giovedì 12 gennaio 2012

Incredibile, sono resuscitati i Democratici di sinistra

 
Oggi ho ricevuto una visita molto interessante nel mio blog, quella dei Democratici di sinistra che cercavano informazioni sulle pari opportunità. Sarà stato il fantasmino dei Ds o la realtà nascosta del Partito democratico? A Pippo l'ardua sentenza......



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La Gran Bretagna e il controllo della spesa pubblica


Nell’affrontare le questioni poste dalla crisi finanziaria, il Governo liberal-conservatore ha adottato una serie articolata di provvedimenti, non limitati alle puntuali misure di contenimento della spesa pubblica, ma diretti anche alla revisione di aspetti di carattere strutturale, nel presupposto che a questi sia dovuto, in parte significativa, il rilevante deficit di bilancio del Regno Unito. Tra le prime iniziative adottate è da segnalare la creazione ad interim, il 17 maggio 2010, di un apposito organismo con competenze di analisi preventiva della spesa pubblica nella prospettiva della sua sostenibilità nel lungo periodo, l’Office for Budget Responsibility (OBR). Formato da un collegio di tre esperti (tra cui il presidente), nominato dal Ministro del Tesoro previo parere parlamentare (della commissione competente della Camera dei Comuni), ma posto in condizione di autonomia rispetto al Governo, l’OBR è investito del compito di formulare stime previsionali oggettive e trasparenti in base alle quali il Tesoro provvede a definire la politica fiscale e ad assumere le decisioni che impegnano il bilancio pubblico. Finalità perseguita dal Governo britannico (che ritiene con ciò di conformarsi a raccomandazioni di “buona pratica” espresse in sede internazionale) è quella di introdurre, nella materia fiscale, una linea di demarcazione tra la funzione di previsione economica e il momento della decisione politica, nel presupposto che solo assicurando la neutralità della prima possano essere preservate l’attendibilità e l’efficacia della seconda.
L’istituzione dell’OBR si correla, peraltro, alla definizione da parte dell’attuale Governo liberal-conservatore di una disciplina tributaria e della finanza pubblica, che sotto diversi profili innova l’assetto ad essa attribuito dal Governo precedente. Il quadro normativo fondato sul Fiscal Responsibility Act 2010 e sulla contestuale introduzione di principi di stabilità finanziaria (espressi nel Code for Fiscal Stability) viene infatti modificato dalla legge in esame, le cui disposizioni prevedono la predisposizione, da parte del Tesoro, della Charter of Fiscal Responsibility, in cui è esposta, nelle sue finalità e modalità procedimentali, la politica del Governo in materia di spesa pubblica e di tassazione (ovvero, in altri termini, il modo in cui esso intende assolvere il “fiscal mandate” che gli è affidato).
Con le medesime finalità - di innovare gli strumenti istituzionali di analisi della finanza pubblica, di previsione economica e di valutazione indipendente della sostenibilità delle politiche di spesa -, la legge modifica l’organizzazione interna del National Audit Office (NAO) e l’ufficio del Comptroller and Auditor General, che ne è a capo. Viene modificata, in particolare, la composizione del NAO al fine di assicurare nel relativo collegio (composto da 9 membri nominati dal Primo Ministro previo parere parlamentare) la presenza maggioritaria di esperti esterni all’amministrazione; d’altra parte, è fissato il termine decennale per la durata in carica del Comptroller.

La legge francese sulla trasparenza della vita politica

Loi n. 2011-412 du 14 avril 2011 portant simplification de dispositions du code électoral et relative à la trasparence financière de la vie politique
(http://www.legifrance.gouv.fr/affichTexte.do?cidTexte=JORFTEXT000023877131&fastPos=1&fastReqId=1039856769&categorieLien=cid&oldAction=rechTexte)

