venerdì 10 febbraio 2012

Le recenti tendenze della politica fiscale in Italia

 Nel corso del 2011 le condizioni del ciclo economico hanno evidenziato un progressivo deterioramento e una ripresa delle tensioni finanziarie sui mercati internazionali. In questo scenario, l’Italia ha proseguito nel percorso di risanamento dei conti pubblici, contemperando questa esigenza con interventi a favore della crescita economica e dell’equità.
Le recenti tendenze del tax design in Italia: lo spostamento del baricentro impositivo
A tal fine, nell’ultimo anno il legislatore italiano ha in primo luogo perseguito l’intento complessivo di spostare il baricentro dell’imposizione dal “lavoro” al consumo e al patrimonio.
In tal senso si muovono le disposizioni (recate dalla legge di stabilità per il 2012, legge n. 183 del 2011) che hanno prorogato al 2012 il regime fiscale –oltre che contributivo - agevolato degli emolumenti correlati ad incrementi di produttività, che sotto il profilo tributario consiste nell’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle relative addizionali avente aliquota del 10 per cento.
Il legislatore ha inoltre introdotto (con il decreto-legge n. 201 del 2011) norme che prevedono l’integrale deducibilità delle imposte dirette - IRES e IRPEF – dalla quota dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) dovuta dalle imprese in rapporto al costo del lavoro, ferma restando la deducibilità di parte (10 per cento) della medesima imposta dovuta in relazione agli interessi passivi e agli oneri assimilati. Inoltre, per favorire l’accesso al lavoro da parte di donne e giovani, è stata aumentata la misura della deduzione IRAP disposta in caso di assunzione di tali tipologie di lavoratori, con particolare attenzione alle regioni del Mezzogiorno.
Oltre al credito d’imposta in favore delle imprese che finanziano progetti di ricerca in Università o enti pubblici di ricerca nella misura del 90 per cento della spesa incrementale di investimento, è stato introdotto un credito d’imposta (con il D.L. 70 del 2011) per ogni lavoratore assunto nelle regioni del Mezzogiorno con contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato e ad incremento dell'organico. Tale credito opera a vantaggio del datore di lavoro che assuma, nelle predette aree, "lavoratori svantaggiati" o “molto svantaggiati”.
Rientrano nella prima categoria: i soggetti non aventi un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi; i soggetti privi di un diploma di scuola media superiore o professionale; i lavoratori che abbiano superato i 50 anni di età; i soggetti che vivano soli con una o più persone a carico; i lavoratori occupati in professioni o settori contraddistinti da un tasso di disparità uomo-donna che superi almeno del 25% la disparità media uomo-donna in tutti i settori economici dello Stato interessato, qualora il lavoratore interessato appartenga al genere sottorappresentato; i membri di una minoranza nazionale.
Per "lavoratore molto svantaggiato" si intendono i soggetti privi di lavoro da almeno 24 mesi.
Per ogni nuovo lavoratore assunto, la misura del credito d’imposta è pari al 50% dei costi salariali sostenuti nei dodici mesi successivi all’assunzione (nel caso di lavoratore "svantaggiato") o nei ventiquattro mesi successivi all’assunzione (nel caso di lavoratore "molto svantaggiato"). Nel caso di assunzioni di lavoratori con contratti a tempo parziale (sempre a tempo indeterminato), il credito d’imposta spetta in misura proporzionale alle ore prestate rispetto al contratto nazionale.
Sul versante delle imposte indirette, nell’ultimo anno è stato disposto un progressivo aumento delle aliquote IVA: l’aliquota ordinaria è passata dal 20 al 21 per cento da agosto 2011, mentre dal 1° ottobre 2012 le aliquote del 10 e del 21 per cento verranno incrementate di 2 punti percentuali (passando rispettivamente al 12 e al 23 per cento, per effetto delle norme introdotto dal citato D.L. 201 del 2011). A decorrere dal 1° gennaio 2014 le predette aliquote verranno ulteriormente incrementate di 0,5 punti percentuali, ove entro il 30 settembre 2012 non siano entrati in vigore provvedimenti legislativi in materia fiscale ed assistenziale aventi ad oggetto il riordino della spesa in materia sociale, nonché la eliminazione o riduzione dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale che si sovrappongono alle prestazioni assistenziali, tali da determinare specifici effetti positivi sui saldi di finanza pubblica.
