martedì 30 aprile 2013

Questa è la solida speranza italiana

Voce Repubblicana, 30 aprile 2013
Intervista a Pierluigi Mantini 
di Lanfranco Palazzolo

Questo Governo sarà di solida speranza per l’Italia. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Pierluigi Mantini, Responsabile delle riforme istituzionali per l’Udc.
Onorevole Mantini, cosa pensa del nuovo governo? Pensa che è stato fatto un buon lavoro per la formazione di questo esecutivo?
“Ritengo che il Governo guidato da Enrico Letta sarà un governo di servizio, ma non solo. Ritengo che questo governo sarà di solida speranza per il paese e affronterà le gravi emergenze della vita economica. Questo governo dovrà anche avviare importanti riforme politiche necessarie per il paese. Questo governo è stato salutato con favore dall’opinione pubblica internazionale. Ho fiducia che gli italiani capiranno che è giunta l’ora di smetterla con l’antipolitica e con un gioco odioso di mettersi gli uni contro gli altri. Questo è il momento di realizzare un patto per le riforme. Questo è l’auspicio delle forze produttive, delle categorie e dell’opinione pubblica italiana”.
Quale dovrebbe essere il punto di partenza di questo governo? Si dovrebbe partire dal documento dei cosiddetti saggi o da altro?
“Il documento dei saggi deve sciogliere alcuni nodi. Per il resto è un ottimo programma di governo. Il nodo relativo alle riforme istituzionali è legato al tema della forma di governo del semipresidenzialismo. Questo nodo è ancora irrisolto. Anche la Convenzione per le riforme istituzionali ci sono ancora alcune cose da chiarire. Non abbiamo compreso se sia necessario fare una legge costituzionale per istituire questa commissione o se sia solo un organo che affianchi l’attività parlamentare. Per quanto riguarda la situazione economica credo che sia necessario risolvere la questione relativa all’Imu, che deve essere tolta alle fasce più deboli. Ma non credo di possa andare oltre. Inoltre, è necessario contrattare con l’Unione europea la possibilità di avere alcuni investimenti in tecnologia ed infrastrutture fuori dal Patto di stabilità. La questione dei conti pubblici costringerà il ministro dell’Economia Saccomanni a richiamare tutti alla responsabilità”.
Il grave atto compiuto davanti Palazzo Chigi da un uomo che ha sparato all’impazzata ferendo gravemente tre persone è lo specchio di un clima sociale difficile?
“Il Paese è attraversato da una sofferenza vera più che giustificata e da un’ideologia dell’odio anche contro le istituzioni democratiche. Questa ideologia non è giustificata dalle mancate e colpevoli risposte della politica. La critica deve sempre essere sempre portata sul terreno democratico. E non deve mai andare oltre. Non dobbiamo dimenticare che in questi mesi abbiamo visto tanti suicidi e ad altri gesti che segnalano la gravità della crisi. Oggi abbiamo bisogno di prenderci tutti per mano. Non vedo pericoli per l’ordine pubblico”.

lunedì 29 aprile 2013

Cosa c'è alle spalle di Marcello Sorgi?



Sabato sera stavo guardando una delle solite trasmissioni con Gigi Marzullo dove gli autori dei libri cercano di vendere i loro saggi o i loro romanzi. Uno degli ospiti di sabato scorso era Marcello Sorgi. Osservando queste due foto tratte dalla trasmissione la domanda è d'obbligo: cosa aveva alle spalle Marcello Sorgi?

domenica 28 aprile 2013

Un uomo perde il lavoro, la famiglia, spara davanti Palazzo Chigi il giorno del giuramento del nuovo Governo


La drammatica situazione economica e finanziaria che viviamo ci costringe, purtroppo a raccontare questo brutto e grave episodio. Un uomo di 49 anni, Luigi Preiti, che ha perso lavoro ha iniziato a sparare davanti a Palazzo Chigi ferendo due carabinieri e una donna che stava aspettando un bambino. La tensione sociale è arrivata fino a questo punto. Ma lo sconforto e il dramma non può e non deve mai arrivare a queste forme estreme. La denuncia per la cattiva politica deve sempre avere un approccio non violento e democratico. Non è possibile pensare che un atto di questa gravità possa accadere ancora. Il mio augurio è che un fatto del genere non si ripeta mai più e che nessuno giustifichi un atto di violenza nel cuore delle istituzioni.

sabato 27 aprile 2013

Quanti conflitti d'interessi per i sondaggisti italiani


Intervista a Mario Staderini
Voce Repubblicana, 27 aprile 2013
di Lanfranco Palazzolo

