giovedì 29 novembre 2012

Quello che ha dimenticato la storiografia su Roma



Intervista a Roberto Carocci
Voce Repubblicana, 29 novembre 2012
di Lanfranco Palazzolo

La storiografia italiana ha dimenticato di documentare le vicende dell’anarchismo e del repubblicanesimo a Roma negli anni a cavallo tra il giolittismo e il fascismo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Roberto Carocci, autore di “Roma sovversiva. Anarchismo e conflittualità sociale dall’età giolittiana al fascismo (1900-1926)”, libro che ripercorre la storia della Roma Laica, anarchica e socialista dell’inizio del XX secolo fino all’avvento definitivo del fascismo.
Roberto Carocci, come è nata l’idea di “Roma Sovversiva”?
“L’anarchismo è stato un fenomeno di larga diffusione in Italia tra il XIX e il XX secolo, in particolare a Roma. La storiografia italiana ha trascurato questo aspetto del sovversivismo laico, anarchico e socialista in questo periodo a Roma. Si è trattato di una grave dimenticanza storica. La mia ricerca storica è partita dalla considerazione particolare sullo sviluppo delle forze produttive e operaie a Roma nel periodo all’inizio dello scorso secolo. Roma aveva vissuto in quel periodo un differente sviluppo industriale, del tutto peculiare rispetto a quello delle altre città del nord. L’anarchismo è stato lo sviluppo di questo processo particolare delle classi subalterne che si è sviluppato a Roma. In questo senso ho voluto indagare anche le ragioni che hanno portato allo sviluppo delle forze socialiste nel nostro paese.”.
Perché ha fatto partire il racconto del suo libro dal mancato regicidio di Umberto I° nel 1897, tre anni prima dell’assassinio del Re a Monza?
“Il tentativo di regicidio fu messo in atto da Pietro Acciarito, un fabbro proveniente dal Basso Lazio, che aveva tentato l’assassinio del Re con un coltello. L’ho voluto raccontare perché questo episodio è stato una sorta di cartina da tornasole dell’immigrazione proletaria a Roma. Acciarito rispondeva ad una serie di canoni che potevano essere generalizzabili alle grandi masse che affluivano a Roma in quegli anni, ma era anche il simbolo di un certo anarchismo spontaneo che si sviluppò in quegli anni. Proprio in quel periodo, i gruppi anarchici cercarono di uscire dall’azione individuale e a mettersi in competizione con le forze socialiste. Gli stessi anarchici, in quegli anni, volevano tentare di recidere questo passato, prendendo anche le distanze dall’assassinio di Umberto I° nel 1900 a Monza”.
Perché l’anarchismo è stato più duro contro il fascismo rispetto all’opposizione manifestata dai socialisti e comunisti contro il regime. Gli attentati contro Mussolini furono organizzati da Pacciardi e dagli anarchici. E gli altri?
“L’anarchico Lucetti lanciò una bomba contro Mussolini a Porta Pia. Gli anarchici non hanno problemi a rischiare la propria vita per uccidere il duce. E lo fecero con maggiore determinazione dei comunisti e dei socialisti”.