sabato 30 marzo 2013

Scelta civica non è disposta ad ogni compromesso

Voce Repubblicana, 30 marzo 2013
 Intervista a Gabriele Albertini
di Lanfranco Palazzolo
 
Scelta civica potrebbe appoggiare il nuovo governo, ma non siamo disposti a farlo in assenza di un programma condiviso. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore di Scelta Civica Gabriele Albertini.
Senatore Albertini, la situazione per la formazione del nuovo governo è difficile. Qualcuno del suo partito aveva manifestato la disponibilità per la formazione di un governo. Cosa pensate in proposito?
“Noi abbiamo sempre condiviso la necessità di un governo in piena caric per il nostro paese. E pensiamo che il nostro paese debba avere al più presto un suo governo, con una maggioranza solida e che sappia gestire una nave in tempesta con un equipaggio coese. Ma per fare questo non bisogna concedere un appoggio in bianco al nuovo governo. Non sarebbe giusto dare un appoggio incondizionato. Questo sarebbe incoerente con il nostro disegno politico. Noi vogliamo una maggioranza con le forze riformiste ed omogenee”.
Da ex sindaco di una grande città italiana come Milano come ha visto le proteste di tanti sindaci italiani che hanno criticato il Patto di stabilità? Lei che ha sposato quella linea di rigore del governo Monti pensa che sia corretto l'atteggiamento di questi sindaci?
“Quando ero sindaco di Milano ho avuto delle polemiche con un altro sindaco di una grande città italiana. Questo sindaco lamentava la riduzione di 200 milioni i fondi per la sua città. Però la sua città aveva l'azienda municipalizzata di trasporti, erano due, con 198 milioni di debiti. Quando sono arrivato al Comune di Milano, la nostra ATM aveva 154 miliardi lire di debiti da risanare. Quando ho lasciato il Comune di Milano ho lasciato questa azienda avevamo 78 milioni di euro di utile. Quello che devono fare i sindaci è utilizzare al meglio i loro patrimoni. Noi abbiamo fatto la scelta di privatizzare e con questa scelta abbiamo investito i nostri fondi. Abbiamo messo in attivo le nostre municipalizzate. L'utilizzo delle proprie risorse deve essere messo al primo punto per cambiare la situazione dei Comuni”.
Ritiene che il Governo Monti si sia comportato bene su questo versante?
“Questo Governo ha fatto cose che altri non hanno fatto in passato altri. Le opere pubbliche sono escluse dal Patto di stabilità. Questa non viene considerata come spesa corrente, sulla quale è necessario svolgere un controllo molto attento. Per quanto riguarda il dividendo dell'IMU anche qui stato fatto un passo di importante revisione del patto di stabilità”.
Come ha interpretato la mossa di Monti per sbloccare i fondi della P.A. dovuti alle imprese?
“Non è stato un tatticismo elettorale. Credo che sia stato un esempio di credibilità nella riqualificazione della spesa italiana. E' stato il dividendo positivo della politica del Governo Monti”.

venerdì 29 marzo 2013

Battiato deve dimettersi da quell'incarico

Intervista ad Alessandra Mussolini
Voce Repubblicana, 29 marzo 2013
di Lanfranco Palazzolo

Come donne siamo state offese da Battiato, ma il Presidente del Senato Grasso non deve limitarsi a condividere le nostre critiche. Lo ha detto alla “Voce” Alessandra Mussolini, senatrice del Pdl.
Senatrice Mussolini, lei è intervenuta in aula per criticare l'infelice dichiarazione dell'Assessore alla Cultura della Regione Sicilia: “In Parlamento ci sono troie disposte a tutto”.
“Purtroppo questo è stato il mio primo intervento in aula nella XVII legislatura. Ho ricordato le parole di Battiato senza ripeterle letteralmente. Sono state parole grottesche. Quello che abbiamo fatto al Senato è stato di dare un segnale tutte insieme. In questo modo non si offende solo le donne, ma tutte le istituzioni. Ogni giorno muore una donna per femminicidio. Molte donne hanno uno stipendio inferiore a quello degli uomini. Oggi non possiamo permetterci di fare un passo indietro con questo linguaggio volgare e inaccettabile”.
Come ha trovato la risposta in aula del Presidente del Senato Pietro Grasso?
“Lui ha detto che condivideva quello che avevo detto. Ma il Presidente del Senato non deve limitarsi solo a dire che non condivide, ma dovrebbe difendere, nella sua qualità di seconda carica dello Stato, le istituzioni e svolgere un ruolo ben preciso. E' questo il momento in cui le istituzioni devono essere difese. Non si tratta di una frase in libertà, ma di un intervento pubblico di un rappresentante di una istituzione importante, come la Regione Sicilia, al Parlamento europeo. Questa è una vera e propria offesa alle istituzioni, a parte il reato contemplato dall'articolo 290 del Codice Penale (Vilipendio alla Repubblica, ndr). Ma al di la di quello basta con queste frasi e basta con queste affermazioni”.
Oggi in aula abbiamo visto una figuraccia ostruzionistica del Movimento 5 stelle sulla cosiddetta Commissione Speciale, che si forma all'inizio della legislatura per affrontate le questioni urgenti in attesa della costituzione delle Commissioni permanenti. Come avete trovato questo atteggiamento?
“Lo sa perché è successo questo?! Loro sono un gruppo parlamentare in differita. Mi spiego meglio: questo gruppo parlamentare partecipa in contemporanea ai lavori parlamentari e alle riunioni che si fanno. Poi, dopo, ricevono dal blog di Grillo le indicazioni per seguire la linea politica. Credo che abbia sbagliato anche il Presidente Grasso che ha dato più volte la parola a Vito Crimi. Siamo al Senato e non ci troviamo al bar dove si scambiano le opinioni su questo o quello. Il problema è che quando ricevono le disposizioni da Grillo la partita è finita. Loro hanno dato il via libera alla Commissione speciale in Conferenza dei capigruppo senza sollevare alcuna critica. Lo hanno fatto dopo. Il confronto parlamentare non può svolgersi in differita”.

