mercoledì 25 luglio 2012

Questo è il Novecento da raccontare


Con i diari di mia nonna ho voluto raccontare l’assurdità della persecuzione contro gli ebrei nel novecento. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Fania Cavaliere parlando del suo romanzo d’esordio dal titolo "Il Novecento di Fanny Kaufmann" (Passigli editori), nel quale affronta il tema della persecuzione contro gli ebrei nel Novecento. L'argomento viene raccontato seguendo le tracce della famiglia di Fanny Kaufmann che fugge da un totalitarismo assurdo come quello staliniano per affrontare nuovamente il dramma della persecuzione razziale nel fascismo e durante la Repubblica Sociale Italiana. Si tratta di un importante affresco del Novecento narrato seguendo la drammatica storia d'Europa del XX secolo..
Come è nata l’idea di scrivere “Il novecento di Fanny Kaufmann”?
L’idea del libro è nata perché ho ereditato i diari di mia nonna Fanny. Si tratta di documenti di un interesse straordinario. Ho dovuto riprenderli e rivederli molto. Nei primi anni della sua vita, mia nonna è vissuta a Yalta, in Crimea. Poi si è trasferita in Italia per studiare l’arte. In Italia ha conosciuto e sposato mio nonno, un deputato socialista antifascista, Alberto Cavaliere. Da ebrea, mia nonna ha vissuto da apolide in Europa. E’ stata costretta a fuggire dall’Ucraina per poi finire in Italia. Arrivata in Italia è stata costretta a fuggire a causa della persecuzione subita da mio nonno. E poi, una parte della famiglia ha conosciuto il nazismo e l’altra lo stalinismo. Un mio parente è morto in un Gulag durante un piano quinquennale. Una sorella di mia nonna è entrata in un campo di concentramento stalinista e c’è rimasta dal 1940 al 1950”.
Si ritornava da quei campi di concentramento del regime staliniano?
Sì, ma bisognava passare attraverso un nuovo percorso di dolore. I ‘detenuti’ dovevano passare altri cinque anni in un luogo di confino prima di ritornare alla ‘vita normale’. Mia zia aveva fatto 15 anni tra gulag e confino. E poi è stata ‘riabilitata’ dal regime, dopo una dura lotta. Chi era rimasta fuori dalla Russia è finito al campo di concentramento ad Auschwitz”.
Che metodi venivano utilizzati dall’antisemitismo sovietico e che luoghi comuni ha trovato su questo argomento?
L’antisemitismo era presente in Russia ancora prima dello stalinismo. I protocolli dei savi di Sion era stato scritto e pubblicato dalle tipografie dello zar. I pogrom contro gli ebrei erano iniziati nel 1800. L’autocrazia russa era durissima contro gli ebrei. Era molto facile prendersela con gli ebrei, che venivano colpevolizzati di tutto. La rivoluzione sovietica non cambia molto, anche se per mesi nasce l’illusione di una nuova libertà, che sarà ben presto tradita. Lo stesso Leon Trotsky non si dichiarava apertamente ebreo. Lo ammetteva, ma nello stesso tempo lo negava”.