giovedì 16 febbraio 2012

Una nuova governance per la Rai


Intervista a Vincenzo Vita
Voce Repubblicana del 16 febbraio 2012
di Lanfranco Palazzolo

In vista della scadenza del mandato del Cda della Rai il governo deve ripensare alla governance di questa azienda. Lo ha detto alla “Voce” il senatore del Partito democratico Vincenzo Vita, membro della Commissione di Vigilanza Rai.
Senatore Vincenzo Vita, quale tempo fa il Presidente del Consiglio Mario Monti, ospite di una trasmissione televisiva di Fabio Fazio, aveva dichiarato di non aver pensato al riassetto della Rai. Come ha trovato l’iniziativa del capo del governo di incontrare il Presidente della Rai Garimberti. Cosa dovrebbe fare il governo? E’ rimasto sorpreso?
Intanto non vedo nessuno scandalo in questo incontro. Se vuole risanare l’Italia, il Presidente del Consiglio deve occuparsi anche della Rai e prendere in mano i processi di cambiamento di governance della Rai. Questa è un’azienda alla deriva, senza una prospettiva industriale e senza uno spessore culturale adeguato al suo nome. La Rai è ancora largamente berlusconizzata, malgrado ci sia un nuovo governo in carica. Non credo che il governo vada oltre una moral suasion nei confronti della Rai. Dubito che il Presidente del Consiglio voglia imbarcarsi in una sorta di commissariamento dell’azienda o pensi ad una privatizzazione della Rai”.
Allora di cosa è preoccupato Monti?
Penso che in vista del rinnovo del Consiglio di amministrazione della Rai voglia rendersi conto qual è lo stato dell’azienda radiotelevisiva di Stato. Non vedo nessun dramma. Quindi non capisco affatto la reazione scomposta della destra che, in passato, ha fatto una legge discutibile come la Gasparri. Questa legge aveva ridato, a piene mani, il potere dei partiti e del governo nella formazione del Consiglio di amministrazione della Rai. Non capisco perché ci sia stata una reazione scomposta da parte del centrodestra”.
Non trova che Cicchitto abbia fatto bene a ricordare che della Rai se ne deve occupare il Parlamento, che è il suo editore?
Fabrizio Cicchitto riprende di sfuggita un’antica consuetudine della Corte Costituzionale degli anni ’70. L’allora Partito comunista italiano, una parte del Psi, il Pri e una parte della Dc ritenevano che la Rai dovesse avere come punto di riferimento il Parlamento. Effettivamente c’è bisogno di tenere lontani i partiti dalla Rai. Ecco perché il Pd ha proposto da tempo di rinnovare le modalità di elezione di governance della Rai attraverso la nomina di un amministratore delegato”.
Pensa che il Presidente del Consiglio, dopo aver detto no alle olimpiadi di Roma, abbia in mente di fare dei tagli alla Rai nel piano di stabilizzazione dell’economia italiana?
Non capisco dove possano essere effettuati dei tagli. Questa azienda ne ha subiti molti. Il bilancio è in pareggio, ma la Rai ha un profondo indebitamento. Non credo che ci siano i margini per dei tagli”.