venerdì 13 gennaio 2012

Ingorgo elettorale internazionale

Elezioni programmate nel periodo Gennaio-Aprile 2012
Con la presente nota si fornisce un’informazione sintetica sulle elezioni parlamentari e presidenziali previste nel mondo. Oltre all’indicazione della data delle elezioni si forniscono informazioni di base sull’assetto istituzionale e sul sistema elettorale del paese interessato. Vengono anche sinteticamente riportati alcuni indicatori internazionali sul paese ripresi da autorevoli centri di ricerca: la condizione delle libertà politiche e civili secondo le classificazioni di Freedom House e dell’Economist Intelligence Unit; la posizione del paese secondo l’indice della corruzione percepita predisposto da Transparency International e secondo l’indice della libertà di stampa predisposto da Reporters sans Frontières; la condizione della libertà religiosa secondo i due rapporti annuali di “Aiuto alla Chiesa che soffre” (indicato con ACS) e del Dipartimento di Stato USA (indicato con USA); la condizione di libertà di Internet secondo OpenNet Initiative; la condizione di libertà economica secondo l’Heritage Foundation; il tasso di crescita del PIL come stimato dal Fondo monetario internazionale; la presenza di situazioni di conflitto armato secondo l’International Institute for Strategic Studies (IISS).  Le fonti e i criteri adottati nel testo sono ulteriormente illustrati alla fine della nota. La nota copre un arco temporale di 4 mesi a partire da oggi.

gennaio-giugno 2012
Egypt
elezioni legislative e presidenziali
Egitto
L’Egitto, a seguito delle dimissioni del presidente Mubarak, ha avviato un processo di transizione costituzionale che ha già visto l’approvazione con referendum, lo scorso 19 marzo, di alcune proposte di riforma costituzionale. In particolare, il mandato del presidente è stato ridotto da sei a quattro anni ed è stato introdotto un limite alla rieleggibilità (il presidente non potrà svolgere più di due mandati consecutivi); la vigilanza sulle elezioni è stata affidata alla magistratura; sono state poste limitazioni alla possibilità di proclamare lo stato di emergenza e di derogare alla disciplina di tutela dei diritti umani con funzione antiterrorismo. La guida del paese è attualmente affidata al Consiglio supremo delle forze armate presieduto dal ministro della difesa, nei cui confronti è responsabile il governo guidato da Essam Sharaf, dimissionario dopo gli scontri di piazza di novembre (incaricato di formare il nuovo governo è Kamal al Ganzouri, già primo ministro negli anni Novanta). La Costituzione è attualmente sospesa e il Parlamento sciolto: in base all’assetto previgente, non modificato dalle riforme costituzionali approvate, il Parlamento è composto da due Camere: l’Assemblea del Popolo e il Consiglio della Shura; con le modifiche alla legge elettorale approvate dal Consiglio supremo delle forze armate si prevede che l’Assemblea del popolo sia composta da 498 membri (in luogo dei 518 precedenti, di cui dieci, però, erano di nomina presidenziale) e che il Consiglio della Shura sia composto da 327 membri (in luogo dei 176 precedenti, dei quali 88 di nomina presidenziale). Si è previsto per entrambe le camere un sistema elettorale misto, per due terzi proporzionale e per un terzo maggioritario. E’ previsto che il nuovo Parlamento egiziano, una volta eletto, si avvalga della procedura contenuta nel nuovo articolo 189 della Costituzione, anch’esso risultante dalle modifiche costituzionali dello scorso marzo, che prevede, ove lo richiedano la maggioranza dei membri di entrambe le Camere, l’elezione da parte del Parlamento di un’Assemblea ristretta di cento membri con il compito di redigere una nuova Costituzione entro sei mesi che sarà poi sottoposta ad approvazione con referendum popolare (una bozza di dichiarazione sui principi sopracostituzionali dello scorso novembre presentata dal Consiglio supremo delle forze armate prevede invece che ottanta membri siano scelti dal Consiglio medesimo). Il 28 novembre 2011 si è svolta la prima fase delle elezioni dell’Assemblea del popolo in Egitto, camera bassa del Parlamento egiziano. Le elezioni hanno avuto luogo in un terzo delle province egiziane; un ulteriore terzo delle province si recherà al voto il 14 dicembre, mentre nelle rimanenti province il voto si svolgerà il 3 gennaio 2012. Il 25 gennaio 2012 si dovrebbero invece svolgere le elezioni del Consiglio della Shura, mentre le elezioni presidenziali si dovrebbero svolgere entro il mese di giugno. In base ai risultati del primo turno resi noti il 4 dicembre, il partito che ha raccolto più voti nel primo turno elettorale è stato il partito Libertà e giustizia, emanazione della Fratellanza musulmana, con il 36,42 per cento dei voti; il partito libertà e giustizia è seguito dai movimenti salafiti ed in particolare dal partito Al Nour, sostenitore di un islamismo più radicale, che ha raccolto il 24,36 per cento dei voti. Un buon risultato (il 13,5 per cento) è stato poi ottenuto dal blocco egiziano, composto da movimenti laici come il partito dei liberi egiziani fondato dopo le dimissioni di Mubarak dall’imprenditore copto Naguib Sawiris.
Indicatori internazionali sul paese:
Libertà politiche e civili: “Stato non libero” (Freedom House); regime autoritario (2011: 115 su 167; 2010: 138 su 167 Economist)
Libertà di stampa: 127 su 178
Libertà di Internet: -
Libertà religiosa: limitazioni alla libertà religiosa; violenze e intolleranze sociali (ACS); Islam religione di stato e limitazioni alle libertà delle altre religioni (USA)
Libertà economica: Stato “parzialmente non libero” (96 su 179)
Corruzione percepita: 2011: 112 su 183; 2010: 98 su 178
Variazione PIL 2009: +4,6 per cento; 2010: +5,1 (stima)
14 gennaio 2012
elezioni presidenziali e legislative
Taiwan
taiwan
Taiwan, classificato da Freedom House come Stato “libero”, è una repubblica presidenziale. Il Parlamento unicamerale (Legislative Yuan) è composto da 113 membri eletti per quattro anni, di cui 73 eletti tramite un sistema maggioritario uninominale a turno unico, 34 eletti con sistema proporzionale a liste bloccate e 6 eletti con un sistema di voto singolo trasferibile. Il Presidente è eletto a suffragio universale per un periodo di quattro anni e nomina il Primo ministro che presiede il Gabinetto. Il presidente uscente è Ma Ying-jeou del Partito nazionalista (KMT).
