lunedì 21 gennaio 2013

Ecco come rinasce la Libia democratica



Intervista a Elena Croci
Voce Repubblicana, 22 gennaio 2013
di Lanfranco Palazzolo

Con questa mostra abbiamo voluto aiutare la rinascita culturale della Libia. Lo ha detto alla “Voce” Elena Croci, curatrice della mostra “Anime di materia. La Libia di Ali Wak Wak”, che si è aperta lo scorso 16 gennaio al Complesso del Vittoriano a Roma.
Capitano Elena Croci, lei si occupa, per lo Stato Maggiore dell’esercito italiano, di patrimonio culturale. Come è nata l’idea di una mostra su un artista scoperto all’indomani del ritorno alla libertà della Libia?
“L’iniziativa è stata promossa da Hrs, una società che opera in ambito medico. Sono stati loro i primi, all’indomani della cosiddetta ‘Primavera araba’, del 17 febbraio, ad intravedere nel giardino del museo nazionale di Bengasi, le opere di Ali Wak Wak. Si tratta di opere che si fanno notare. La scoperta è stata di Hrs, che si trovava in quella città per il riconoscimento dei cadaveri dei caduti della guerra in Libia. Questo è un esempio per comprendere come la Cultura possa essere un ponte per realizzare tante iniziative. E soprattutto si tratta di quella matrice che accomuna tutti. Vista la mia specializzazione in comunicazione culturale, sono stata contattata e la mia conoscenza delle zone di guerra, sono stata contattata da Hrs, che mi ha segnalato l’esistenza di questo artista”.
L’idea della mostra è nata immediatamente?
“No, all’inizio non pensavamo di organizzare una mostra su questo artista e sulla rinascita culturale della Libia. Poi l’interesse è aumentato perché siamo andati a Bengasi e abbiamo incontrato Ali Wak Wak al museo nazionale di Bengasi. In quella occasione abbiamo compreso quanto questo scultore fosse apprezzato. E lo stesso Ali Wak ci ha raccontato la sua storia, che è una storia molto dura. Questo artista, durante la dittatura di Gheddafi, è stato sette anni in carcere e suo figlio è stato ucciso dal regime. La sua forma di opposizione al regime è stata messa in atto attraverso l’espressione artistica”.
Che tipo di arte esprime questo artista nelle sue sculture?
“Si tratta di grandi sculture antropomorfe di metallo, costruite con le armi del conflitto in Libia. Qui è iniziato questo lungo racconto. Ali Wak è una persona molto semplice e non ha avuto nessuna altra ispirazione. Lui ha lavorato con il legno per poi passare alle sue opere in metallo. Quindi ci troviamo di fronte ad un artista genuino”.
E’ stato un caso che abbiate scelto un artista di Bengasi, città che si trova in Cirenaica?
“No, non è stata una scelta mirata. Quando sono andata a Bengasi ho avuto l’impressione di un popolo molto vicino all’Italia e agli italiani. Bengasi è una grande famiglia. Non ho avuto questa sensazione a Tripoli. Tuttavia, il popolo libico ha voglia di esprimersi attraverso l’arte. La stessa Bengasi, anche se i fatti non lo dimostrano, di una città molto tranquilla”. 

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