martedì 10 gennaio 2012

Quel porcellum resta in vigore.....

Intervista a Pietro Adami
Voce Repubblicana del 10 gennaio 2012
 di Lanfranco Palazzolo

Dopo il referendum abrogativo, in attesa della nuova legge elettorale, resterà in vigore il Porcellum. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’avvocato Pietro Adami, rappresentante dell'Associazione Nazionale Giuristi Democratici. Ecco cosa ci ha detto il giurista dell’ANGD.
Avvocato Adami, il prossimo 11 gennaio la Corte Costituzionale dovrà esprimersi sull’ammissibilità del referendum abrogativo della legge elettorale definita come Porcellum. Cosa succederà e come difenderete i quesiti di fronte alla Consulta?
“La nostra è una posizione giuridica e politica. La nostra è un’associazione che riunisce giuristi orientati a sinistra. In questa fase, il compito della Corte costituzionale è quello di definire se il referendum elettorale è ammissibile. La Corte costituzionale si è spesso interrogata sull’esito del voto referendario sulla legge elettorale, verificando che l’esito del voto sul quesito potesse produrre un blocco democratico: l’assenza di una legge elettorale e dunque l’impossibilità di svolgere le elezioni politiche. Il problema è che se il Presidente della Repubblica indice le elezioni dopo il voto referendario che abroga la legge elettorale gli italiani non hanno una legge elettorale con la quale andare al voto. Per cercare di superare questo problema i promotori hanno detto che l’abrogazione di questa legge elettorale avrebbe riportato in vita la precedente legge elettorale: il mattarellum, approvato nel 1993”.
Voi cosa sostenete?
“Noi siamo preoccupati perché questo sarebbe un passo indietro del diritto. In passato i radicali avevano presentato un referendum contro l’ergastolo, ma sa si fosse ragionato negli stessi termini del Comitato promotore dei referendum si sarebbe tornati al ripristino della pena di morte. E’ uno sbaglio. Se si dovesse ragionare in questi termini con un nuovo referendum abrogativo si potrebbe ritornare alla legge elettorale proporzionale e con un altro si tornerebbe addirittura alla legge truffa del 1953 e, poi, a quella del regime fascista della lista unica bloccata. Sarebbe un errore giuridico imperdonabile. Quando viene attaccato un testo di legge e si propone l’abrogazione di questo non è detto che la legge precedente piaccia ai promotori”.
Ecco, allora non dovrebbe esserci nemmeno una normativa di risulta?
“Noi sosteniamo che la vittoria dell’abrogazione del porcellum non provocherà un blocco democratico, ma un’abrogazione la cui efficacia sarà provvisoriamente sospesa”.
E allora cosa succede?
“In attesa della nuova legge elettorale resta in vigore quella attuale. Il Parlamento deve però legiferare per fare una nuova legge elettorale. Siamo consapevoli che si tratta di un’acrobazia, però se riflettiamo sulla soluzione che proponiamo, ci rendiamo conto che questa è la strada più corretta”.

Anche se non ve ne frega niente volevo dirvi che il 15 gennaio si vota in Kakakhistan