Nel medesimo filone occorre ricordare altresì gli aumenti delle aliquote di accisa sia suiprodotti energetici (aventi lo scopo, tra l’altro, di far fronte alle spese sostenute a seguito di eventi calamitosi che hanno colpito l’Italia nel corso del 2011) che sui tabacchi lavorati.
Nel documento illustrativo della manovra di dicembre 2011, tra le misure che hanno introdotto elementi di tassazione reale, il Governo ricorda:
§ la tassazione degli immobili situati in Italia, sostanzialmente con la reintroduzione dell’imposta patrimoniale sulla prima casa, che era stata abolita nel 2008. A tale scopo, viene anticipata dal 2014 al 2012 l’operatività dell’Imposta Municipale (IMU) – disciplinata dalle disposizioni attuative della delega sul federalismo fiscale – estendendo tale forma di prelievo alla “prima casa” dei contribuenti, seppure con aliquota agevolata e contemperata da una detrazione;
§ l’imposta sugli immobili detenuti all’estero;
§ la modifica “a scaglioni” dell’imposta di bollo, introdotta con la manovra di agosto (D.l. 138/2011) sui soli conti bancari e che con la citata manovra di dicembre è stata estesa a fattispecie in precedenza escluse;
§ la tassazione delle attività finanziarie detenute all’estero;
§ la tassazione di alcune manifestazioni di ricchezza, quali i veicoli di grossa cilindrata (potenziando quanto già disposto con la manovra di agosto), gli aerei e le imbarcazioni da diporto di maggiori dimensioni.
Per quanto concerne le prospettive sulla tassazione immobiliare, il medesimo documento ricorda l’inadeguatezza rispetto ai valori di mercato delle attuali rendite catastali, su cui si basa in larga parte la tassazione immobiliare; tra le ragioni delle discrasie viene citata la circostanza che le rendite catastali sono state rivalutate nel 1990 con riferimento al biennio 1988-1989. Inoltre, si ricorda che l’inadeguatezza del sistema dipende dal fatto strutturale che il sistema a categorie e classi è fermo al periodo di “costruzione” del catasto urbano e, dunque, la denominazione e la classificazione delle unità immobiliari non è più adeguata ai tempi. Si precisa altresì che il classamento, ovvero l’operazione di classificare in una categoria ed in una classe di valore un bene immobile ordinario, è rimasto quello iniziale delineato dall’originario impianto normativo del catasto e gli unici aggiornamenti sono riconducibili a comunicazioni effettuate dai soggetti interessati, in occasione di attività di ristrutturazioni e variazioni edilizie.
Di conseguenza, per favorire una maggiore equità nella determinazione delle basi imponibili catastali e conseguire una perequazione effettiva tra i diversi territori urbani, il documento reputa necessario porre in essere una riforma del sistema estimativo del catasto edilizio urbano, imperniato sui seguenti elementi:
§ la costituzione di un sistema catastale che contempli assieme alla rendita (ovvero il reddito medio ordinariamente ritraibile al netto delle spese di manutenzione e gestione del bene), il valore patrimoniale del bene, al fine di assicurare una base imponibile adeguata da utilizzare per le diverse tipologie di tassazione;
§ la rideterminazione della classificazione dei beni immobiliari;
§ il superamento del sistema vigente per categorie e classi in relazione agli immobili ordinari, attraverso un sistema di funzioni statistiche che correlino il valore del bene o il reddito dello stesso alla localizzazione e alle caratteristiche edilizie;
§ il superamento, per abitazioni e uffici, del “vano” come unità di misura della consistenza a fini fiscali, sostituendolo con la “superficie” espressa in metri quadrati;
§ la riqualificazione dei metodi di stima diretta per gli immobili speciali.