Ci sono molti conflitti di interesse nel settore dei sondaggi. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il segretario di Radicali Italiani Mario Staderini.
Mario Staderini, il vostro partito si è schierato con nettezza contro i sondaggi politico-elettorali proprio mentre tutti i sondaggi fatti prima delle elezioni del Presidente della Repubblica avevano messo Emma Bonino il testa alla lista dei “papabili”.
“Abbiamo organizzato un seminario insieme al prof. Morcellini, preside della facoltà di scienze della Comunicazione dell'università La Sapienza di Roma. In questo seminario abbiamo fornito i dati raccolti dal Centro d'Ascolto radiotelevisivo per capire quanto gli italiani abbiamo avuto la possibilità di conoscere il programma di tutti i partiti politici alle ultime elezioni. Inoltre abbiamo anche analizzato il profilo dei sondaggi politico-elettorali. Abbiamo messo in evidenza un'inchiesta fatta da Radicali italiani a gennaio di quest'anno. In questa inchiesta abbiamo scoperto il ruolo del talk show che amplificano il loro potere attraverso i sondaggi”.
Perché pensate che i sondaggi possano falsare la realtà?
Questi sondaggi sono inattendibili perché le società dei sondaggi sono inquinate dai conflitti di interessi. Il problema è questo. Molto spesso i committenti di questi sondaggi risultano inattendibili e ascientifici anche per i conflitti di interesse. I committenti sono quelle stesse aree rappresentate nelle trasmissioni televisive e hanno anche un ruolo di cattura del sondaggista. Molti dei sondaggi sono da verificare. Basta osservare quello che accade quando vengono diffusi i sondaggi Ipsos durante la trasmissione “Ballarò”. Questi sondaggi danno un risultato diverso quando viene citata Emma Bonino e un altro risultato quando la Bonino non viene citata. La differenza è sostanziale”.
L'attuale legge elettorale è stata ideata su misura di sondaggio?
“Hai colto nel segno. Questa legge elettorale è stata studiata a misura di utilizzo propagandistico dei sondaggi. Con il sistema proporzionale si mette al centro il partito e non la persona. In un sistema maggioritario è molto più difficile comprendere come andranno a finire le cose. Ma a molti italiani piace questo sistema perché gli elettori del nostro paese sono dei grandi tifosi”.
Come spiegate il fatto che in Francia, dove vige un sistema maggioritario, invece i sondaggi sono un elemento fondamentale della vita politica di quel paese?
“In quel paese di può fare un sondaggio molto preciso visto che il grosso scontro politico avviene per l'Eliseo, dove si scontrano diversi candidati in due turni”.
Le società dei sondaggi sono succursali dei partiti politici?
“Ci sono casi assurdi. La Swg è controllata, al 30 per cento, dalla regione Friuli-Venezia-Giulia. Questo non dovrebbe accadere”.

venerdì 26 aprile 2013

La televisione generalista non serve per il successo politico



Intervista a Vincenzo Vita
Voce Repubblicana, 26 aprile 2013
di Lanfranco Palazzolo

Le elezioni politiche del 2013 hanno dimostrato che la televisione generalista conta meno per costruire il consenso politico. Lo ha detto alla “Voce” l'ex senatore del Pd Vicenzo Vita.
Senatore Vita, i sondaggi continuano a influenzare i consensi politici. Cosa pensa del ruolo dei sondaggi?
“Non mi permetto di criticare le società che svolgono i sondaggi. E' del tutto chiaro – senza mettere in dubbio le capacità di queste società – che i sondaggi sono utilizzati dalle forze politiche come elementi di lotta e non come valutazione per comprendere i fenomeni della nostra società. Infatti, non è un caso che i sondaggi non abbiano fornito cifre azzeccate sulle ultime elezioni politiche. Dai sondaggi ci si aspetta cifre più puntuali.
Cosa ci hanno insegnato le ultime elezioni rispetto a quelle che si sono svolte nel 2008?
“La televisione generalista comincia a contare molto di meno rispetto ad altri mezzi di comunicazione. Il fenomeno Grillo non nasce dalla televisione, ma dalla rete. Ma questo è stato un fenomeno sottodimensionato. Questo fenomeno andava interpretato”.
Qualche anno fa il segretario del Pd Veltroni si scagliò contro i sondaggi e contro l'utilizzo di questo mezzo fatto da Berlusconi nel corso della campagna elettorale del 2008. Ma se si guarda con attenzione a come vengono utilizzati i sondaggi da tutti i partiti non si riscontrano differenze sostanziali. Allora perchè queste critiche?
“I sondaggi sono stati utilizzati da tutti come una forma di convincimento, come modello confermativo e non analitico. I sondaggi valgono se sono permanenti e se procedono a scadenze temporali e se prevedono cambiamenti ancor prima che questi si verifichino. Se i sondaggi sono invece utilizzati come elemento confermativo del voto possono ingannare perchè esiste una forchetta di incertezza. Molto spesso le persone interpellate utilizzano un comportamento astuto, affermando che non voterebbero per questo o quel partito. Questo è un elemento che non deve essere sottovalutato per capire gli 'errori' delle società che svolgono sondaggi”.
La diffusione di un sondaggio può condizionare l'elettorato in un paese opportunista come il nostro?
“Sì, quando avevamo fatto la legge sulla par condicio nel 2000, il divieto di sondaggi che avevamo imposto a due settimane dal voto fu opportuno. I sondaggi condizionano. Sono una forma di pubblicità indiretta. Quella è stata una scelta giusta”.
I partiti spendono troppo per i sondaggi?
“Sì, penso che quella per i sondaggi sia una spesa eccessiva visti i risultati”.
La fine della preferenza elettorale ha determinato lo sviluppo dei sondaggi?
“Certo! Il modello politico si è meditatizzato attraverso il ruolo dei leader. E i sondaggi sono diventati uno strumento indispensabile, una scorciatoia per capire l'opinione pubblica”.

