venerdì 1 febbraio 2013

Quel pareggio di bilancio è una scelta giusta



Intervista al Prof. Antonio Pedone
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana, 1° febbraio 2013
 
Il pareggio di bilancio in Costituzione è un scelta giusta, ma bisogna vedere come sarà applicato. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il professor Antonio Pedone, docente di Scienza delle Finanze all'università “La Sapienza” di Roma.
Professor Pedone, cosa pensa del coordinamento del cosiddetto Fiscal compact? Ritiene che la strategia europea di coordinamento della politica economica e finanziaria possa funzionare insieme al principio del pareggio di bilancio?
“Intanto, il principio del pareggio di bilancio deve essere interpretato. Mi auguro che venga interpretato in maniera abbastanza flessibile. E non in maniera abbastanza rigida al punto da accentuare la recessione economica europea. In secondo luogo, questo principio è stato accettato a livello europeo anche come contropartita alla partecipazione di molti Stati al Fondo di Stabilità finanziaria che è servito ad evitare la crisi greca. E' chiaro che l'applicazione di questo principio in maniera rigida, che non tenga conto di alcuni aspetti specifici di alcune economie europee può creare degli effetti negativi sulla crescita economica. Dobbiamo cercare di evitare che questi effetti ci siano, ma dobbiamo anche permettere gli aiuti ai paesi in difficoltà. Dobbiamo dare credibilità a chi deve emettere dei nuovi titoli di debito pubblico che molti paesi europei hanno in scadenza”.
Pensa che il principio di pareggio del bilancio in Costituzione sia aggirabile dalle cosiddette una tantum che renderebbero perennemente strutturale questo sistema escogitato per bloccare la crescita del debito pubblico?
“Credo che i principi inseriti nelle Costituzioni servano come linee guida generali. Ci sono paesi che non hanno questo principio in Costituzione, ma che hanno un debito pubblico inferiore rispetto ai paesi che lo hanno inserito. Bisogna vedere come saranno applicate le norme in questione. Se si trova il modo per aggirare la norma è chiaro che il nuovo articolo 81 della Costituzione potrebbe non funzionare”.
Ci sono paesi come il Giappone che hanno un debito pubblico molto superiore rispetto a quello italiano (+100%). Il nuovo premier nipponico ha avviato una fase di politica economica caratterizzata dalla spesa pubblica. Come trova questo nuovo corso?
“Non è esattamente l'opposto. Ma bisogna tenere conto di alcune specificità del caso giapponese. E' vero che il debito lordo giapponese è del 220 per cento circa, ma quello detenuto dalla pubblica amministrazione giapponese è più basso. Si tratta della metà. In Giappone i tassi di interesse sono bassi da molto tempo. E questo rende meno pesante il costo del debito. Questa situazione, come nel caso italiano e spagnolo, ha aiutato la discesa dello spread. Tuttavia, il nostro costo del debito pubblico resta più alto di quello giapponese”.

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