giovedì 31 gennaio 2013

Mio padre, il pilota di Arafat



Intervista a Lucilla Quaglia
Voce Repubblicana, 31 gennaio 2013
di Lanfranco Palazzolo

Con il mio libro ho cercato di mostrare un Arafat inedito. Tra il 1988 e il 1993 il leader dell'OLP Yasser Arafat ha lavorato con un pilota italiano, Marcello Quaglia. Questa esperienza è stata riportata ne “Il pilota di Arafat” (I libri del Borghese), libro scritto dalla figlia del pilota italiano, Lucilla Quaglia, che si propone di tracciare un profilo inedito, ma non agiografico, dell'esponente politico arabo. Il volume, che si avvale di una prefazione di Gianfranco Fini e di un'introduzione di Massimo D'Alema, ha il merito di raccontare alcuni episodi inediti della vita di Arafat e di delineare i rapporti umani di Arafat con i leader arabi, non sempre idilliaci, e con quelli italiani.
Lucilla Quaglia, in quali anni suo padre ha lavorato per Arafat e come è stato scelto?
“L’idea di scrivere un libro sui diari di mio è maturata nel tempo. Mio padre ha lavorato per Arafat tra il 1988 e il 1993. Ho ritenuto giusto scrivere questo libro oggi per riflettere su Arafat. Le avventure che ha vissuto mio padre sono state molto pericolose visti gli attentati subiti da Arafat. Nel libro raccontiamo una serie di particolari ed inediti su Arafat. Credo che alla figura di questo leader mancava una sorta di backstage. La scelta su mio padre è caduta perché i palestinesi stavano studiando i curricula di alcuni piloti in Europei. C’erano varie situazioni. Il curriculum di mio padre era particolare perché conosceva bene i cieli d’Europa e aveva curato la nascita della prima aerolinea in Centr’Africa, a Banguì. L’iniziativa di mio padre ebbe un certo successo. Le caratteristiche di mio padre erano quelle che servivano ad Arafat”.
Quando ha saputo che suo padre era il pilota di Arafat?
“Io l’ho saputo solo dopo che aveva lasciato l’incarico. Mi sono arrabbiata molto per questo. Lui ha tenuto il segreto in famiglia. Sapevamo che mio padre portava in aereo dei capi di Stato, ma di Arafat non sapevamo nulla. Mio padre temeva per i rischi che avremmo potuto correre”.
Con quale leader arabo ebbe il peggior rapporto Arafat?
“Indubbiamente con Saddam Hussein. Il laeder arabo gli fece delle promesse di aiuti economici che il leader iracheno non mantenne mai. Questa mossa procurò ad Arafat molti nemici”.
Il Mossad poteva colpire Arafat?
“Mio padre ha sorvolato Israele con Arafat a bordo. Non lo poteva fare. Si trattava di un breve tratto. Mio padre ha pensato che Israele lo avesse fatto passare perché Tel Aviv, almeno in quel periodo, riteneva Arafat un interlocutore per la pace”.
In merito ai gravissimi attentati degli anni ’80, come quello di Fiumicino, è riuscita a scoprire qualcosa. Sull’attentato di Roma nel 1982 ha mai sentito nulla?
“Arafat non ha mai parlato di questo. Su questi argomenti i palestinesi mantenevano un certo riserbo”.

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