La legge, che costituisce l’ultimo dei tre provvedimenti che compongono il cosiddetto “paquet électoral” (loi n. 2011-410; loi n. 2011-411; loi n. 2011-412) adottato dal Parlamento nell’aprile 2011 per compiere alcune modifiche alla disciplina elettorale in vista delle prossime elezioni legislative del 2012. Il provvedimento, che nasce da un’iniziativa legislativa parlamentare, realizza, in particolare, alcune proposte di modifica della disciplina del finanziamento delle campagne elettorali, contenute nel Rapporto “Proposition des réforme de la législation sur le financement des campagnes électorales pour les élections législatives” (2009), realizzato dal gruppo di lavoro presieduto dall’ex deputato ed ex Presidente del Conseil Constitutionnel Pierre Mazeaud, su incarico del Presidente dell’Assemblea Nazionale, Bernard Accoyer. Alcune norme del provvedimento sono state inoltre predisposte sulla base del Rapport d’information du groupe de travail sur l'évolution de la législation applicable aux campagnes électorales”(2010), elaborato al Senato.
La legge, che reca principalmente modifiche al Codice elettorale (CE), si compone di trenta articoli ed è suddivisa in due capitoli.
Il Cap. I (artt. 1-20) riguarda il tema dell’organizzazione delle campagne elettorali.
In particolare, l’art. 2 stabilisce che tutti i divieti previsti dal Codice elettorale in materia di propaganda elettorale, sono applicabili ai messaggi elettorali diffusi con ogni mezzo di comunicazione al pubblico per via elettronica (nuovo art. L48-1 CE). L’art. 3 vieta ad ogni candidato di comunicare al pubblico un elemento nuovo di “polemica elettorale” nel momento in cui i suoi avversari non possono replicare a causa dell’obbligo di chiusura della campagna elettorale (nuovo art. L48-2 CE). L’art.4 stabilisce il divieto a partire dalla mezzanotte del giorno che precede le elezioni -prima dell’intervento riformatore il divieto partiva il giorno dello scrutinio- di diffondere documenti di pubblicità elettorale (nuovo art. L49 CE). L’art. 5 dispone il divieto di contatti telefonici per propaganda elettorale (il cosiddetto “phoning”) a partire dallo stesso intervallo di tempo(nuovo art. L49-1 CE). L’art. 6 pone il divieto di utilizzare a fini di propaganda elettorale ogni procedimento di pubblicità commerciale, a mezzo stampa o di comunicazione audiovisiva, a partire dai sei mesi che precedono il primo giorno del mese in cui le elezioni sono indette (nuovo art. L52-1 CE). Prima il divieto si applicava a tre mesi dal primo giorno del mese delle elezioni.
Con riferimento specifico al finanziamento delle campagne elettorali, l’art. 12 stabilisce che il candidato è obbligato a presentare, accanto alla “dichiarazione di candidatura”, i documenti comprovanti la designazione del suo “mandatario finanziario”. In assenza di tale nomina la “Commissione nazionale dei resconti delle campagne elettorali e dei finanziamenti politici” (CNCCFP), può respingere il resconto delle spese elettorali di un candidato (“compte de campagne”) e non effettuare il rimborso (nuovo art. L154 CE). Ai sensi dell’art. 10, il “compte de campagne” non è necessario se il candidato (o la sua lista) non ha ottenuto almeno l’1% dei suffragi e non ha ricevuto doni da parte di persone fisiche secondo le modalità previste dall’art. 200 del Codice generale delle imposte (nuovo art. L52-12 CE). Ai sensi dell’art. 9 se sono state commesse delle irregolarità nella presentazione del resoconto delle spese elettorali può essere stabilita una diminuzione del rimborso forfettario. Nel caso in cui il giudice elettorale valuti che la CNCCFP non ha deliberato in modo corretto, stabilisce autonomamente il rimborso (nuovo art. L52-11-1 CE). L’art. 13 dispone che il mandatario finanziario di un candidato abbia diritto ad attivare un conto corrente bancario (nuovo art. L52-6 CE).
In particolare l’art. 24 della legge n.2011-412 dispone l’introduzione nella loi n.88-227 di un nuova disposizione con cui è stabilito che se un membro del Governo o il titolare di alcuni mandati elettivi -elencati all’art. 2 della medesima legge- presenta una “dichiarazione della situazione patrimoniale” falsa, che non permetta pertanto alla “Commissione per la trasparenza finanziaria della vita politica” di esercitare la sua missione, è punito con 30.000 euro di ammenda e, in determinati casi, con il divieto dell’esercizio dei diritti civili, ai sensi dell’art. 131-26 del Codice penale, così come con il possibile divieto di esercizio di una funzione pubblica, ai sensi dell’art. 131-27 del medesimo codice. Inoltre, il mancato adempimento da parte delle stesse autorità dell’obbligo di presentare, entro due mesi dall’inizio del loro incarico, la propria “dichiarazione della situazione patrimoniale” è punito con l’ammenda di 15.000 euro (art. 5-1 della loi n.88-227).