Riscossione, tax compliance e lotta all’evasione fiscale
Nella suesposta ottica di rigore fiscale e di risanamento della finanza pubblica, il legislatore italiano ha perseguito inoltre lo scopo di migliorare la qualità e l’efficacia del prelievo fiscale, in particolare con norme volte a rendere più efficienti le procedure di accertamento e riscossione dei tributi.
Si è dunque mirato a molteplici obiettivi: non solo la semplificazione degli adempimenti del contribuente, ma soprattutto la lotta all'evasione e all’elusione fiscale. Contemporaneamente sono state introdotte norme premiali volte al miglioramento della tax compliance.
Sotto il profilo della lotta all’evasione, l'attenzione del legislatore si è anzitutto rivolta al fronte della tracciabilità dei pagamenti, con progressiva riduzione della soglia massima per l’utilizzo del contante e dei titoli al portatore, ridotta da ultimo a 1000 euro (articolo 12 del D. L. 201/2011).
Con finalità di emersione di base imponibile, è stato inasprito il trattamento sanzionatorio (articolo 2, comma 5 del D.L. 138/2011) nei confronti dei professionisti cui siano state contestate reiterate violazioni dell’obbligo di emettere il documento certificativo dei corrispettivi, prevedendo la sospensione dell’iscrizione all’albo o all’ordine di appartenenza. Nel medesimo filone si muovono le disposizioni (articolo 2, comma 36-vicies del medesimo D.L. 138) che assoggettano all’obbligo di emissione di ricevuta o scontrino fiscale anche le prestazioni rese, sul litorale demaniale, da parte dei titolari dei relativi provvedimenti amministrativi di concessione.
Scopi antielusivi hanno le norme che colpiscono (articolo 2, commi da 36-terdecies a 36-duodevicies del medesimo D.L. 138/2011) l’uso di beni intestati fittiziamente a società: viene considerata “reddito diverso” ai fini IRPEF la differenza tra il valore di mercato e il corrispettivo annuo per la concessione in godimento di beni dell’impresa a soci o familiari dell’imprenditore. Inoltre è prevista l’indeducibilità dei costi relativi ai beni concessi ai soci o ai familiari per un corrispettivo annuo inferiore al valore di mercato. Completano il quadro le disposizioni (articolo 2, comma 36-vicies semel) che novellano, inasprendola, la disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e IVA, con l’intento generale di eliminare disposizioni di favore o abbassare la soglia di imposta evasa a partire dalla quale scatta l'applicazione delle sanzioni penali. Ulteriori disposizioni riguardano i termini di prescrizione dei suddetti reati e i presupposti per l’accesso al beneficio della sospensione condizionale della pena.
Nel corso del 2011 sono state apportate numerose modifiche anche alla disciplina in materia di poteri di controllo e indagine da parte degli organi dell'Amministrazione finanziaria: in primo luogo sono stati rafforzati i poteri del fisco in sede di indagini finanziarie, in particolare consentendo (articolo 23 del D.L. 98 del 2011) agli uffici di acquisire informazioni anche da società ed enti di assicurazione per quanto riguarda le attività di natura finanziaria; sono state introdotte inoltre norme volte a razionalizzare l’attività di indagine, mediante accesso, sull’industria finanziaria. Sempre nell'ottica di rafforzare i poteri del fisco:
§ è stata introdotta (dal citato D.L. 201 del 2011) la fattispecie penale di esibizione o trasmissione di atti o documenti falsi, ovvero di fornitura di dati e notizie non rispondenti al vero in tutto o in parte, in occasione di richieste formulate dall’Amministrazione finanziaria nell’esercizio dei poteri di accertamento delle imposte dirette e dell’IVA;
§ è stato imposto agli operatori finanziari, dal 1° gennaio 2012, di comunicare periodicamente all’anagrafe tributaria anche tutte le movimentazioni relative ai rapporti finanziari intrattenuti con i contribuenti.