giovedì 28 marzo 2013

Una vicenda gestita malissimo

Voce Repubblicana, 28 marzo 2013
Intervista a Sergio Divina
di Lanfranco Palazzolo

La vicenda dei due marò andava gestita di concerto con gli altri paesi alleati dell'Italia. Lo ha detto alla “Voce” il senatore Sergio Divina della Lega Nord. Ecco cosa ci ha detto dopo le dimissioni del ministro degli Esteri.
Senatore, oggi al Senato aspettavate di ascoltare le parole del ministro degli Esteri Terzi di Sant'Agata sullo scontro diplomatico politico con l'India, ma il responsabile della Farnesina si è dimesso in aula alla Camera.
“Adesso dovremmo capire la posizione ufficiale del Governo sulla vicenda. Sembra che tra ministri non abbiano la stessa opinione sulla vicenda. Adesso sarà compito del Presidente del Consiglio Mario Monti dovrà fare la sintesi. Nessuno sa dire se qualcuno ha imposto le dimissioni al ministro oppure se qualcuno ha chiesto al responsabile della Farnesina un atto di responsabilità. Arrivare dimissionario in aula alla Camera dei deputati lascia perplessi Il ministro degli Esteri ha gestito la vicenda in modo inopportuno. La vicenda dei due marò è diventata grottesca”.
Lei cosa avrebbe fatto?
“Se noi potessimo ipoteticamente sfiduciare il ministro degli Esteri Terzi e ricominciare da zero con una diplomazia che non si rivolge più allo Stato indiano. Se noi non riconosciamo la giurisdizione dello Stato indiano è inutile andare a chiedere pene più miti solo per rimandare due militari in India, che poi verrebbero trattati peggio di due criminali comuni. Invece si tratta di due militari che hanno compiuto il loro dovere e che facevano parte di una missione di pace. La diplomazia dell'Unione europea avrebbe dovuto schierarsi dalla parte dell'Italia con la minaccia, da parte del nostro paese, di interrompere la nostra partecipazione alla missione 'Atalanta' e di ritirarci dal Libano e anche dall'Afghanistan. Se non abbiamo le diplomazie amiche che ci difendono sulla vicenda relativa alla 'presa in ostaggio' del nostro ambasciatore in India, dovevamo almeno tentare una strada nuova scollegando il ruolo di questo ministro con una nuova azione diplomatica. L'aula avrebbe dovuto chiedere al ministro Terzi un passo indietro e una nuova fase con altri soggetti e altri presupposti. Adesso la situazione diventa paradossale e dobbiamo uscirne”.
Che ruolo ha avuto in questa vicenda il ministro della Difesa Di Paola che lo scorso 11 marzo aveva detto di essere d'accordo con l'iniziativa?
“Io posso capire l'imbarazzo dell'ammiraglio Di Paola che si è trovato ad essere il ministro della Difesa. Credo che questi due ruoli insieme non vanno bene. I ruoli di indirizzo politico entrano spesso in conflitto con la formazione dell'ammiraglio”.
Il rapporto del ministro Terzi con il Parlamento è stato pessimo?
“A nemico che fugge ponti d'oro. Non mi sento di sparare alla schiena contro Terzi. Non lo fanno nemmeno i militari”.

mercoledì 27 marzo 2013

Alfio rappresenta solo se stesso

Intervista ad Davide Bordoni
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana, 27 marzo 2013
 
L'imprenditore Alfio Marchini rappresenta solo se stesso e niente di più. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Davide Bordoni, assessore alle Attività produttive e al Commercio del Comune di Roma.
Assessore Bordoni, i commercianti romani vivono la crisi economica e finanziaria sulla loro pelle. Molti esercizi commerciali stanno chiudendo.
“Alla base di questa grave crisi c'è indubbiamente il calo dei consumi che ha colpito tutti i settori produttivi e anche il settore del commercio nella Capitale. Inoltre, la crisi non ha calmierato il prezzo degli affitti che hanno subito un aumento. A giocare un peso determinante su questa crisi ci ha pensato anche l'inasprimento fiscale con l'aumento delle imposte dirette ed indirette. Questo è il quadro che ha determinato l'aggravamento della situazione. Anche il limite posto all'utilizzo dei contanti ha giocato un suo ruolo nello sviluppo della crisi. Il commercio della Capitale si è trovato in profonda crisi per tutti questi fattori che si sono aggravati contemporaneamente. Credo che sia necessario rilanciare i consumi attraverso un piano di sviluppo convincente. Questo è un passo necessario. Credo che sia anche necessario rivedere la norma sull'utilizzo del contante. Roma è una città che vive di turismo. Quindi è evidente che l'aumento degli stessi turisti può comportare un aumento degli incassi da parte degli esercizi commerciali”.
Quanto ha pesato l'inasprimento del peso dell'Imposta municipale sugli immobili sulle attività commerciali della Capitale?
“Ha pesato moltissimo. Anche il timore di questa tassa ha frenato i consumi dei romani. Anche l'aumento della disoccupazione ha determinato una condizione negativa per la crescita dei consumi. La perdita dell'occupazione, l'aumento delle tasse creano le condizioni per fermare tutto”.
Quali sono i poteri che ha il Comune di Roma per frenare questa crisi?
“I poteri del Comune di Roma sono molto limitati. Fare dei piani di sviluppo e pianificare lo snellimento burocratico delle procedure, fare tutta una serie di iniziative per coordinare il piccolo commercio e la grande distribuzione è pressoché impossibile. Il Comune ha delle armi spuntate se non chiedere alla Regione politiche di pianificazione. L'ultima politica di regolamentazione della Regione Lazio risale al lontano 1999. Non possiamo certo noi a fare queste politiche. Ma le abbiamo sempre sollecitate”.
Come ha visto la discesa in campo dell'imprenditore Alfio Marchini?
“E' un tentativo assolutamente velleitario. Marchini cerca di fare il candidato del centrosinistra. Con il passar dei mesi Marchini non ha saputo trovare appoggi significativi. Oggi Marchini rappresenta solo se stesso. La sua azione non ha ottenuto alcun successo. Credo che il confronto sarà tra noi e il centrosinistra”.