La riforma che ha permesso ai francesi all'estero di votare per eleggere i deputati dell'Assemblea nazionale

Loi n. 2011-411 du 14 avril 2011 ratifiant l’ordonnance n.2009 -936 du 29 juillet 2009 relative à l’élection des députés par les Français établis hors de France

Con la riforma costituzionale del 23 luglio 2008 (loi constitutionnelle n° 2008-724 du 23 juillet 2008 de modernisation des institutions de la Ve République) è stato modificato, tra gli altri, l’art. 24 Cost. riguardante la composizione del Parlamento francese. In particolare la riforma ha disposto che i francesi residenti all’estero possano concorrere all’elezione dei deputati dell’Assemblea Nazionale. Prima dell’intervento riformatore, i francesi residenti all’estero potevano eleggere solo i senatori. Dopo la riforma del 2008 si sono resi necessari alcuni provvedimenti legislativi volti ad applicare il nuovo dettato costituzionale. In particolare si ricorda che il legislatore con l’ordinanza n. 2009-935 del 29 luglio 2009, - ratificata dalla loi n. 2010-165 du 23 février 2010 ratifiant l'ordonnance n° 2009-935 du 29 juillet 2009 portant répartition des sièges et délimitation des circonscriptions pour l'élection des députés - ha introdotto nel Codice elettorale un allegato che indica la “Tavola delle circoscrizioni elettorali dei francesi residenti all’estero”. La tavola presenta 11 circoscrizioni corrispondenti a macroaree geografiche per l’elezione di 11 deputati rappresentativi della comunità dei francesi residenti all’estero. Questi deputati saranno eletti per la prima volta nelle prossime elezioni legislative del giugno 2012. Nel Codice elettorale è inoltre presente l’allegato relativo alla “Ripartizione dei seggi dei senatori tra le serie” in cui è specificato che nel rinnovo parziale (ogni tre anni) del Senato sono eletti anche i rappresentanti dei francesi residenti all’estero (12 senatori) da un collegio elettorale formato da 155 consiglieri. Nel rinnovo parziale del Senato del 25 settembre 2011 (1° serie) saranno eletti 6 senatori. Nel rinnovo parziale del 2014 (2° serie) saranno eletti altri 6 senatori (informazioni sull’elezione dei parlamentari dai francesi residenti all’estero sono reperibili sul sito dell’Assemblée des Français de l’étranger: cfr. in particolareélections législativeseélections sénatoriales).
Con la legge n.2011-411, che si compone di tre articoli e che costituisce il secondo dei tre provvedimenti che compongono il cosiddetto “paquet électoral” approvato nell’aprile 2011 (gli altri due testi sono: la loi n.2011-410 e la loi n. 2011-412) sono introdotte modifiche alla normativa per l’elezione dei parlamentari dai francesi residenti all’estero.
L’ art. 1 della legge dispone la ratifica dell’ordinanza n. 2009-936, che si compone di due articoli e che pone in particolare la modifica del Libro III del Codice elettorale(parte legislativa).
