vedere la politica irrompere negli stadi e nei campi sportivi. E questo episodio si inserì in quella stagione del ’68, in cui dall’Europa agli Stati Uniti i giovani stavano conquistando il mondo. Quell’episodio ha confermato che lo sport, da sempre autoproclamatosi estraneo alla politica, ha dimostrato di essere un fatto profondamente politico”.

Ritiene che lo sport italiano sia lo specchio del conformismo politico del nostro paese e che lo sia stato anche in quegli anni?

“Il nostro sport è sempre stato ostile ai cambiamenti. Nel 1965 accadde un episodio molto eloquente ad un giocatore della nazionale italiana, impegnato in una trasferta in Polonia. Il giocatore non venne impegnato contro la Polonia perché portava i capelli lunghi. E la cosa non stava bene all’allenatore della nazionale italiana Edmondo Fabbri. Meroni non accettò di tagliarsi i capelli e non scese in campo”.

Cosa si ricorda dello sport italiano nel ‘68?

“Il ’68 è stato un fenomeno di grande portata che ha interessato ampie fasce della società italiana. Il ’68 italiano deve essere spostato all’inizio degli anni ’70. Nel nostro paese si tenta di assorbire quel fenomeno attraverso alcuni saggi politici in cui si contestava lo sport come fenomeno della conservazione. E finirono sotto attacco anche le Olimpiadi. In quel periodo iniziò un’interpretazione critica dello sport”.

Perché nel ’68 lo sport olimpico italiano e lo sport nel nostro paese ha attraversato un momento negativo?

“I nostro sport ottenne poche medaglie alle olimpiadi. Ma questa sconfitta aprì nel Coni un processi critico. Il Coni comprese che gli italiani impegnati nello sport erano pochi e mancavano le strutture e la cultura sportiva. Da lì partì una politica in cui il Coni ha cercato di massimizzare le sue risorse, creando una piccola ddr, in cui gli atleti erano e sono dei funzionari pubblici dello Stato, i cosiddetti ‘atleti di stato’”.  

venerdì 7 dicembre 2012

Tracce di futuro nella vita dei giovani agricoltori



Intervista a Domenico Cersosimo
Voce Repubblicana, 7 dicembre 2012 
di Lanfranco Palazzolo

Oggi dobbiamo guardare alla realtà industriale agricola con grande attenzione e soprattutto capire la sua complessità. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Domenico Cersosimo, professore di Economia Applicata presso l'Università della Calabria e autore di “Tracce di futuro. Indagine sui giovani della Coldiretti” (Donzelli).

Prof. Cersosimo, quanto conta l'agricoltura per i giovani e per l'economia del Sud?

“Conta di più rispetto al resto del paese, ma conta relativamente poco. La vecchia statistiche iperqualificate su queste divisioni settoriali della produzione non contano più nel nostro paese. Oggi le economie sono molto più intrecciate di prima. Se lei la domenica va a pranzo in un ristorante rurale e quel ristorante fa parte di un'azienda agricola non lo scoprirà mai. Ma quella contabilità finisce nel fatturato agricolo. Questa produzione è diventata multisettoriale. I giovani sono l'anima di questa attività. Ci sono molte attività collaterali che accompagnano il lavoro agricolo tradizionale. Ecco perché oggi è necessario avere un'attenzione particolare allo sviluppo di questa realtà”.

Quanto il rapporto patriarcale tra padre e figlio è importante nell'azienda agricola di oggi? Il legame familiare è quello che porta avanti l'azienda. E il ruolo del padre è quello del patriarca?

“Il legame familiare e con la terra era molto più importante una volta. Le famiglie agricole tendevano a riprodursi nel tempo. Lo svuotamento delle campagne, dovuto alla crescita delle città e delle grandi città ha allentato questo rapporto. Il problema del lavoro agricolo è la sua senilizzazione. Gli agricoltori sono generalmente molto avanti negli anni. In Italia, gli agricoltori con 75 anni sono molti di più dei giovani sotto i 40 anni. Il campo agricolo è dominato dagli anziani. La qualità della vita in campagna è considerata più scadente dai giovani. Il lavoro agricolo non ha pause e ti copre tutta la vita. A Natale bisogna dare da mangiare agli animali”.

Questa situazione sta cambiando?

“In questi anni di crisi c'è stata una cera rivalutazione della vita rurale. E c'è stato un ritorno di interesse da parte dei giovani. Nel libro che ho pubblicato ho intervistato 40 giovani impegnati nel mondo dell'agricoltura per capire cosa li motiva e perché i giovani sono interessati a questo lavoro. Chi vuole lavorare in campagna lo fa perché la ama”.

In quale zona geografica è più forte questo ritorno?

“Nelle interviste che ho raccolto nel mio libro la retorica geografica non esce mai nelle riflessioni dei giovani. Il modo di pensare al lavoro della terra unisce tutti gli italiani intervistati. Conta molto di più l'esperienza pregressa nella famiglia e l'esperienza fatta dai giovani. I giovani pensano che la vita di campagna sia un sacrificio, ma la scelgono”. 

giovedì 6 dicembre 2012

Quando il CIO non sa stare "ai Giochi"




Intervista a Mauro Valeri
Voce Repubblicana, 6 dicembre 2012
di Lanfranco Palazzolo

