martedì 5 febbraio 2013

Qui ci vuole un'integrazione molto forte

Intervista a Stefano Ceccanti
Voce Repubblicana, 5 febbraio 2013
di Lanfranco Palazzolo

I paesi dell’area dell’Euro oggi hanno bisogno di un’integrazione politica molto forte. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore del Partito democratico Stefano Ceccanti.
Senatore Ceccanti, cosa pensa del fiscal compact e dell’impatto che questo coordinamento delle politiche economiche ha avuto sul nostro ordinamento costituzionale?
“Il vero problema sollevato dall’accordo sul fiscal compact sia costituzionale e non di tipo economico, come sostiene qualcuno. Condivido l’impostazione che è stata data al problema da vari convegni che sono stati organizzati su questo tema. Le istituzioni dell’Unione europea operano contemporaneamente con i paesi che sono integrati nell’Euro e con quelli che non lo sono. Nei vertici del Consiglio Europeo si riuniscono i paesi dell’area dell’Euro e poi si riunisce il vertice composto da 27 paesi europei. A me sembra che questa architettura debba essere razionalizzata. I paesi che hanno deciso insieme il sistema dei vincoli europei e che derivano dall’area dell’Euro hanno bisogno di un’integrazione politica molto forte”.
Come si rende forte questa coesione?
“Con una forma di legittimazione popolare di chi guida questa macchina. Ci vuole un Presidente europeo dell’area integrata. Ma si deve tenere conto anche delle esigenze di quei paesi che non sono nell’Euro. Bisogna replicare al ragionamento del Premier inglese David Cameron che vorrebbe riproporre un referendum sulla presenza del Regno Unito nell’Unione europea nel caso di una sua riconferma politica. Noi comprendiamo il ragionamento di quei paesi che non vogliono entrare nell’area dell’Euro, ma dobbiamo fare qualcosa per avvicinare politicamente quei paesi che ormai hanno dei vincoli in comune come la moneta europea. Ecco perché l’Italia, la Francia e la Germania, tanto per fare degli esempi di paesi nell’Euro, hanno bisogno di un governo europeo dell’economia e di un potere politico legittimato. Questo potere politico deve essere parallelo alle regole dell’Economia europea integrata”.
Alla luce di questa problematica, non ritiene che il Presidente della Commissione europea Romano Prodi abbia commesso un grave errore quando ha proposto una politica di allargamento così ampia?
“A quel punto della storia europea era inevitabile procedere ad una politica di allargamento dell’Unione Europea dopo la fine traumatica dell’esperienza comunista ad est. Sul momento era difficile evitare la politica di allargamento di fronte a paesi che vivevano una drammatica incertezza dovuta alla transizione politica del post-comunismo”.
Il fiscal compact è utile in tempi di recessione?
“Il nostro debito pubblico e la crisi della finanza pubblica non ci consentono scelte diverse. Oggi non possiamo fare politiche espansive di spesa pubblica”.

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