sabato 9 marzo 2013

Un fallimento atteso

Intervista ad Alberico Giostra
Voce Repubblicana, 9 marzo 2013
di Lanfranco Palazzolo

Mi aspettavo il fallimento politico di Antonio Di Pietro. Ed è stata sua la principale responsabilità del fallimento di Rivoluzione civile. Lo ha detto alla “Voce” Alberico Giostra, autore de “Il Tribuno. Storia politica di Antonio Di Pietro” (Castelvecchi), il primo libro che ha messo chiaramente in luce le contraddizioni della politica dipietrista.
Alberico Giostra, si aspettava il fallimento politico di Antonio Di Pietro e di Rivoluzione Civile?
“Il 18 gennaio 2013, sul mio blog ‘Il Tribuno’, avevo pubblicato un articolo prevedendo il prevedibile fallimento di ‘Rivoluzione civile’ di Antonio Ingroia, il partito nel quale si era candidato Antonio Di Pietro. Nell’articolo, scritto un mese prima del voto, parlavo di fallimento politico prima di quello elettorale. Nel mio articolo attribuivo questo fallimento, in massima parte, alla componente rappresentata dall’Italia dei Valori che, al netto degli errori commessi da Ingroia, metteva a rischio la compattezza ideologica del movimento creato dall’ex magistrato. Questo limite era stato evidenziato anche dai cosiddetti ‘professori’ di ‘Cambiare si può’. Secondo me, la principale responsabilità è stata quella. E’ stato un grave errore candidare come capolista al Senato in Sicilia l’ex avvocato Luigi Li Gotti. L’ex senatore ha avuto una lunga militanza nel Msi e ha approvato il comportamento della polizia al G8 di Genova nel 2001”.
Quali sono stati gli errori che hanno portato Di Pietro alla rovina politica?
“Il fallimento politico di Antonio Di Pietro è iniziato molto prima del 2012. Di Pietro non ha mai voluto affrontare e risolvere le contraddizioni che gli erano state segnalate più volte. Io stesso ho denunciato questi errori nel mio libro. Antonio Di Pietro ha lasciato tutto come prima. E’ ovvio che, alla fine, ha vinto la logica del ‘più puro che ti epura’. Il ciclone di Grillo ha portato via Antonio Di Pietro e il suo movimento e lo ha raso al suolo. Grillo rappresenta quella purezza del giustizialismo che Di Pietro ha buttato alle ortiche”.
I dissidenti di Antonio Di Pietro che fine hanno fatto? Sono riusciti a tornare in Parlamento?
“Alcuni di loro sono riusciti a tornare in Parlamento. Aniello Formisano è riuscito ad essere eletto. Anche Antonio Razzi e Domenico Scilipoti ce l’hanno fatta nel centrodestra. Lo stesso ha fatto Pino Pisicchio, che aveva lasciato Antonio Di Pietro da tempo”.
Di Pietro ha provato ad agganciare i grillini?
“Non c’è mai stato un tentativo in questo senso. Il grillismo è una costola del travagliamo. L’area di Grillo nasce nelle stesse zone di Di Pietro. Ma non c’è mai stato un vero approccio. I due leader sono allergici alle alleanze. Con la differenza che oggi Di Pietro ha bisogno delle alleanze, mentre Grillo può permettersi di farne a meno”.

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