martedì 3 aprile 2012

Col maggioritario niente debito pubblico


Intervista a Mario Baldassarri
Voce Repubblicana, 3 aprile 2012
di Lanfranco Palazzolo

I sistemi politici che hanno mantenuto il sistema elettorale maggioritario non hanno accumulato un enorme debito pubblico come è accaduto in Italia. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore di Futuro e libertà Mario Baldassarri parlando della riforma del sistema elettorale.
Senatore Baldassarri, le forze politiche di maggioranza stanno tentando di raggiungere un accordo sulla legge elettorale manifestando l'intenzione di abbandonare per sempre il sistema maggioritario e per ridare potere ai partiti politici. Cosa pensa di questo confronto?
“Sono sempre stato un sostenitore di una legge elettorale che sia caratterizzata dal collegio uninominale e non dalle liste di partito con preferenza. La crisi della Prima Repubblica ha portato questo cambiamento a favore del collegio uninominale. Con questo cambiamento si è cercato di dare stabilità ai governi e continuità programmatica all'azione politica dell'esecutivo. Questo sistema ha permesso al cittadino che vota di scegliere chi lo rappresenta e quale governo andrà al potere. La legge elettorale migliore è quella che fornisce queste indicazioni. Non sono sostenitore di una legge elettorale che non permette di conoscere chi sarà il vincitore delle elezioni”.
Pensa che una legge elettorale maggioritaria possa avere degli effetti anche sull'impostazione di politica economica e finanziaria?
“Gli economisti hanno studiato gli effetti delle leggi elettorali sul sistema economico di un paese. Tutte le democrazie che hanno applicato il sistema maggioritario hanno accumulato meno deficit e meno debito pubblico. Questi paesi hanno una qualificazione della spesa pubblica migliore: più investimenti e meno spesa pubblica. Ricordo che, molto spesso, la spesa pubblica nasconde sprechi e malversazioni. Invece, i paesi con un sistema elettorale proporzionale hanno più spesa pubblica, più deficit, più debito,     meno investimenti e più sperperi della spesa. Con il maggioritario il cittadino controlla di più il proprio eletto e si sente vincolato di più rispetto ai propri elettori”.
Pensa che anche la Seconda Repubblica abbia portato con se dei limiti al momento della sua nascita?
“Per molto tempo abbiamo detto che la Prima Repubblica era la Repubblica della partitocrazia e che la Seconda Repubblica ha perpetuato la partitocrazia. In realtà questo non è vero anche perché nella Prima Repubblica c'era, all'interno dei partiti, un processo di maturazione delle idee. Si tenevano i congressi e si discuteva all'interno dei partiti. Nella Seconda Repubblica sono spariti i partiti tradizionali. Il sistema politico italiano si è trasformato da partitocratico in leaderocratico. Il leader di partito si sente autorizzato a fare incontri e prendere decisioni senza rendere conto alla propria base elettorale”.