giovedì 25 aprile 2013

Eccezionale veramente



Intervista a Gaetano Azzariti
Voce Repubblicana, 25 aprile 2013
di Lanfranco Palazzolo

Oggi ci troviamo in una situazione eccezionale in cui il Presidente della Repubblica è l'unico soggetto forte. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il professor Gaetano Azzariti, docente di Diritto Costituzionale all'università “La Sapienza” di Roma.
Prof. Azzariti, la rielezione di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica è un fatto del tutto nuovo.  Lo scorso 20 aprile lei ha pubblicato un articolo sul quotidiano “il Manifesto” nel quale ha sollevato il dilemma sul ruolo del Capo dello Stato. Il titolo di questo articolo era emblematico “Un garante, non un leader politico”.
“Oggi ci troviamo di fronte ad una situazione del tutto eccezionale. Come è noto, questo è il primo caso di rielezione di un Presidente della Repubblica. Agli studenti che frequentano i corsi di diritto costituzionale abbiamo sempre spiegato che la rielezione del Capo dello Stato era un'ipotesi di scuola perché il mandato presidenziale è lungo, troppo lungo. Anche gli altri garanti del sistema costituzionale italiano, i giudici della Corte costituzionale restano in carica per 9 anni, un periodo molto lungo. E per loro non è contemplato un secondo mandato. Quella che viviamo è una situazione preoccupante”.
Cosa pensa del discorso di insediamento del Presidente della Repubblica Napolitano?
“Il discorso del Presidente della Repubblica in Parlamento è stato molto duro e riflette una situazione molto anomala. Oggi ci troviamo di fronte ad un Presidente eccezionale. Ci troviamo di fronte ad uno stato patologico della situazione politica italiana su cui è necessario riflettere. La cosa che mi ha impressionato di più sono stati i 31 applausi dei parlamentari che applaudivano pur essendo accusati di portare sulle loro spalle una grossa responsabilità in questa situazione difficile. Da amante del nostro sistema democratico, vorrei chiedermi quale significato dobbiamo attribuire a quegli applausi. Se quegli applausi avevano un significato liberatorio erano senza dubbio sbagliati. Io spero di poter interpretare che quelli erano degli applausi problematici e di impegno per risolvere i problemi del Paese. Napolitano è stato generoso ad accettare l'incarico. Ma questa rielezione è una resa del nostro sistema parlamentare”.
Lei è stato uno dei pochi costituzionalisti che aveva chiesto a Napolitano di dimettersi prima della fine del mandato? Cosa pensa della vicenda dei saggi?
“Napolitano non poteva decidere lo scioglimento delle Camere in quanto era nel periodo del semestre bianco. Quando era fallito il tentativo di Bersani avevo pensato che si dovesse arrivare a una conclusione della vicenda. La mia richiesta di dimissioni era finalizzata a risolvere definitivamente la crisi. Io avevo chiesto le sue dimissioni per accelerare gli esiti della crisi”.

Il dramma della stazione metro di piazzale Flaminio: una perdita d'acqua.

Sono mesi che quando entro nella stazione della metropolitana di Roma Flaminio trovo questa scena: un secchio che raccoglie una perdita d'acqua sulla banchina della metropolitana. Non so se le ristrettezze del settore dei trasporti ormai non permettono nemmeno di pagare più un semplice idraulico, magari polacco, per rimediare a una perdita. Tuttavia, voglio rivolgermi a un idraulico disinteressato per chiedergli di non vedere più questa scena penosa in una delle stazioni del centro della capitale d'Italia.

mercoledì 24 aprile 2013

L'eretico di Siena cita "Il compagno Napolitano"

Voglio ringraziare personalmente Raffaele Ascheri che ieri ha pubblicato, sul suo blog, un post su "Il compagno Napolitano". Ascheri è noto per essere "L'eretico di Siena". Il nome è nato dopo che Ascheri ha preso una posizione netta contro il potere politico ed ecclesiastico di questa città. "La casta di Siena" e la Biografia "Non autorizzata" su Giuseppe Mussari sono due volumi da ricordare per capire il potere politico e l'andazzo di questa città. Ecco perchè non posso che essere onorato di questa citazione. Grazie di cuore.  

 di Raffaele ASCHERI

 

Ancora inorriditi per l'incredibile rielezione geriatrica di Giorgio Napolitano, l'eretico è andato a riprendersi in mano un libro di straordinario interesse politologico, "Il compagno Napolitano", curato dall'ottimo Lanfranco Palazzolo, e pubblicato dalla Kaos a novembre 2011.

