martedì 26 febbraio 2013

Una campagna elettorale da avanspettacolo

Intervista a Giorgio Galli
Voce Repubblicana, 26 febbraio 2013
di Lanfranco Palazzolo

Quella che si è appena conclusa è stata una campagna elettorale da avanspettacolo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il politologo Giorgio Galli. Ecco cosa ci ha detto sulla campagna elettorale appena conclusa.
Professor Galli, come ha trovato la campagna elettorale che si è svolta in questi ultimi due mesi? Trova che i toni di questo scontro politico siano stati la conferma dell’inadeguatezza della nostra classe politica?
“Direi proprio di sì. Quella che abbiamo visto in queste settimane è stata una campagna elettorale molto confusa. Questo confronto ha dimostrato che i partiti e i suoi leader non sono certo all’altezza dei gravi problemi che il paese deve affrontare”.
Chi è stato il leader più irresponsabile di tutti in questa campagna elettorale?
“Non parlerei di irresponsabilità. Abbiamo già visto questi comportamenti altre volte. Silvio Berlusconi ha condotto una campagna elettorale piena di promesse infondate. C’è stato anche un grosso elemento di novità nella figura di Grillo. Ma questo elemento di novità ha seguito la strada delle grandi proteste di piazza e delle promesse di difficile realizzazione. Non vorrei fare una classifica del più e del meno responsabile. Certo, queste due persone che – non a caso – vengono dal mondo dello spettacolo sono stati i più pittoreschi. Gli altri sono stati molto più prudenti. Ma è nell’insieme che la campagna elettorale non ha affrontato i problemi che gli italiani dovranno affrontare”.
Come ha trovato il comportamento di Mario Monti? Qualcuno ha accusato il professore di aver gettato la maschera e di essersi comportato come tutti gli altri leader politici.
“Monti si era creato la figura del tecnico, dell’uomo di università. Lui si è ritrovato in una campagna elettorale molto folkloristica e piena di promesse e di avanspettacolo. Monti ha provato, senza nemmeno riuscirci, di adeguarsi a questo clima”.
Come ha trovato la vicenda di Oscar Giannino, che è stato messo in crisi dalle notizie sui suoi titoli di studio?
“Francamente non riesco a spiegarmela. La caratteristica di Giannino era quella di essere un bravo giornalista economico. Giannino ha voluto percorrere la strada della politica, ma avrebbe dovuto immaginare che, tentando questo percorso e facendo una campagna elettorale con quello stile aggressivo, correva il rischio che queste vicende venissero fuori. Mi stupisco che una persona della sua intelligenza sia incespicato in questa storia”.
Il prossimo Parlamento assomiglierà a quelli consociativi della Prima Repubblica?
“Credo che il prossimo Parlamento sarà dominato dalla confusione. Non vedo la possibilità di consociativismo”.
Mario Monti sarà spedito al Quirinale al posto di Napolitano?
“E difficile prevederlo. Con questi gruppi parlamentari è assurdo fare delle previsioni”.

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