martedì 26 marzo 2013

Ecco come uscire da quella spirale

Intervista a Roberto Musacchio
Voce Repubblicana, 26 marzo 2013
di Lanfranco Palazzolo

Le politiche di bilancio dell'Unione europea devono uscire dalla spirale di austerità. Lo ha detto alla “Voce” l'ex europarlamentare europeo comunista Roberto Musacchio.
Onorevole Musacchio, vi aspettavate dalla burocrazia dell'Ue una mossa azzardata come quella del prelievo forzoso nei confronti dei correntisti di Cipro?
“Credo che ci sia del metodo in questa lucida follia. C'è questa idea che l'Ue debba imporre ai popoli politiche di sacrifici. Cipro è all'interno di un pacchetto di provvedimenti da parte del Consiglio Europeo. L'Italia non ha criticato questi provvedimenti in seno al Consiglio europeo. Anzi, l'Italia si è affrettata a sostenere provvedimenti come il 'two pack', che permettono a Bruxelles di visionare le singole politiche finanziarie dei paesi Ue. La Commissione europea ha il potere di correggere queste politiche. Si tratta di un'autentica violazione della sovranità dei singoli paesi europei. Si tratta di un attacco alla nostra democrazia. Se ci fosse una vera democrazia europea si eviterebbero derive di questo tipo e si potrebbe ridiscutere quelle che sono le politiche europee di austerità. La Grecia ha visto moltiplicato il debito pubblico e diminuire il Pil da queste politiche irresponsabili. In Italia il Governo Monti non ha affatto cambiato queste politiche. Oggi abbiamo oltre il 2 per cento del Prodotto interno lordo”.
Come giudica l'attenzione dell'Unione europea nei confronti di Cipro?
“La giudico nulla. L'Europa non ha fatto assolutamente nulla per Cipro. Anzi, ha legittimato la spaccatura in corso nell'isola e l'ha legittimata per non urtate la Turchia, che occupa una parte di quell'isola. In quell'isola ci sono dei grandi interessi. Non si capisce perchè si applicano queste politiche in un paese che è appena più grande di un quartiere di Roma”.
Cosa sarebbe successo se fosse stato proposto un prelievo forzoso contro paesi come l'Irlanda o il Portogallo?
“A me pare che la Trojka abbia voluto voluto saggiare la tenuta dell'Unione europea saggiando certi provvedimenti nei confronti di paesi che sono ai margini dell'Unione europea. In questa politica è entrata anche l'Italia con la riforma delle pensioni e il patto di stabilità interna. Credo che sia un grave errore fare questi sacrifici solo per migliorare l'export della Germania. Così si alimenta solo il debito pubblico italiano”.
Crede che il Parlamento europeo si stia già ribellando a queste politiche assurde?
“Il Parlamento europeo ha fatto bene a bocciare il bilancio pluriennale. In base a quello che era previsto dalla strategia sociale del trattato di Lisbona si pensava ad un bilancio del 5%, ma oggi si parla di un bilancio dell'1%. L'austerità di bilancio non fa altro che aggravare la crisi europea. Ecco perché oggi occorrono nuovi investimenti”.

sabato 23 marzo 2013

Ai funerali del capo della polizia Manganelli


 La morte di Antonio Manganelli mi ha colpito molto. Lo avevo visto solo una volta, nel dicembre 2011,  al congresso del SIULP. Quando aveva cominciato a parlare la sala si era ammutolita per l'attenzione. 
Veniva praticamente venerato dagli uomini della polizia. Raramente mi è capitato di vedere tanto rispetto e venerazione per un uomo dello Stato. Oggi, la mia compagna era presente ai suoi funerali e ha scattato questa bella foto che riassume, meglio di qualsiasi altra immagine, il rispetto verso quest'uomo. 

Pietro Mennea, che fine hanno fatto Valentina Vezzali e Josefa Idem?



Che fine hanno fatto i grandi campioni olimpici italiani eletti in Parlamento? Me lo sono chiesto quando ho visto questi due interventi parlamentari di Simone Baldelli alla Camera e di Sergio Divina al Senato che hanno ricordato il grande campione Pietro Mennea. Quel giorno Josefa Idem o Valentina Vezzali avrebbero potuto dire due parole per ricordare il campione pugliese che resterà per sempre il patrimonio dello sport italiano. E allora, per favore, almeno quando succedono queste cose ditele due parole invece di pensare solo al vostro stipendio.