 In un tripudio di neopatriottismo, il compagno Giorgio si  guarda bene dal ricordare ai suoi fans di quando era sì patriottico, ma pro-Urss. Palazzolo non scrive solo della sconcertante presa di posizione a favore dei carri armati sovietici nel 1956 a Budapest (articolo che basterebbe a renderlo unfit a rivestire qualunque incarico nazionale, se fossimo in una Nazione seria), ma tira fuori una chicca molto poco conosciuta dai più, e opportunamente messa nel dimenticatoio da chi di dovere. Ricordate Solgenitsyn ("Arcipelago Gulag"), il dissidente sovietico che si è fatto anni ed anni di gulag, prima di venire espulso dall'Urss? Ebbene, nel 1974 (Napolitano non era un giovanotto preso da "astratti furori", ma un 49enne già da anni in piena carriera politica) il futuro Presidente italiota prendeva carta e penna e, sulle amiche colonne de l'Unità prima e di Rinascita dopo, vergava il Napolitano-pensiero sull'affaire Solgenitsyn (che in quel momento si era già fatto 8 anni nei gulag siberiani, incidenter tantum).
Il succo del suo editoriale, vergato con un linguaggio di insopportabile impronta burocratico-comunista, è che l'Occidente (con i "pesanti condizionamenti oggettivi che la struttura economica-sociale capitalista comporta") non può dare lezioni, quanto a libertà di espressione, all'amato Urss: e giù polemica ad personam contro il democristiano Flaminio Piccoli (altro che larghe intese, altro che genuflessioni filopapali...); poi Napolitano porta avanti la sua tesi sul dissidente russo: Solgenitsyn, in buona sostanza, se l'è cercata (!), assumendo "un atteggiamento di "sfida" allo Stato sovietico e alle sue leggi, di totale contrapposizione, anche nella pratica, alle istituzioni, che egli non solo criticava ma si rifiutava ormai di riconoscere in qualsiasi modo" (si sarà mai vergognato, Giorgio Napolitano, di queste sue frasi, almeno la mattina di fronte allo specchio, più o meno quirinalizio?). Per concludere con una sbrodolata agiografica sull'Urss di Breznev (non di Gorbaciov, di Breznev!): andando dalla "immensa portata liberatrice della Rivoluzione d'ottobre", fino allo "straordinario bilancio di trasformazioni e di successi del regime socialista".
L'unica figura che Napolitano, in piena ortodossia da XX Congresso del Pcus, osava mettere in discussione era quella di Stalin; Breznev, evidentemente, era un padre della Patria, di quella Patria che più allora gli aggradava.
 Ed ecco, nel finale, l'uomo delle grandi intese Pd-Pdl che veleggiava dritto verso il radioso futuro dell'avvenire in salsa italiota:
"Una strada noi non possiamo che indicarla a noi stessi: la strada da percorrere per avanzare in Italia, nella democrazia ed in pace, verso il socialismo".
In seguito, dal socialismo reale di Lenin e di Breznev, dell'Urss e della Ddr, il futuro Presidente è passato alla vicinanza con il socialismo craxiano (quando si faceva chiamare "migliorista"), per poi approdare all'appeasement con un altro socialista (un po' sui generis), di nome Silvio.
Per Napolitano, c'è stato un tempo per Kruscev e Breznev, ed uno per Berlusconi e D'Alema: la Storia lo condannerà senza pietà per entrambe le sponsorship.
 Ma la fetida politica di oggi - che niente sa dell'Urss e della dissidenza sovietica -, ignora il primo sbandamento, e lo premia per il secondo.
 Noi, tra Solgenitsyn e Napolitano, stiamo con il primo (che purtroppo non c'è più), così come dovrebbe essere per tutti gli uomini liberi. Napolitano lo lasciamo, molto volentieri, agli altri.

Ps Abbiamo sottaciuto tutte le Leggi ad personam firmate dal Presidente Napolitano; ricordiamo solo che Napolitano è il Presidente che accolse fra le fila ministeriali (Ministro delle Politiche agricole) tale Saverio Romano, in quel momento accusato dalla Magistratura di concorso esterno in associazione mafiosa. Per non parlare delle telefonate con Nicola Mancino...

