sabato 19 gennaio 2013

Giorgio Napolitano e il Vietnam


In questi giorni, Roma è stata tappezzata di manifesti per le giornate di amicizia Italo-Vietnamite. Il manifesto contiene una notizia importante: l'iniziativa ha il patrocinio del Quirinale. Francamente ritengo che questa sia stata una scelta sbagliata perchè il Vietnam non è una democrazia. Per far capire ai miei amici del blog quanto si vive bene in Vietnam, allego alcune informazioni sul regime. Magari al Quirinale, visto che tengono tanto alla difesa della Costituzione e dei valori democratici, ritirano il patrocinio all'iniziativa. 
 Il Vietnam è una repubblica socialista. In base alla costituzione del 1992, il partito comunista risulta il solo partito legale. Il potere legislativo è esercitato dall’Assemblea nazionale, composta da 493 deputati eletti per cinque anni. L’Assemblea si riunisce tre volte all’anno. Essa elegge il Presidente della Repubblica e il primo ministro e gli altri membri del governo, che esercita il potere esecutivo.
Possono presentare candidature per le elezioni dell’Assemblea nazionale unicamente il partito comunista ovvero il fronte patriottico, che raccoglie diverse organizzazioni sociali; sono anche ammesse però candidature individuali indipendenti. A seguito delle ultime elezioni tenutesi il 20 maggio 2007, 450 deputati risultano membri del partito comunista, 42 del fronte patriottico, mentre è risultato eletto un solo candidato indipendente.
Per Freedom House, il Vietnam è uno “Stato non libero” non in possesso dello status di “democrazia elettorale”, mentre il Democracy Index 2010 dell’Economist Intelligence Unit lo classifica come “regime autoritario” (cfr. infra“Indicatori internazionali sul paese”).  Se gli ultimi anni hanno registrato aperture per quel che concerne la libertà di iniziativa economica (cfr. infrala situazione politica), la libertà di associazione e di riunione appare, secondo fonti internazionali, sottoposta a significative restrizioni: la costituzione di associazioni è subordinata ad un’autorizzazione governativa; esistono associazioni indipendenti nel campo della conservazione dell’ambiente, dell’emancipazione femminile e della salute pubblica, ma non nel settore della tutela dei diritti umani e civili; l’unico centro di ricerca indipendente, l’Istituto per gli studi dello sviluppo è stato chiuso nel 2009, a seguito della decisione del governo di limitare i compiti di ricerca nel settore delle politiche pubbliche alle organizzazioni del partito comunista. Anche la libertà di manifestazione del pensiero e di stampa appare in concreto debolmente tutelata: tutti gli organi di stampa e tutti i mezzi di comunicazione di massa risultano sotto il controllo diretto o indiretto del partito comunista; una legge del 1999 impone ai giornalisti il pagamento di danni nei confronti di gruppi o individui che risultino danneggiati dalla pubblicazione di notizie, anche quando queste risultino vere o comunque fondate, mentre nel 2006 è stata imposta una multa ai giornalisti che neghino i “risultati rivoluzionari”, diffondano informazioni dannose ovvero esibiscano “un’ideologia reazionaria” (l’entità delle multe è stata aumentata nel gennaio 2011). Sono state poi denunciate significative restrizioni all’uso di Internet: la legge proibisce l’inoltro e la ricezione di messaggi di posta elettronica dal contenuto antigovernativo, blocca l’accesso ai siti internet giudicati reazionari e i proprietari di siti privati devono sottoporre tutti i contenuti all’approvazione delle autorità statali. Gli Internet café devono registrare le informazioni personali e i siti visitati da tutti gli utenti, mentre nel 2008 sono stati definiti per legge i contenuti ammessi nei blog. Inoltre, nel 2010, sarebbero stati registrati attacchi cibernetici provenienti da server vietnamiti contro siti riconducibili a dissidenti. Anche la libertà religiosa appare sottoposta, in base agli osservatori internazionali, a restrizioni, anche se Freedom House ha registrato nel 2009 alcuni miglioramenti. Infatti, tutti i gruppi religiosi devono ottenere un’autorizzazione allo svolgimento delle proprie attività da parte di un’autorità di vigilanza controllata dal partito. La Chiesa cattolica può ora nominare in proprio i propri vescovi ma la nomina necessita di una conferma governativa. Sono state invece eliminate, secondo Freedom House, restrizioni presenti in passato allo svolgimento delle attività caritatevoli, mentre il clero appare godere di una maggiore libertà di movimento. Ciononostante, il rapporto sulla libertà religiosa 2010 del Dipartimento di Stato USA continua ad includere il Vietnam tra gli Stati di maggiore preoccupazione.
Infine Human Rights Watch ha denunciato un significativo aumento dei processi politici e degli arresti di dissidenti nel 2010, in vista dell’undicesimo congresso del partito comunista vietnamita previsto per il gennaio 2011: tra questi merita richiamare l’avvocato Le Cong Dinh, l’attivista Pham Thanh Nghien, lo scrittore Tran Khai Thanh Thuy, il pastore mennonita Duong Kim Khai. Da ultimo, il Financial Times ha denunciato l’arresto, il 28 febbraio 2011, di Nguyen Dan Que, medico e dissidente.

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