Il CIO ha seguito i progressi della società nel campo delle discriminazioni sessuali e razziali, ma non è stato promotore di questi cambiamenti. Lo ha detto alla “Voce” Mauro Valeri, autore di “Stare ai giochi” (Odradek), libro che ha analizzato il rapporto tra discriminazione e giochi olimpici.
Mauro Valeri, come è nata l'idea di un libro sulla discriminazione operata nella sua storia dal Comitato Olimpico Internazionale?
“Rileggendo la storia delle olimpiadi ci si rende conto che quando viene disputata la prima olimpiade del 1896 siamo di fronte ad un evento per pochi. Al di la del motto del Barone De Coubertin, secondo il quale 'l'importante è partecipare', non si permetteva a molti di partecipare. Il CIO voleva riservare l'attività olimpica ai maschi, ai bianchi, normodotati ed eterosessuali. Se uno legge bene la storia delle Olimpiadi si rende conto che la storia di queste discriminazioni sono state incrinate perché lo sport ha nel suo spirito la capacità di andare oltre le discriminazioni. La lettura che viene data dei Giochi è negativa. Io condivido in parte questa visione. Ricordo uno scritto di Benjamin che, negli anni '30, definiva le Olimpiadi come la 'massima espressione della reazione'. Secondo me è possibile rileggere le Olimpiadi collegando le lotte fatte dai movimenti della società, come quelli delle donne e degli afroamericani, che hanno obbligato il CIO a rivedere le sue regole”.
L'interrogativo è proprio questo. Non ritiene che il CIO e lo sport avrebbero dovuto essere anticipatori di questo progresso?
“La storia del Comitato Olimpico ci dice il contrario. Il CIO si dimostra molto rigido nelle sue scelte e si dimostra molto in ritardo rispetto ai cambiamenti. Devo dire che, in alcuni momenti, il CIO ha dimostrato di capire dove stavano andando le spinte di innovazione della società. Nel caso delle donne – completamente escluse dalla prima olimpiade del 1996 – fino a quando un'atleta francese, la Millet, organizzò i giochi olimpici per donne. A quel punto, il CIO è stato obbligato a trattare con la Millet per impedire questa spaccatura. Non c'è dubbio che ci sia stato un grave ritardo, ma è stato interessante vedere come queste novità sono state recepite”.
Come si è comportato il CIO con i transessuali?
“In questo caso è stato interessante che i cambiamenti avvenuti nel 2003, l'ammissione dei transessuali ai Giochi, hanno rotto un tabù che finora era rimasto intoccabile. In Italia l'argomento non è mai stato affrontato”.
Sono mai state tolte medaglie per discriminazione di tipo sessuale?
“Quando l'Urss, nel 1952 comincia a partecipare ai Giochi, molti giornalisti sostengono che alcune donne, in realtà siano uomini. In questo caso, quando ci sono stati dubbi, a queste donne è stato impedito di partecipare ai Giochi”.   

mercoledì 5 dicembre 2012

La legge elettorale non colpisca i nuovi partiti



Intervista a Federico Gustavo Pizzetti
Voce Repubblicana, 5 dicembre 2012 
di Lanfranco Palazzolo

La riforma della Legge elettorale non può impedire la rappresentanza di forze e partiti politici che hanno un largo seguito popolare. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il professor Federico Gustavo Pizzetti, professore associato di Istituzioni di Diritto Pubblico presso l'Università di Torino.
Professor Pizzetti, lei ha pubblicato un articolo su “Astrid” analizzando le difficoltà di una riforma elettorale approvata alla fine della legislatura. Negli ultimi mesi era stata la Corte dei diritti umani del Consiglio d'Europa  (la CEDU) a pronunciarsi su questo argomento. Lei cosa ha scritto nel suo articolo?
“Il mio articolo prendeva le mosse da una sentenza della Corte dei diritti dell'Uomo di Strasburgo, chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato da  Ekoglasnost contro la Bulgaria.  Ekoglasnost era un partito che era stato escluso alle recenti elezioni bulgare. L'accusa dello Stato bulgaro contro questo partito era di non aver soddisfatto alcuni requisiti per la presentazione delle liste per il rinnovo dell'Assemblea nazionale. La nuova normativa sulla legge elettorale era stata introdotta nel paese a due mesi dalle elezioni”.
Cosa ha fatto questo partito?
“Ekoglasnost ha presentato tutti i ricorsi possibili e permessi dall'ordinamento interno bulgaro e poi ha presentato un ricorso alla Corte Europea per i diritti dell'Uomo. La Corte si è pronunciata dicendo che il troppo poco tempo dato, alle forze politiche e ai partiti, di potersi adeguare non ha permesso a questi soggetti di presentarsi al voto. Questo comportamento dello Stato bulgaro, in pratica, violava l'articolo 3 del Protocollo addizionale della Carta dei Diritti dell'Uomo che riconosce il principio delle libertà fondamentali nell'ambito dello svolgimento di elezioni democratiche. Il punto mi è parso molto interessante anche per la situazione attuale. La CEDU sostiene che viene data prevalenza al principio della stabilità della legge elettorale, dicendo che la legge elettorale non deve impedire a partiti che godono di un largo seguito elettorale, di presentarsi al voto. Inoltre, la Corte specifica che la legge elettorale non può essere cambiata a meno di un anno dal voto. Se la nuova legge elettorale impedisce il ricambio, questo diventa un grave problema di violazione dei diritti di rappresentanza”.
E' giusto che il Presidente della Repubblica intervenga su una questione così importante?
“Nel contributo che ho pubblicato su 'Astrid' ho scritto che il Capo dello Stato può essere chiamato a valutare la compatibilità della nuova legge elettorale, nei suoi contenuti specifici, qualora la legge verrà votata dal Parlamento. All'atto della promulgazione il Presidente della Repubblica deve anche tenere conto del pronunciamento della CEDU. E questo lo vedremo al momento opportuno”.