Il Libro III del Codice assume innanzitutto la nuova denominazione di “Disposizioni specifiche applicabili ai deputati eletti dai francesi residenti al di fuori della Francia” (artt. da LO328 a L330-16). In primo luogo con l’art. 1 dell’ordinanza sono creati due nuovi articoli del Codice elettorale: l’art. L330 e l’art. L330-1 con cui è disposto che la popolazione dei francesi residenti al di fuori della Francia che compongono le 11 circoscrizioni elettorali per l’elezione dei deputati è valutata il 1° gennaio di ogni anno ed è autenticata con decreto. È inoltre specificato che l’Istituto nazionale di statistica e degli studi economici concorre all’attuazione di tali disposizioni. L’ art. 1 dell’ordinanza dispone inoltre che il Libro III del Codice sia suddiviso in sette sezioni. La Sezione 1 riguarda la predisposizione delle “liste elettorali consolari” in cui sono iscritti i cittadini francesi residenti all’estero per eleggere i deputati (artt. da L330-2 a L330-4). La Sezione 2 riguarda la “Dichiarazione di candidatura” e stabilisce i tempi e i modi in cui essa deve essere redatta da un candidato (art. L330-5). La sezione 3 riguarda le regole relative alla “campagna elettorale” (art. L330-6). La sezione 4 è relativa al “finanziamento della campagna elettorale” (artt. da L330-7 a L330-10). La sezione 5 riguarda le “operazioni di voto” (artt. da L330-11 a L330-13). La sezione 6 è relativa al “conteggio dei voti” (artt. da L330-14 a L330-15). La sezione 7 si riferisce alle “disposizioni penali” e stabilisce che le possibili infrazioni commesse nel corso della competizione elettorale per la scelta dei deputati da parte dei francesi residenti all’estero sono punite nella stessa misura in cui lo sarebbero se fossero state commesse sul territorio francese. Le infrazioni possono essere constatate dall’ambasciatore o dal capo di una sede consolare o dal loro rappresentante (art. L330-16).
L’art. 2 della legge dispone la modifica di alcuni articoli introdotti dall’ordinanza del 2009 nel Libro III del Codice elettorale. In particolare è prevista la modifica dell’art. L330-4 del Codice riguardantele modalità con cui gli elettori possono prendere conoscenza delle liste elettorali delle propria circoscrizione di appartenenza. È inoltre modificato l’art.L330-5 del Codice riguardante il rappresentante del candidatoalla competizione elettorale. Anche l’art. L330-6 del Codice è oggetto di modifiche riguardanti lo svolgimento dellacampagna elettorale. È inoltre introdotto con la legge in esame un nuovo art. L330-6-1 con cui è disposto che il mandatario di un candidato possa autorizzare una persona per paese di una determinata circoscrizione estera, ad effettuare le spese elettorali autorizzate. Le spese sono poi saldate dal mandatario. Le autorizzazioni di spesa sono poi presentate nel “resoconto delle spese elettorali” (compte de campagne). È inoltre inserito nel Codice il nuovo art. L330-9-1 riguardante i termini in cui deve essere presentato dal candidato il proprio compte de campagne.
L’art. 3 della legge stabilisce in primo luogo la modifica dell’art. 1 della loi n.82-471 du 7 juin 1982 relative à l’Assemblée des Français de l’étranger., con l’introduzione di un nuovo comma con cui è disposto che “i deputati eletti dai francesi residenti al di fuori della Francia sono membri di diritto dell’Assemblea dei francesi all’estero”. In secondo luogo è modificato l’art. 13 dell’ordonnance n.59-260 du 4 février 1959 complétant l’ordonnance n.58-1098 du 15 novembre 1958 relative à l’élection des sénateurs. Il nuovo art. 13 dell’ordinanza stabilisce che “i senatori rappresentativi dei francesi residenti al di fuori della Francia sono eletti da un collegio formato: 1°) dai deputati eletti dai francesi residenti al di fuori della Francia 2°) dai membri elettivi dell’Assemblea dei francesi all’estero.

