giovedì 24 gennaio 2013

L'università non è da buttare

Intervista al prof. Giuseppe De Nicolao
Voce Reopubblicana, 24 gennaio 2013
di Lanfranco Palazzolo

L’opinione pubblica italiana è convinta che l’università sia da buttare. E questo è un errore. Lo ha detto alla “Voce” il prof. Giuseppe De Nicolao ordinario di Ingegneria Industriale e dell'Informazione all'Università di Pavia.
Prof. De Nicolao, quali sono i problemi dell’università italiana e come mai si torna a parlare di istruzione e di studio solo durante la campagna elettorale?
“Il principale problema dell’università italiana è quello di essere un malato in crisi, ma le diagnosi per risolvere i suoi problemi sono largamente fantasiose. E quindi stiamo curando un malato pensando che questo è molto diverso da quello che in realtà è. Noi abbiamo un’università con diversi problemi, ma che nel panorama internazionale ha sempre mantenuto un livello più che dignitoso. Nell’opinione pubblica è ormai diffusa la convinzione che questa università è da buttare. E questo ha motivato molte politiche, soprattutto quelle che hanno ridotto di molto le risorse presupponendo che fosse il regno degli sprechi. Mentre le statistiche dell’Ocse e anche quelle scientifiche mostrano che questa è un’università povera. Grazie alla sua tradizione e ad alcuni cambiamenti avvenuti di recente, come i dottorati di ricerca per i giovani, riusciva a competere a livello internazionale”.
Cosa è successo dopo?
“Il Governo Berlusconi, che per la sua natura non voleva investire in conoscenza e la riteneva una spesa in qualche modo parassitaria su cui si poteva risparmiare, e poi gli economisti di natura liberista hanno sicuramente spinto per il ridimensionamento dell’università pubblica. A questo punto dobbiamo fare un’analisi serena ed obiettiva dei fatti, in base a quelli che sono i riscontri statistici e fattuali, è capire come curare questo malato. Ma prima di tutto bisogna non farlo morire di fame”.
Come si è comportato il governo Monti?
“Ha confermato tutti i tagli che erano stati previsti dal ministro dell’Economia Mario Monti insieme al ministro dell’Università Gelmini. Grazie a questi tagli, metà degli atenei rischierà il dissesto”.
Esiste anche un problema di gestione universitaria? Il caso dell’università di Siena viene considerato, da molti, come un caso di scuola. Cosa pensa della situazione di quell’ateneo?
“Credo che ci sia un problema come quello della legalità e del rispetto delle regole e della trasparenza. La gestione verticistica dell’università è uno dei cancri degli atenei italiani. Se la reputazione internazionale dell’università è rimasta, questo è avvenuto nonostante questa situazione. Abbiamo assistito ad un fenomeno singolare che, in nome della lotta ai baroni, si continuava nella politica di accentramento del potere universitario. Dalla riforma Gelmini ad oggi tutti i rettori sono rimasti in sella, nonostante le nuove regole di ricambio”.

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