sabato 1 dicembre 2012

Un documentario non agiografico su Giacomo Mancini



Intervista a Pietro Mancini
Voce Repubblicana, 1 dicembre 2012
di Lanfranco Palazzolo

Abbiamo voluto realizzare un documentario non agiografico su Giacomo Mancini. Lo ha detto alla “Voce” Pietro Mancini, figlio dell’ex segretario del Psi Giacomo Mancini. In questi giorni si ricorda il decimo anniversario della scomparsa dell’esponente del Psi ed ex ministro dei Lavori Pubblici. Martedì scorso a Roma è stato presentato un documentario sulla vita di Giacomo Mancini dal titolo “Il leone socialista”. Ecco cosa ci ha detto il figlio Pietro, presidente della Fondazione che porta il nome di suo padre.
Pietro Mancini, come è nata l’idea di un documentario su Giacomo Mancini?
“Questo film non è un film agiografico ed elogiativo dell’attività politica di mio padre. Il documentario ha voluto dare spazio anche ad esponenti politici che furono critici nei suoi confronti. Abbiamo voluto dare un quadro di ciò che ha fatto Giacomo Mancini. Nel documentario ci sono le voci di Giuliano Amato e di Claudio Signorile. La nostra impostazione ha avuto un grande successo. Il dibattito che abbiamo realizzato su Giacomo Mancini a Cosenza ha visto la partecipazione di molti cittadini”.
Giacomo Mancini guardava con amarezza ad alcune esperienze politiche che aveva fatto negli anni delle difficoltà del decollo del centrosinistra in Italia? Da ministro dei Lavori Pubblici, Mancini ha avviato i lavori della Salerno Reggio-Calabria.  Cosa le diceva di quell’esperienza?
“Mio padre non aveva responsabilità precise per l’incompletezza dell’opera. Questa era dovuta alle incapacità dei suoi successori e ai ritardi amministrativi. Gli esperti delle autostrade italiane e i costruttori hanno dato merito alla celerità dei primi lotti e delle prime corsie di quell’autostrada. L’idea di quell’autostrada era di rompere l’isolamento della Calabria dal resto del paese. Tutti ricordano che all’epoca mio padre arrivò anche a licenziare un alto dirigente del ministero dei Lavori Pubblici che si opponeva all’avvio di quei lavori”.
Cosa fece Giacomo Mancini per la formazione dei giovani?
“Mio padre fu uno degli ideatori dell’università della Calabria. Questo ateneo è molto importante per molti studenti calabresi che non hanno la possibilità di andare nel Centronord. Mancini voleva che i calabresi avessero un loro giornale e si diede da fare per formare un polo informativo per la regione. Anche il quinto centro siderurgico, in Calabria, della Calabria fu un’idea di mio padre. Ma non venne realizzato. Da quella proposta nacque l’idea della creazione del porto di Gioia Tauro. Ecco perché ancora oggi Mancini è ancora molto amato in Calabria”.
Che giudizio dava Giacomo Mancini del craxismo?
“Negativo. Lui sostenne Craxi nel 1976 al Midas. Ma si accorse ben presto che il rinnovamento del craxismo non ebbe sviluppi positivi. Anzi, Mancini fu emarginato dallo stesso Craxi”.