Sotto il profilo della tax compliance, il contribuente è stato progressivamente incentivato a scegliere la rateizzazione dei debiti tributari, con una serie di misure volte a eliminare, per quanto possibile, gli adempimenti a carico del soggetto passivo di imposta (quale, ad esempio, il gravoso obbligo di prestare idonea garanzia per accedere al beneficio della dilazione).
Per favorire la tax compliance dei soggetti a maggior rischio di evasione, inoltre, il citato D.L. 201 del 2011 ha introdotto norme volte, complessivamente, a promuovere la trasparenza e l'emersione di base imponibile: sono riconosciuti benefici fiscali nei confronti di artisti, professionisti, persone fisiche e società di persone esercenti attività imprenditoriali, a condizione che essi adempiano a una serie di obblighi di trasparenza.
Interventi fiscali a sostegno della crescita
Con la rimodulazione del prelievo fiscale il legislatore italiano ha inteso perseguire i suesposti obiettivi di sostegno alla crescita economica. Ciò si è in particolare tradotto in interventi agevolativi nel settore della attività produttive, ove si è tenuto conto del tessuto imprenditoriale italiano, costituito in prevalenza di piccole e medie imprese che hanno subito le gravi ripercussioni della crisi finanziaria internazionale soprattutto per quanto concerne la difficoltà di accesso al credito e, conseguentemente, di finanziamento dei propri investimenti.
In considerazione del peculiare assetto del sistema delle imprese italiane, il legislatore ha introdotto un’articolata disciplina di incentivi – anche fiscali – in favore delle realtà aziendali che prendono parte alle “reti di imprese”. Le reti di imprese consistono in una forma di coordinamento di natura contrattuale tra imprese - soprattutto di piccola e media dimensione - che vogliono aumentare la forza sul mercato senza doversi fondere o unire sotto il controllo di un unico soggetto. In favore di tali forme contrattuali è stato disposto (con il D.L. 78/2010) il riconoscimento di vantaggi fiscali, amministrativi e finanziari. In attuazione di tali norme, con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze (del 25 febbraio 2011) sono stati individuati i requisiti degli organismi espressione dell'associazionismo imprenditoriale che asseverano il programma comune di rete.
In particolare, le imprese che sottoscrivono o aderiscono a un contratto di rete godono di un regime agevolato di sospensione di imposta della quota di utili d’esercizio accantonati ad apposita riserva e destinati al fondo patrimoniale per la realizzazione degli investimenti previsti dal programma di rete, che abbia ottenuto la preventiva asseverazione da parte degli organismi abilitati. Il regime di sospensione d’imposta cessa nell’esercizio in cui la riserva è utilizzata per scopi diversi dalla copertura di perdite, salvo il verificarsi di eventi interruttivi della sospensione.
La legge 180/2011 pone, tra i principi generali che concorrono a definire lo statuto giuridico delle imprese, la promozione dell'aggregazione tra imprese anche attraverso il sostegno ai distretti e alle reti di imprese.
Al fine di favorire l'accesso al c.d. venture capital e sostenere l’avvio e la crescita di nuove imprese, il legislatore (con il D.L. n. 98 del 2011 come modificato, da ultimo, dall’articolo 90 del D.L. n. 1 del 2012) ha introdotto specifici incentivi a vantaggio dei sottoscrittori di "Fondi di Venture Capital" specializzati nelle fasi di avvio delle nuove imprese, esentandone da imposizione i proventi derivanti dalla partecipazione.
Si tratta di fondi comuni di investimento che investono prevalentemente in strumenti finanziari quotati (azioni, obbligazioni, ecc.), che investono almeno il 75% dei capitali raccolti in società non quotate nella fase di sperimentazione (seed financing); costituzione (start-up financing); avvio dell’attività (early-stage financing); sviluppo del prodotto (expansion financing). Le società destinatarie dei FVC devono possedere le seguenti caratteristiche: non essere quotate; avere sede operativa in Italia; le relative quote ed azioni devono essere direttamente detenute, in via prevalente, da persone fisiche; essere soggette all’imposta sul reddito delle società (o imposta analoga prevista dalla legislazione locale) senza possibilità di esenzione né totale né parziale; esercire attività di impresa da non più di 36 mesi; avere un fatturato non superiore ai 50 milioni di euro (in base all’ultimo bilancio approvato prima dell’investimento del FVC).