Indicatori internazionali sul paese:
Libertà politiche e civili: Stato “libero” (Freedom House); “democrazia difettosa” (2011: 37 su 167; 2010: 36 su 167 Economist)
Libertà di stampa: 48 su 178
Libertà di Internet: -
Libertà religiosa: assenza di eventi significativi (ACS); generale rispetto nella pratica (USA)
Libertà economica: Stato “prevalentemente libero” (25  su 179)
Corruzione percepita: 2011: 32 su 183; 2010: 32 su 178
Variazione PIL 2009: - 1,9 per cento; 2010: +10,8 per cento
15 gennaio 2012
Kazakhstan
elezioni PARLAMENTARI
kazakhstan
Il Kazakhstan, classificato da Freedom House come Stato “non libero”, è una repubblica. II potere legislativo è affidato ad un Parlamento bicamerale, formato da una camera bassa (Majilis) e una camera alta (Saeima). La camera bassa è composta da 107 membri eletti per un periodo di cinque anni con sistema proporzionale a liste chiuse, mentre la camera alta è formata da 47 membri, di cui 7 designati dal Presidente e 32 eletti dalle legislature regionali per un periodo di sei anni. Il Parlamento ha approvato nel 2007 alcuni emendamenti alla costituzione allo scopo di ridistribuire i poteri dal Presidente al Parlamento. Il Presidente è eletto per un periodo di sette anni con un sistema maggioritario. L’attuale presidente è Nursultan Abishevich Nazarbayev.Il Primo Ministro è designato dal Presidente con il consenso del Parlamento.
Indicatori internazionali sul paese:
Libertà politiche e civili: Stato “ non libero” (Freedom House); “regime autoritario” (2011: 137 su 167; 2010: 132 su 167 Economist)
Libertà di stampa: 162 su 178
Libertà di Internet: filtraggio selettivo in materia politica e sociale
Libertà religiosa: limitazioni alla libertà religiosa (ACS); generale rispetto nella pratica, alcune restizioni giuridiche alla libertà religiosa riconosciuta in Costituzione. (USA)
Libertà economica: Stato “moderatamente libero” (78 su 179)
Corruzione percepita: 2011: 120 su 183; 2010: 120 su 178
Variazione PIL 2009: +1,1 per cento; 2010: +7,2 per cento
22  gennaio 201
Croatia
referendum
croazia
Il 22 gennaio si svolgerà in Croazia il referendum sul Trattato di adesione all’Unione europea firmato a Bruxelles il 9 dicembre 2011. Se vincerà il sì l’adesione della Croazia diventerà effettiva dal 1° luglio 2013. In Croazia, il Presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale diretto con un sistema a doppio turno per un mandato di cinque anni rinnovabile. Il Presidente nomina il primo ministro (per consuetudine il leader del partito di maggioranza in Parlamento) che deve ricevere la fiducia del Parlamento. Il primo ministro nomina a sua volta i ministri. Il Parlamento è, a seguito della riforma del 2001 che ha abolito la Camera delle province, monocamerale: il Sabor è composto  da 153 deputati, eletti per quattro anni, dei quali 140 sono eletti con un sistema proporzionale a liste chiuse, otto sono eletti con sistema maggioritario in rappresentanza delle minoranze nazionali e cinque con sistema proporzionale dai cittadini croati residenti all’estero. Presidente della Repubblica croata è, dal febbraio 2010, Ivo Josipovic, del partito socialdemocratico. Nelle elezioni del 4 dicembre 2011 è prevalsa la coalizione di centrosinistra guidata da Milan Milanovic del partito socialdemocratico.
Indicatori internazionali sul paese:
Libertà politiche e civili: “Stato libero” (Freedom House); “democrazia difettosa” (2011: 53 su 167; 2010: 53 su 167 Economist)
Libertà di stampa: 62 su 178
Libertà di Internet  -
Libertà religiosa: assenza di eventi significativi (ACS); generale rispetto nella pratica (USA)
Libertà economica: Stato “parzialmente libero” (82 su 179)
Corruzione percepita: 2011: 66 su 183; 2010: 62  su 178
Variazione PIL 2009: - 5,8 per cento  2010: - 1,3 per cento (stima);
22  gennaio 2012
elezioni PRESIDENZIALI
Finland
Finlandia
La Finlandia è una repubblica semipresidenziale. Il Parlamento unicamerale (Eduskunta) è composto da 200 membri, eletti a suffragio universale diretto con sistema proporzionale (metodo D’Hondt) per un periodo di quattro anni. Il Presidente è eletto da voto popolare diretto per un mandato di sei anni (è previsto un secondo turno tra i primi due candidati qualora nessun candidato ottenga la maggioranza assoluta al primo turno). L’attuale Presidente è Tarja Halonen, rieletta per il suo secondo mandato nel gennaio 2006. Ai sensi della Costituzione, il Presidente nomina il primo ministro che deve essere confermato dal Parlamento. Il governo è responsabile per gli affari domestici ed europei, assieme al Presidente competente per la politica estera “ in cooperazione con il Governo”. In base ad una modifica costituzionale approvata lo scorso novembre, però, è il primo ministro a rappresentare la Finlandia in seno all’Unione europea e gli eventuali conflitti tra Governo e Presidente in materia europea saranno risolti dal Parlamento. Principali candidati alla carica di Presidente sono Sauli Niinisto del raggruppamento conservatore (al Parlamento europeo nel gruppo del Partito popolare europeo), attualmente al governo e Tino Soini, leader del partito di orientamento populista dei veri finlandesi, partito che ha ottenuto una significativa affermazione nelle elezioni legislative dello scorso aprile. L’attuale governo, guidato da Jirki Katainen del Raggruppamento conservatore, è composto, oltre che da questo partito dal partito socialdemocratico, dall’Alleanza di sinistra, dai verdi, dal partito del popolo svedese e dai cristiano democratici.
Indicatori internazionali sul paese:
Libertà politiche e civili: Stato “libero” (Freedom House); “democrazia piena ” (2011: 9 su 167; 2010: 7 su 167 Economist)
Libertà di stampa: 1 su 178
Libertà di Internet: -
Libertà religiosa: assenza di eventi significativi (ACS); generale rispetto nella pratica (USA)
Libertà economica: Stato “moderatamente libero” (17 su 179)
Corruzione percepita: 2011: 2 su 183; 2010: 2 su 178
Variazione PIL 2009: - 8,2 per cento; 2010: + 3,6 per cento
12 febbraio 2012
Turkmenistan
elezioni Presidenziali
turkmenistan
Il Turkmenistan, classificato da “Freedom House” come “Stato non libero”, è una repubblica. La nuova Costituzione del 2000 ha trasformato il parlamento da bicamerale ad unicamerale, sopprimendo la camera alta (Khalk Maslakhatj, Consiglio del Popolo). I poteri sono stati trasferiti alla camera bassa (Mejlis, Assemblea), composta da 125 membri eletti a  suffragio universale per un solo mandato. Il Presidente è eletto direttamente dal popolo per un periodo di cinque anni. L’attuale Presidente nonché Primo Ministro è Gurbanguly Berdymukhammedov, in carica dal 2006 dopo la morte di Niyarzov, primo presidente del Turkeministan indipendente, e vincitore delle elezioni presidenziali del febbraio 2007.