Le nuove disposizioni francesi in materia elettorale

Il provvedimento costituisce il primo di tre atti legislativi che costituiscono il cosiddetto “paquet électoral” (le altre due leggi approvate in materia sono la loi n.2011-411 e la loi n.2011-412). La legge n. 2011-410 si compone di ventiquattro articoli e introduce in particolare alcune modifiche al regime di ineleggibilità e incompatibilità dei deputati.
L’art. 1 - recando modifiche ad alcuni articoli del libro I, Cap. III (Condizioni di eleggibilità ed ineleggibilità) del Codice elettorale (CE)- stabilisce ad esempio che non possono candidarsi coloro che sono dichiarati “ineleggibili” dal giudice amministrativo (in applicazione degli artt. L118-3 e L118-4 CE), o dal Consiglio Costituzionale (ai sensi degli artt. L136-1 e L136-3 CE) per un periodo massimo di tre anni dal pronunciamento della sentenza. In base all’art. 1 della legge sono ineleggibili anche ad esempio: il “Difensore dei diritti” e i suoi aggiunti, il “Controllore generale dei luoghi di privazione della libertà”, i prefetti (in funzione o che hanno cessato l’incarico da meno di tre anni). Sono inoltre ineleggibili coloro che ricoprono certe funzioni o che le hanno ricoperte da meno di un anno, come ad esempio: i “sotto prefetti” e altri funzionari specifici che prestano servizio presso una prefettura, “i direttori regionali, dipartimentali o locali delle finanze pubbliche”, “i magistrati delle corti d’appello”, “i presidenti delle corti amministrative d’appello”, alcune categorie di militari, “i direttori generali e altre figure con incarichi di responsabilità del Consiglio regionale, della collettività territoriale della Corsica, del Consiglio generale, dei Comuni con più di 20.000 abitanti, delle comunità di agglomerazione, delle comunità urbane e delle metropoli, ecc. (nuovi artt. da LO 127 a LO 132 CE). L’art. 1 della legge modifica inoltre l’età per l’eleggibilità a senatore che passa da 30 a 24 anni (nuovo art. LO 296 CE). L’ art. 20 della legge modifica anche l’età per l’eleggibilità a deputato, che passa da 23 a 18 anni. (nuovo art. L 154 CE).
L’art. 2 della legge stabilisce in particolare che se un deputato omette di dichiarare una parte sostanziale del suo patrimonio o fornisce dati falsi in merito, impedendo alla “Commissione per la trasparenza finanziaria della vita politica” di esercitare la sua missione, è punito con 30.000 euro di ammenda, può inoltre essere privato dei diritti civili e gli può essere vietato di esercitare una funzione pubblica(nuovo art. LO 135-1 CE).
L’art. 5 della legge dispone che un deputato eletto, cui è contestato il possesso dei requisiti per l’elezione, può essere dichiarato ineleggibile dal Consiglio Costituzionale. Ad esempio nel caso in cui il Consiglio riscontri che il candidato ha presentato un rendiconto delle spese per la campagna elettorale (compte de campagne) che oltrepassa il plafond concesso per le spese elettorali; o nel caso in cui il candidato non ha presentato il suo compte de campagne nelle condizioni previste dalla legge; o nel caso in cui il compte è stato respinto dalla “Commissione nazionale dei conti di campagna e dei finanziamenti politici”(artt. L52-11-1 e ss. CE). Qualora il Consiglio dichiari ineleggibile il candidato proclamato eletto, si verifica un annullamento della sua elezione. Nel caso in cui l’elezione non è stata contestata, il Consiglio dichiara il candidato “dimissionario d’ufficio”. Il Consiglio, constatato che la “Commissione” competente non ha valutato correttamente, può stabilire a sua volta il rimborso forfetario (nuovo art. LO 136-1 CE).
L’art. 9 della legge modifica alcune norme relative al regime di incompatibilità. In particolare è stabilito che il deputato che si trovi in un caso di incompatibilità ai sensi dell’art. LO 141 è tenuto a far cessare l’incompatibilità entro 30 giorni dalla data di proclamazione dei risultati dell’elezione, o in caso di contestazione, il giorno in cui il giudizio che conferma l’elezione è definitivo. Se non agisce entro i termini, in caso di cumulo tra mandato parlamentare e più mandati locali, è prevista la dimissione d’ufficio dal mandato locale acquisito nella data più risalente. Inoltre, in caso di elezioni avvenute lo stesso giorno, l’interessato è dichiarato dimissionario d’ufficio dal mandato acquisito nella circoscrizione che conta il minor numero di abitanti (nuovo art. LO 151 CE). Entro 30 giorni dalla sua entrata in funzione, un deputato che si trovi in un regime di incompatibilità definito agli artt. LO 139, LO 140 e da LO 142 a LO 148, è tenuto a dimettersi dai mandati incompatibili con il mandato parlamentare (nuovo art. LO 151-1 CE). Il deputato, all’inizio del mandato, è inoltre tenuto a presentare all’Ufficio di Presidenza (UP) dell’Assemblea una dichiarazione che attesti la lista delle attività professionali o di interesse generale che intende conservare, o che attesti che non esercita alcuna attività. L’UP valuta se le attività che il deputato intende esercitare sono compatibili con il suo mandato. In caso di dubbio la questione è rimessa al Consiglio Costituzionale, che può essere adito dall’UP, dal Ministro della giustizia o dal deputato interessato. Il Consiglio può dichiarare il deputato “dimissionario d’ufficio” (nuovo art. LO 151-2 CE).
Con riferimento al regime di ineleggibilità di deputati scelti da francesi residenti all’estero, l’art. 15 della legge prevede in particolare che i “capi di missioni diplomatiche” o “i capi di una sede consolare” non possono presentare la propria candidatura a deputato nei collegi in cui esercitano la loro carica diplomatica o l’hanno esercitata da meno di tre anni rispetto alla data dello scrutinio. Sono dichiarati ineleggibili anche “gli aggiunti ai capi di missioni diplomatiche o di una sede consolare”, “i capi di missioni militari e servizi civili”, “i funzionari consolari onorari”, ecc. (nuovo artt. LO 329 CE). L’art. 17 della legge, modificando l’art. 2 della loi organique n° 83-499 du 17 juin 1983 relative à la représentation au Sénat des Français établis hors de France, stabilisce che le regole di ineleggibilità valide per i deputati rappresentativi di francesi residenti all’estero sono valide anche per i senatori scelti da questa categoria di francesi (nuovo art. LO 296 CE). Inoltre sono specificati altri incarichi che provocano l’ineleggibilità del senatore rappresentativo di francesi residenti all’estero.
L’art. 24 della legge stabilisce che il provvedimento entrerà in vigore in occasione del primo rinnovo generale dell’Assemblea Nazionale, che è previsto per il 2012. 

