venerdì 6 gennaio 2012

Quella liberalizzazione è sbagliata

Intervista ad Andrea Barducci
Voce Repubblicana del 6 gennaio 2012
di Lanfranco Palazzolo

La liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali mette in difficoltà i piccoli esercizi che non hanno risorse per restare aperti in un regime diverso di apertura dei negozi. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il Presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci.
Presidente Barducci, l'articolo 31 del decreto Monti sulla liberalizzazione degli esercizi commerciali sta facendo discutere molto. Molte Regioni hanno annunciato di voler impugnare il provvedimento.
“Ho deciso di appoggiare l'iniziativa della Regione Toscana e di altre regioni che hanno impugnato il provvedimento. Ritengo che sia stato un atto opportuno ricorrere al pronunciamento della Corte Costituzionale. Questo è un atto a disposizione di ogni Regione. Una deregulation in questo settore nel sistema degli orari dei negozi rischia di penalizzare i negozi di vicinato, la piccola impresa commerciale a vantaggio esclusivo della grande distribuzione o dei grossi marchi che possono permettersi aperture molto prolungate, cose che non possono permettersi altri. Per i piccoli commercianti certi orari non sono sostenibili dal punto di vista economico. Credo siano necessarie delle regole che pongano dei limiti ben precisi”.
Non crede che questa liberlizzazione potrebbe aiutare la ripresa dei consumi?
“Tutti evocano la ripresa dei consumi come necessaria. Tuttavia, questa ripresa può concretizzarsi se la gente lavora e guadagna. Questo è il problema principale. Noi possiamo tenere aperti i negozi anche 24 ore al giorno, ma se poi non ci sono i quattrini questo è un bel problema. Sarà difficile che qualcuno poi spenda questi quattrini”.
Perché le Regioni non hanno deciso di fare nulla per la liberalizzazione degli orari?
“Se prendiamo l'esempio della Regione Toscana dobbiamo dire che il Presidente Rossi non avevano trascurato la questione. Alla Regione si stava lavorando ad un progetto proprio sulla liberalizzazione degli orari dei negozi e si stavano definendo le date. Qualche mese fa si era aperto un fronte di polemica per decidere se restare aperti il 1° maggio. Non è vero che tutti sono stati fermi e che nessuno ha voluto fare nulla. Certo, nel tempo tutti hanno accumulato qualche ritardo. Ci sono state anche precise responsabilità per questi ritardi. Le stesse categorie hanno pensato che la liberalizzazione avrebbe significato, per loro, restare aperti sempre e comunque. Poi si sono accorti che quella delle aperture liberalizzate poteva essere un boomerang. Questo non toglie che ci sia una certa elasticità degli orari”.
La liberalizzazione degli orari favorirebbe le imprese commerciali degli extracomunitari?
“Il tema non è quello dei vantaggi degli extracomunitari, ma quello della sostenibilità degli orari. Ma questo è un discorso che vale per tutti”.