giovedì 15 novembre 2012

Ecco la nuova ricetta contro la crisi



Intervista a Walter Peruzzi
Voce Repubblicana, 15 novembre 2012 
 di Lanfranco Palazzolo

Le ricette per affrontare la crisi devono essere cambiate. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Giuseppe De Marzo, autore di “Anatomia di una rivoluzione. Giustizia, ambiente e lavoro per invertire la rotta e battere la crisi”, edito da Castelvecchi.
Giuseppe De Marzo, quali tesi espone nel suo libro?
“Che la strada percorsa finora è sbagliata. Non lo dico certo io, ma i dati che riguardano la condizione del pianeta. Le statistiche offerte dall'economia neoclassica ci dicono che l'anno prossimo le cose andranno meglio, ma puntualmente la situazione peggiora sempre di più. Noi siamo immersi nella più grave crisi della storia dell'umanità. Per la prima volta si intrecciano crisi di diversa natura. Affrontare questa crisi con ricette sbagliate significa continuare nell'errore. In Italia le politiche di austerity sono politiche di mercato. Ma queste politiche non funzionano. Se noi osserviamo con maggiore rigore i dati ci accorgeremo che per qualcuno funzionano queste politiche. In questi anni di grande crisi, le corporation hanno raddoppiato i loro utili. Se tiri la coperta da una parte, scopri un altro lato della crisi. Se scopriamo questa coperta ci accorgiamo che esistono milioni di esseri umani che vivono in condizioni drammatiche, che la democrazia rappresentativa fa fatica a ricucire le ferite generate dalla crisi”.
Come pensate di cambiare questa situazione?
“Penso che sia necessaria la capacità di innovarsi. Il modello capitalista si sta riorganizzando. Nel nostro paese si sta affermando una fase costituente nuova attraverso il governo Monti. Vediamo come la politica ambientale, energetica delle principali forze politiche tenda ad assomigliarsi, in maniera preoccupante. Dall'altro non abbiamo un modello economico nuovo per uscire dalla crisi. Noi abbiamo pensato di farlo attraverso la giustizia sociale, ambientale ed ecologica, che è ridare valore e diritti alle persone, partendo dalla necessità che la sostenibilità non si costruisce solo in termini ambientali, ma sociali. La gente che muore di fame, si batte contro gli inceneritori non sono solo questioni ambientali, ma temi sociali”.
Nel suo libro, all'interno del capitolo dal titolo 'Il volto dei protagonisti', lei cita molti casi di degrado ambientale nel mondo, ma non tocca quelli italiani come il dramma di Taranto. Perché ha evitato di affrontare la questione?
“E' stata una scelta voluta. L'associazione che rappresento, che si chiama 'A Sud'. La mappatura dei drammi del mondo si riconosce anche nella crisi italiana. La volontà è quella di far capire ai nostri lettori che la situazione italiana non è dissimile a quella di alcuni paese del Terzo Mondo. L'Italia è al centro di conflitti ambientali che non sono poi così diversi da quelli del resto del mondo meno sviluppato”.