La legge francese sul difensore civico

 Loi n. 2011-333 du 29 mars 2011 organique relative au Défenseur des droits (J.O. del 30 marzo 2011)

Loi n. 2011-334 du 29 mars 2011 relative au Défenseur des droits (J.O. del 30 marzo 2011)

La legge organica del 29 marzo 2011 ha l’obiettivo di definire la disciplina giuridica, le attribuzioni e le modalità d’intervento, poteri e mezzi a disposizione, del Défenseur des droits. La nuova autorità costituzionale indipendente, introdotto dalla riforma costituzionale del 23 luglio 2008 (legge costituzionale n. 2008-724), é prevista dall’art. 71-1 della Costituzione che recita: « Il Défenseur des droits vigila sul rispetto dei diritti e delle libertà da parte delle amministrazioni dello Stato, delle collettività territoriali, degli enti pubblici, così come da parte di ogni organismo investito di un compito di servizio pubblico o nei confronti del quale la legge organica attribuisca ad esso competenze.
Egli (n.d.r.: il Défenseur) può essere adito, nelle condizioni previste dalla legge organica, da ogni soggetto che si ritenga leso dal funzionamento di un servizio pubblico o da un organismo contemplato nel primo comma. Egli può agire d’ufficio.»La nuova Autorità costituzionale ha sostituito, riunendo su di sé le relative atribuzioni e compiti, tre importanti figure pubbliche di “mediazione”, il Médiateur de la République, il Défenseur des enfants e la Commission nationale de déontologie de la sécurité (CNDS), oltre alla Haute Autorité de lutte contre les discriminations et pour l'égalité (HALDE), i compiti della quale, dopo il relativo scioglimento, sono stati anch’essi trasferiti al Défenseur des droits dal 1° maggio 2011.
Il Défenseur des droits è nominato formalmente dal Presidente della Repubblica sulla base di una proposta del Primo Ministro, approvata in Consiglio dei Ministri e beneficia di un regime d’immunità. Le disposizioni della legge organica precisano le modalità di nomina del Défenseur garantendone l’indipendenza nell’esercizio delle sue funzioni e fissano le incompatibilità applicabili alla sua funzione. La carica di Défenseur des droits è incompatibile con altre funzioni pubbliche, mandati elettivi o attività professionali.
Nell’ambito delle sue funzioni il Défenseur ha, nei confronti delle amministrazioni pubbliche, il potere di richiedere ogni informazione o documento utile all’istruttoria del procedimento di cui sia stato o si sia investito e l’eventuale carattere segreto o confidenziale dei documenti non può essere opposto al Défenseur des droits se non in alcuni casi specificamente indicati dalla legge, in particolare in materia di segreto concernente la difesa nazionale, la sicurezza dello Stato o la politica estera.
Il Défenseur e i funzionari posti sotto la sua autorità possono inoltre procedere a verifiche sul posto, negli uffici amministrativi pubblici o privati. La legge organica permette al Défenseur des droits di adottare ogni raccomandazione idonea a regolare le difficoltà per le quali sia stato investito, sia giuridica che di tipo equitativo e offre all’Autorità indipendente la facoltà di proporre eventuali protocolli di transazione alle parti al fine di regolare il loro contenzioso. Inoltre la legge organica prevede che, nel caso in cui accerti fatti che facciano presumere mancanze disciplinari, il Défenseur des droits possa portarli a conoscenza dei soggetti investiti dei relativi poteri disciplinari.
La legge n. 2011-334 ha completato le disposizioni della legge organica e il 22 giugno 2011, su proposta del Primo Ministro, è stato nominato in Consiglio dei Ministri Dominique Baudis quale primo Défenseur des droits.