Le quote di investimento oggetto delle suddette misure devono essere inferiori a 2,5 milioni di euro per piccola e media impresa destinataria, su un periodo di dodici mesi.
E’ stato poi introdotto un trattamento tributario di favore per le perdite registrate dalle imprese di recente costituzione. In particolare, il D.L. 98/2011 (articolo 23, comma 9 del citato D. L. 98/2011) ha modificato il regime delle perdite a fini IRES, eliminando il limite temporale di riportabilità delle perdite pregresse (che, in precedenza, dovevano essere dedotte entro il quinto periodo d’imposta successivo) e introducendo, dall’altro lato, un limite quantitativo che consiste nella deducibilità delle perdite nel limite dell'ottanta per cento del reddito per ciascun anno.
Tale regola non vale per le perdite dei primi tre esercizi d’impresa – ovvero il periodo di start-up, nel quale è presumibile che l’impresa registri sostanzialmente perdite – che rimangono interamente compensabili senza limiti di tempo.
Allo scopo di favorire la costituzione di nuove imprese soprattutto da parte di giovani o di coloro che perdono il posto di lavoro, a decorrere dal 1° gennaio 2012 è stato modificato (articolo 27 del D. L. 98/2011) il regime fiscale semplificato dei cd. “contribuenti minimi” che si applica, per il periodo d'imposta in cui l'attività è iniziata e per i quattro successivi, esclusivamente alle persone fisiche che intraprendono un’attività d’impresa, arte o professione o che l’abbiano intrapresa dopo il 31 dicembre 2007.
Pertanto, il beneficio del c.d. “forfettone” (una tassazione forfettaria del 20 per cento per i titolari di partite Iva e i lavoratori autonomi che a fine anno incassano meno di 30 mila euro) è riservato a coloro i quali hanno iniziato l'attività negli ultimi tre anni e mezzo o vorranno iniziarla adesso.
Nello stesso tempo per questi ultimi il beneficio è aumentato: a decorrere dal 1° gennaio 2012, l’imposta sostitutiva dell'imposta sui redditi e delle addizionali regionali e comunali viene ridotta al 5 per cento (in luogo del precedente 20 per cento).
Il suddetto regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile si applica anche oltre il quarto periodo d’imposta successivo a quello di inizio dell’attività, ma non oltre il periodo d’imposta di compimento del trentacinquesimo anno d’età. In sostanza il regime fiscale agevolato si estende fino ai trentacinque anni, anche oltre il limite temporale dei cinque anni, per chi abbia iniziato l’attività imprenditoriale in giovane età.
Rimane fermo, peraltro, che chi intraprende un’attività o l’abbia intrapresa dopo il 31 dicembre 2007, avendo più di trentacinque anni di età, potrà godere del beneficio in esame entro il limite dei cinque anni.
La legge di stabilità per il 2012 (legge n. 183/2011) ha introdotto la possibilità di prevedere agevolazioni fiscali in favore dei soggetti concessionari, al fine di realizzare nuove infrastrutture stradali, autostradali, ferroviarie e portuali con il sistema del project financing. Si tratta sostanzialmente di misure finanziarie alternative al contributo pubblico in conto capitale.
Al fine di favorire il finanziamento delle imprese mediante capitale proprio, è stato introdotto (articolo 1 del D.L. 201 del 2011) un Aiuto alla crescita economica – ACE, nella forma di possibilità di dedurre dal reddito imponibile la componente derivante all’impresa dal rendimento nozionale di nuovo capitale proprio.
Tali disposizioni sono state introdotte in considerazione della esigenza di rilanciare lo sviluppo economico del Paese e fornire un aiuto alla crescita, mediante una riduzione della imposizione sui redditi derivanti dal finanziamento con capitale di rischio. Ciò è finalizzato anche a ridurre lo squilibrio del trattamento fiscale tra imprese che si finanziano con debito ed imprese che si finanziano con capitale proprio, e rafforzare, quindi, la struttura patrimoniale delle imprese e del sistema produttivo italiano.