Indicatori internazionali sul paese:
Libertà politiche e civili: “Stato non libero” (Freedom House); “regime autoritario” (2011: 165 su 167; 2010: 165 su 167 Economist)
Libertà di stampa: 176  su 178
Libertà di Internet 2009: “Filtraggio” pervasivo per quanto riguarda i temi politici e filtraggio selettivo in materia sociale, sicurezza e strumenti informatici.
Libertà religiosa: gravi limitazioni alla libertà religiosa; violenze da parte di istituzioni (ACS); restrizioni alla libertà religiosa da parte del governo .(USA)
Libertà economica: Stato “non libero” (169 su 179)
Corruzione percepita: 2011:  177 su 183; 2010:177 su 178
Variazione PIL 2009: + 6,0 per cento 2010: + 9,2 per cento
21 febbraio 2012
Yemen
elezioni presidenziali
yemen
Lo Yemen, classificato da Freedom House come Stato “non libero”, è una repubblica presidenziale. Il presidente è eletto con un mandato di sette anni, senza limiti alla rieleggibilità. Il Parlamento è bicamerale. La Camera dei rappresentanti è composta da 301 membri eletti per sei anni con sistema maggioritario uninominale a turno unico (le elezioni, previste per il 2009, sono state annullate e posticipate al 2011). La seconda camera, la Shura, è composta da 111 membri di nomina presidenziale. La Costituzione riconosce la religione islamica come religione di Stato ed individua nella legge islamica, la Sharia, la fonte della legislazione statale. Capo dello Stato dalla riunificazione del paese avvenuta nel 1990 è Ali Abdullah Saleh, già presidente della Repubblica araba dello Yemen del Nord dal 1978. a seguito delle proteste e degli scontri iniziati nel febbraio 2011 e proseguiti per tutto l’anno, il presidente Saleh ha sottoscritto, nel novembre 2011, il piano di pace elaborato dal Consiglio di cooperazione del Golfo che prevede la cessione dei poteri al vicepresidente Hadi con l’incarico di predisporre elezioni presidenziali, che, comunque, al momento non è chiaro se potranno effettivamente svolgersi.
Indicatori internazionali sul paese:
Libertà politiche e civili: Stato “non libero” (Freedom House); “regime autoritario” (2011: 150 su 178; 2010: 146 su 178 Economist)
Libertà di stampa: 170 su 178
Libertà di Internet: -
Libertà religiosa: gravi limitazioni alla libertà religiosa; violenze da parte di istituzioni (ACS); Islam religione di Stato, mancato riconoscimento della libertà religiosa in Costituzione. (USA)
Libertà economica: Stato “prevalentemente non libero” (127 su 179)
Corruzione percepita: 2011: 164 su 183; 2010: 164 su 178
Variazione PIL 2009: +3,8 per cento; 2010: + 8,01 per cento (stima)
26 febbraio 2012
Flag of Senegal
elezioni presidenziali
senegal
Il Senegal, classificato da Freedom House come Stato “parzialmente libero”, è una repubblica. Il parlamento è bicamerale ed è composto da un’Assemblea nazionale formata da 150 membri eletti per un mandato di cinque anni con un sistema misto (60 membri con sistema proporzionale in liste chiuse; 90 membri con sistema maggioritario uninominale a turno unico) ed un Senato (abolito con la nuova costituzione del 2001 ma successivamente ristabilito nel 2007) formato da 100 membri di cui 35 eletti indirettamente e 65 designati dal Presidente. Il Presidente è eletto a suffragio universale per non più di due mandati di cinque anni ciascuno, ha il potere di sciogliere la camera bassa senza il consenso della maggioranza di due terzi. Attuale Presidente è Abdoulaye Wade, in carica dal 2000 e rieletto nel 2007 (fino alle modifiche costituzionali del 2001 il mandato presidenziale era di sette anni). Candidato alle elezioni presidenziali è anche il cantante, noto a livello internazionale, Youssou N’Dour.
Indicatori internazionali sul paese:
Libertà politiche e civili: Stato “ parzialmente libero” (Freedom House); “regime ibrido” (2011: 93 su 167; 2010: 95 su 167; Economist)
Libertà di stampa: 93 su 178
Libertà di Internet: -
Libertà religiosa: assenza di eventi significativi (ACS); generale rispetto nella pratica (USA)
Libertà economica: Stato “ prevalentemente non libero” (121 su 178)
Corruzione percepita: 2011: 112 su 183; 2010: 112 su 178
Variazione PIL 2009: +2,1 per cento; 2010: + 4,2 per cento (stima)
febbraio 2012
Syria
elezioni legislative
siria
La Siria, classificata da Freedom House come Stato “non libero”, è una repubblica. La Costituzione dl 1973 riconosce, all’art. 8, un ruolo di partito guida nella società e nello Stato al partito arabo socialista Ba’ath (Rinascita), che, in particolare, guida il fronte progressista nazionale, composto anche da altri piccoli partiti “satellite”. Capo dello Stato è il Presidente della Repubblica, eletto con un mandato di sette anni sulla base di un meccanismo che prevede la designazionedi un candidato da parte del Parlamento su proposta del partito Ba’ath, e la sua conferma da parte dei cittadini tramite referendum. Qualora in tale occasione il candidato non ottenga la maggioranza assoluta dei voti validi, il Parlamento indica un altro candidato. Il Parlamento monocamerale (Assemblea del popolo) è composto da 250 membri eletti per quattro anni con un sistema elettorale maggioritario plurinominale, basato su 15 circoscrizioni corrispondenti ai distretti amministrativi del paese. Ciascuna lista deve includere almeno due terzi dei candidati appartenenti al Fronte progressista nazionale, che ha garantiti almeno 131 seggi. I partiti del Fronte rappresentano gli unici partiti legali in Siria, mentre al di fuori di questi sono consentite solo candidature indipendenti. Presidente della Repubblica Araba di Siria è, dal luglio 2000, Bashar Al Assad, succeduto al padre Hafez Al Assad al potere dal 1971. La violenta repressione delle proteste contro il regime, che sta proseguendo dal mese di marzo, assumendo anche tratti di conflitto armato interno, rende incerto l’effettivo svolgimento delle elezioni.
