giovedì 28 febbraio 2013

Pd e quella vittoria in cassaforte

Intervista a Donato Bruno
Voce Repubblicana, 28 febbraio 2013
di Lanfranco Palazzolo

Il Partito democratico pensava di avere la vittoria in cassaforte. Ma oggi si trovano nella condizione di chiedere ad altri il consenso per governare. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Donato Bruno, deputato del Pdl e Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati. Ecco cosa ci ha detto lunedì sera.
Onorevole Bruno, il voto delle consultazioni politiche ha premiato ancora una volta il Popolo delle libertà che non esce vincitore dal voto, ma non permette al Partito democratico di cantare vittoria. Adesso cosa succederà?
“Questo successo è dovuto alla tenacia del Presidente Silvio Berlusconi. Contro qualsiasi previsione, il leader del Pdl è riuscito a ristabilire e a riportare al centro della discussione politica il Pdl. Vedremo quello che accadrà”.
Come ha trovato la campagna elettorale del Partito democratico che, indubbiamente, ha giocato di rimessa rispetto al centrodestra e non ha saputo portare all'attenzione degli elettori una proposta chiara?
“Io non voglio parlare della campagna elettorale degli altri partiti. Ognuno fa la propria campagna elettorale con gli uomini e gli esponenti politici che ha a disposizione. Mi pare che il Pdl era dato per spacciato all'inizio dello scorso dicembre. Così sembrava. E' chiaro che il fenomeno Grillo ha avuto la sua parte. Ma la tenuta di Silvio Berlusconi è stata forte. A Berlusconi deve essere dato merito di questo risultato. Nessuno si aspettava un dato così positivo in Regioni come la Puglia e la Campania”.
Come ha trovato le dichiarazioni di Enrico Letta che, durante lo spoglio delle schede elettorali, ha detto che si dovrebbe immediatamente ritornare alle urne?
“Loro sono rimasti sorpresi dall'esito del voto. Nessuno di loro si aspettava un risultato del genere. Alla vigilia del voto erano convinti di avere la vittoria in cassaforte. Invece si sono svegliati con un dato che non hanno nemmeno valutato: quello di Grillo e quello del Pdl”.
Pensa che Monti sia rimasto vittima della voglia di fare una campagna alla Berlusconi senza essere capace di riuscire ad ottenere lo stesso risultato scenico?
“Penso che questo comportamento abbia nuociuto a Monti. Il Presidente del Consiglio non ha quell'appeal per fare una campagna elettorale per chiedere il voto agli italiani. Credo che il suo limite più grosso sia stato quello di aver scelto dei compagni di viaggio inadeguati. Il risultato di Pier Ferdinando Casini e di Gianfranco Fini è sotto gli occhi di tutti”.
Alla fine del 2010, quando ci fu la scissione finiana, Berlusconi chiese lo scioglimento di un ramo del Parlamento. La richiesta potrebbe essere riproposta in un quadro politico che si annuncia ingovernabile?
“Non è da escludere. Il Presidente della Repubblica deve svolgere il suo ruolo. Poi si deciderà”.

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