La legge francese contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa



Loi n. 2011-266 du 14 mars 2011 relative à la lutte contre la prolifération des armes de destruction massive et de leurs vecteurs
( http://www.legifrance.gouv.fr/affichTexte.do?cidTexte=JORFTEXT000023707202&fastPos=1&fastReqId=1465427838&categorieLien=cid&oldAction=rechTexte ).
Il provvedimento, che è suddiviso in sei Titoli e si compone di venti articoli, introduce alcune modifiche alla disciplina riguardante la lotta contro la proliferazione delle armi chimiche, biologiche e nucleari e i loro vettori. Il Titolo I reca “Disposizioni relative alla lotta contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa” ed è composto da tre Capitoli.
Il capitolo I (artt. 1-3) è dedicato nello specifico alle armi nucleari. In particolare, con l’art. 1 della legge sono introdotti nel Codice della difesa (CD) undici nuovi articoli (dall’art. L1333-13-1 all’art. L133-13-11) con cui sono definite nuove sanzioni penali per diffusione illecita di beni che contengono materie nucleari.
È ad esempio prevista la pena di cinque anni di detenzione e di un’ammenda di 75.000 euro per il reato di esportazione, senza autorizzazione, di “beni connessi alle materie nucleari”, definiti in una lista predisposta dal ministero della difesa e da quello dell’industria e per il reato consistente nel fatto di procurarsi con mezzi fraudolenti l’autorizzazione all’esportazione di tali beni (nuovo art. L 1333-13-1 del CD). Inoltre è stabilito che, nel caso in cui alcuni reati commessi riguardanti l’utilizzo di materie nucleari non hanno prodotto gli effetti auspicati, la sanzione prevista è di tre anni di detenzione e di 45.000 euro di ammenda (nuovo art. L1333-13-2 CD). I reati cui fa riferimento tale articolo, oltre a quelli definiti all’art. L1333-13-1 CD, sono i seguenti: il fatto di appropriarsi indebitamente delle materie nucleari fusibili, fissionabili e fertili (art. L1333-1 CD); il fatto di abbandonare o disperdere nell’ambiente tali materie; il fatto di alterare o deteriorare tali materie; il fatto di distruggere elementi nei quali sono presenti tali materie (art. L1333-9 CD); il fatto di detenere, utilizzare o trasportare all’estero le materie nucleari enunciate negli artt. 1 e 2 della “Convenzione sulla protezione fisica delle materie nucleari”, recepita con il decreto n. 92-110 (art. L1333-11 CD).
Il capitolo II (artt.4-10) riguarda nello specifico le armi biologiche o a base di tossine. In particolare l’art. 6 stabilisce che siano puniti con 20 anni di reclusione e con tre milioni di euro di ammenda il reato di fabbricazione e di diffusione di armi biologiche, definito dall’art. L2341-1 CD e il reato di finanziamento delle operazioni che conducono alla produzione di tali armi, definito all’ art. L2341-2 CD. Tali pene sono aggravate con la previsione di trent’anni di reclusione e di 5 milioni di euro di ammenda, se i reati sono commessi da una banda organizzata (nuovo art. L2341-4 CD).
Il capitolo III (artt. 11-12) è dedicato alla lotta contro la proliferazione delle armi chimiche. In particolare l’art. 12 reca una modifica dell’art. L2342-60 CD, nel quale era già previsto che la produzione e diffusione delle armi chimiche fosse punito con venti anni di reclusione e 3.000.000 di euro di ammenda. La modifica dell’articolo consiste nella previsione di queste stesse pene per il reato di finanziamento delle attività che consentono la produzione e diffusione di tali armi (nuovo art. L2342-60 CD).
Il Titolo II (art. 13) reca “Disposizioni relative alla lotta contro la proliferazione dei vettori di armi di distruzione di massa”, introducendo nel Codice della difesa i nuovi artt. da L2339-14 a L2339-18. In particolare è stabilito che la produzione di determinate armi quali missili, razzi o altri mezzi senza pilota capaci di utilizzare armi nucleari, chimiche o biologiche è sanzionata con la pena di quindici anni di reclusione e un milione e mezzo di euro di ammenda (nuovo art. L2339-14 CD).
Il Titolo III (artt.14-15)riguarda le“Disposizioni relative ai beni a doppio utilizzo [civile e militare]”. In particolare, con l’articolo 14 è disposta una modifica al Codice delle dogane, con la previsione di una pena massima di detenzione fino a cinque anni e di un’ammenda del valore fino a tre volte superiore quello dell’oggetto della frode, nel caso in cui i reati di contrabbando, importazione o esportazione illecita riguardano beni a doppio utilizzo, la cui circolazione è sottoposta ad alcune limitazioni poste dalla regolamentazione europea (nuovo art. 414 del Codice delle dogane).
Il Titolo IV (artt. 16-17) contiene “Disposizioni relative alla procedura applicabile alle infrazioni relative alla proliferazione delle armi di distruzione di massa e dei loro vettori”. L’articolo 16 introduce in particolare il nuovo Titolo XXXII riguardante tale materia nel Libro IV del Codice di Procedura penale (da art.706-167 a art. 706-175). In particolare con tali articoli è prevista una centralizzazione dell’azione giudiziaria, dell’istruttoria e del giudizio riguardante i reati relativi alla proliferazione delle armi di distruzione di massa e loro vettori presso il Procuratore della Repubblica, il giudice istruttore, il tribunale penale e la corte d’assise di Parigi, ai quali è riconosciuta una competenza concorrente a quella che risulta dall’applicazione degli artt. 43, 52, 382 e 702 del medesimo Codice.
Il Titolo V (art. 18) riguarda “Le infrazioni relative alla proliferazione delle armi di distruzione di massa e dei loro vettori, come atto di terrorismo”.In particolare è disposta una modifica del Codice penale, stabilendo che i reati riguardanti la produzione di armi, di prodotti esplosivi o di materie nucleari, di vettori di armi di distruzione di massa, di armi biologiche, l’utilizzo e il commercio di armi chimiche siano ricompresi tra gli “atti di terrorismo” quando sono commessi “in relazione ad un’impresa individuale o collettiva avente per scopo di turbare gravemente l’ordine pubblico con l’intimidazione o il terrore” (art. 421-1 del Codice penale, comma 4).