Indicatori internazionali sul paese:
Libertà politiche e civili: Stato “non libero” (Freedom House);  “regime autoritario” (2011: 157 su 178; 2010: 126 su 178 Economist)
Libertà di stampa: 173 su 178
Libertà di Internet: Filtraggio selettivo in materia sociale e sicerezza, mentre un filtraggio pervasivo in materia politica e strumenti informatici
Libertà religiosa: limitazioni alla libertà religiosa (ACS); riconoscimento formale ma restrizioni nella pratica (USA)
Libertà economica: Stato “prevalentemente non libero” (140 su 179)
Corruzione percepita: 2011: 129 su 183; 2010: 129 su 178
Variazione PIL 2009: + 6,0 per cento; 2010: + 3,2 per cento
4 marzo 2012
Russia
elezioni presidenziali
russia
La Federazione russa ha una forma di governo presidenziale. Il presidente è eletto a suffragio universale diretto con un sistema a doppio turno (il secondo turno di ballottaggio tra i due candidati con più voti si tiene qualora nessuno ottenga al primo turno la maggioranza assoluta dei voti validi). Il mandato presidenziale, inizialmente previsto per quattro anni, è stato elevato nel dicembre 2008 a sei anni a partire dalle elezioni presidenziali del 2012, per non più di due mandati. Il presidente nomina il Primo ministro e, su sua proposta, nomina e revoca i ministri, così come può far dimettere l’intero governo. Il primo ministro deve essere confermato dalla Duma (Camera bassa del parlamento) che però viene sciolta in caso di tre voti contrari alla conferma del primo ministro, così come in caso di due voti consecutivi di sfiducia al Governo o di respingimento della questione di fiducia. Il potere legislativo è esercitato dal Parlamento (Assemblea federale), costituito dalla Duma di Stato e dal Consiglio della federazione. La Duma di Stato, composta da 450 membri, è eletta a suffragio universale diretto ogni quattro anni (ogni cinque a partire dalle prossime elezioni del 2011 per effetto della riforma costituzionale). Dalle elezioni del 2007 il precedente sistema elettorale misto (metà dei seggi assegnati con sistema maggioritario uninominale, metà con sistema proporzionale) è stato sostituito da un sistema proporzionale sulla base di liste politiche nazionali (che concorrono cioè in un’unica circoscrizione nazionale) con una soglia di sbarramento del 7 per cento. Il consiglio della Federazione, competente nelle materie di interesse della federazione nel suo insieme, è costituito da due rappresentanti per ciascuno degli 83 soggetti della Federazione, uno dei quali designato dal potere legislativo regionale ed uno dal potere esecutivo regionale. Da segnalare che, con una riforma introdotta alla metà del decennio, i vertici degli esecutivi regionali non sono più eletti direttamente dai cittadini, ma nominati dal presidente federale e confermati dai legislativi regionali. Attuale presidente è Dimitri Medvedev, mentre primo ministro è Vladimir Putin. Il primo ministro Putin ha annunciato la propria nuova candidatura alle elezioni presidenziali (dopo i due mandati già svolti tra il 2000 e il 2008). Lo svolgimento delle elezioni della Duma dello scorso 4 dicembre ha suscitato numerose critiche a livello internazionale, determinando anche un significativo movimento di protesta interna.
Indicatori internazionali sul paese:
Libertà politiche e civili: Stato “ non libero” (Freedom House); “regime ibrido” (2011: 117 su 167; 2010: 107 su 167 Economist)
Libertà di stampa: 140 su 178
Libertà di Internet: Filtraggio selettivo in materia sociale e politica
Libertà religiosa: assenza di eventi significativi (ACS); generale rispetto in concreto pur in presenza di discriminazioni nei confronti di alcune minoranze come Scientology e i testimoni di Geova; infrazioni da parte del governo del principio di separazione tra Chiesa e Stato (USA)
Libertà economica: Stato “prevalentemente non libero” (143 su 179)
Corruzione percepita: 2011: 143 su 183; 2010: 154 su 178
Variazione PIL 2009: -7,8 per cento; 2010: +4,0 per cento
10 marzo 2012
elezioni parlamentari
Slovakiaslovacchia
La Slovacchia è una repubblica parlamentare che si fonda sulla costituzione del 1993. Il Parlamento unicamerale (Consiglio nazionale) è composto da 150 membri eletti con sistema proporzionale con soglia di sbarramento al cinque per cento per un mandato di quattro anni. Il Presidente è eletto, secondo le modifiche costituzionali del 1998, a suffragio universale diretto per un periodo di cinque anni per un massimo di due mandati. Attuale presidente è Ivan Gasparovic (del partito democratico-unione cristiano democratica), mentre primo ministro è Iveta Radicova, alla guida di un governo ad interim sostenuto dal partito democratico-unione cristiano-democratica (al Parlamento europeo nel gruppo del Partito popolare europeo), dal partito libertà e solidarietà e dal movimento cristiano-democratico (al Parlamento europeo nel gruppo del Partito popolare europeo). Il governo si è formato nell’ottobre 2011 sulla base dell’intesa con l’opposizione di convocare elezioni politiche anticipate. Il precedente governo, sempre presieduto da Radicova e sostenuto dai medesimi partiti, aveva dimostrato di non essere autosufficiente nel voto parlamentare dello scorso ottobre sul rafforzamento del Fondo europeo Salva-Stati, che, respinto una prima volta, era stato quindi approvato con il concorso dell’opposizione.
Indicatori internazionali sul paese:
Libertà politiche e civili: Stato “libero” (Freedom House); “democrazia difettosa” (2011: 38 su 167; 2010: 38 su 167 Economist)
Libertà di stampa: 35 su 178
Libertà di Internet: -
Libertà religiosa: assenza di eventi signifcativi (ACS); generale rispetto nella pratica (USA)
Libertà economica: Stato “moderatamente libero” (37 su 179)
Corruzione percepita: 2011: 66 su 183; 2010: 66 su 178
Variazione PIL 2009: - 4,7 per cento; 2010: + 4,0 per cento (stima)
11 marzo 2012
elezioni legislative
El Salvador
el salvador
El Salvador, classificato da Freedom House come Stato libero, è una repubblica presidenziale. Il parlamento  unicamerale è composto da 84 membri eletti a suffragio universale con sistema proporzionale per un mandato di tre anni. Il potere esecutivo è affidato al Presidente eletto a suffragio universale diretto con un sistema a doppio turno per un mandato di cinque anni (non rieleggibile). Attuale presidente è Mauricio Funes, appoggiato dal movimento di sinistra del Fronte Farabundo Marti per la liberazione nazionale, in passato movimento armato.
Indicatori internazionali sul paese:
Libertà politiche e civili: “Stato libero” (Freedom House); “democrazia difettosa” (2011: 61 su 167; 2010: 61 su 167 Economist)
Libertà di stampa: 51  su 178
Libertà di Internet: -
Libertà religiosa: assenza di eventi significativi (ACS); generale rispetto nella pratica  (USA)
Libertà economica: Stato “moderatamente non libero” (39su 179)
Corruzione percepita: 2011: 80 su 183; 2010: 80  su 178
Variazione PIL 2009: -  3,1 per cento; 2010: + 1,4 per cento
24 marzo 2012
Flag of Gambia, The
elezioni legislative
gambia
Il Gambia, classificato da Freedom House come Stato “parzialmente libero”, è una repubblica. Il Presidente è eletto a suffragio universale diretto per un mandato di cinque anni (rinnovabile) e nomina il Vice Presidente che è il capo del governo. Il Parlamento è monocamerale, costituito dall’Assemblea Nazionale che consta di 53 membri di cui 48 eletti a suffragio universale per cinque anni e 5 nominati dal Presidente. La nuova costituzione, entrata in vigore nel 1997, ha fondato la seconda repubblica ed ha eliminato il bando ai partiti politici imposto nel 1994. Attuale presidente è Yahyah Jammeh.
