venerdì 7 dicembre 2012

Tracce di futuro nella vita dei giovani agricoltori



Intervista a Domenico Cersosimo
Voce Repubblicana, 7 dicembre 2012 
di Lanfranco Palazzolo

Oggi dobbiamo guardare alla realtà industriale agricola con grande attenzione e soprattutto capire la sua complessità. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Domenico Cersosimo, professore di Economia Applicata presso l'Università della Calabria e autore di “Tracce di futuro. Indagine sui giovani della Coldiretti” (Donzelli).

Prof. Cersosimo, quanto conta l'agricoltura per i giovani e per l'economia del Sud?

“Conta di più rispetto al resto del paese, ma conta relativamente poco. La vecchia statistiche iperqualificate su queste divisioni settoriali della produzione non contano più nel nostro paese. Oggi le economie sono molto più intrecciate di prima. Se lei la domenica va a pranzo in un ristorante rurale e quel ristorante fa parte di un'azienda agricola non lo scoprirà mai. Ma quella contabilità finisce nel fatturato agricolo. Questa produzione è diventata multisettoriale. I giovani sono l'anima di questa attività. Ci sono molte attività collaterali che accompagnano il lavoro agricolo tradizionale. Ecco perché oggi è necessario avere un'attenzione particolare allo sviluppo di questa realtà”.

Quanto il rapporto patriarcale tra padre e figlio è importante nell'azienda agricola di oggi? Il legame familiare è quello che porta avanti l'azienda. E il ruolo del padre è quello del patriarca?

“Il legame familiare e con la terra era molto più importante una volta. Le famiglie agricole tendevano a riprodursi nel tempo. Lo svuotamento delle campagne, dovuto alla crescita delle città e delle grandi città ha allentato questo rapporto. Il problema del lavoro agricolo è la sua senilizzazione. Gli agricoltori sono generalmente molto avanti negli anni. In Italia, gli agricoltori con 75 anni sono molti di più dei giovani sotto i 40 anni. Il campo agricolo è dominato dagli anziani. La qualità della vita in campagna è considerata più scadente dai giovani. Il lavoro agricolo non ha pause e ti copre tutta la vita. A Natale bisogna dare da mangiare agli animali”.

Questa situazione sta cambiando?

“In questi anni di crisi c'è stata una cera rivalutazione della vita rurale. E c'è stato un ritorno di interesse da parte dei giovani. Nel libro che ho pubblicato ho intervistato 40 giovani impegnati nel mondo dell'agricoltura per capire cosa li motiva e perché i giovani sono interessati a questo lavoro. Chi vuole lavorare in campagna lo fa perché la ama”.

In quale zona geografica è più forte questo ritorno?

“Nelle interviste che ho raccolto nel mio libro la retorica geografica non esce mai nelle riflessioni dei giovani. Il modo di pensare al lavoro della terra unisce tutti gli italiani intervistati. Conta molto di più l'esperienza pregressa nella famiglia e l'esperienza fatta dai giovani. I giovani pensano che la vita di campagna sia un sacrificio, ma la scelgono”. 

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