Abbiamo bisogno di larghe intese



Intervista a Gianfranco Rotondi 
Voce Repubblicana, 24 aprile 2013
di Lanfranco Palazzolo

Oggi il Paese ha bisogno delle cosiddette larghe intese tra i due grandi partiti. Il Pd non deve spaventarsi di fronte alle emergenze del paese. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato del Popolo delle libertà Gianfranco Rotondi.
Onorevole Rotondi, dopo l'elezione e il giuramento del Presidente della Repubblica quali sono gli scenari possibili?
“Io ho stima di Giorgio Napolitano e l'ho apprezzato. Non è un caso che Napolitano sia il primo Presidente della storia della Repubblica ad essere rieletto. Il mio spirito è quello di tutti gli italiani che si riconoscono in lui e nel ruolo che ha saputo svolgere”.
Nel 2006 lo aveva votato?
“No, non lo avevo votato perché il centrodestra aveva deciso di non votarlo”.
Che importanza ha dato al lavoro svolto dai saggi indicati da Giorgio Napolitano?
“Il lavoro è stato utile perché ha permesso di nascondere bene l'impotenza del primo partito politico italiano, che non è stato in grado di formare un nuovo governo”.
Lei è favorevole alle cosiddette larghe intese, che potrebbero essere l'unica possibilità per salvare questo paese?
“Io sono favorevole alle larghe intese tra i maggiori partiti a condizione che duri cinque anni e che sappia resistere al costo dei consensi che costerà questa alleanza. Il problema è il Partito democratico. Se in questo partito si spaventano per un tweet figuriamoci cosa succederà quando arriverà la prima difficoltà”.
Berlusconi ha fatto una bella figura dimostrando di essere davvero un uomo di Stato?
“Berlusconi ci ha guadagnato perché ha capito che il paese si può salvare solo così. E' assurdo pensare di portare al governo Grillo. Il comico genovese è simpatico, ma a me non fa paura. Credo sia irresponsabile mettergli in mano le chiavi del governo del paese. E' un errore da evitare”.
Come si è comportato il segretario dimissionario del Pd Pierluigi Bersani nella gestione della crisi e poi nella partita per il Quirinale?
“Io difendo Bersani per quello che è successo. La colpa non è sua. Il segretario del Pd deve fare i conti con un partito largamente ideologizzato e caratterizzato dall'antiberlusconismo. Il problema del Pd è di aver sostituito il marxismo con la filosofia anticasta. Il vecchio Pci avrebbe difeso il Parlamento da tutte queste critiche e avrebbe difeso i redditi dei parlamentari per non trasformarli in strumenti del potere finanziario”.
Il programma del prossimo governo sarà quello dei saggi?
“Il problema dell'Italia, da almeno vent'anni, è lo stesso: mettere a posto i conti pubblici in linea con le condizioni richieste dall'Unione europea”.
Come si fa a formare un nuovo governo se il Pd non ha una guida politica?
“Io ho dei dubbi che si possa fare un governo con questo Partito democratico. Oggi abbiamo bisogno di un governo davvero responsabile”.

martedì 23 aprile 2013

La battaglia per il Quirinale l'ha vinta Berlusconi



Intervista a Paolo Franchi
Voce Repubblicana, 23 aprile 2013
di Lanfranco Palazzolo

Il leader politico che esce meglio dallo scontro sul Quirinale è il leader del Pdl Silvio Berlusconi. Lo ha detto alla “Voce” il saggista e giornalista Paolo Franchi, autore di “Giorgio Napolitano. La traversata da Botteghe Oscure al Quirinale” (Rizzoli).
Paolo Franchi, gli italiani hanno assistito ad uno scontro durissimo per il Quirinale. Che valutazioni può fare all’indomani della non scontata rielezione del Presidente della Repubblica Napolitano?
“Senza rifare la storia di queste ultime giornate che si portano dietro tanti interrogativi inquietanti sul futuro, la rielezione di Giorgio Napolitano si è rivelata – come dire – la soluzione migliore nella situazione peggiore. Il partito che è stato protagonista, vittima ed epicentro di questo scontro politico – alludo al Partito democratico – è stato costretto a fare marcia indietro. Quando il leader di questo partito si è recato ‘penitente’ al Quirinale, sabato mattina, spinge e costringe in qualche modo il Presidente della Repubblica uscente a ricandidarsi e accettare la rielezione che lo stesso Napolitano non avrebbe mai voluto, è il segno delle difficoltà del Pd. Se si ritorna dal Presidente della Repubblica a chiedere la sua ricandidatura è chiaro che ci troviamo di fronte a quella che possiamo definire come crisi di sistema. Mi pare evidente che – se tutto questo è vero – si è trovata la soluzione migliore nel clima che tutti abbiamo visto”.
Lei si ricorda di una situazione del genere in Italia per l’elezione di un Capo dello Stato? Piazza Montecitorio si è riempita di manifestanti, mentre, dopo l’elezione, il Quirinale è stato messo sotto assedio. Cosa sta accadendo?
“Queste situazioni non sono mai accadute. Io non ricordo di manifestazioni intorno al Quirinale. Per quanto riguarda la contrapposizione tra la presunta piazza e presunto palazzo in forme di questo tipo non è mai accaduto. Questo è un lascito brutto e grave di questa situazione. In piazza non c’erano solo il 25% degli italiani che hanno votato Grillo, ma una parte più ampia di questo paese. Forse più grande di quanto pensiamo. Molti ritengono che questa soluzione sia stata una sorta di arroccamento del ‘Palazzo’, ormai considerato alla frutta o all’ammazzacaffè”.
Per evitare queste manifestazioni cosa serve?
“Ci vuole una dimostrazione di buon governo. Il paese vuole un esecutivo. Se questa risposta non ci sarà vedremo manifestazioni ben più gravi di questa”.
Chi esce meglio da questo scontro è Berlusconi?
“Direi proprio di sì. Allo stato degli atti si è creata una situazione nella quale Berlusconi ha vestito i panni dell’uomo delle responsabilità nazionali e delle istituzioni e dell’uomo che vuole salvare lo Stato. Berlusconi è in partita perché ha contraddetto l’immagine che gli avversari gli avevano cucito addosso”.

