venerdì 21 dicembre 2012

Mario Adinolfi sbrocca in aula e canta l'inno di Mameli

Non mi candiderò in quella lista

Intervista a Pierluigi Battista
Voce Repubblicana, 21 dicembre 2012
di Lanfranco Palazzolo

Non ho intenzione di candidarmi in una lista per l'amnistia. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l'editorialista del “Corriere della Sera” Pierluigi Battista.
Pierluigi Battista, lei ha pubblicato un articolo sulla battaglia radicale per l'amnistia. Cosa pensa della battaglia radicale sull'amnistia e sulle carceri italiane?
“Io ho voluto mettere l'accento sui temi di questa battaglia: la condizione delle carceri italiane e dell'assoluto degrado dello standard di questa situazione. I penitenziari italiani sono un'offesa continua all'umanità e alle persone che si trovano in carcere. Inoltre, gran parte delle persone che stanno in carcere sono in attesa di giudizio. La realtà questo discorso non è considerato importante nell'agenda della politica italiana. L'unico che porta avanti questa battaglia è Marco Pannella”.
Perché il mondo politico italiano continua ad avere un approccio da film poliziesco degli anni '70 di fronte alla microcriminalità che non si macchia di reati predatori?
“In Italia c'è una considerazione dello Stato di diritto pari allo zero. La politica riflette questa situazione. Qui non si parla di operazioni poliziesche, ma di carcerazione preventiva lunghissima ed ingiustificata in posti incivili. Questo è il punto. E visto che si tratta di gruppi sociali che non contano nulla, le carceri diventano delle discariche sociali. In carcere finiscono piccoli spacciatori, rapinatori, scippatori. Non deve esserci la totale impotenza nei confronti di questi fenomeni, ma la giustizia deve funzionare meglio. La condanna non arriva mai e le condizioni dei detenuti sono assolutamente incivili. E la politica appare sempre più sorda. C'è il nulla. Capisco l'atteggiamento di Pannella di fronte all'immobilismo di fronte alla politica”.
Lei si candiderebbe in una lista per l'amnistia in vista delle prossime elezioni politiche?
“A me non piace questa chiamata alle armi nel senso di impegnarmi in una candidatura. L'impegno di può esplicare in molti modi, attraverso gli articoli che ho la fortuna di scrivere per il mio giornale. Io ho partecipato alla marcia del Natale 2005 per l'amnistia. La candidatura è un altro impegno. Non è un gesto di paura. E' legittimo non candidarsi in Parlamento. Non riesco a capire....Oggi ho sentito dire: 'oggi è il momento di schierarsi'. Ho qualche dubbio su questo”.
Non pensa che questo le permetterà di prendere una decisione politica su questo?
“Assolutamente no! In Parlamento vanno i peones a far nulla”.
Lei sostiene l'inutilità del Parlamento?
“No, detta così è brutale. La storia del Parlamento è piena di persone entrate con entusiasmo a Montecitorio e che poi sono uscite deluse da questo impegno. Non ho detto che il Parlamento è inutile. Ma credo che il mio impegno possa manifestarsi in altri modi”.