Indicatori internazionali sul paese:
Libertà politiche e civili: Stato “ parzialmente libero” (Freedom House); “regime autoritario” (2011: 132 su 178; 2010: 128 su 178 Economist)
Libertà di stampa: 125 su 178
Libertà di Internet: -
Libertà religiosa: assenza di eventi significativi (ACS); generale rispetto nella pratica (USA)
Libertà economica: Stato “prevalentemente non libero” (105 su 179)
Corruzione percepita: 2011: 78 su 183; 2010: 77  su 178
Variazione PIL 2009:+ 6,6 per cento; 2010: + 6,1 per cento
29 marzo 2012
elezioni Parlamentari
Flag of Iran
iran
L’Iran, classificato da Freedom House come Stato “non libero”, è una repubblica islamica. Il Presidente è eleggibile per non più di due mandati di quattro anni ciascuno più un eventuale terzo mandato non consecutivo ed è capo del potere esecutivo. È la seconda figura istituzionale più importante dopo quella della Guida suprema, scelto dall’Assemblea degli Esperti (i cui 86 membri sono eletti ogni otto anni dal popolo). Il potere legislativo è esercitato dall’Assemblea consultiva islamica (Majlis), composta da 290 membri eletti per quattro anni con sistema maggioritario uninominale a turno unico. Tutti i candidati devono ricevere l’approvazione da parte del Consiglio dei Guardiani, organo di dodici membri (sei nominati dalla Guida suprema e sei dall’ordine giudiziario) incaricato di vigilare affinché la legislazione sia concorde con i principi islamici, nonché di autorizzare le candidature a tutte le competizioni elettorali. Attuale presidente à Mahmoud Ahmdinejad, rieletto nelle contestate elezioni del 2009. Guida suprema è dal 1989 Alì Khamenei, succeduto al fondatore della Repubblica islamica Khomeini. In un contesto politico ancora scosso dalla violenta repressione delle proteste del 2009, il 2011 si è caratterizzato per l’emarginazione dell’ex-presidente ed esponente dell’ala pragmatica del regime Rafsajani e per lo scoppio di significativi contrasti tra Ahmadinejad e Khamenei.
Indicatori internazionali sul paese:
Libertà politiche e civili: Stato “ non libero” (Freedom House); “regime autoritario”  (2011: 159 su 167; 2010: 158 su 167 Economist)
Libertà di stampa:175  su 178
Libertà di Internet: Filtraggio pervasivo in materia sociale,politico e strumenti informatici, mentre un filtraggio sostanziale in materia di sicurezza.
Libertà religiosa: gravi limitazioni alla libertà religiosa; violenze da parte di istituzioni (ACS);  Islam religione di Stato, gravi restrizioni nella pratica. (USA)
Libertà economica: Stato “oppresso” (171 su 179)
Corruzione percepita: 2011: 120 su 183; 2010: 120 su 178
Variazione PIL 2009: + 3,5 per cento; 2010: + 3,2 per cento
marzo 2012
elezioni parlamentari e presidenziali
Madagascarmadagascar
Il Madagascar, classificato da Freedom House come Stato “parzialmente libero”, è una repubblica fondata sulla costituzione promulgata nel 2010 e supportata dal 74,2% dei voti ottenuti ad un referendum seguito al colpo di stato del marzo 2009 (referendum boicottato dai tre principali partiti di opposizione). La nuova costituzione riduce l’età minima richiesta per ricoprire la presidenza da 40 a 35 anni, permettendo al trentaseienne Andry Rajoelina – arrivato al potere con il colpo di stato – di candidarsi alle elezioni presidenziali. Richiede inoltre che il candidato abbia risieduto nel paese nei sei mesi precedenti le elezioni, impedendo di fatto al predecessore esiliato di Rajoelina, Marc Ravalomanana, di proporsi come avversario. Il Presidente è eletto con sistema maggioritario a doppio turno. Il Parlamento è bicamerale, formato da una camera bassa (Congresso) di 156 membri, eletti per cinque anni con un sistema misto (115 eletti con sistema maggioritario uninominale a turno unico; i rimanenti con voto singolo non trasferibile) ed una camera alta (Alto Consiglio) di 90 membri in carica per cinque anni, 60 eletti indirettamente dalle regioni e 30 nominati dal Presidente . Il Primo Ministro è nominato dal Presidente.
Indicatori internazionali sul paese:
Libertà politiche e civili: Stato “parzialmente libero” (Freedom House); “regime autoritario” (2011: 116 su 167; 2010: 113 su 167 Economist)
Libertà di stampa: 116 su 178
Libertà di Internet
Libertà religiosa: assenza di eventi significativi (ACS); generale rispetto nella pratica  (USA)
Libertà economica: Stato “moderatamente libero” (81 su 179)
Corruzione percepita: 2011: 100 su 183; 2010: 100 su 178
Variazione PIL 2009: - 3,6 per cento; 2010: + 0,6 per cento
2 aprile 2012
elezioni suppletive
mYanmar (BIRMANIA)
La Birmania, classificata da“Freedom House” come Stato “non libero”, ha una forma di governo, in base alla nuova Costituzione approvata nel 2008, di carattere semipresidenziale, con un controllo pervasivo delle autorità militari sul governo civile. Il Presidente della Repubblica è eletto da uno speciale collegio elettorale composto dai membri del Parlamento e da personalità designate dai militari. Il governo, nominato dal Presidente, deve essere approvato dal Parlamento. Il Parlamento è bicamerale. La Camera dei rappresentanti è composta da 440 membri in carica per quattro anni, 330 eletti con sistema maggioritario uninominale a turno unico; i rimanenti nominati dalle forze armate. La Camera delle nazionalità è composta 224 membri, 168 eletti con sistema maggioritario uninominale a turno unico, i rimanenti nominati dalle forze armate. Le elezioni del prossimo aprile saranno suppletive e riguarderanno una quarantina di seggi della Camera bassa. L’approvazione della Costituzione ha fatto seguito alla decisione della giunta militare che controlla il paese dal 1988 di instaurare una forma di governo civile; le prime elezioni del novembre 2010 sono state però boicottate dal principale movimento di opposizione, la Lega nazionale della democrazia guidata dal premio nobel Aung Sang Suu Kyi, perché ritenute fraudolente e manipolate dalle forze armate. In tali elezioni il partito sostenuto dai militari, il partito unione, solidarietà e sviluppo ha riportato una schiacciante vittoria. Presidente della Repubblica è dal 31 marzo 2011 il generale Thein Sein; dalla medesima data la giunta militare, il consiglio di Stato per la pace e lo sviluppo ha cessato di vivere. Nel novembre 2010 la leader dell’opposizione Suu Kyi è stata liberata dagli arresti domiciliari; nel novembre 2011 è stato consentito alla Lega nazionale della democrazia di registrarsi come movimento politico; il movimento dovrebbe ora concorrere alle elezioni suppletive del prossimo aprile, nelle quali potrebbe candidarsi la stessa Suu Kyi.
