giovedì 19 gennaio 2012

Avviciniamo i cittadini alla politica

Voce Repubblicana 19 gennaio 2012
Intervista a Giuseppe Civati
di Lanfranco Palazzolo

Il Pd deve lavorare per avvicinare la politica ai cittadini. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il consigliere regionale lombardo del Pd Pippo Civati.
Consigliere Civati, in un intervento apparso in questi giorni su “l'Unità” lei ha chiesto le elezioni primarie per i candidati al Parlamento. Cosa pensa di quello che è accaduto dopo la bocciatura, da parte della Consulta, dei referendum elettorali?
“Le motivazioni della bocciatura non sono discutibili. Trovo inutile discutere delle motivazioni con la quale la Consulta ha bocciato i due referendum abrogativi della legge elettorale. A mio modesto avviso, questi referendum avrebbero potuto essere considerati anche ammissibili. L'importante è che la politica si attrezzi per dare una risposta a quei cittadini che volevano cambiare la legge elettorale. I cittadini italiani devono dare una risposta alla necessità di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. La necessità di oggi è quella di riavvicinare i cittadini agli elettori. Oggi pretendo che il Pd si attrezzi almeno per costruire dei meccanismi per selezionare i candidati. E' necessario fare delle primarie di partito per scegliere i propri candidati al Parlamento”.
Le elezioni primarie dovrebbero essere svolte nel Pd o nella coalizione?
“Se rimane l'attuale legge elettorale dovrebbero essere delle primarie di partito. Ma le primarie possono essere fatte per la coalizione nel caso di un ritorno alla legge elettorale maggioritaria. Ho l'impressione che il paese abbia bisogno di recuperare dignità attraverso il miglioramento del rapporto tra rappresentati e rappresentanti. Ho visto che io ed altri esponenti politici del Pd, come Salvatore Vassallo, siamo considerati nel Partito come dei cretini perché la necessità del momento deve essere quella di parlare di spread e non della legge elettorale”.
Cosa pensa del fatto che nel Pd non ci sia una precisa idea sulla legge elettorale da sostenere. Ritiene che questa sia una grave incertezza per un grande partito?
“Il Pd si trova di fronte ad un percorso molto preciso: uscire a testa alta dall'esperienza del Governo Monti e darsi una credibilità migliore. Altrimenti il Pd rischia di essere considerato un grande partito, ma con dei confini imprecisi. Questo è un passo di metodo molto importante”.
Nel Pd ci sono poche occasioni per discutere? E' un errore che in questi mesi non si sia mai riunita l'assemblea nazionale del Partito?
“Non direi che c'è una crisi di democrazia. Tuttavia non capisco perché in questi quattro mesi non è mai stata convocata la direzione del partito, in presenza di richieste come la mia e di Deborah Serracchiani affinché ci fosse un dibattito. Questa è un ovvietà, ma di questi tempi le ovvietà diventano tesi difficili da sostenere in una partito grande come il Pd”.