sabato 12 maggio 2012

Assalto ad Equitalia

 Come avrete visto dai principali telegiornali, in questi giorni si è scatenato un finimondo contro Equitalia. Secondo me si tratta di un "finimondo" annunciato. In tempi di crisi come questi l'esasperazione gioca brutti scherzi. Ma le proteste di questi giorni rischiano di far infiltrare nelle file degli scontenti del fisco anche persone che non hanno nulla a che vedere con la genuinità di queste proteste. E' bene che i cittadini facciano sentire il loro disappunto contro Equitalia e che ci siano proteste quotidiane. Ma queste proteste non devono mai sconfinare nell'illecito o legittimare atti violenti. Io stesso non apprezzo i metodi di Equitalia. Nei giorni scorsi ho visto che a Catanzaro sono arrivati a pignorare in banca gli stipendi. Penso che questa società agisca scorrettamente chiedendo interessi fuori dal mondo. Ma da qui a passare alla violenza ce ne passa. Detto questo voglio gridare anche io - molto civilmente - la mia disapprovazione nei confronti di Equitalia. 



Domanda di autorizzazione all'arresto del senatore Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita

Ecco come i partiti politici fanno finta di ridursi i finanziamenti pubblici

 Il provvedimento in esame detta una organica disciplina dei contributi pubblici in favore dei partiti e movimenti politici e delle misure atte a garantire la trasparenza e i controlli dei rendiconti dei medesimi, corredata di due deleghe al Governo finalizzate – rispettivamente – all’adozione di un testo unico delle leggi concernenti il finanziamento dei partiti e movimenti politici e all’armonizzazione del regime relativo alle detrazioni fiscali.
Il testo unificato adottato dalla Commissione Affari costituzionali nella seduta dell’8 maggio tratta, in estrema sintesi, i seguenti aspetti:  
riduzione dei rimborsi.  I contributi a carico dello Stato in favore dei partiti politici sono ridotti del 50% (anche per quelli in corso di liquidazione);
cofinanzamento. Viene modificato il sistema di contribuzione pubblica alla politica: il 70% del fondo a favore dei partiti continua ad essere erogato a titolo di rimborso per le spese sostenute in occasione delle elezioni, il restante 30% è legato alla capacità di autofinanziamento del partito ed è erogato in maniera proporzionale alle quote associative e ai finanziamenti privati raccolti;
controlli. Si prevede l’obbligo di sottoporre i bilanci dei partiti al giudizio di società di revisione. Inoltre, i bilanci sono controllati da una Commissione composta da 5 magistrati;
trasparenza. I documenti di bilancio sono pubblicati (anche in formato open data) sul sito internet del partito o del movimento e in apposita sezione del sito della Camera. Viene ridotto l’importo (da 50 mila a 5 mila euro) al di sopra del quale è necessario dichiarare pubblicamente i contributi dei privati ai partiti;
detrazioni fiscali. La detrazione dall'imposta delle erogazioni liberali ai partiti passa dal 19 al 38% e viene abbassato (a 10.000 euro) il limite dell'importo detraibile;
limiti di spesa per le elezioni europee. Viene fissato un tetto di spesa delle campagne elettorali anche per le elezioni europee, analogamente a quanto avviene per le elezioni politiche e regionali;
delega. Il Governo è delegato ad emanare un testo unico che raccolga tutte le disposizioni in materia di finanziamento della politica, nonché un decreto legislativo che armonizzi il regime delle detrazioni fiscali.

Tipologia del provvedimento

Si tratta del testo unificato di 13 proposte di legge di iniziativa parlamentare, che viene sottoposto al parere del Comitato per la legislazione in quanto contenente due deleghe al Governo (articolo 8).

Collegamento con lavori legislativi in corso

La Commissione Affari costituzionali della Camera sta esaminando una serie di proposte di legge in tema di disciplina dei partiti politici, in attuazione dell'articolo 49 della Costituzione, alcune delle quali affrontano anche la materia del finanziamento della politica (A.C. 244 e abb.)

