venerdì 12 ottobre 2012

Un marcia per i popoli oppressi

Voce Repubblicana, 12 ottobre 2012
Intervista a Vincenzo Olita
di Lanfranco Palazzolo

Sabato prossimo marceremo a Roma per difendere i diritti dei popoli oppressi in Europa. Lo ha detto alla “Voce” il direttore di Società Libera Vincenzo Olita, già consigliere regionale del Partito Repubblicano italiano in Lombardia.
Vincenzo Olita, la Marcia per la libertà è giunta alla sua quinta edizione. Su cosa avete incentrato il vostro impegno in questi ultimi dodici mesi?
“Con l'edizione di quest'anno le marce sono diventate cinque, in cinque città europee. La marcia per la libertà si svolgerà a Roma, a Liegi, a Bruxelles, a Barcellona e a Berlino. Si tratta di uno sviluppo importante della marcia che abbiamo fatto cinque anni fa a Roma. Quest'anno abbiamo coinvolto ben cinque città, con i nostri amici di 'Società libera' presenti in queste città, abbiamo invitato anche le comunità di quelli che abbiamo definito come 'popoli oppressi' presenti in Europa. In questi mesi vogliamo fare delle pressioni per indurre il Parlamento europeo ad istituire la giornata europea delle minoranze e dei popoli oppressi. Nell'Europa di oggi ci sono 'giornate' per tutti gli usi e tutti i costumi. Non riusciamo a capire – visto che lo chiediamo da almeno due anni – perché non si riesce ad arrivare ad una deliberazione di questo tipo. Da queste cinque città partirà un appello al Parlamento europeo, affinché si arrivi ad una scelta di questo tipo. Sentiamo la necessità di questa iniziativa”.
Ritenete che ci sia un caso italiano da affrontare. Pensa che nel nostro paese ci sono larghe fasce di popolazione che possono essere definite come 'oppresse' o non 'tutelate' dal diritto?
“Indubbiamente c'è un caso Italia che però non riguarda le libertà di movimento o le libertà individuali, di religione o di espressione del pensiero umano a qualsiasi livello. Però, ad avviso di 'Società libera' c'è un restringimento di quella che è un'idea liberale di uno Stato di diritto in quanto tale. In questa babele, in cui tutti si definiscono liberali o si paragonano ai liberali, è necessario mettere alcuni punti fermi”.
Di cosa si deve occupare il liberalismo?
“Secondo noi, il liberalismo deve occuparsi dei diritti umani nel mondo. Nel nostro paese tutti si definiscono come liberali e pretendono di difendere ogni forma di diritto. Ma si tratta solo della difesa di interessi partitici e di parte. In Italia, l'attenzione per quello che succede nel Mondo è del tutto sconosciuta”.
Non pensate che la situazione del sistema penitenziario italiano sia tanto grave quanto lo è quella di paesi oppressi dei quali difendete i diritti?
“La situazione carceraria del nostro paese è scandalosa ed ignobile. Trent'anni fa ho lavorato in alcune carceri italiane. La nostra classe dirigente italiana non vuole occuparsi di questo problema visto che abbiamo in carcere 65mila detenuti”.