giovedì 20 dicembre 2012

Quel tifo che pensa solo a discriminare

Intervista a Mauro Valeri
Voce Repubblicana, 20 dicembre 2012
di Lanfranco Palazzolo

Il tifo italiano continua ad essere razzista. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Mauro Valeri, autore di “Che razza di tifo. Dieci anni di razzismo nel calcio italiano” (Donzelli).
Mauro Valeri, il tifo italiano è sempre stato razzista?
“Penso che questa radice razzista del nostro tifo sia recente. Prima della riapertura delle frontiere calcistiche (1980) i giocatori neri erano molto pochi. E c'era una minore tendenza ad utilizzare i 'Bu' per insultare questi giocatori. Ci sono stati episodi significativi in passato, come quello che vide protagonista Niccolò Carosio. Nel corso della partita di calcio dei mondiali messicani del 1970 il telecronista della Rai apostrofo come 'negraccio' un guardalinee etiope durante Italia-Israele. La chiusura delle frontiere aveva indotto alcune tifoserie ad rivendicare la purezza razziale della propria squadra. Tutti ricordano l'episodio dei tifosi dell'Hellas Verona che misero nella curva della propria tifoseria un manichino impiccato raffigurante un giocatore di colore. Questo atteggiamento ha denotato un atteggiamento negativo esistente in molte curve verso i calciatori di un'altra razza. Questo comportamento è venuto in parte meno, ma continuano gli episodi di questo genere”.
I gruppi di destra si sono organizzati nelle curve?
“Ci sono stati alcuni gruppi politici di destra, di matrice nazista, che si sono organizzati nelle curve delle squadre di calcio. Questi gruppi erano addirittura incuranti di quello che accadeva in campo. Questi gruppi erano preoccupati di esporre le bandiere con svastiche in curva oppure le immagini di Mussolini. Un altra forma di razzismo riguarda l'atteggiamento del tifo che insulta i giocatori di colore. Questa pratica negativa si è sviluppata nella seconda metà degli anni '90. Poi c'è un razzismo di carattere preventivo”.
A cosa si riferisce?
“C'è stato un episodio davvero assurdo a Udine. Il club friulano aveva intenzione di ingaggiare un calciatore Israeliano Rosenthal. I tifosi delll'Udinese non volevano un calciatore ebreo. L'Udinese non acquistò il giocatore. In Inghilterra certi atteggiamenti non vengono tollerati. Se nel campionato italiano un giocatore denuncia un episodio di razzismo nei suoi confronti viene abbandonato a se stesso. Il caso di Makinwa (Lazio) è emblematico. Il suo allenatore, Delio Rossi, gli disse che certi episodi erano legati solo alla realtà del calcio e che non c'entravano nulla con il razzismo. L'allenatore della Lazio Papadopulo disse che non aveva visto la curva Nord della Lazio piena di svastiche durante una partita contro il Livorno”.
All'estero cosa succede?
“L'allenatore della nazionale olandese Hiddink ha sempre detto che se dovesse vedere una svastica in una curva ritirerebbe immediatamente la squadra. La differenza è questa”.