domenica 27 gennaio 2013

Università senza mezzi



Voce Repubblicana, 26 gennaio 2013
Intervista a Giovanni Rosa 
di Lanfranco Palazzolo

L’università italiana è priva di mezzi. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il prof. Giovanni Rosa professore Associato di Fisica Sperimentale alla Sapienza Università di Roma.
Professor Rosa, quali sono i problemi che oggi deve affrontare l’università italiana?
“All’università italiana di oggi mancano essenzialmente i mezzi. Questo è il principale handicap per un’università che ha una qualità molto alta e che ottiene risultati ben più importanti di quelli che vengono sbandierati in giro. Quello che manca è un finanziamento adeguato e c’è il problema del blocco del turn-over. Di questa situazione ne risentono gli enti di ricerca e la docenza. Noi abbiamo dei giovani e non più giovani che sono molto qualificati, vincitori di concorso che non possono prendere servizio per una micidiale sequenza di interventi che sono stati semplicemente di taglio. Altro che grande riforma epocale. Questa riforma è stata approvata nel dicembre del 2010”.
Quale bilancio fate della cosiddetta riforma Gelmini?
“I numeri che abbiamo ci dicono che il numero dei docenti è diminuito di circa il 15 per cento e anche le immatricolazioni sono diminuite della stessa entità. Questa situazione fa il paio con il fatto che l’estrazione sociale degli studenti è sempre più caratterizzata verso classi medio-alte. Il problema è proprio questo. Con la crisi e l’impossibilità di sostenere i figli agli studi è chiaro che, in un momento di questo genere, si rinuncia al principale bene costituzionale: il diritto allo studio purché si sia capaci e meritevoli. Ora, quello che bisogna considerare, è che ci sono stati molti equivoci. Si è confusa l’eccellenza con la necessità di avere un’offerta ampia di competenze diffuse. Da un terreno come questo, dopo la riforma Gelmini, sarà difficile far emergere nuovi talenti e ottime capacità”.
Quanto incide il costo della docenza universitaria sulla situazione del bilancio universitario? Ci sono stati casi come quello dell’università di Siena che è andata ad un passo dal default perché spendeva troppo in personale. Chi è che deve fare un passo indietro?
“Questo è un grosso equivoco. Se si prende il rapporto tra costo del personale e costo dell’università si scopre che gli indicatori sono annacquati e fasulli. Se mettiamo a confronto le retribuzioni della docenza universitaria con quella europea si scopre che i nostri docenti sono pagati meno. Io faccio parte della facoltà di scienze matematiche e naturali i cui componenti della docenza sono sempre presenti nella facoltà e lavorano a tempo pieno. Il problema è che non è stato affrontato il problema degli incarichi della docenza universitaria. Ci sono dei docenti che utilizzano l’università come seconda attività”.
Lei quanto prende?
“Intorno ai 3mila euro e ho 40 anni di anzianità di servizio”. 

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