La Golden Share in Francia

In Francia, il meccanismo di protezione diinteressi nazionali nelle attività di ex- imprese pubbliche privatizzate è garantito dall’istituto dell’action spécifique (azione specifica), creato con la Loi n. 86-912 du 6 août 1986 relative aux modalités des privatisations, sul modello della golden share di stampo britannico.
Poco prima della sua istituzione, il legislatore aveva approvato la Loi n. 86-793 du 2 juillet 1986 autorisant le Gouvernement à prendre diverses mesures d'ordre économique et social, che stabilisce la disciplina generale in merito alle imprese pubbliche privatizzabili e le possibilità di attuazione del processo di privatizzazione. Nell’articolo allegato (article annexe) alla legge sono inoltre elencate le imprese (65 imprese operanti principalmente nel settore bancario e finanziario) per le quali è stato previsto un trasferimento di proprietà delle partecipazioni detenute dallo Stato a soggetti privati.
La legge n.86-912, modificata da ultimo con la Loi n. 2006-1770 du 30 décembre 2006, contiene la disciplina sulle modalità di applicazione delle privatizzazioni.
In particolare, l’art. 2 dispone l’istituzione di un’autorità amministrativa indipendente, la Commission des paticipations et des transferts, che ha tra i suoi compiti quello di fissare le regole per la valutazione delle imprese privatizzabili.
L’art. 10 della legge stabilisce che è compito del Governo, mediante decreto, decidere se, con riguardo alle imprese da privatizzare, è opportuno, ai fini della protezione degli interessi nazionali, che un’azione ordinaria dello Stato sia trasformata in un’action spécifique . Nel momento in cui viene disposta un’azione specifica, possono essere poste alcune speciali prerogative in capo al Governo: la possibilità che il Ministro dell’economia esprima un consenso preventivo sul superamento da parte di un azionista, o di più azionisti che agiscano di concerto, di specifici tetti di possesso azionario; la nomina, in seno al Consiglio di amministrazione di un’impresa, di uno o due rappresentanti dello Stato, senza però capacità di voto deliberativo; la possibilità di opporsi a cessioni di attivi da parte della società, che possono recare pregiudizio agli interessi nazionali. Per determinate società, inoltre, l’acquisto da parte di persone fisiche o giuridiche straniere di alcune percentuali di capitale sociale deve essere approvato dal Ministro dell’economia.
Qualora i detentori di partecipazioni azionarie abbiano compiuto acquisti irregolari, non possono più esercitare il diritto di voto corrispondente a tali titoli e devono cedere gli stessi entro tre mesi. Il Ministro dell’economia informa il presidente del consiglio di amministrazione della società di tali infrazioni. Trascorsi i tre mesi dall’inizio del processo di cessione dei titoli, se questo non è avvenuto, si procede alla loro vendita forzata, nelle modalità stabilite dal Décret n. 86-1141 du 25 octobre 1986.
Il decreto di istituzione di un’action spécifique, disposto con riferimento a ciascuna delle imprese menzionate all’art. 2 della Loi n.93-923 du 19 juillet 1993 de privatisation, deve essere emanato prima dell’intervento della Commission des paticipations et des transferts.
L’azione specifica può essere in ogni momento trasformata nuovamente in azione ordinaria, mediante decreto, salvo nei casi in cui sia in gioco l’indipendenza nazionale.
Tra i decreti emanati per l’istituzione di azioni specifiche in imprese privatizzate, si segnala in particolare il Décret n.93-1298 du 13 décembre 1993, poi abrogato nel 2002, con cui è stata disposta una golden share dello Stato nella Société nationale Elf Aquitaine (impresa petrolifera). Il decreto stabiliva, in particolare, che il Ministro dell’economia avesse il potere di approvare in via preventiva ogni superamento di limiti massimi di detenzione diretta o indiretta di titoli azionari della società, nonché opporsi contro decisioni di cessione o di attribuzione a titolo di garanzia di elementi patrimoniali.
Nel 1999, la Commissione europea, dopo aver inviato al Governo francese una lettera di diffida con cui dichiarava alcune disposizioni contenute nel provvedimento non compatibili con il diritto comunitario, e a seguito della presentazione da parte della Francia di proposte di modifica al decreto in questione giudicate non sufficienti, ha presentato ricorso alla Corte di giustizia delle Comunità europee. Nel ricorso è stato impugnato l’art. 2, nn.1 e 3, del Décret n.93-1298 per la violazione degli attuali artt. 43, 48 e 56 del Trattato CE. In particolare, gli artt. 43 e 56 pongono, rispettivamente, il principio della libertà di stabilimento dei cittadini di uno Stato membro nel territorio di un altro Stato membro e quello della libera circolazione dei capitali tra Stati membri. La Francia ha contestato l’accusa rivoltale, rilevando che le eventuali restrizioni ai due principi sono giustificate sia dall’eccezione di pubblica sicurezza – di cui si sarebbe dovuta avvalere la Francia per garantire la continuità dell’ approvvigionamento di prodotti petroliferi in caso di crisi-, prevista dagli artt. 46 e 58 del Trattato, sia da motivi imperativi di interesse generale.
Nella sentenza del 4 giugno 2002, la Corte di giustizia delle Comunità europee, a conclusione della causa contro la Francia (C-483/99), ha giudicato non compatibile la normativa francese con il diritto comunitario. In particolare la Corte, dopo aver confermato il legittimo interesse pubblico del rifornimento di prodotti petroliferi per la Francia in caso di crisi, ha stabilito la necessità di un’interpretazione restrittiva della norma sulle esigenze di pubblica sicurezza. Tale interpretazione restrittiva vale per la Corte in modo speciale quando per la protezione di queste esigenze si autorizza una deroga al principio della libera circolazione dei capitali. La pubblica sicurezza può essere invocata, a giudizio della Corte, solo in caso di minaccia effettiva e grave ad un interesse statale.
Secondo la Corte, inoltre, il decreto francese, stabilendo il potere del Ministro dell’economia di autorizzare il superamento di limiti massimi di detenzione di titoli azionari della società Elf Aquitaine (sia pur esercitato solo nei casi di crisi), costituisce un potere discrezionale che reca grave pregiudizio alla libera circolazione dei capitali, che può portare alla sua soppressione. Ugualmente, il potere del Ministro di opporsi contro decisioni di cessione o di attribuzione a titolo di garanzia di elementi patrimoniali rappresenta per la Corte un ampio potere discrezionale, non limitato da alcuna condizione, andando oltre quanto necessario per conseguire l’obiettivo di prevenzione di un pregiudizio alla fornitura minima di prodotti petroliferi in caso di reale minaccia.