domenica 21 aprile 2013

Un consiglio a Bersani sulla corsa per il Quirinale

Consiglio per il povero Bersani: Ogni volta che si avvicina una scadenza quirinalizia apro questo libro, dal titolo sintetico, per capire come funziona questa battaglia. Lo faccio per capire quanto sia infida la politica italiana. Chi perde una battaglia quirinalizia merita di sparire dalla scena politica per sempre. Da questa lista ovviamente deve essere escluso chi utilizza il nome di un candidato scientificamente per farlo fuori e per depotenzialo. Ci siamo capiti di chi parlo....?!

Il cane lupo che si sporge dalla macchina

 Ieri sera mi trovavo in pieno centro a Roma. Dalle parti di Piazza San Pietro una macchina si è fermata al semaforo vicino la mia. Da questa vettura si è affacciato un cane lupo. Questo animale si trovava vicino al posto del conducente. La scena era divertente, ma poi ho rifllettuto bene su quella situazione. Il cane rischia di battere la testa contro qualche ostacolo inatteso e poi rischia di beccarsi l'otite. Il consiglio da dare è quello di evitare situazioni del genere. Altrimenti ci rimettete voi perchè il vostro cane rischia grosso. Se lo amate tenetelo al sicuro da malattie ed incidenti.


sabato 20 aprile 2013

Quanti voti ha preso Milena?



Intervista a Marco Perduca
Voce Repubblicana, 20 aprile 2013 
di Lanfranco Palazzolo

Milena Gabanelli dovrebbe fare un’inchiesta su “Report” per scoprire come è stata eletta alle primarie online del Movimento 5 
 Stelle. In questa occasione il M5S ha scelto il supremo garante della Costituzione italiana. La vicenda merita un approfondimento. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’ex senatore radicale Marco Perduca.
Senatore Perduca, i radicali hanno espresso molte perplessità sulle cosiddette primarie online del Movimento 5 Stelle per la scelta del candidato Presidente della Repubblica. Dalla consultazione è uscito il nome della giornalista Milena Gabanelli. Cosa ne pensa del metodo del M5S.
“Da quando è entrato sulla scena politica Beppe Grillo ci si è concentrati su come viene utilizzata la rete come cassa di risonanza di un individuo e non come allargare la nostra democrazia. Il M5S aveva fissato una scadenza per registrarsi alle cosiddette elezioni on line per orientare la volontà del Movimento. Questa pratica di rapporto tra eletti e rete non sarà sempre praticabile. Questo metodo è stato messo in atto per l’elezione dei candidati in Parlamento. Per quanto riguarda l’esercizio di questo diritto, si sono registrati circa 60 mila persone, la metà delle persone che si iscrissero alle elezioni online per il Comitato di Radicali italiani. Nei due turni di quirinarie sono state presentate delle candidature che non erano state suggerite”.
Ma voi cosa contestate al metodo messo in atto dal Movimento 5 Stelle?
“Sono accadute due cose che non dovrebbero mai succedere. Non stato fatto sapere quale tipo di programma è stato scelto per sondare il voto dei 58 mila iscritti del M5S. Questo è un primo problema di mancata trasparenza. Poi si è scoperto che dal proprietario di questo software, Gianroberto Casaleggio, che il sistema era stato attaccato dagli hacker. In realtà di trattava di cracker. Nessuno ha sollevato alcuna obiezione su questa denominazione. Questo è il problema tecnico principale. Inoltre, durante il ‘secondo turno’ delle votazioni online, Gianroberto Casaleggio ha espresso delle preferenze contro i politici candidati alla Presidenza della Repubblica. Questo ha condizionato il voto delle quirinarie grilline. Faccio comunque i miei complimenti alla Gabanelli per il successo ottenuto”.
Ecco, ma adesso è tutto chiaro oppure restano anche altri lati oscuri su questo voto?
“Milena Gabanelli è nota per essere una giornalista d’inchiesta. A questo punto dovrebbe chiedersi come funziona il sistema che l’ha eletta e quanti voti ha ottenuto. Questo è il problema. In queste votazioni si è scelto il massimo rappresentante e garante delle istituzioni italiane. La vicenda meriterebbe un approfondimento giornalistico. Siccome lei, alludo alla Gabanelli, è parte in causa, è legittimo che si sappia qualcosa in più”.

venerdì 19 aprile 2013

Qui ci vuole Emma


Interivsta a Sergio Dompè
Voce Repubblicana, 19 aprile 2013
di Lanfranco Palazzolo

Al Quirinale sceglierei Emma Bonnino. Lo ha detto alla “Voce” Sergio Dompè, Presidente di Dompè farmaceutici, ex Presidente di Assobiotech e di Farmindustria.