Il primo errore regolamentare di Laura Boldrini




Nella vita tutti commettiamo un errore, ma quello che è successo qualche sera fa alla Camera dei deputati è divertente. La nuova Presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini convoca l'Ufficio di Presidenza della Camera al quale manca un membro. Lei insiste, ma i deputati le ricordano che la Presidente della Camera non può convocare formalmente l'Ufficio di Presidenza senza un membro anche se non verrà presa alcuna decisione. Ma lei non capisce il principio. Al punto che i deputati sono costretti ad intervenire più volte. Ma perchè queste cose non le scrive mai nessuno?

I grandi errori di TGCOM24: Casaleggio storpiato


Noi contrari ad ogni prelievo forzoso

Lanfranco Palazzolo con Paolo Ferrero
Intervista a Paolo Ferrero
Voce Repubblicana, 23 marzo 2013
di Lanfranco Palazzolo

Noi siamo contrari a qualsiasi prelievo forzoso a danno dei cittadini, anche di quelli che hanno oltre 100mila euro sul conto corrente. Lo ha detto alla “Voce” il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero.
Paolo Ferrero, cosa pensa di quello che sta accadendo a Cipro, dove le banche sono chiuse da qualche giorno? Gli euro burocrati della Troika e il Consiglio Ue hanno approvato un prelievo forzoso per i correntisti ciprioti che è stato respinto dal governo di quel paese. Cosa ne pensa?
“Penso che sono una manica di criminali. Il problema di Cipro hanno un buco e le banche chiedono ai cittadini di far pagare il loro fallimento. Se si accetta questo principio vuol dire che si apre un’autostrada e che tutti i buchi delle banche li devono pagare i cittadini. Questa è una follia. Le banche, che sono private, si fanno dei dividenti da pazzi. Riescono a dividere bene anche quando sono in perdita. E poi quando il buco è troppo grosso dicono che c’è una crisi sistemica e che allora devono intervenire i cittadini. Questo è un atto di arroganza pazzesca. Quando ci sono i soldi i profitti se li tengono loro, quando c’è il buco questo lo paghiamo noi cittadini. Noi siamo felici che il Parlamento cipriota abbia votato contro il prelievo forzoso. Se passava quel principio a Cipro, poi sarebbe passato in tutti gli altri paesi”.
Perché siete tornati davanti all’ambasciata tedesca? Non è la prima volta che manifestate qui davanti.
“Abbiamo fatto questa manifestazione perché il meccanismo di decisione europea non c’entra nulla con il sistema democratico. La Merkel dice alla Commissione europea cosa deve fare e la Banca centrale si mette sull’attenti. Sta accadendo questo. E ciò è inaccettabile. Ecco perché bisogna indurre a Banca centrale europea a finanziare i debiti pubblici dei paesi al tasso ufficiale di sconto dello 0,75. La Bce non deve finanziare le banche che speculano sui prestiti della Bce. Ecco perché bisogna nazionalizzare le banche. Mi riferisco alle grandi banche”.
Lei avrebbe mai approvato un prelievo forzoso sui conti correnti superiori ai 100mila euro?
“No, perché questa è la foglia di fico. La balla che raccontano per far passare il principio del prelievo forzoso. Nessun cittadino deve pagare per i buchi delle banche. Il principio che vogliamo difendere è questo. Questo è il punto. Il criterio non è questo. Se devono pagare i cittadini le banche devono essere nazionalizzate e abbassare gli stipendi dei manager bancari”.
Come si è comportato il Partito comunista cipriota?
“Benissimo. Da grande partito. Ha detto di ‘no’ all’invadenza dell’Unione europea. E ha fatto benissimo”.
Cosa pensa dell’invadenza russa su Cipro?
“Mosca gioca la sua partita. Di fronte all’Ue che tratta i popoli come delle merde approfitta della situazione”.

venerdì 22 marzo 2013

A PIAZZA INDIPENDENZA CON IL PRC


IERI SONO ANDATO ALLA MANIFESTAZIONE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA CONTRO LO STRAPOTERE DELLA GERMANIA SULL'UNIONE EUROPEA E CONTRO IL PRELIEVO FORZOSO CONTRO I CLIENTI DELLE BANCHE CIPRIOTE. HO COLTO L'OCCASIONE PER FARMI UNA FOTO CON PAOLO FERRERO E FARE "DUE SCATTI". ECCOLI.





Il centrodestra ci ha sempre emarginato



Intervista a Michele Scudiere
Voce Repubblicana, 22 marzo 2013
di Lanfranco Palazzolo

