sabato 21 gennaio 2012

In quel sistema penitenziario non si vive

Intervista a Gian Antonio Girelli
Voce Repubblicana del 21 gennaio 2012
di Lanfranco Palazzolo

La situazione del sistema penitenziario in Lombardia è gravissima. Lo denuncia il consigliere regionale Gian Antonio Girelli del Partito democratico.
Consigliere Girelli, in questi giorni avete presentato in Consiglio regionale una mozione bipartisan sulla situazione delle carceri nella vostra regione. Cosa sta succedendo e in che situazione si trovano gli istituti di pena in Lombardia?
“La nostra iniziativa politica è nata soprattutto dal fatto che, insieme ad altri colleghi, abbiamo voluto assumerci le nostre responsabilità sull’emergenza delle carceri sul territorio lombardo. Abbiamo capito fin da subito che non potevamo limitarci a fare una visita di cortesia per limitarci a denunciare un fatto. Noi abbiamo lavorato su alcuni approfondimenti della questione. Nei mesi scorsi abbiamo organizzato un convegno e poi abbiamo avviato un’iniziativa bipartisan per sensibilizzare il consiglio regionale a fare qualcosa per cambiare le condizioni nelle carceri lombarde. All’iniziativa hanno aderito i colleghi del Pdl e dell’Udc. Martedì scorso si è riunito il Consiglio regionale e abbiamo discusso dell’emergenza delle carceri in Lombardia”.
Cosa avete chiesto nel dibattito?
“L’istituzione di una commissione speciale che si occupi dell’emergenza carceri in Lombardia. Nella precedente consiliatura era stata istituita addirittura una figura ad hoc come quella di un sottosegretario con una delega speciale in materia. Oggi, in Regione Lombardia, manca una figura istituzionale con la quale discutere di questo argomento. Non esiste un interlocutore diretto con il quale confrontarsi”.
Quali iniziative è necessario intraprendere?
“Quelle sulle infrastrutture. Ci sono delle situazioni di particolare gravità in alcuni istituti penitenziari della Lombardia. Penso, ad esempio, al carcere di San Vittore e a quello di Canton Mombello in provincia di Brescia, tanto per fare degli esempi. In quegli istituti il sovraffollamento è diventato ormai insostenibile. Inoltre, devono essere finanziati molte iniziative come quelle per il reinserimento dei detenuti nel mondo lavorativo. Uno dei doveri che deve essere affrontato è proprio quello del periodo successivo alla detenzione. Non da ultimo abbiamo pensato di affrontare la condizione degli agenti della polizia penitenziaria, che si trovano in una condizione difficile. Basta guardare in che condizioni si trovano i loro alloggi per comprenderlo”.
La Giunta Formigoni ha onorato l’accordo che avevate raggiunto nel 2011 per i diritti dei detenuti?
“Gli assessori della Giunta Formigoni si sono dimostrati molto attenti alla questione. Nel dibattito che si è svolto in Consiglio non si è trovata la solita formula ibrida che invita la regione a fare qualcosa, ma è stato preso un impegno vero e proprio. Questo è un progresso”.