Omogeneità delle disposizioni

Il provvedimento in esame detta una organica disciplina dei contributi pubblici in favore dei partiti e movimenti politici e delle misure atte a garantire la trasparenza e i controlli dei rendiconti dei medesimi, corredata di due deleghe al Governo finalizzate – rispettivamente – all’adozione di un testo unico delle leggi concernenti il finanziamento dei partiti e movimenti politici e all’armonizzazione del regime relativo alle detrazioni fiscali.

Coordinamento con la legislazione vigente e semplificazione

Il provvedimento in esame, nel dettare una organica disciplina dei contributi pubblici in favore dei partiti e movimenti politici, interviene solo in parte sulla normativa vigente attraverso novelle ed abrogazioni, demandando ad un testo unico – da adottare entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della legge, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari – il compito di coordinare e unificare in un unico corpo normativo le disposizioni in materia di contributi ai candidati alle elezioni ed ai movimenti e partiti politici.  A titolo esemplificativo:
nell’ambito dell’articolo 1, talune delle disposizioni a regime (commi 1 e 3) si affiancano alla normativa vigente, facendo sistema con i commi 2 e 4, recanti clausole modificative e abrogative;
all’articolo 7, il comma 2 estende alle elezioni dei membri italiani del Parlamento europeo, “in quanto compatibili”,  l’ambito di applicazione degli articoli 7, 11, 12, 13, 14 e 15 della legge 10 dicembre 1993, n. 515, che adatta in maniera non testuale al nuovo ambito applicativo (il “Presidente della Camera di appartenenza” deve essere inteso come sostituito dal “Presidente della Camera dei deputati” e il “Presidente delle rispettive Camere” come sostituito dal “Presidente della Camera dei deputati”).

L’articolo 1, comma 4, lettera d) abroga la disciplina  relativa al rimborso da attribuire ai partiti e movimenti politici in relazione alle spese sostenute per le campagne elettorali nella circoscrizione Estero (commi 1-bis e 5-bis dell’articolo 1 della legge n. 157 del 1999). Sembrerebbe così soppresso ogni rimborso per le spese sostenute dai partiti e movimenti politici in tale circoscrizione.

Richiami normativi generici ed imprecisi
L’articolo 1, comma 4 richiama i decreti-legge n. 78 del 2010 e n. 98 del 2011 e le relative leggi di conversione, senza specificare che esse vi hanno introdotto modificazioni.
L’articolo 4, comma 2, per un evidente refuso, nel richiamare i fondi per i contributi pubblici ai partiti e movimenti politici, si riferisce all’articolo 5 della legge 3 giugno 1999, n. 157, anziché all’articolo 1, comma 5 della medesima legge, novellato dall’articolo 1, comma 2.
L’articolo 5, comma 6 dispone che con riguardo alle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal medesimo articolo a carico dei partiti e movimenti politici che non attemperino agli obblighi di trasparenza dei loro bilanci, nonché ai fini della relativa tutela giurisdizionale, si applicano le disposizioni generale contenute nelle sezioni I e II del capo I della legge n.  689 del 1981, “salvo quanto diversamente disposto”.
Come già accennato, l’articolo 7, comma 2 estende alle elezioni dei membri italiani del Parlamento europeo l’ambito di applicazione di alcuni articoli della legge n. 515 del 1993, “in quanto compatibili”.

Chiarezza e proprietà della formulazione del testo

Coordinamento interno del testo
L’articolo 4, nel raddoppiare (dal 19 al 38 per cento), con effetto dal 2013, l’importo delle erogazioni liberali in denaro in favore dei partiti e dei movimenti politici detraibile  dalla dichiarazione dei redditi (comma 1), si fa carico delle “eventuali minori entrate affluenti al bilancio dello Stato”, provvedendo alla relativa copertura. In analogia, andrebbe valutata l’opportunità di disporre in ordine agli eventuali effetti economico-finanziari del decreto legislativo previsto dall’articolo 8, comma 2, cui è demandato il compito di armonizzare al regime previsto per i partiti e movimenti politici anche le detrazioni fiscali sulle erogazioni liberali in favore dei soggetti e delle iniziative di cui all’art. 15, comma 1, lettera i-bis) del testo unico sulle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (erogazioni liberali in favore delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle iniziative umanitarie, religiose o laiche e di altri scopi a carattere sociale ed umanitario).
All’articolo 6, il comma 1 novella l’articolo 4, terzo comma della legge n. 659 del 1981 riducendo da cinquantamila a cinquemila euro l’importo al di sopra del quale è necessario dichiarare pubblicamente i contributi dei privati ai partiti; il comma 2 novella l’articolo 7, comma 6 della legge n. 515 del 1993, al fine di individuare il medesimo importo, indicandolo per relationem: “[superiore] all’importo di cui all’articolo 4[, terzo comma] della legge 18 novembre 1981, n. 659” (tra parentesi quadre le parole che andrebbero comunque aggiunte). Andrebbe valutata l’opportunità di fare esplicito ed immediato riferimento all’importo di cinquemila euro.

