martedì 29 gennaio 2013

Quel rapporto tra forze politiche e banche deve cambiare



Voce Repubblicana, 26 febbraio 2013
Intervista a Massimo Mucchetti
di Lanfranco Palazzolo

E' necessario cambiare il rapporto tra forze politiche locali e banche. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l'ex direttore del “Corriere della Sera” Massimo Mucchetti, capolista del Pd nella circoscrizione Lombardia in Senato. Il candidato pensa che il Pd nazionale non abbia nessuna responsabilità su questa vicenda.

Professor Mucchetti, cosa pensa di quello che è accaduto al Mps e quali valutazioni può fare sulla responsabilità del Pd in questa vicenda?

“La domanda è molto vasta. Tuttavia, mi pare che non siano emerse responsabilità individuali da parte di alcun esponente nazionale del Pd. Si è parlato di una responsabilità generale del Partito democratico. E credo che su questo valga la pena di ragionare per dire che a Siena il Partito democratico, ereditando le posizioni che erano state dei Ds, della Margherita e di altri, esercitava un'alta influenza su questa banca. Non mi pare che siano emerse responsabilità particolari da parte della dirigenza nazionale del Partito democratico. Seguo da 15 anni le vicende del Mps e   sempre constatato che il Monte è un'entità  profondamente radicata nel territorio senese. Quando dico questo voglio dire che erano di casa al Monte anche esponenti politici di altre forze politiche e non solo del Partito democratico. Lo stesso Giulio Tremonti aveva un grande rapporto di collaborazione con il presidente di Msp Mussari. Nelle liste di Monti appare anche quell'Alfredo Monaci che si battè per la conservazione del ruolo di Mussari all'interno dell'Mps”.

Come deve cambiare il rapporto tra politica e sistema bancario?

Detto questo il problema di mettere un stop ai rapporti tra l'arcobaleno delle forze politiche locali e le banche. Sarebbe bene che il Tesoro inserisse all'interno di queste banche uno o due rappresentanti per verificare il buon uso dei cosiddetti Tremonti Bond. Nel momento in cui questo uso non fosse più certificabile scattasse l'immediata nazionalizzazione provvisoria della banca. Se lo Stato italiano salva il Mps, è bene che questa banca rispetti le regole dello Stato italiano”.

Lei ritiene che sia giusta questo tipo di politica? Con queste affermazioni non ritiene di certificare il fallimento dei controlli di Bankitalia?

“No, io non sto certificando niente. Su queste cose è necessario parlare con cognizione di causa. Se ci sono state alcune azioni tenute segrete da alcuni manager della banca e mai comunicate, ai sindaci, ai revisori del Mps e agli ispettori della Banca d'Italia questo comportamento non è colpa della vigilanza. E il fatto che siano uscite indiscrezioni sul fatto che Bankitalia sapesse tutto non significa nulla. Prima di aprire un processo alla Banca d'Italia ci andrei piano. Nessuno in Bankitalia pensava che nel 2008 ci sarebbe stato il tracollo della Lehman Brothers”.  

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