Nel filone degli interventi per la crescita si colloca anche la disciplina che riconosce come crediti d’imposta le attività per imposte anticipate iscritte in bilancio (Deferred Tax Asset), relativa al sistema bancario; essa è stata introdotta dal decreto legge n. 225 del 2010 e, con la manovra di dicembre è stata estesa anche alle perdite riportate.
In particolare, la quota delle attività per imposte anticipate iscritte in bilancio relative alle perdite di un periodo d'imposta (art. 84 del TUIR) e derivante dalla deduzione dei componenti negativi di reddito si trasforma per intero in crediti d’imposta.
Al fine di incentivare il settore edilizio, il decreto-legge 201 del 2011 ha previsto l’introduzione a regime della detrazione dall’IRPEF di quota parte delle spese sostenute per gli interventi di ristrutturazione edilizia (la cui efficacia in precedenza veniva prorogata anno dopo anno). Il medesimo provvedimento ha prorogato al 31 dicembre 2012 le agevolazioni fiscali in materia di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio.
Focus: il nuovo assetto della tassazione dei redditi di natura finanziaria in Italia
Il D.L. 13 agosto 2011, n. 138 (articolo 2, commi da 6 a 34) ha operato una complessiva riforma della tassazione dei redditi finanziari, che sarà operativa a partire dal 1° gennaio 2012.
Per effetto delle modifiche operate, in particolare, dai commi 6-12 dell'articolo 2, le precedenti aliquote del 12,50 per cento e del 27 per cento, previste sui redditi di capitale e sui redditi diversi, sono unificate ad un livello intermedio fissato al 20 per cento.
Si ricorda peraltro che il riordino della tassazione dei redditi di natura finanziaria è previsto nel disegno di legge di iniziativa governativa recante Delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale, in discussione alla Camera dei deputati (A.C. 4566).
Restano esclusi dall’ambito di applicazione della riforma, tra gli altri, i titoli di Stato ed equiparati, i titoli emessi da altri Stati (cd. white list, vale a dire i paesi che consentono un adeguato scambio di informazioni), i titoli di risparmio per l’economia meridionale, i piani di risparmio a lungo termine e le forme di previdenza complementare.
Le predette norme hanno altresì definito le modalità con cui nel risparmio gestito (polizze assicurative, gestioni patrimoniali, fondi comuni mobiliari e fondi pensione) dovrà essere effettuata la tassazione dei titoli soggetti alla minore aliquota del 12,5%, al fine di non vanificare il trattamento di favore loro riservato; inoltre, le norme hanno accordato agli investitori la possibilità di affrancare le plusvalenze maturate al 31 dicembre 2011, allo scopo di evitare la tassazione con la maggiore aliquota del 20%.
L’applicazione dell’aliquota del 20% riguarda i dividendi e i proventi assimilati, provenienti da partecipazioni non qualificate possedute al di fuori dell’attività d’impresa e non relative a società residenti in Paesi o territori a fiscalità privilegiata (se le partecipazioni non sono negoziate in un mercato regolamentato). Resta invariato il regime previsto i regime dei dividendi provenienti da partecipazioni qualificate. Continua, inoltre, ad applicarsi la disciplina vigente per le partecipazioni, qualificate e non, possedute dalle persone fisiche e dalle società personali nell’ambito dell’attività d’impresa.
Occorre ricordare altresì che il decreto-legge “Milleproroghe” 2011 (articolo 2, commi da 62 a 84 del D. L. n. 225 del 2010)ha riformato il regime di tassazione dei fondi comuni di investimento, al fine di equiparare il regime fiscale attualmente esistente per gli organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) residenti in Italia a quello previsto per gli OICR residenti in altro Stato membro dell’Unione europea, prevedendo sostanzialmente il passaggio dalla tassazione del cosiddetto “maturato”in capo ai fondi alla tassazione delcosiddetto “realizzato” in capo ai partecipanti al fondo che abbiano sottoscritto le relative quote, di modo che il reddito prodotto dal fondo venga tassato soltanto al momento dell’effettiva percezione da parte del sottoscrittore, ovvero al disinvestimento.