Presidente Dompè, il nostro paese si trova in una grave crisi. Che fare di fronte alla crisi?

“Oggi ci troviamo in un momento di grande importanza politica ed economica. Il blocco europeo ha forse importato con una certa leggerezza le regole della competitività globale che portava con se delle grosse differenze nel settore manifatturiero. Le nostre imprese sono molto competitive. Lo dimostrano i dati dell’export. Ma oggi si assiste ad una situazione sconcertante. Non mi sembra che ci sia un cammino condiviso sulla gestione del paese e su come avviare la ripresa e attrarre investimenti e giovani nelle imprese. Sono questi i temi da affrontare. I saggi voluti da Napolitano hanno fatto il loro lavoro, ma la medicina da somministrare al nostro paese è una sola. Le cose vengono dette, ma non vengono fatte. Questo è il problema che si trova ad affrontare il nostro paese”.

Come trova il modo in cui i partiti stanno affrontando la crisi. Lo scorso fine settimana il Pd ha organizzato una manifestazione contro la povertà? Trova che questo sia il modo giusto per affrontare la crisi?

“Non credo che questo sia il modo giusto per rispondere alla crisi. Il problema della povertà del nostro paese è prioritario.  Ma il tema è quello di coniugare le esigenze di bilancio con la crisi. Oggi ci troviamo ad affrontare una situazione di rigore che è molto diversa da quella con cui la Germania è costretta a far fronte alla situazione economica.  Ecco perché è necessario allentare i cordoni della borsa, soprattutto per far fronte a quelle spinte che sono funzionali al paese. Qui non si tratta di fare un favore alle imprese, ma di sostenere il sistema-paese. Questa è l’emergenza da affrontare. La recessione deve essere aggredita con gli investimenti sui giovani. Bastano pochi provvedimenti, ma concreti. Le manifestazioni contro la povertà non servono”.

Oltre allo sblocco dei fondi della PA alle imprese cosa serve?

“Non voglio fare l’uomo delle ricette facile. Lo scandalo delle imprese che non dispongono di liquidità è assurdo. Credo che oggi sia necessario sostenere l’export, ma è  necessario favorire il lavoro di chi investe in Italia in ricerca, sull’export e sul lavoro dei giovani. Sono questi i provvedimenti di cui abbiamo bisogno. I costi della politica sono un aggravio di questa crisi. L’impressione che hanno tutti è un duro colpo nei confronti di chi soffre nell’attività d’impresa”.  

Lei chi sceglierebbe al Quirinale?

“Sono amico di Emma Bonino. La apprezzo molto perché è una donna coerente e ha sempre sostenuto l’innovazione. E poi è sempre stata una donna indipendente da tutto e da tutti”.

giovedì 18 aprile 2013

Marco Pannella al convegno di Radio Radicale sui sondaggi

 Nella giornata di martedì la Radio mi ha mandato a seguire un convegno sui sondaggi. C'era anche Marco Pannella. Ho colto l'occasione per fare due scatti. Eccoli.

Una strategia perfetta



Voce Repubblicana 18 aprile 2013
Intervista a Gianni Betto
di Lanfranco Palazzolo

