mercoledì 14 novembre 2012

Ecco la mia risposta ai negazionisti



Voce Repubblicana, 14 novembre 2012
Intervista Marisa Errico Catone
di Lanfranco Palazzolo

Ho scritto il mio libro per rispondere ai negazionisti. Lo ha detto alla “Voce” Marisa Errico Catone, autrice di “Non avevo la stella. La testimonianza di una bambina deportata per errore” (Nuova dimensione), libro che racconta l’odissea di una famiglia sospettata di avere origini ebraiche viene arrestata dai nazisti e deportata nei campi di concentramento dove vengono sterminati i perseguitati dal nazi-fascismo.
Marisa Errico Catone, come è nata l’idea di scrivere il racconto della drammatica situazione vissuta dalla sua famiglia?
“Non è stato facile scrivere questo libro per i ricordi difficili e pesanti che avevo portato con me. Avevo tenuto con me quella dolorosa esperienza. Il merito di questo libro è tutto di mio marito. Noi ci siamo fidanzati giovanissimi, all’indomani della drammatica esperienza che avevo vissuto ad 8 anni nei campi di concentramento nazisti. Durante i miei anni di insegnamento ho sempre cercato di dare voce a tutte le persone che avevo conosciuto nei campi di concentramento e che poi erano state uccise dai nazisti. Ho sempre evitato di raccontare la mia storia. Ma ci sono stati alcuni episodi che hanno cambiato il mio modo di raccontare questo dramma. Un giorno mio marito ha portato a casa alcuni articoli scritti dai negazionisti dell’Olocausto”.
E’ rimasta impressionata da quelle bugie?
“Sì, molto! Io ho vissuto fianco a fianco con i deportati e ho mangiato fianco a fianco con persone che il giorno dopo sono state mandate a morire nelle camere a gas. Per me era assurdo accettare passivamente che queste persone potessero raccontare simili bugie. E allora ho deciso di scrivere questo libro. L’ho fatto per le persone che ho visto morire”.
Nel corso della Seconda guerra mondiale lei viveva a Mestre?
“Sì, avevamo deciso di fuggire da quella città perché subivamo i bombardamenti alleati contro il polo industriale di Porto Marghera. Mia madre era originaria della Boemia. I nostri parenti ci avevano invitato a raggiungerli in Europa Centrale. Ma quando arrivarono i documenti per espatriare, nel febbraio 1944, mia madre Ilse Wörfel venne fermata dalla polizia tedesca perché i nazisti pensavano fosse ebrea”.
A quel punto siete stati deportati insieme?
“I nazisti ci hanno portato a Bolzano, poi siamo andati ad Innsbruck e poi a Vienna. In Austria abbiamo scoperto una rete di campi di concentramento ramificata sparsi dappertutto”.
Chi erano rinchiusi in questi campi di concentramento?
“Gli ebrei, gli omosessuali, gli intellettuali e gli zingari. Per ognuno di loro c’era un metodo di sterminio. Gli omosessuali venivano lasciati morire di fame mentre gli ebrei venivano uccisi in massa. Questa odissea è durata fino a quando la polizia tedesca ha ricevuto i documenti che attestavano che non eravamo di origine ebraica”.