giovedì 21 febbraio 2013

Quel Papa non si è dimesso, ma ha rinunciato

Intervista a Paolo Golinelli
Voce Repubblicana, 21 febbraio 2013
di Lanfranco Palazzolo   

Quella di Papa Ratzinger è stata una rinuncia al pontificato. Non ci troviamo di fronte a vere e proprie dimissioni. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il professor Paolo Golinelli, docente di storia medioevale all’università di Verona, e autore di “Celestino V. Il Papa contadino” (Mursia), libro che ricostruisce le vicende che portarono alla rinuncia al pontificato da parte di Pietro Angeleri nel 1249.
Prof. Golinelli, il suo libro è tornato all’attenzione dei mezzi di informazione dopo le dimissioni di Benedetto XVI. Ci spiega come è nata l’idea del libro e quali similitudini ha trovato con la dimissioni di Papa Ratzinger?
“Naturalmente, il libro è stato scritto prima delle dimissioni di Papa Benedetto XVI. Di questo libro è in corso una traduzione per gli Stati Uniti. Le somiglianze tra queste due vicende ci sono, anche se bisogna tenere conto delle enormi differenze che ci sono tra il XIII secolo e l’attualità. Riferendomi al caso di Celestino V e di Benedetto XVI non parlerei di dimissioni, ma di rinunce al pontificato. Ai tempi di Celestino V il codice di diritto canonico non prevedeva le dimissioni del Papa. Papa Celestino V non fece altro che trovare una formula che gli permettesse di lasciare il papato. Il pontefice ritirò l’assenso che egli aveva dato nel momento in cui aveva accettato il pontificato. Lo storico Jacques Le Goff, dal quale mi spiace dissentire, ha parlato di dimissioni di Celestino V”.
Quali polemiche furono sollevate in quel periodo in merito a questa rinuncia? La dottrina cattolica ritiene che il potere papale viene dato da Dio.
“E’ vero che lo Spirito Santo interviene al momento dell’elezione del Papa, come è sostenuto dalla dottrina cattolica. Ma l’elezione di Celestino V fu davvero anomala perché il Papa eletto non era nemmeno cardinale. E questo rappresentava un grosso problema. Il nuovo Papa era un’eremita che viveva sulla majella”.
Ci furono molti problemi nel conclave del 1249, che elesse Celestino V?
“Pietro Angeleri divenne un punto di riferimento di quel conclave che non riusciva ad eleggere il Papa. Il nome cadde su questo eremita perché non si trovava un accordo per il Papa, a causa dei veti delle grandi famiglie della nobiltà nera romana: gli Orsini e i Colonna. Ma a caratterizzare la storia di questo pontificato fu Benedetto Caetani, che successe a Celestino V. Fu proprio lui a succedergli al pontificato con il nome di Bonifacio VIII”.
Perché ci furono tante incertezze dopo la morte di Papa Nicolò IV?
“Nicolo IV faceva parte della famiglia Orsini. Alla sua morte scoppiarono numerose polemiche e il pontificato duro mesi e mesi anche a causa di una pestilenza. L’accordo per eleggere Celestino V arrivò a Perugia, dove i cardinali si misero d’accordo per l’elezione di un Papa fuori dalla mischia”.

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