giovedì 25 ottobre 2012

Perchè far chiudere quelle piccole testate?



Voce Repubblicana, 25 ottobre 2012
Intervista a Luigi Li Gotti 
di Lanfranco Palazzolo

Le pene pecuniarie contenute nella nuova legge sulla diffamazione potrebbero determinare la chiusura di molte testate locali. Lo ha detto alla “Voce” il senatore dell’Italia dei Valori Luigi Li Gotti.
Senatore, la Commissione Giustizia del Senato ha dato mandato al relatore di riferire in aula sulla legge relativa al reato di diffamazione. Cosa pensa del testo che avete licenziato?
“Su alcuni punti ci siamo trovati in accordo. Le linee fondamentali su cui c’è un accordo c’è è quello sull’eliminazione delle pene detentive e quello relativo all’innalzamento delle pene pecuniarie. E poi abbiamo trovato un accordo su come rendere più effettivo l’istituto della cosiddetta rettifica quanto a tempi, modalità e a cogenza, alla possibilità di rivolgersi ad un giudice, con un ricorso d’urgenza, per pubblicare d’urgenza la rettifica. Su un altro punto ci siamo trovati quasi tutti d’accordo: cercare di non allargare il testo ad altri temi, che pure sarebbero suscettibili di approfondimento, di miglioramento e di esame. Diversamente non ne usciamo più”.
Che effetto vi ha fatto esaminare una legge sull’onda del caso di un direttore di un quotidiano che non è vostro amico?
“L’eliminazione delle pene detentive era un problema da affrontare. Per anni il tema è stato dimenticato perché, di fatto, la magistratura non applicava queste sanzioni, anche perché c’erano altri benefici di legge. Il caso di una condanna ha posto alla nostra attenzione questo tema, visto che in quel caso non erano state concesse le attenuanti generiche. In quel caso, i giudici sono stati molto generosi perché il massimo della pena era sei anni. In quel caso era stato dato un anno e quattro mesi. Noi dobbiamo evitare che ci debba essere la reclusione per un giornalista. Questi erano reati per i quali si pensava che dovessero essere sanzionati con pene diverse. I reati non possono sempre avere la risposta muscolare del carcere”.
In Commissione qualcuno ha detto che con questa legge aumenterà il fango nei confronti della politica.
 “Non ho ascoltato una cosa del genere. Non so se è stata equivocata qualche espressione. C’è stato un mio intervento sulle pene pecuniarie che, a mio parere, sono troppo a maglie larghe come applicazione. C’è un ventaglio troppo ampio per la pena pecuniario. Non dobbiamo pensare solo alla grande stampa, ma anche alla stampa locale. Una sentenza che prevede una pena pecuniaria di 100 mila euro fa chiudere un giornale”.
Dalla legge avete escluso i blog?
“Abbiamo pensato che fosse giusto escluderli. Ci siamo occupati delle testate registrate”.
Ci saranno sorprese in aula?
“E’ stato annunciato che sarà ripresentato un emendamento salva-Gabanelli, che non abbiamo accettato. Mi auguro che venga respinto. Non possiamo pensare di annullare delle regole contrattuali”.