Indicatori internazionali sul paese:
Libertà politiche e civili: Stato “non libero” (Freedom House); “regime autoritario” (2011: 161 su 167; 2010: 163 su 167 Economist)
Libertà di stampa:  174 su 178
Libertà di Internet: filtraggio “pervasivo” in materia politica; filtraggio “sostanziale” in materia sociale e di sicurezza
Libertà religiosa: gravi limitazioni alla libertà religiosa; violenza da parte di istituzioni (ACS);  restrizioni della libertà religiosa (USA)
Libertà economica: Stato “non libero” (177 su 179)
Corruzione percepita: 2011: 180 su 183; 2010: 176 su 178
Variazione PIL 2009: + 5,1 per cento ; 2010: + 5,4 per cento
22 aprile 2012
elezioni presidenziali
  Francia
Flag of France
La Francia è una repubblica semipresidenziale, basata sulla costituzione della Quinta repubblica entrata in vigore nel 1958. Il capo di Stato è il Presidente, eletto per un mandato di cinque anni a suffragio universale diretto con un sistema maggioritario a doppio turno (conformemente a quanto stabilito dal referendum del 2000 che ha ridotto il mandato presidenziale precedentemente di sette anni). Il Presidente nomina (e destituisce) il Primo ministro e, su avviso di quest’ultimo, nomina gli altri membri del governo. Presiede il Consiglio dei Ministri, può sciogliere l’Assemblea Nazionale dietro consultazione del Primo ministro e dei presidenti di entrambe le camere. Il Parlamento è bicamerale, composto da Assemblea Nazionale e Senato. L’Assemblea Nazionale è eletta a suffragio universale e conta 577 deputati eletti per cinque anni secondo un sistema a doppio turno (risulta automaticamente eletto al primo turno il candidato che raggiunga almeno il 50 per cento delle preferenze nella circoscrizione, altrimenti accedono al secondo turno i candidati che hanno ottenuto il 12,5 per cento dei voti). Il Senato è eletto a suffragio indiretto e conta – dalle ultime elezioni del settembre scorso – 348 membri (anziché 343) eletti per sei anni da un collegio elettorale per Dipartimento costituito da tutti i membri del Consiglio del Dipartimento assieme a tutti i membri dei Consigli municipali corrispondenti ad ogni area. Attualmente presidente è Nicolas Sarkozy del partito gollista UMP (al Parlamento europeo nel gruppo del Partito popolare europeo). Altri principali candidati Francois Hollande del partito socialista e Marine Le Pen del movimento di destra del Front National. L’eventuale secondo turno si svolgerà il 6 maggio.
Indicatori internazionali sul paese:
Libertà politiche e civili: Stato “libero” (Freedom House); “democrazia difettosa” (2011: 29 su 167; 2010: 31 su 167 Economist)
Libertà di stampa: 44 su 178
Libertà di Internet: -
Libertà religiosa: assenza di eventi significativi (ACS); generale rispetto nella pratica (USA)
Libertà economica: Stato “moderatamente libero” (64su 179)
Corruzione percepita: 2011: 25 su 183; 2010: 25 su 178
Variazione PIL 2009: - 2,6 per cento; 2010: +1,3 per cento
29 aprile 2012
elezioni presidenziali
mali
Flag of Mali
Il Mali, classificato da Freedom House come uno Stato libero, è una repubblica presidenziale. Il Presidente è eletto per non più di due mandati di cinque anni ciascuno con un sistema maggioritario a doppio turno. Il Parlamento è monocamerale, costituito dall’Assemblea Nazionale di 147 deputati (precedentemente 116) eletti per cinque anni con un sistema maggioritario plurinominale a doppio turno. oltre ai 13 cittadini residenti all’estero. Attuale presidente è Amadou Toumani Touré, rieletto nel 2007 con il 71,2% dei voti.
Indicatori internazionali sul paese:
Libertà politiche e civili: Stato “libero” (Freedom House); “democrazia difettosa” (2011: 63 su 167; 2010: 79 su 167 Economist)
Libertà di stampa:28  su 178
Libertà di Internet: 2009 filtraggio “selettivo” in materia politica e sociale
Libertà religiosa: assenza di eventi significativi (ACS); generale rispetto nella pratica (USA)
Libertà economica: Stato “parzialmente non  libero” (114 su 179)
Corruzione percepita: 2011: 118 su 183; 2010:  118  su 178
Variazione PIL 2009: +4,4 per cento; 2010: +5,8 per cento
aPRiLE 2012
elezioni Parlamentari
grecia
Flag of Greece
La Grecia ha una forma di governo parlamentare. In base alla Costituzione del 1975 il Parlamento è composto da un’unica camera (Vouli,Camera dei Deputati) formata da 300 membri eletti con sistema proporzionale e soglia di sbarramento al tre per cento per un mandato di quattro anni. La Camera dei deputati elegge il Presidente per un mandato di cinque anni, con una maggioranza di tre quinti, che qualora non venga raggiunta porta allo scioglimento del Parlamento e all’indizione di nuove elezioni (nella nuova camera il Presidente per essere eletto necessiterà di una maggioranza semplice). Il potere esecutivo è esercitato dal Consiglio dei Ministri, presieduto da un Primo Ministro designato dal Presidente, che deve ricevere. L’attuale Primo Ministro è, dal novembre 2011, Loukas Papademos, già governatore della Banca Centrale Greca, nonché vice Presidente della Banca Centrale Europea, sostenuto da una maggioranza di unità nazionale a seguito delle dimissioni del governo guidato dal leader socialista Papandreou, dimissionario in forza delle difficoltà di gestione della crisi economica e di finanza pubblica. I principali partiti che sostengono il governo il partito socialista PASOK (al Parlamento europeo nel gruppo dell’Alleanza europea dei socialisti e dei democratici) e il partito di centro-destra Nuova democrazia (al Parlamento europeo nel gruppo del Partito popolare europeo) hanno concordato, al momento della costituzione del governo Papademos, la convocazione di elezioni politiche anticipate.
Indicatori internazionali sul paese:
Libertà politiche e civili: “Stato libero” (Freedom House); “democrazia difettosa” (2011: 32 su 167; 2010: 28 su 167 Economist)
Libertà di stampa: 73  su 178
Libertà di Internet -
Libertà religiosa: assenza di eventi significativi (ACS); generale rispetto nella pratica (USA)
Libertà economica: Stato “moderatamente libero” (88 su 179)
Corruzione percepita: 2011: 80  su 183; 2010: 80 su 178
Variazione PIL 2009: -2,3  per cento; 2010: - 4,3 per cento (stima) 

aprile 2012
elezioni parlamentari
corea del sud
Flag of Korea, South
La Corea del Sud è una repubblica presidenziale. Secondo la costituzione del 1988 che ha fondato la sesta repubblica, il Presidente è eletto a suffragio universale per un singolo mandato di cinque anni con sistema maggioritario a turno unico. Il Parlamento è monocamerale, attualmente composto da 299 membri riuniti nell’Assemblea Nazionale (Gukhoe) e direttamente eletti per quattro anni con un sistema misto (265 con sistema maggioritario uninominale a turno unico; i rimanenti con sistema proporzionale a liste chiuse. Presidente della Repubblica è Lee Myung-bak, del partito conservatore Grand National Party.