Dateci l'uninominale a due turni

Voce Repubblicana del 12 gennaio 2012
Intervista a Bartolo Ciccardini
di Lanfranco Palazzolo
Ci vuole una legge elettorale uninominale a due turni. Lo ha detto alla “Voce”, l'ex deputato della Dc Bartolo Ciccardini, esponente della lega per il collegio uninominale.    
Onorevole Ciccardini, cosa si aspetta dalla Corte costituzionale in vista del pronunciamento sull'ammissibilità dei referendum abrogativi della legge elettorale?
“La Consulta si trova di fronte ad una decisione molto importante. Un'interpretazione alla lettera del dettato costituzionale presupporrebbe un rifiuto. Però è anche vero che le sentenze fanno legislatura. Se una sentenza ammette che l'abrogazione di una legge riporta in vita la legge precedente allora si potrebbe avere un giudizio positivo da parte della Corte costituzionale. E' una strada tortuosa, ma una necessità che si espone ai bisogni del momento. Le forze politiche presenti in Parlamento non sono in grado di affrontare la riforma della legge elettorale, ma sono anche sospese dalle loro funzioni essenziali in una funzione necessaria. Ecco perché la Corte dovrebbe tenere conto di questi aspetti prima di prendere una decisione su questi referendum”.
Il berlusconismo ha favorito il ritorno del sistema proporzionale?
“Berlusconi è sempre stato un'opportunista in tema di referendum elettorali. Spesso si è dichiarato favorevole a dei referendum per poi cambiare posizione a seconda delle convenienze. Oggi, l'attuale convenienza dell'attuale sistema è data dal fatto che c'è un privilegio dell'avviamento dell'esercizio. Clemente Mastella si trova in condizione di favore rispetto ad altre forze politiche che non sono presenti in Parlamento: non deve raccogliere le firme per le candidature e ha tanti privilegi che altri non hanno. Purtroppo tutti oppongono ad ogni riforma della legge elettorale e difendono certi privilegi”.
Perché Pier Ferdinando Casini, dopo aver abbracciato il maggioritario, sostiene il proporzionale?
“Questo è accaduto per istinto di autoconservazione politica. Casini ha fatto la scelta di stare in un sistema bipolare. Poi, nel sistema in cui si era collocato gli sono state costruite intorno altre quattro democrazie cristiane in concorrenza con la sua,  veniva messo in minoranza nel Partito popolare europeo, veniva cacciato via quando non era d'accordo i vertici della coalizione. A quel punto si è ritrovato d'accordo un nuovo assetto del sistema politico italiano optando per il sistema proporzionale. Non lo giustifico però lo capisco”.
Un governo tecnico crea le condizioni migliori per una riforma elettorale, come era accaduto nel 1993 con il governo Ciampi?
“Bisognerà trovare una maggioranza in Parlamento per fare la nuova legge elettorale. Io stesso sono convinto che il Mattarellum sia meglio di questa legge elettorale. Ma la legge da fare è quella uninominale a doppio turno”.