Il 15 gennaio 2012 si svolgeranno le elezioni anticipate per il parlamento kazako, a pochi mesi di distanza dalle elezioni presidenziali dell’aprile 2011. Il 15 gennaio, inoltre, si svolgeranno le elezioni delle assemblee locali (maslikhats).
Il Kazakhistan è una repubblica presidenziale. Dal punto di vista della forma di Stato, le valutazioni di numerosi indicatori internazionali (cfr. sotto) esprimono forti perplessità sulle condizioni di effettivo esercizio delle libertà politiche e civili in Kazakhstan. Nelle elezioni del 3 aprile 2011 il presidente Nursultan Nazarbaiev è stato rieletto con il 95,55 per cento dei voti.
Le elezioni presidenziali hanno fatto seguito all’approvazione della riforma costituzionale che ha ridotto a cinque anni il mandato presidenziale ed ha reintrodotto il limite di due mandati consecutivi (abolito nel 2007). La riforma è stata promossa dallo stesso presidente Nazarbaiev, dopo che, a seguito del suo ricorso, il Consiglio costituzionale aveva rigettato come incostituzionale la riforma approvata dal Parlamento kazako che convocava un referendum per prorogare la durata del mandato presidenziale fino al 2020. La riforma aveva suscitato anche le proteste di USA e Unione europea. In base alla costituzione kazaka, le decisioni del Consiglio costituzionale sono definitive solo con l’approvazione presidenziale. Sulle ragioni che possono aver spinto Nazarbaiev a rifiutare la proroga del mandato al 2020 sono state avanzate diverse interpretazioni: in particolare è stato evidenziato come la rielezione, consentiva a Nazarbaiev di sciogliere il Parlamento (come puntualmente avvenuto anche se, formalmente, per iniziativa degli stessi deputati, cfr. sotto), Parlamento che aveva dimostrato nei mesi scorsi segnali di indipendenza rispetto al potere presidenziale; altre interpretazioni evidenziano invece proprio l’influenza che sulla decisione presidenziale hanno potuto esercitare le proteste internazionali.
Il parlamento kazako è bicamerale. La Camera bassa (Majilis) è composta da 107 deputati; 98 sono eletti con un sistema proporzionale su base di liste nazionali con soglia di sbarramento al 7 per cento, mentre i rimanenti 9 sono scelti dall’Assemblea del popolo del Kazakhstan, un organismo di 364 componenti in rappresentanza dei diversi gruppi etnici del paese, di nomina presidenziale. La Camera alta, il Senato è invece composto da 39 senatori, sette di nomina presidenziale con mandato di sei anni e 32 eletti per sei anni dagli organi elettivi territoriali (metà dei quali rinnovati ogni tre anni).
Nelle ultime elezioni parlamentari del Majilis, svoltesi il 18 agosto 2007, a seguito dello scioglimento dell’Assemblea eletta nel 2004, il partito del presidente Nazarbaiev, Nur Otan (“luce della patria”) ha ottenuto tutti i 98 seggi disponibili; solo 17 membri sono donne. Gli osservatori OSCE avevano in quell’occasione rilevato che “nonostante qualche progresso nel processo elettorale e in certi aspetti del voto, le elezioni non soddisfacevano un certo numero di impegni assunti in sede OSCE al riguardo e altri standard internazionali per elezioni democratiche”.
Le elezioni del prossimo 15 gennaio saranno monitorate dall’Ufficio per le Istituzioni Democratiche e i Diritti Umani dell’OSCE (ODHIR) che, su invito  del Ministro degli affari esteri kazako, invierà una missione di osservazione. Anche l’Assemblea parlamentare dell’OSCE ha ricevuto un invito ufficiale dal Ministro degli affari esteri della Repubblica del Kazakistan ad inviare una delegazione per l’osservazione delle elezioni. Il Presidente dell’Assemblea Petros Efthymiou ha designato l’on. João Soares (Portogallo) alla guida della delegazione dell’Assemblea OSCE, di cui faranno parte l’on. Riccardo Migliori, Presidente della Delegazione italiana all’Assemblea parlamentare dell’OSCE e Vicepresidente della stessa Assemblea, l’on. Matteo Mecacci, Presidente della Commissione diritti umani dell’Assemblea OSCE, l’on. Claudio D’Amico e i sen. Laura Allegrini e Giuseppe Caforio.
La missione OSCE/ODIHR, insieme con gli osservatori dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE, rilascerà una dichiarazione preliminare il giorno successivo alle elezioni, mentre una relazione finale, comprendente le osservazioni di tutto il processo elettorale, verrà resa nota approssimativamente due mesi dopo il termine della missione stessa.
L’Assemblea parlamentare dell’OSCE ha già monitorato in Kazakistan le elezioni parlamentari del 7 marzo 1994, 5 e 9 dicembre 1995, 10 ottobre 1999, 19 settembre 2004, 18 agosto 2007 e le elezioni presidenziali del 4 dicembre 2005 e del 3 aprile 2011.
Le elezioni legislative di gennaio erano inizialmente previste per il mese di agosto 2012 ma, a seguito di una petizione sottoscritta da 53 membri (su 107) della Camera bassa (Majilis), lo scorso novembre questa è stata sciolta dal Presidente Nazarbaiev. La petizione era volta a consentire al più presto l’ingresso di almeno un partito di opposizione nel parlamento. Secondo le modifiche costituzionali approvate nel 2009, infatti, il Majilis deve essere composto di almeno due partiti politici: se solo un partito politico riesce a superare la soglia del 7% necessaria per entrare a farne parte, anche il partito che si è classificato secondo potrà avere rappresentanti nella Camera bassa. Finora tutti i deputati del Majilis appartengono ad un solo partito, il Nur Otan.
In particolare, il 15 gennaio saranno eletti i 98 membri sottoposti al voto popolare, mentre il 16 gennaio, i rimanenti membri del Majilis saranno eletti dall’Assemblea del popolo del Kazakhstan.
Nel momento nel quale sono state indette le elezioni, il 16 dicembre, i partiti registrati, che potrebbero prendere parte alla competizione elettorale, erano otto, ma il termine ultimo per la presentazione delle liste era il 5 dicembre. La campagna elettorale è iniziata ufficialmente il 16 dicembre e terminerà il 13 gennaio.
La campagna elettorale è però caratterizzata dalla proclamazione, nella provincia occidentale di Mangystau, dello stato di emergenza e del coprifuoco (che durerà dal 17 dicembre al 5 gennaio) a seguito di scontri tra la polizia e i lavoratori degli impianti petroliferi che hanno provocato almeno quattordici morti. I lavoratori degli impianti petroliferi della zona sono in sciopero dallo scorso mese di maggio per richiedere paghe più alte, migliori condizioni di lavoro e maggiori diritti sindacali; gli scontri sono stati originati dalla decisioni delle autorità locali di costruire un palco per le celebrazioni del ventesimo anniversario dell’indipendenza Kazaka nella piazza principale del capoluogo della provincia che però era occupata dagli scioperanti.
Indicatori internazionali sul paese
Libertà politiche e civili: Stato non libero (Freedom House); Regime autoritario (2011: 137 su 167; 2010: 132 su 167 Economist)
Libertà di stampa:  162 su 178 (2011)
Libertà religiosa: limitazioni alla libertà religiosa (ACS); riconoscimento costituzionale della libertà religiosa ma limitazioni legislative alla tutela legale della stessa (USA)
Corruzione: 120 su 183 (2011); 105 su 178 (2010)
PIL 2011: 149 miliardi di dollari (Banca Mondiale) con un incremento programmato del  6,8 % rispetto al 2010 (EIU)