martedì 4 dicembre 2012

Cannabis terapeutica, occasione mancata

Intervista a Silvia Velo
Voce Repubblicana, 4 dicembre 2012 
di Lanfranco Palazzolo


Sull’utilizzo della cannabis per scopi terapeutici si può trovare un vasto accordo trasversale tra le forze politiche. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Silvia Velo del Partito democratico.
Onorevole Velo, lei è stata una delle parlamentari che ha presentato una proposta di legge per l’utilizzo della cannabis per ragioni terapeutiche. Perché l’ha fatto?
“Intanto per motivi scientifici. Io sono laureata in chimica farmaceutica e specializzata in farmacologia. La mia tesi di laurea riguardava proprio l’uso terapeutico dei derivati cannabinoidi. Sono scientificamente convinta che ci siano grandi possibilità da questo utilizzo e che esista un pregiudizio che è del tutto immotivato su questo argomento. Questa situazione deve essere superata. Ci troviamo di fronte a delle sostanze che si trovano in natura e che hanno potenzialità farmacologiche che devono essere utilizzate, così come devono essere utilizzate tante sostanze di origine naturale come la morfina. Questo pregiudizio deve essere rimosso”.
La sua proposta di legge ha preso come modello la legge che è stata approvata dalla Regione Toscana o ci sono delle varianti rispetto alla legge che è stata approvata dal Consiglio regionale a Firenze?
“H voluto prendere come modello la legge toscana. E’ stata una scelta precisa che ho voluto seguire. La Regione Toscana non è stata la prima a varare una legge del genere. Ma è una Regione che ha una grande rilevanza nel quadro politico generale visto che il servizio sanitario è molto ben gestito. Con l’onorevole Ermete Realacci abbiamo deciso di presentare una nostra proposta in parlamento, per dare anche forza a quella legge regionale. Il Parlamento dovrebbe affrontare questo argomento che, lo voglio ribadire, ha solo una connotazione scientifica e non etica”.
Il sistema farmaceutico italiano è in grado di recepire una riforma nazionale che, finora, si sta affermando solo a macchia di leopardo?
“Queste sostanze non sono presenti sul mercato italiano. Il rischio, per i derivati della cannabis, è quello di dover ricorrere addirittura al mercato illegale o comprarle attraverso il mercato straniero. Nessuno ha sviluppato un sistema di ricerca pubblico in questo settore. Intanto la discussione è aperta”.
Ha avuto modo di parlare di questo argomento con colleghi parlamentari del centrodestra oppure crede che ci siano ancora tante resistenze?
“Non ci ho nemmeno provato. Ma non l’ho fatto perché ero convinta di trovarmi di fronte ad un muro. Ma sono convinta che in Parlamento si possa trovare un accordo trasversale su questo argomento. E sono convinta che l’accordo tra le forze politiche possa essere più vasto di quanto si potrebbe credere. A patto che non si scateni la solita minoranza rumorosa che fa saltare accordi di questo genere”.   

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