La situazione dell'Ucraina alla vigilia degli Europei

L’Ucraina è una repubblica semipresidenziale. Il Presidente della Repubblica è eletto direttamente con un sistema a doppio turno per un mandato di cinque anni. Il Presidente nomina il primo ministro che può essere sfiduciato, insieme all’intero governo, dal Parlamento. Nel 2010 sono state abrogate le riforme costituzionali approvate nel 2006 e volte a ridurre i poteri della Presidenza, così il Presidente della Repubblica è tornato a poter ottenere a sua discrezione le dimissioni del primo ministro e dei singoli ministri senza approvazione del Parlamento. Il Parlamento monocamerale (Rada) è composto da 450 deputati eletti, a seguito della riforma elettorale approvata alla fine del 2011, per cinque anni con un sistema misto (225 deputati sono eletti con sistema proporzionale a liste chiuse e 225 con sistema maggioritario uninominale a doppio turno). La riforma ha ripristinato il sistema vigente fino al 2006, mentre in quell’anno era stato introdotto un sistema elettorale integralmente proporzionale a liste chiuse in una circoscrizione unica nazionale con soglia di sbarramento del 3 per cento.
Per “Freedom House”, l’Ucraina è uno Stato “semi-libero” in possesso dello status di democrazia elettorale, mentre il Democracy Index 2011 dell’Economist Intelligence Unit la classifica come “regime ibrido”.
Con riferimento all’esercizio in concreto delle libertà politiche e civili, Freedom House evidenzia significative frodi elettorali nell’ultimo turno di elezioni amministrative, svoltesi nell’autunno 2010. La corruzione appare pervasiva e il potere giudiziario scarsamente indipendente. La libertà di stampa e di manifestazione del pensiero appare generalmente rispettata (la diffamazione a mezzo stampa non è considerata reato), sia pure a fronte di condizionamenti politici sui media, mentre la libertà di associazione appare rispettata e si segnala un significativo attivismo della società civile.

La situazione politica
Presidente della Repubblica è, dal 2010, Victor Yanukovich (n. 1950), leader del partito delle regioni, radicato principalmente nella parte orientale del paese a maggioranza russofona.
Primo ministro è, dal 2010, Mykola Azarov (n. 1947), sempre del partito delle regioni.
L’elezione del leader filo-russo Yanukovich nelle elezioni presidenziali del 2010, giudicate regolari da osservatori internazionali, ha chiuso la fase politica apertasi tra la fine del 2004 e gli inizi del 2005 con la “rivoluzione arancione”.
Allora imponenti manifestazioni di piazza costrinsero alla ripetizione del secondo turno delle elezioni presidenziali nel quale, con l’evidenza di numerosi brogli, il leader filorusso Yanukovich aveva sconfitto il leader riformista e filo-occidentale Victor Yuschenko, a capo di “Nostra Ucraina”. Il secondo turno venne annullato dalla corte suprema e nelle nuove elezioni Yuschenko risultò eletto presidente e la sua alleata Yulia Timoshenko, leader del “Blocco Timoshenko” venne nominata primo ministro. Tuttavia i contrasti tra Yuschenko e Timoshenko condussero alla vittoria del partito delle regioni nelle elezioni parlamentari del 2006 e alla nomina di Yanukovich primo ministro, in una coalizione con il partito di Yuschenko. Nel 2007 però la coalizione andò in crisi e le elezioni politiche anticipate videro la prevalenza del partito della Timoshenko, nominata nuovamente primo ministro. Dopo le elezioni presidenziali del 2010, Yanukovich ha ottenuto dalla corte suprema il potere di “dimissionare” il primo ministro Timoshenko, successivamente, come già sopra ricordato, le riforme costituzionali del 2006 che limitavano i poteri della presidenza sono state soppresse. Le elezioni amministrative della fine del 2010 si sono svolte in un clima deteriorato per quel che riguarda il rispetto degli standard internazionali, con numerose accuse di brogli.
Osservatori internazionali indicano numerose azioni da parte del governo di Yanukovich per indebolire l’opposizione in vista delle elezioni parlamentari previste per l’autunno 2012.
Da ultimo, nell’ottobre 2011, Yulia Timoshenko è stata condannata a sette anni di prigione con l’accusa di corruzione internazionale per aver stipulato un contratto di fornitura di gas dalla Russia a condizioni eccessivamente vantaggiose per la controparte russa. Il processo e l’aleatorietà della fattispecie penale oggetto dello stesso hanno suscitato numerose critiche a livello internazionale, così come le condizioni detentive della Timoshenko che ha da ultimo denunciato di aver subito un pestaggio in carcere.