Il regime precedente alla riforma risultava infatti informato al criterio della maturazione, in base al quale la società di gestione prelevava annualmente, a titolo di imposta definitiva, un ammontare pari al 12,5 per cento sul risultato annuo conseguito dal fondo. Qualora, invece, il risultato della gestione dell’investimento fosse negativo, veniva considerato un equivalente risparmio di imposta che si poteva portare in compensazione o accantonare per effettuare una futura compensazione.
Nel corso delle audizioni svoltesi al Senato in occasione dell’indagine conoscitiva sulla riforma fiscale la Banca d’Italia ha osservato che la riforma operata dal D.L. 138/2011 ha mantenuto, per le gestioni individuali di portafogli, la tassazione al criterio del “maturato”, a differenza di quanto previsto per le gestioni collettive - per le quali, come appena ricordato supra, il prelievo è stato spostato all’effettiva percezione del provento. Di conseguenza, l’Autorità ha rilevato come queste ultime godano di un trattamento più vantaggioso rispetto all’investimento diretto, consistente nel vantaggio finanziario che deriva dallo spostamento del prelievo al momento del riscatto / cessione delle quote, sia per quanto riguarda le plusvalenze, sia per eventuali dividendi o interessi. Inoltre, è stato rilevato che la riforma del D. L. 138/2011, ancorché abbia uniformato le aliquote, non ha tuttavia corretto la distorsione derivante dalla suddivisione dei redditi finanziari in “redditi di capitale” e “redditi diversi di natura finanziaria”, distinzione che – a parere dell’Autorità – non coglie la complessità e l’articolazione degli strumenti finanziari.

Investite quei soldi nel sociale


Intervista a Lucio D'Ubaldo
Voce Repubblicana, 9 febbraio 2012
di Lanfranco Palazzolo

I soldi pubblici di un partito che chiude dovrebbero tornare allo Stato o servire per scopi sociali. Lo ha detto alla “Voce” il senatore del Pd Lucio D’Ubaldo.
Senatore D’Ubaldo, lei è rimasto sorpreso della vicenda che ha riguardato la “sparizione” del tesoretto della Margherita? Aveva partecipato all’assemblea per votare il bilancio della Margherita.
Sono rimasto molto sorpreso ed amareggiato da questa vicenda. Conosco il senatore Luigi Lusi. Tutto il gruppo parlamentare del Partito democratico era abituato ad apprezzare la sua intelligenza, la sua acutezza nell’esercizio delle funzioni parlamentari. Questa vicenda lascia davvero perplessi sia per la dinamica che per gli effetti sconvolgenti che provoca sul quadro politico e sulla credibilità della classe dirigente del nostro paese. E’ un colpo durissimo. Non ero stato convocato nell’assemblea della Margherita del 20 giugno 2011. Io non facevo parte dell’organismo provvisorio che avrebbe dovuto partecipare a quella riunione”.
Era rimasto sorpreso del fatto che quel tesoretto della Margherita non fosse mai stato investito?
Io penso che si possa rimanere a disagio per le notizie che abbiamo appreso in questi giorni. Il Parlamento dovrebbe trovare lo scatto per aprire una pagina e scrivere un nuovo episodio in questa storia. Bisognerebbe guardare alla chiusura storica dei partiti della Prima Repubblica e quelli chiusi negli ultimi anni. In questi passaggi ci sono molte cose non chiarite. Ci sono state molte vicende non approfondite sui giornali. Bisognerebbe fare una commissione d’indagine per vedere quello che è successo in questi anni e anche per dettare una regola generale grazie alla quale le risorse pubbliche (e non quelle private e degli iscritti) di un partito che viene chiuso, come è accaduto con Forza Italia, Alleanza nazionale e il Partito popolare italiano, dovrebbero entrare automaticamente nella disponibilità dell’erario o finire ad iniziative sociali”.
