sabato 2 marzo 2013

Un voto in controtendenza

Voce Repubblicana, 2 marzo 2013
Intervista a Giorgio Gandòla
di Lanfranco Palazzolo

Il voto della provincia di Bergamo è stato in controtendenza rispetto a quello nazionale. Qui il Movimento 5 Stelle non ha sfondato. Lo ha detto alla “Voce” il direttore de “L'Eco di Bergamo” Giorgio Gandòla.
Direttore Gandòla, come sono andate le consultazioni politiche nella vostra provincia, che è considerato un test molto importante per comprendere dove si colloca l'Italia delle imprese?
“Nella nostra provincia, il Partito democratico ha confermato sul territorio un radicamento molto forte. Questa è terra di cattolicesimo sociale, con grande sensibilità nei confronti del mondo cattolico e del volontariato. Quindi il Pd ha tenuto. Da noi hanno perso molti punti la Lega Nord, che è crollata, passando dal 29 per cento del 2008 al 12 per cento. Si è trattato di una batosta notevole. Il Pdl è passato dal 31 al 17 per cento. Il voto è stato in controtendenza rispetto a quello nazionale. Il M5S ha ottenuto appena l'11 per cento. Ha fatto molto meglio il partito legato a Mario Monti che ha ottenuto il 15 per cento. C'è stata una grande prudenza nel dare credito al nuovo e al vento di Beppe Grillo. Questa è la foto del voto bergamasco”.
Come analizza il voto alla Lega?
“E' stato un voto di difficile interpretazione perché il partito di Maroni ha ottenuto un successo modesto a Bergamo e provincia, ma nello stesso tempo ha conquistato la Lombardia”.
L'elettorato di Bergamo è stato pragmatico nelle sue scelte politiche?
“Questa è una caratteristica fondamentale di questa terra. L'elettorato di Bergamo è molto concreto e ha punito sia il Pdl che la Lega, forze uscenti di Governo in Lombardia. La Giunta uscente guidata da Roberto Formigoni si è caratterizzata per gli scandali. Il Pd ha confermato i suoi dati. Mario Monti è stato premiato perché ha cominciato la sua campagna elettorale proprio qui al chilometro rosso nel cuore dell'industria pesante italiana. Nella bergamasca ci sono imprese di alto profilo”.
Gli imprenditori hanno votato anche Bersani perché avevano fiducia in lui o ci sono stati altri motivi per attrarre il Pd?
“Su Bersani ho qualche perplessità perché ricordo che le due volte in cui Renzi è venuto a Bergamo ha ottenuto un successo strepitoso. L'elettorato bergamasco si aspettava un'ondata di novità che il Pd non ha garantito. Il centrosinistra è sempre stato forte a Bergamo”.
Le barriere ideologiche hanno contato nel voto delle elezioni politiche?
“No, il voto ideologico è superato. La gente vuole i fatti. Basta guardare i dati per capire che dalle nostre parti il voto ideologico ha contato meno che altrove”.
Come è andato da voi il movimento di Oscar Giannino?
“Oscar Giannino piaceva. Il suo slogan: meno tasse e meno Stato piaceva. E' chiaro che le sue vicissitudini personali hanno fatto cadere la credibilità della persona”.

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