Il centrodestra ha sempre mirato ad emarginare la nostra organizzazione. Abbiamo sostenuto Bersani perché non potevamo votare per chi metteva in discussione le relazioni sindacali in Italia. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Michele Scudiere, segretario CGIL Nazionale.
Segretario Scudiere, quali sono le vostre valutazioni sull’esito delle ultime elezioni politiche? Qualcuno ha ricordato che molti lavoratori dipendenti, anche iscritti alla Cgil, hanno votato per il Movimento 5 Stelle.
“Il voto rappresenta una novità per quanto riguarda il comportamento dei lavoratori dipendenti. E’ abbastanza noto che il lavoro dipendente in Italia non ha mai avuto una predilezione per un singolo partito. Abbiamo discusso sul perché – per venti anni – i lavoratori al Nord hanno votato per la Lega. Ora c’è il nuovo fenomeno di Beppe Grillo. E’ evidente che, in una situazione di grave crisi, la gente non sceglie un partito tradizionale. Sceglie chi mette in discussione il sistema. E’ evidente che questo problema deve essere analizzato e capito. Il punto principale di Grillo è quello di avere risposte sui temi del lavoro che non ci sono e non ci sono state prima da parte di altri. Oggi la situazione è davvero drammatica. E più si drammatizza la situazione e più le persone hanno incertezza sul loro futuro, più si aggrappano a posizioni di carattere protestatario”.
La leader della Cgil Susanna Camusso ha fatto bene dichiarare apertamente il suo voto per Pierluigi Bersani?
“Ma noi abbiamo fatto un’analisi molto semplice. Per decenni, il centrodestra ha fatto di tutto per emarginare la nostra organizzazione. Abbiamo visto che hanno assunto posizioni che miravano a limitare anche il potere contrattuale del sindacato. E’ evidente che non abbiamo messo in evidenza che era meglio votare centrosinistra piuttosto che votare quelli che mettevano in dubbio le relazioni sindacali nel nostro paese e che, in particolare, miravano all’isolamento della nostra organizzazione. Quindi non c’è assolutamente nulla di scandaloso. E’ il sistema politico che cambia. E il sindacato deve anche tener conto di queste posizioni”.
Il vostro sindacato è stato troppo tenero nei confronti del Governo Monti? Nessuno ricorda una grande manifestazione di Piazza contro questo Governo?
“La crisi economica ha portato con se tanta incertezza. La nostra organizzazione è stata in piazza molte volte e ha decretato alcuni scioperi generali. Abbiamo denunciato la riforma Fornero perché ha praticamente bloccato l’accesso di molte persone al lavoro. Non ha incentivato il ricambio generazionale del lavoro”.
Il Movimento 5 stelle è contro il sindacato?
“Sono preoccupato della tendenza della democrazia senza partiti che potrebbe prevedere anche il rischio di una democrazia senza sindacati”.   

giovedì 21 marzo 2013

Una scelta molto intelligente



Voce Repubblicana, 21 marzo 2013
Intervista a Pino Pisicchio 
di Lanfranco Palazzolo

Quella di Laura Boldrini è stata una scelta molto intelligente per la Presidenza della Camera de deputati. Lo ha detto alla “Voce” il deputato di Centro democratico Pino Pisicchio.
Onorevole Pisicchio, la Camera dei deputati ha eletto il suo presidente. Cosa pensa di come si è arrivati a questa decisione?
“Naturalmente ho votato per Laura Boldrini. Ho dato il mio voto alla Presidente Boldrini con grande convinzione. Quella della Boldrini mi è sembrata una scelta molto intelligente e fuori dallo schema partitico. La Boldrini si è mossa all’interno di una idea di innovazione che porta con se due elementi di grande significatività: si tratta della terza donna eletta alla Presidenza della Camera e poi si è sempre battuta per gli emarginati e per i più deboli. Questa è un elemento di grande significatività per un politico. Inoltre, la Presidente Boldrini non è mai stata legata ai partiti. Questo è un grande fattore di novità su cui costruire in nuovo tempo della buona politica”.
Ritiene che il Pd abbia compiuto una scelta di ripiego visto che Bersani aveva puntato su altri esponenti politici, in un primo tempo?
“Credo che sarebbe ingeneroso dire questo nei confronti dell’azione svolta dal Pd e anche verso la nuova Presidente della Camera. Non la definirei una scelta di ripiego. Direi che Dario Franceschini si è comportato in modo corretto facendo un passo indietro. Franceschini ha messo in evidenza che il gesto di novità per la candidatura di Laura Boldrini fosse da preferire a un scelta da fare all’interno di un partito”.
Quando nel 1996 fu eletto alla Presidenza della Camera dei deputati venne eletto Luciano Violante, il presidente eletto dai Democratici di sinistra fece un richiamo alla pacificazione tra fascismo e antifascismo. La Boldrini si è mossa nella direzione opposta. Infatti, quando le telecamere hanno fatto una panoramica sull’aula, una parte dell’emiciclo non ha applaudito. E’ stato opportuno un richiamo del genere in un momento in cui il Parlamento è chiamato alla massima collaborazione?
“Io ho condiviso i richiami fatti dalla Presidente: questo afflato sociale molto intenso viste le difficoltà che vive il nostro paese; i richiami fatti alla Costituzione; ad Aldo Moro. Io sono un moroteo. Ho ritenuto poco opportuna la reazione di alcuni settori della Camera. Questo atteggiamento è tipico di una politica che si sente fuori da un’indicazione di Presidenza che è stata fatta da altre aree politiche. Il nostro obiettivo è quello di abbandonare l’ascia di guerra e lasciarci alle spalle il passato fatto di conflitti”.
Dopo la Presidenza di Gianfranco Fini sarà più facile per la Boldrini guadagnare consensi?
“Fini è stato inappuntabile. Dobbiamo scindere il ruolo politico di Fini da quello di Presidente della Camera”.   

mercoledì 20 marzo 2013

Il nostro debito peggio di quello giapponese



Intervista a Giuseppe Eusepi
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana, 20 marzo 2013 

