martedì 19 febbraio 2013

Il coraggio del Papa per rinnovare la Chiesa

Intervista a Massimo Introvigne
Voce Repubblicana, 19 febbraio 2013
di Lanfranco Palazzolo

Con le sue dimissioni, il Papa ha dato un segnale di rinnovamento della Chiesa. Lo ha detto alla “Voce” il professor Massimo Introvigne, docente di Nuove religioni ed esperto delle vicende relative al cattolicesimo italiano.
Prof. Introvigne, le dimissioni del Papa sono state un evento traumatico per tutti. Questo trauma non viene vissuto allo stesso modo dalle altre confessioni cristiane. Come lei ben ricorderà, il capo della Chiesa protestante Margot Kaessmann fu costretta alle dimissioni dopo essere stata sorpresa dalla polizia al volante dopo una bevuta. Perché?
“Oggi non si possono fare paragoni con il passato. La Chiesa cattolica di oggi non investe il pontefice solo di un carattere funzionale. Il Papa non è l'amministratore di un'azienda, ma ha un carattere sacrale. Il paragone può essere fatto con il Dalai Lama tibetano, con il califfo del mondo islamico, che è esistito fino al 1924. Basterebbe pensare anche al capo della Chiesa mormone, che ha il titolo di 'profeta' ed è il canale di comunicazione tra Dio e la Terra. Queste sono autorità sacrali che non vanno confuse con quelle della Chiesa protestante, che sono di tipo meramente amministrativo”.
Secondo la dottrina cattolica il potere papale viene assegnato soltanto da Dio.
“Il Papa si dimette da se stesso. Nessuno lo può dimettere. Il Codice di diritto canonico prevede che il Papa possa rinunciare. Questo è lecito ed è previsto dal Diritto canonico. Nessuno può deporre il Papa. In caso di impossibilità ad esercitare il suo potere, il Papa non può essere dimissionato. Le dimissioni non sono illecite”.
Non crede che, con questa decisione, che il Papa si sia messo contro la volontà di Dio?
“No, perché è lo stesso diritto canonico a prevedere la rinuncia del Papa. Con questo atto il Papa ci ha voluto dire che viviamo tempi estremamente complessi. La Chiesa è un sistema complesso. In questi anni lo è diventato. Leone XIII e Giovanni XXIII non facevano viaggi all'estero. Non uscivano mai dall'Italia. Oggi, l'organizzazione della Chiesa è molto più complessa. Un Papa che non si sente in grado di affrontare lo sforzo che richiede questo impegno può dimettersi. Ma questo rientra nello stato delle cose e del processo della modernità di cui parlava Max Weber, che ricordava come, con il passar del tempo come le organizzazioni diventano sempre più complesse. Lo stesso cardinal Ratzinger criticò Giovanni Paolo II per non essersi dimesso”.
Queste dimissioni sono il segno di una Chiesa in crisi o rappresentano la tendenza opposta?
“In questa scelta ci sono entrambe le tendenze. Benedetto XVI ha voluto richiamare l'attenzione sui problemi eccezionali della Chiesa. Ma, nello stesso tempo, Benedetto XVI ha dato il segno di grande innovazione per permettere un ricambio che dia forza alla Chiesa”.

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