Ma Beppe Grillo quanti voti ha tolto al centrosinistra?


Voce Repubblicana, 12 maggio 2012
Intervista a Rinaldo Vignati
di Lanfranco Palazzolo

Grillo ha tolto tanti voti al centrosinistra, ma anche alla Lega Nord. Lo ha detto alla “Voce” Rinaldo Vignati, ricercatore dell’Istituto Cattaneo, che ha condotto, insieme a Luca Pinto, uno studio sui risultati elettorali delle ultime elezioni amministrative conseguiti dal Movimento Cinquestelle di Beppe Grillo.
Dott. Vignati, che valutazioni possiamo fare su questo risultato del M5S?
Ci troviamo di fronte ad un risultato molto positivo, che va al di la delle più rosee aspettative del Movimento stesso. Se si pensa ad alcuni comuni che sono andati al voto alle ultime elezioni regionali del 2010 si vede che c’è stato un aumento fortissimo di questo movimento. Basterebbe pensare solo al voto della città di Alessandria. In questa città piemontese il voto del M5S si è quasi quadruplicato. In altre città come Verona il risultato è triplicato. Il risultato del movimento è stato buono anche a Parma, a Cuneo. In queste città i consensi sono raddoppiati. Ci troviamo di fronte ad un aumento straordinario. In alcune realtà – come si è visto – il movimento Cinquestelle è arrivato al secondo posto o al terzo posto”.
Ci sono elementi negativi da fare su questo voto?
Abbiamo considerato anche i fattori di fragilità di questo voto. Dal momento della sua nascita, nel 2009, questo movimento è cresciuto troppo rapidamente. Il numero dei comuni in cui questo movimento riesce a presentare proprie liste è, di volta in volta, aumentato molto rapidamente. Però dobbiamo sottolineare che permangono dei buchi nella penetrazione del movimento al Sud. Ci sono regioni come il Molise e la Basilicata, dove il movimento non ha presentato nessuna lista. Questo è un elemento di debolezza. Nel Sud i risultati del movimento sono stati inferiori alle aspettative”.
Ci sono analogie tra il voto astensionista e quello al movimento Cinquestelle oppure ha dato al voto “grillino” un significato diverso?
Ci sono dei fattori che accomunano questi due voti. La diffidenza verso le forze politiche e la politica è un fattore che spinge alcuni all’astensione e alla disaffezione. Molti considerano Grillo come una sorta di ultima spiaggia prima della disaffezione totale dal voto. Considerare Grillo come un voto solo negativo mi sembra del tutto riduttivo. Al di la delle sparate di Grillo, che servono di megafono al partito, c’è un movimento che si organizza dal basso, conosce bene i problemi della città e si fa portavoce dei problemi più piccoli. E quindi esprime un’interpretazione positiva della politica”.
Quale partito ha “ceduto” i suoi voti a Grillo?
Il M5S ha preso voti dai partiti del centrosinistra, dal Pd e dall’Idv. Ma questo movimento ha anche tolto molti voti alla Lega Nord. Questo partito ha avuto la più forte emorragia di voti a queste elezioni amministrative”.