Il debito pubblico italiano è più grave di quello giapponese perché il nostro paese deve confrontarsi con i creditori esteri. Mentre a Tokio questo problema non c'è. Lo ha detto alla “Voce” il professor Giuseppe Eusepi, docente di scienza delle Finanze all'università “La Sapienza” di Roma..
Professor Eusepi, il nostro paese ha toccato un nuovo record negativo del debito pubblico.
“Il debito pubblico italiano è aumentato di 2022 miliardi. Questo debito è aumentato – ed è questa la cosa che ci interessa – rispetto alla percentuale del Prodotto interno lordo. Questo è un dato fondamentale perché i parametri stabiliti a Maastricht sono tarati su questo rapporto. La lettura di questi dati deve essere meno ovvia sul perché il debito pubblico sia aumentato in un contesto in cui è in carica un governo tecnico. Questo governo – in teoria – non avrebbe dovuto avere alcuna motivazione per lasciare il debito pubblico in questa situazione. Con un governo politico, il rapporto debito/PIL sarebbe aumentato. Se il prodotto interno lordo diminuisce, anche se il debito pubblico diminuisce, questo dato viene spinto verso l'alto. Ricordo che in questi tre anni il PIL sta diminuendo il percentuali molto alte per il nostro paese (1 o 2 per cento l'anno). In questo caso il debito pubblico è destinato ad aumentare. Siamo in una situazione esplosiva”.
Perché un governo tecnico non ha avuto maggiore coraggio?
“Questo è accaduto perché l'approccio italiano nel lungo periodo include il debito pubblico proprio come elemento costitutivo, quasi 'costituzionale', anche se la Costituzione dice altro. L'alta tassazione che è in vigore in Italia non permette di modificare il peso della spesa pubblica, se non in termini molto modesti. Nonostante gli intenti del governo. Gran parte della spesa pubblica italiana è automatica. Il governo non può fare quasi nulla. Può tagliare in fase di rinnovo dei contratti. Questo è anche un problema di un governo tecnico perché un esecutivo di questo tipo deve confrontarsi con un Parlamento politico”.
Come fa il Giappone a sostenere un debito pubblico superiore rispetto al nostro?
“In Giappone c'è un rapporto tra cittadinanza e governo e tra governo e lavoratori che è molto diversa da quella italiana ed europea. In Italia c'è una rottura fortissima tra governanti e governati. Da parte dei cittadini italiani c'è una forte indisponibilità dei cittadini a collaborare a causa del forte peso fiscale che grava sugli italiani. Dobbiamo ricordare che il debito italiano, per metà è legato all'estero. Mentre quello giapponese è essenzialmente interno. Questo cambia il discorso sull'onere del debito. Se il governo deve controllare gli interessi sul debito estero. Per questa ragione il governo italiano è molto più debole di quello giapponese”.  

martedì 19 marzo 2013

Il tecnocrate che voleva incrementare il debito pubblico



Voce Repubblicana, 19 marzo 2013
Intervista a Giorgio Galli 
di Lanfranco Palazzolo

Mario Monti ha fatto parte di quelle commissioni tecniche della Prima Repubblica nei governi che hanno aumentato il debito pubblico. E il professore non ha mai contestato apertamente queste politiche. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il politologo Giorgio Galli, che ha curato l’introduzione de “Il tecnocrate” (Kaos Edizioni), che raccoglie gli interventi del Prof. Mario Monti tra gli anni ’70 fino ad oggi.
Prof. Galli, quali conclusioni ha tratto sulle idee economiche del professor Monti prima che venisse nominato senatore a vita e Presidente del Consiglio di un governo tecnico?
“Credo che Mario Monti sia uno dei normali professori universitari che ci sono in Italia. La documentazione raccolta in questo libro non spiega se Monti sia o meno un brillante politico, ma mette in luce che il docente universitario è stato un consulente molto ascoltato di tutti i governi che hanno guidato l’Italia e ai quali cade la responsabilità di questo enorme debito pubblico. E questo non è un caso o un errore. Tutti i governi che si sono succeduti – e dei quali Monti è stato consulente – hanno utilizzato le risorse pubbliche per consolidare i loro consensi. Questa era una caratteristica della cosiddetta Prima Repubblica, alla quale hanno contribuito – in misura assolutamente determinante – i partiti di governo ai quali hanno dato qualche assenso anche i governi di opposizione. Questo uso sconsiderato del debito pubblico e delle risorse pubbliche rientra nelle responsabilità di Mario Monti, che è stato membro di tutte le commissioni tecniche insediate da questi governi e che davano suggerimenti a questi governi. I suoi commenti sui provvedimenti dei Governi della Prima Repubblica era che questi provvedimenti andavano bene, ma che si poteva fare di meglio. Considerazioni di una banalità unica”.
Lei cosa pensa di questo comportamento?
“Ne ‘il tecnocrate’ ho fatto questa considerazione. In una fase di grande sviluppo del capitalismo moderno non si vedono le grandi opere del prof. Monti. Nel testo vengono anche riportati dei giudizi di Monti sul capitalismo, anch’essi molto banali”.
Ritiene che Monti sia stato un trasformista?
“No, non credo lo sia stato. Monti ha sempre dato dei consigli e ha sempre accompagnato la politica dei vari governi sempre con grande coerenza. La sua è stata una grande coerenza di accompagnamento, se così si può dire”.
Che responsabilità ha avuto il berlusconismo nella crescita della fama di Monti visto, che fu proprio il Presidente del consiglio, nel 1994, a nominarlo commissario Ue?
“E’ vero che fu Berlusconi lo nominò Commissario europeo, ma anche il Governo D’Alema lo confermò a quella carica. Tutti e due gli schieramenti sono stati responsabili in questa scelta. Lo stesso Monti disse che nel 1994 aveva votato per Berlusconi”.   