Indicatori internazionali sul paese:
Libertà politiche e civili: Stato “libero” (Freedom House); “democrazia piena” (20 su 167 Economist)
Libertà di stampa: 42 su 178
Libertà di Internet: Filtraggio sostanziale in materia sociale, mentre un filtraggio pervasivo in materia di conflitti.
Libertà religiosa: assenza di eventi significativi (ACS); generale rispetto nella pratica (USA)
Libertà economica: Stato “moderatamente  libero” (35su 179)
Corruzione percepita: 2011: 43 su 183; 2010: 43 su 178
Variazione PIL 2009: + 0,3 per cento; 2010: + 6,1 per cento (stima)

La situazione politica in Tunisia (gennaio 2012)

A seguito delle dimissioni del presidente Ben Alì nel gennaio 2011, la Tunisia ha avviato un processo di transizione istituzionale, che ha vissuto un passaggio fondamentale nelle elezioni dell’Assemblea costituente, il 23 ottobre 2011. L’Assemblea è composta a 217 membri eletti in 33 circoscrizioni plurinominali (delle quali 6 estere) con sistema proporzionale con metodo del quoziente con i più alti resti e liste chiuse con presenza paritaria ed alternata di un candidato di sesso maschile e di un candidato di sesso femminile. In attesa dell’approvazione della Costituzione, l’Assemblea costituente ha approvato a metà dicembre una legge sull’organizzazione provvisoria dei poteri che prevede l’elezione a maggioranza assoluta da parte dell’Assemblea del Presidente della Repubblica (con un’eventuale seconda votazione limitata ai candidati che abbiano ottenuto almeno 15 voti). Il Presidente della Repubblica deve essere tunisino, musulmano, figlio di genitori tunisini e con un’età di almeno 35 anni. Il Presidente nomina il primo ministro, il cui governo deve ottenere la fiducia dell’Assemblea. E’ previsto che il Presidente della Repubblica fissi di concerto con il primo ministro la linea di politica estera, sia capo delle forze armate ma non possa nominare gli ufficiali superiori senza il concerto del primo ministro; potrà dichiarare la guerra con l’approvazione dei due terzi dell’Assemblea. (sugli equilibri politici interni della Tunisia cfr. infra paragrafo “La situazione politica interna”)
Precedentemente all’elezione dell’Assemblea costituente, il 9 febbraio il Parlamento tunisino ha approvato una legge che consente al presidente ad interim (in base alla Costituzione previgente il presidente della Camera bassa) di emanare, su proposta del governo provvisorio, decreti con forza di legge in materia quali i diritti dell’uomo come definiti dalle convenzioni internazionali; l’organizzazione dei partiti politici; la riforma del sistema elettorale; l’amnistia. Su queste materie il governo ha ricevuto i pareri dell’Alta autorità per il raggiungimento degli obiettivi della Rivoluzione, della riforma politica e della transizione democratica, costituita il 18 febbraio e composta di rappresentanti di partiti politici, organizzazioni e associazioni di carattere nazionale, esponenti della società civile. La costituzione dell’Alta autorità ha coinciso con la decisione del governo provvisorio di convocare un’Assemblea costituente, la cui legge elettorale è stata definita nell’ambito dei lavori dell’Autorità medesima. L’Alta autorità ha concluso i suoi lavori con le elezioni dell’Assemblea costituente. 
Nell’assetto previgente la Repubblica di Tunisia era, dal punto di vista della forma di governo, una repubblica presidenziale. Il Presidente della Repubblica era eletto direttamente dai cittadini con un mandato di cinque anni contestualmente all’elezione della Camera dei deputati. In base alla riforma costituzionale del 2002, era stato eliminato il limite di tre mandati consecutivi presidenziali introdotto nel 1988 (in precedenza, durante la presidenza di Bourghiba, era prevista la carica di “presidente a vita”); conseguentemente il presidente poteva essere rieletto senza limiti di mandato. Il Presidente della Repubblica era anche capo del governo e poteva sciogliere la Camera dei Deputati nel caso questa sfiduciasse il governo. Il Parlamento era bicamerale. La Camera dei deputati era composta da 214 membri, eletti con un mandato di cinque anni; 161 seggi erano assegnati con sistema maggioritario uninominale a turno unico e i rimanenti con sistema proporzionale, tra i candidati nei collegi uninominali non eletti che avevano ottenuto il maggior numero dei voti. La Camera dei consiglieri era composta da 126 membri, eletti con un mandato di sei anni; due terzi dei membri sono eletti con suffragio indiretto dalle assemblee locali, mentre un terzo è di nomina presidenziale.
Freedom House definisce la Tunisia (con riferimento all’anno 2010) “Stato non libero”, mentre il Democracy Index 2011 dell’Economist Intelligence Unit la classifica come “regime ibrido”; nell’Index 2010 la Tunisia era considerata “regime autoritario” (la Tunisia è passata da un posizionamento nella graduatoria dei 167 Stati considerati nell’Index di centoquarantacinquesimo ad un posizionamento di novantaduesimo, il miglior risultato conseguito dagli Stati interessati dalla “primavera araba”; risulta invece peggiorata, tra 2010 e 2011 la posizione nell’indice della corruzione percepita di Transparency International: da 59 su 178 a 73 su 183; migliorata infine, da 100 su 178 a 95 su 183, la posizione nell’indice della libertà economica dell’Heritage Foundation cfr. infra la tabella Gli indicatori internazionali del paese).
Al riguardo, con riferimento alle condizioni delle libertà politiche e civili durante il regime di Ben Alì, si ricorda che solo i partiti ufficialmente riconosciuti potevano partecipare alle elezioni e la disciplina in materia risultava estremamente restrittiva. Pur esistendo, a fianco di quelle statali, alcune emittenti private, i mezzi di comunicazione di massa risultavano sotto il controllo governativo. La stampa indipendente risultava particolarmente debole in quanto, tra le altre cose, la diffamazione veniva perseguita penalmente e i giornalisti erano perseguibili anche per reati attinenti il “disturbo dell’ordine pubblico”. La libertà di associazione e di riunione risultava ostacolata da una normativa restrittiva in materia di registrazione delle associazioni e di accesso ai finanziamenti (che, in particolare, rende molto difficile prescindere dai finanziamenti governativi).
A seguito dei rivolgimenti del gennaio 2011, che hanno condotto alla dimissioni del presidente Ben Alì, è stata consentita la registrazione e la legalizzazione di tutti i partiti politici, saliti rapidamente al numero di 81.
