sabato 19 gennaio 2013

Calcio: uno scandalo ogni anno



Intervista ad Antonio Felici
Voce Repubblicana, 19 gennaio 2013
di Lanfranco Palazzolo

Da quando ho cominciato ad occuparmi di corruzione nel calcio è scoppiato uno scandalo all’anno. Lo ha detto alla “Voce” Antonio Felici, autore di “Da Porta a Porta - Gli ultimi dribbling dei furbetti del calcio” (Iacobelli editore). L’autore è corrispondente in Italia di “France football”.
Antonio Felici, nel suo libro ha raccontato la corruzione nel calcio italiano attraverso una copiosa mole di materiale?
“Nel corso di queste inchieste che ho fatto e che sono finite in due libri che ho realizzato – il primo si intitolava “Le pagine nere del calcio” – ho avuto modo di scandagliare le indagini sul calcio italiano dal 1927 fino ad oggi. Il primo scandalo del calcio costò al Torino la revoca di uno scudetto vinto. Quello che posso dire alla fine di questa carrellata è che il calcio italiano, ma potrei dire il calcio in generale, per la sua popolarità e per gli interessi che sposta è molto soggetto a questo tipo di scandali. Rispetto al Calcio scommesse del 1980 la differenza è grande. Oggi ci troviamo di fronte ad un approccio diverso nei confronti delle scommesse, che sono state legalizzate. All’inizio degli anni ’80 si scommetteva al totonero, mentre oggi le truffe vengono fatte a scapito dei bookmaker legali”.
Sono cambiati i sistemi della corruzione?
“Si, sono diventati molto più complessi e sofisticati. Ma il sistema resta sempre quello antico. Due squadre o alcuni componenti di queste si mettono d’accordo per combinare il risultato della partita. Il nocciolo della questione è rimasto invariato”.
Gli scandali hanno provocato problemi agli assetti economici del calcio. Ci sono stati dei danni ai club che hanno determinato il crollo di incassi?
“Sono portato a credere che gli scandali non abbiano una ricaduta particolarmente significativa sui club coinvolti. Attualmente, chi combina una partita per ottenere una vincita attraverso le scommesse lo fa attraverso le aziende dei bookmaker. Diciamo che la società di calcio non ci perde nulla direttamente. Quello che viene messo a serio rischio è l’aspetto etico. Molti appassionati possono essere indotti a credere che lo spettacolo non sia autentico. Da quando ho cominciato ad occuparsi di questi temi, ogni anno si è verificato uno scandalo. Questo può disamorare il pubblico. E’ chiaro che c’è un grosso danno economico”.
Pensa che la giustizia sportiva sia un modo per salvare i calciatori e i dirigenti dalla giustizia ordinaria?
“Personalmente tendo a separare le due sfere. Questo è un tema di grande importanza. Qualche anno fa avevo condotto uno studio sul conflitto tra diritto comunitario e regole del diritto sportivo. Se venisse applicata la giustizia ordinaria allo sport, il Tar potrebbe addirittura bloccare tutti campionati. Capisce che questo non è possibile per ovvi motivi”.

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