sabato 16 marzo 2013

Aspettiamo l'impatto del nuovo Papa

Intervista a Giuseppe Di Leo
Voce Repubblicana, 16 marzo 2013 
di Lanfranco Palazzolo

Questo Papa rappresenta una sfida per la Chiesa di oggi, ma nessuno può dire quale impatto avrà questo Papa sul cattolicesimo mondiale. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il vaticanista di Radio Radicale Giuseppe Di Leo.
Giuseppe Di Leo, era prevedibile l’elezione di Jose Maria Bergoglio al soglio pontificio?
“No. Erano in pochissimi a prevedere la sua elezione. E’ una consuetudine che i vaticanisti sbagliano sempre le previsioni sul Papa”.
Però, l’unico che c’era andato vicino era Sandro Magister.
“In realtà, dopo il conclave del 2005, in cui Bergoglio era stato ‘secondo’, dopo Ratzinger, era stato accreditato come un candidato molto serio. Il punto è proprio qui. Tutti si dichiarano profeti del giorno dopo”.
In queste settimane si era parlato tanto di un Papa giovane. Come mai si è scelto un pontefice di 76 anni? Siamo di fronte ad una nuova scelta di mediazione?
“Sì, è indubbiamente una scelta di mediazione, anche in riferimento al fatto che è un Papa di tradizione latino-americana, ma anche di tradizione europea. Anche perché la famiglia è di origine piemontese”.
Come possiamo valutare la figuraccia della Conferenza episcopale italiana che aveva dato per scontata l’elezione del Cardinale Scola?
“La lingua batte dove il dente duole. Del resto Errare humanum est. Perseverare est…”.
Che Chiesa sarà quella di Papa Francesco? E’ una Chiesa molto diversa da quella di Giovanni Paolo I?
“No, siamo di fronte a due pontefici molto diversi che vivono i due fasi politiche diverse, in due secoli diversi. All’epoca di Giovanni Paolo II c’era il comunismo, c’era una Chiesa italiana molto forte e la Chiesa universale era ancora considerata come eurocentrica. Adesso, invece, l’Europa politica è molto debole. E anche la Chiesa europea non è più centrale come lo era un tempo”.
Questo è un Papa che rifugge il potere e gli incarichi. Al contrario di tanti altissimi prelati, Jose Maria Bergoglio ha rifiutato altri incarichi e ama mischiarsi tra la gente. Come potrebbe reagire questo Papa di fronte alla macchina del potere Vaticano?
“Questo lo vedremo. Certo, questo non è un Papa che può smantellare la curia e l’organizzazione. La Chiesa è anche struttura politica e ha bisogno dell’organizzazione. Il problema non è tanto la struttura quanto chi ci metti a guidare queste strutture. Il vatileaks di questi giorni si è concentrato molto sulle diatribe tra esponenti italiani della Chiesa. Lo spirito di questo Papa può aiutare, ma è una sfida aperta. Nessuno può fare previsioni”.
Questo Papa non ha un buon rapporto con il potere politico argentino, ma è anche un antimarxista.
“Questo significa che ci troviamo di fronte ad un personaggio che esce fuori dagli schemi già precostituiti. Ma non può limitarsi ad avere una posizione politica nazionale continentale”.

venerdì 15 marzo 2013

Niente carcere per Berlusconi

Voce Repubblicana, 15 marzo 2013
Intervista a Maurizio Bellacosa 
di Lanfranco Palazzolo

Berlusconi non rischia il carcere per i processi che lo vedono come imputato. Lo ha detto alla “Voce” il prof. Maurizio Bellacosa, docente di Diritto Penale.
Prof. Bellacosa, in questi giorni si è discusso molto sulle vicende giudiziarie di Berlusconi. Ha trovato qualcosa di anomalo nello scontro tra la difesa e i giudici?
“Si può dire che siamo in presenza di un approfondimento tecnico su un tema specifico: la sussistenza o meno dei requisiti per configurare il c.d. “legittimo impedimento” dell'imputato a comparire alle udienze”.
Cosa dice la norma sul legittimo impedimento?
“Il codice, in termini generali, garantisce il diritto di ogni imputato ad essere messo nelle condizioni di intervenire a tutte le udienze che lo riguardano. Sulla base di tale garanzia, l’imputato ha sia il diritto di non comparire e di far continuare il processo contro di lui, venendo dichiarato contumace, sia quello di chiedere il rinvio di tutte le udienze a cui decida di partecipare se si trova in una situazione di assoluta e documentata impossibilità di comparire innanzi al Giudice. Se il PM ed i Giudici non ritengono sufficiente la documentazione addotta a sostegno dell’impossibilità a comparire, il sistema prevede che possa venir nominato un perito che vada a fare un controllo per verificare le condizioni di salute dell’imputato. Il confronto tra Berlusconi ed i Giudici si sta oggi svolgendo proprio su questo dato tecnico. Berlusconi ha scelto di voler partecipare all’udienza ma, nello stesso tempo, ritiene di non avere i requisiti fisici per farlo. Il Tribunale ha allora optato per la nomina di un perito per far effettuare una visita fiscale in ospedale al fine di verificare se Berlusconi sia o meno in uno stato di salute tale da impedirgli di prendere parte all’udienza”.
Cosa comporta la mancata presenza di Berlusconi a queste udienze?  
“La mancata presenza di Berlusconi alle udienze, qualora il suo impedimento a comparire per ragioni di salute fosse ritenuto dal perito valido, potrebbe provocare la stasi del processo ed il suo sistematico rinvio sino a quando le condizioni di Berlusconi non miglioreranno. Da quel momento in poi, il processo tornerà ad essere celebrato nell'arco di pochi giorni”.
Questi procedimenti sono a rischio prescrizione?
“Il procedimento più vicino alla prescrizione è senz’altro quello per la frode fiscale sui diritti Mediaset. Quando la prescrizione dei reati è vicina, l'interesse della Procura ad accelerare i tempi di definizione del processo ragionevolmente aumenta”.
Berlusconi rischia il carcere?
“Tecnicamente non corre questo pericolo. L’ordinamento penitenziario consente infatti agli ultrasettantenni, con qualche eccezione relativa alla commissione di particolari reati, di poter scontare la pena in regime di detenzione domiciliare”.