La situazione politica interna
Presidente della Repubblica eletto dall’Assemblea costituente il 12 dicembre è Moncef Marzouki, leader del movimento di opposizione laico a Ben Alì del Congresso della Repubblica. Primo ministro dal dicembre 2011 è Hamadi Jebali, segretario del partito islamista moderato Ennahda. Presidente dell’Assemblea costituente è Mustafa Ben Jafaar leader di un altro movimento di opposizione laico a Ben Alì, il Forum democratico per la libertà e il lavoro (Ettakol).
Le elezioni per l’Assemblea costituente hanno visto la conquista da parte del partito islamista Ennahda della maggioranza (relativa ma non assoluta) dei seggi (cfr. infra tabella con i risultati elettorali; per una descrizione dei diversi partiti partecipante alle elezioni cfr. invece box sotto).
Il governo Jebali è sostenuto, oltre che da Ennahda, dal Congresso della Repubblica e dal Forum democratico per la libertà e il lavoro. Esso è composto da quarantuno ministri ed undici segretari. Ad Ennahda sono andati anche i ministeri dell’interno, della giustizia e degli esteri, mentre l’economia è stata attribuita ad un indipendente Hussein Dimassi. Il governo ha ottenuto la fiducia dell’Assemblea costituente il 23 dicembre con 154 voti a favori, 38 contrari e 11 astenuti.
All’opposizione invece il partito democratico del progresso che ha annunciato, il 10 gennaio, la costituzione insieme ad altri movimenti di una coalizione progressista di centro-sinistra.
Il carattere che dovrà assumere l’assetto costituzionale tunisino sarà al centro dell’agenda politica del Paese per i prossimi mesi e, ovviamente, dei lavori dell’Assemblea Costituente. A tale proposito Ennahda ha più volte indicato come proprio modello l’AKP di Erdogan, nonché la propria volontà di conciliare ispirazione religiosa e laicità dello Stato. Anche il comportamento del partito nel corso della campagna elettorale è apparso orientato in senso moderato. Da segnalare, tuttavia, il rifiuto, nell’ambito dei lavori dell’Alta Autorità, della sottoscrizione del “patto repubblicano”, una sorta di dichiarazione di intenti firmata dai principali partiti tunisini e volta a delineare una società pluralista, libera ed egualitaria, nonché l’abbandono dei lavori dell’Alta Autorità per protesta contro le limitazioni al finanziamento estero contenute nello schema di decreto-legge sui partiti politici (suscettibile di pregiudicare i significativi finanziamenti che Ennahda riceverebbe da altri paesi arabi, come Arabia Saudita e Qatar).
Merita rilevare che un questionario sottoposto ai rappresentanti dei principali partiti tunisini da Human Rights Watch mostra una sostanziale convergenza di tutti i partiti sulla protezione delle libertà pubbliche, compresa la libertà di espressione e la libertà di stampa, mentre appaiono delle divergenze sui limiti da individuare per la libertà di espressione in casi che coinvolgano il diritto alla privacy, la protezione delle minoranze contro incitazioni all’odio e la diffamazione in materia religiosa. L’organizzazione internazionale segnala che Ennahda non ha risposto, nonostante numerosi inviti, al questionario. Al riguardo, Human Rights Watch segnala come il programma ufficiale del partito affermi il riconoscimento e la protezione dei diritti civili e politici cercando di radicarli nella storia e nei valori islamici e sostenga che il “pensiero islamico necessita di un rinnovamento al fine di renderlo pronto per le sfide della modernità e necessita di essere interpretato in conformità con le dichiarazioni internazionali sui diritti umani che sono, in generale, compatibili con i valori e gli obiettivi dell’Islam”. In tal senso, il programma sposa il modello dello “Stato civile” come opposto allo “Stato islamico”. Il programma riafferma i diritti delle donne all’eguaglianza, all’educazione, al lavoro, alla partecipazione nella vita pubblica, mentre non fa riferimento al diritto all’eguale eredità. In una intervista il leader del partito Jebali ha minimizzato i contrasti tra la Sharia e i principi internazionali in materia di diritti umani, affermando allo stesso tempo che “Ennahda non autorizzerà ciò che è espressamente ritenuto illecito da Dio e non proibirà ciò che è espressamente autorizzato da Dio. Altrimenti non saremmo un movimento islamista”.
Nell’approvazione della legge sull’organizzazione provvisoria dei poteri, che disciplinerà il funzionamento istituzionale fino all’approvazione della nuova Costituzione (cfr. supra), si è registrata una significativa differenziazione tra Ennahda, che ha insistito per un assetto dei poteri centrato sul primo ministro e i due alleati laici di governo che invece hanno insistito per un potenziamento della figura del Presidente della Repubblica, allo scopo probabilmente di evitare una concentrazione di poteri eccessiva nel primo ministro appartenente al partito islamista: ne è derivato, come già si è visto, un assetto provvisorio parzialmente ispirato al semipresidenzialismo francese. L’Assemblea costituente è ora impegnata nella discussione del suo regolamento interno, anche se è già stata avviata la discussione anche su alcuni articoli della nuova Costituzione, come quelli relativi alla trasparenza dell’operato del governo. 
La situazione economico-sociale del paese rimane complessa: le previsioni dell’Economist Intelligence Unit indicano una contrazione del PIL dello 0,7% nel 2011, a causa del calo del turismo e dell’instabilità politica e sociale, ma con prospettive di un ritorno ad una crescita, in caso di buon esito nella transizione alla democrazia e di conseguimento della stabilità politica, per il quadriennio 2012-2016 (con una crescita del 4,2% del PIL). I primi giorni del 2012 si sono caratterizzati per quattro episodi di persone che si sono date fuoco per protesta, mentre il presidente Marzouki è stato contestato nella città di Kasserine; un’ondata di scioperi sta interessando il settore dell’industria dei fosfati e dell’estrazione dei minerali. In questo contesto uno dei primi atti dell’Assemblea costituente è stato costituito dall’approvazione del bilancio previsionale per il nuovo anno: il bilancio prevede un significativo incremento delle spese per lo sviluppo sociale e per la creazione di nuovi posti di lavoro (la disoccupazione è stimata al 18 per cento), anche se la voce di spesa più significativa è quella per gli stipendi pubblici (il 37% delle spese totali). Il bilancio prevede una crescita del PIL nel 2012 del 4,5 per cento.
Per quel che riguarda le relazioni internazionali: il presidente Marzouki si è recato in Libia ed ha annunciato prossimi viaggi in Algeria e Marocco. Si sono recati in visita in Tunisia, invece, il leader di Hamas di Gaza Ismail Haniyeh ed una delegazione del Senato USA.

Risultati elettorali delle elezioni dell’Assemblea costituente:
Partiti
Percentuale di voto
Seggi
Ennahda
41,70
90
Congresso per la Repubblica
13,82
30
Forum democratico per il lavoro e la libertà
9,68
21
Petizione popolare
8,19
19
Partito democratico progressista
7,86
17