Molti sostengono che Lusi non può aver fatto quello che avrebbe fatto senza una complicità.
Il tesoriere di un partito è sempre una figura che agisce con il massimo di autonomia. Viene spontaneo chiedersi perché Rutelli e il gruppo dirigente non abbiano esercitato un controllo, che certo non era esprimibile nei termini in cui viene sollecitato. Lusi aveva una sua autonomia. Non penso che questa responsabilità sia estesa alla dirigenza politica”.
Il senatore Enzo Bianco aveva annunciato una riunione in autunno per stabilire come utilizzare i fondi della Margherita. Perché non si tenne?
Si temeva di provocare altre polemiche nel Pd. Gli ex diessini non avevano gradito che vi fosse stato un incontro degli ex esponenti della Margherita. Molti pensarono ad una trama più che al finanziamento della Margherita”.

Quel senatore è stato messo da parte troppo in fretta


Intervista a Mario Adinolfi
Voce Repubblicana, 10 febbraio 2012
di Lanfranco Palazzolo

Il metodo con il quale Luigi Lusi è stato tolto di mezzo non mi piace. Lo ha detto alla “Voce” il direttore di “The Week” Mario Adinolfi, ex esponente del Pd e candidato alle primarie del 2007.
Mario Adinolfi, cosa pensa della vicenda relativa al tesoretto della Margherita?
Non mi è piaciuto il metodo con il quale si prova a raccontare all’opinione pubblica che il senatore Luigi Lusi era una mela marcia, lo si espelle credendo di risolvere tutto. Credo che nel Pd, come nella politica, esista una questione molto serie sul rapporto con l’utilizzazione dei soldi. Il finanziamento pubblico ai partiti politici, mascherato da rimborso elettorale, a mio avviso è criminogeno. Ho portato questo elemento all’attenzione del segretario del Partito democratico Pierluigi Bersano, attraverso un’intervista. Ho rivolto al leader del Pd cinque domande precise che riguardano anche la sua vicenda relativa come candidato alla segreteria del Pd. Mi piacerebbe avere delle risposte da lui. Sono domande che ripeterò ossessivamente come ha fatto ‘Repubblica’ nei confronti di Silvio Berlusconi. Sono domande per far capire qual è il rapporto tra la politica e i quattrini”.
Perché il Pd ha eliminato troppo presto Luigi Lusi dalla circolazione? Nei confronti di Filippo Penati il Pd è stato molto più incerto.
Luigi Lusi è stato espulso dal Partito democratico, mentre Filippo Penati è stato sospeso. La commissione di garanzia del Partito democratico non ha voluto nemmeno ascoltare Luigi Lusi. Questo onore invece è stato concesso a Filippo Penati. Con Lusi tutto è stato fatto in grande fretta. Ed è una fretta che non mi piace, che lascia dei sospetti. Secondo me, Lusi aveva molte cose da dire di fronte alla Commissione di garanzia, dove sa perfettamente che può guardare negli occhi tante persone che non sono inesperte dei meccanismi della politica”.
Lei aveva sollevato delle perplessità su come erano stati gestiti i fondi della Margherita?
Dopo nel 2007, alla vigilia delle elezioni primarie del Pd, ho denunciato queste situazioni. Io ero candidato della mia lista ‘Generazione U’ in Abruzzo, dove era candidato anche Luigi Lusi. Le spese che aveva sostenuto Luigi Lusi in quella circostanza erano oggettivamente spropositate. Ricordo che alle primarie del Pd c’è un tetto alle spese. Quei limiti erano stati superati da Lusi. Lo stesso scenario si è verificato alle primarie del 2009, quando il candidato alla segreteria del Pd era Bersani e il capo della sua segreteria era Filippo Penati. Luigi Lusi e Filippo Penati non sono certo caduti dal pero”.
Qual è la sua posizione rispetto al Pd?
Non sono più iscritto al Pd. Non ho rinnovato la tessera. Le mie sono le domande di un cittadino interessato a capire quanto siano importanti i soldi in politica”.