giovedì 14 marzo 2013

Separati alla nascita: Padre Guido Todeschini & Papa Francesco I

DON GUIDO TODESCHINI

PAPA FRANCESCO I
L'unica cosa inquietante che ho intravisto nell'elezione di questo pontefice è la somiglianza del nuovo Papa con Don Guido Todeschini, il padre-padrone di TELEPACE. Si tratta di quella televisione tristemente famosa per i metodi ultraliberisti applicati ai componenti della redazione giornalistica della testata. Giudicate voi.......Inutile dire che, tra i due, lo stronzo è Don Guido Todeschini.

Quella non è la persona giusta per il Quirinale

Intervista a Massimo Franco
Voce Repubblicana, 14 marzo 2013 
di Lanfranco Palazzolo

Dario Fo non è la persona giusta per il Quirinale. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Massimo Franco, editorialista del “Corriere della Sera”.
Massimo Franco, la corsa per il Quirinale sarà molto complessa e difficile. L’elezione del Presidente della Repubblica potrebbe coincidere con lo scioglimento delle Camere. In quale quadro politico il Parlamento si avvia a prendere questa scelta dopo la conferma di Napolitano di non allungare il suo mandato? Prevede un confronto politico travagliato?
“Sulla carta, la scelta del Presidente della Repubblica si presenta come molto travagliata, se non altro perché ci sono in Parlamento tre grossi spezzoni in grosso conflitto tra loro. A questi tre spezzoni deve essere aggiunta la componente di Mario Monti e dei centristi che appare molto diversa da questi tre spezzoni. Con l’elezione di Giorgio Napolitano si è interrotta una prassi che durava ormai da decenni e che si era instaurata dopo l’elezione al Quirinale di Giovanni Leone. Dopo di allora il Parlamento aveva eletto il Capo dello Stato con una maggioranza molto larga. Con Napolitano si era tornati all’elezione di un Presidente della Repubblica eletto da una parte politica. Tutti ricordano che Napolitano è stato eletto da una maggioranza di sinistra. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è rivelato più equilibrato rispetto a tanti altri. L’incognita – secondo me – è quale può essere una maggioranza per eleggere il capo dello Stato. Secondo me, non esiste una maggioranza per eleggere un nuovo governo, il primo della legislatura. Bisognerà vedere come potranno saldarsi delle nuove convergenze che – ad oggi – non si vedono affatto”.
Cosa pensa della possibilità che venga eletto il premio Nobel per la letteratura Dario Fo?
“Tendo a guardare a questa ipotesi con un certo scetticismo. Il Presidente della Repubblica deve essere un grande conoscitore della macchina dello Stato e intervenire opportunamente per evitare che lo Stato si ‘rompa’. Credo che sia molto importante la dimensione internazionale del Presidente della Repubblica. Dario Fo non ha questa dimensione politica, lo dico con il massimo rispetto”.
Sarà necessario ricorrere ad un Presidente fuori dal Parlamento, in tempi di antipolitica e di sfiducia nel mandato dei parlamentari?
“Questo non lo so. Certamente domina l’antipolitica e l’opposizione alla politica e a un metodo politico che è stato inconcludente. Quindi c’è anche da intendersi sul termine antipolitica. Si è parlato anche di una candidatura di Romano Prodi come mediatore politico tra il Pd e i grillini. Questa è solo un’ipotesi. Il ruolo del Quirinale è molto importante per gli equilibri della vita politica italiana. Ed è da qui che partono accordi e mediazioni per la stabilizzazione della vita politica”.

In Vaticano il giorno dell'elezione di Papa Francesco Bergoglio

Oggi, una volta terminato il mio turno alla Radio, sono andato in Piazza San Pietro convinto che sarebbe stata l'occasione giusta per vedere l'elezione di un Papa. C'ero andato vicino nel 1978 quando fu eletto Giovanni Paolo I. All'epoca avevo 12 anni. Riuscii a sfuggire al controllo di mia madre e andare in Vaticano. Ma non fui molto fortunato. Oggi ci sono andato vicino. Me ne sono andato via alle 18.00, un'ora prima della fumata bianca. Ho capito che era stato eletto il Papa quando ho visto correre decine di preti da un convitto vicino alla mia abitazione. In quel momento ho capito che avevo perso, per la seconda volta nella mia vita, l'occasione di vedere un "Habemus Papam".