venerdì 31 agosto 2012

Una firma da cittadino


Intervista a Fabrizio Barca
Voce Repubblicana, 31 agosto 2012
di Lanfranco Palazzolo

Le mie firme a questi referendum comunali non impegnano il Governo, ma la mia persona come cittadino. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il ministro della Coesione Territoriale Fabrizio Barca.
Ministro Barca, lei ha firmato i referendum del “Comitato Roma si muove” su coppie di fatto, testamento biologico e suolo pubblico. Perché ha deciso di farlo?
Ho deciso di sfidare il caldo romano e venire in Piazza di Torre Argentina, dove avete deciso di mettere il vostro tavolo, per sostenere questi referendum. La ragione che mi ha spinto a sostenere il referendum sul suolo pubblico è che, come cittadino romano e come romano che gira il paese, noto il contrasto tra la quantità di uffici vuoti, non utilizzati o in condizioni pessime, che rischiano di diventare dei ruderi. Questo contrasto è stridente con l’occupazione di suolo pubblico per nuove costruzioni. Ecco perché ritengo che questo referendum sia assolutamente corretto”.
Per quanto di riguarda gli altri due quesiti sui diritti civili perché li sostiene?
Sul testamento biologico posso dire che è stato troppo presente in me il dolore di vedere persone, nella fase terminale della vita, che non riescono a manifestare la loro volontà circa le loro decisioni sull’ultimo tratto della loro esistenza. Ciò che esprime questa volontà è molto importante. In merito alle famiglie di fatto posso dire che queste sono intorno a noi, le vediamo ovunque, sono visibili. Ma nessuna di queste persone riesce a beneficiare a nessun beneficio di legge in vita e anche in morte, al contrario di quello che avviene nelle altre famiglie effettivamente unite in matrimonio”.
Qual è la posizione del Governo rispetto a questi quesiti e perché non ha firmato gli altri referendum?
Ho trovato gli altri quesiti meno ben formulati dei precedenti. Non ci sono ragioni particolari per sostenerli. Questi tre mi sembravano quelli più importanti. La mia firma a questi referendum è del tutto personale. Colgo l’occasione di questa intervista per dire che in un paese come il nostro, dove una delle più grandi religioni del Mondo ha la sua sede e si è fatta anche Stato, ci sono delle condizioni particolari. Temi come questi è giusto che non appartengano alla sfera degli esecutivi, a quei temi su cui deve intervenire il Governo. Questi argomenti devono essere trattati dal Parlamento ed appartenere alla sfera del legislativo, come vuole la bellissima esperienza della forma di governo del nostro paese. In questo caso mi lascio strumentalizzare volentieri per sostenere queste battaglie. Proprio perché ritengo che – come ministro – su questi temi non abbia parola, è giusto che io questa parola la prenda come cittadino che decide di appoggiare una battaglia che ritiene giusta per il progresso civile e politico del nostro paese”.