La strategia di Beppe Grillo alle ultime elezioni politiche è stata perfetta. Il leader del M5S è stato sempre presente in televisione senza mai andarci direttamente. Lo ha detto alla “Voce” Gianni Betto, direttore del Centro d’Ascolto di informazione radiotelevisiva (CdA).
Gianni Betto, martedì scorso avete organizzato un convegno, insieme a Radio Radicale, nel quale avete fornito dei dati molto imbarazzanti in merito all’obiettività delle società che si occupano dei sondaggi e delle tv.
“La nostra analisi parte da lontano. Ma nello studio che abbiamo presentato ci siamo occupati del caso delle ultime elezioni politiche del 2013. Abbiamo voluto fornire una visione completa della situazione dell’informazione italiana e dei sondaggi rispetto a quello che gli italiani hanno potuto realmente conoscere. L’informazione ha stabilito spazi di informazione alle principali coalizioni senza fornire particolari approfondimenti per le altre forze politiche presenti. Il cittadino italiano sceglie quello che vede rappresentato dai principali media. Anche il fenomeno Grillo, che è stato definito come fenomeno della rete, è legato anche ai media tradizionali. Nel nostro studio abbiano analizzato anche il ruolo degli istituti di sondaggi che vengono utilizzati più come strumento di propaganda politica che come elemento di proiezione della realtà”.
Mi sembra che da questo studio non abbiate salvato nessuno accusando le tv e molte società di sondaggi di conflitto d’interessi e di collusione con il mondo politico.
“No. La realtà televisiva e radiofonica è appiattita. Lo spazio che è stato dato ha riguardato soprattutto le tre grandi coalizioni, poi ci sono stati spazi inferiori dati alle forze intermedie e ai partiti storici. Dal nostro studio è emerso che esiste un preciso rapporto tra le società dei sondaggi e i mezzi che diffondono i sondaggi”.
Grillo ha avuto un atteggiamento radicalmente diverso rispetto a quello degli altri soggetti politici, inducendo i media a rincorrerlo?
“Se questa è una strategia di Grillo, la definirei perfetta. Lui è riuscito add essere presente in televisione senza mai andarci direttamente. Lo spazio dato dalla televisione al M5S è stato lo spazio migliore rispetto a quello che potrebbe ambire di avere un qualsiasi altro soggetto politico”.
Conta di più un’apparizione televisiva o un sondaggio diffuso al momento giusto per ottenere maggiori consensi?
“In televisione non c’è lo spazio per approfondire i temi. Se un argomento viene presentato nel modo più elementare possibile ha maggiore presa. Entrambi i mezzi sono molto forti”.
I giornali indipendenti e le tv sono tutti schierati politicamente?
“Sì, ormai lo sono tutti. L’agenda delle trasmissioni di informazione politica sono legate al peso politico di chi le rappresenta”. 

mercoledì 17 aprile 2013

Un presidente condiviso innanzitutto



Intervista a Myrta Merlino
Voce Repubblicana, 
17 aprile 2013
di Lanfranco Palazzolo

L’Italia ha bisogno di un Presidente della Repubblica condiviso. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” la giornalista televisiva e saggista Myrta Merlino.
Myrta Merlino, questa settimana comincia la sfida per il Quirinale.
“Lo stallo politico per questo appuntamento è grande. La due giorni di Confindutria a Torino hanno dimostrato che le urgenze del paese sono molte. E questi 50 giorni di ‘non governo’ – questa è la definizione del Presidente degli industriali Sergio Squinzi – sono costati al paese un punto di Prodotto interno lordo. Oggi ci troviamo di fronte ad una situazione tale di ingorgo istituzionale. Il primo nodo da sciogliere è quello del Quirinale. Ci troviamo di fronte ad un Parlamento che può essere sciolto dal Presidente della Repubblica. Il tono delle forze politiche è quello da campagna elettorale. Questa è l’unica certezza che si avverte. Ecco perché scegliere un buon Presidente della Repubblica sarà una scelta cruciale per il Paese. L’Italia è pieno di problemi reali e di rabbia. Di fronte all’allarme lanciato da Confindustria, i partiti politici hanno pensato bene di organizzare due manifestazioni politiche a Bari e a Roma”.
E’ rimasta sorpresa dai nomi che sono usciti fuori?
“Mi pare che la corsa sia ancora molto confusa. Le Quirinarie dei grillini hanno confermato che ci sono dei nomi come quello di Emma Bonino e di Romano Prodi che non hanno un’identità di partito fortissima. Adesso sarà interessante vedere il segnale che darà il Pd per trovare un nome condiviso. Io sono contraria al termine inciucio. Ma per individuare il Capo dello Stato sarà necessario trovare un accordo. Tuttavia, l’elezione del Presidente della Repubblica ha le caratteristiche tipiche del voto ‘condiviso’: il voto è segreto; si riunisce il Parlamento con i delegati delle regioni. Immaginare di eleggere il Capo dello Stato in modo diverso, attraverso le Quirinarie è una stupidaggine. I nostri Presidenti della Repubblica sono sempre stati una garanzia per il nostro paese”.
Lei chi vorrebbe al Quirinale?
“Una donna. Non lo dico per una questione di genere. Io sono contraria a certi schemi per i quali ci vuole una donna solo per dimostrare il cambiamento. Oggi ci vuole un segnale di svolta e di attenzione in un paese maschilista e seduto su logiche di cooptazione. Credo che la Bonino abbia le caratteristiche per essere un buon Presidente della Repubblica. La Bonino è stata un ottimo Commissario europeo, capace di svolgere bene il suo ruolo in ogni circostanza. Mi auguro anche che l’elezione del Presidente della Repubblica venga condivisa. Questo paese ha bisogno di un capo dello Stato che non venga eletto dopo il quarto turno di elezione. Oggi abbiamo bisogno di un Capo dello Stato che sia condiviso dal maggior numero possibile di grandi elettori”.

martedì 16 aprile 2013

Meglio una legge elettorale mista di questo bipolarismo



Voce Repubblicana 16 aprile 2013
Intervista a Gregorio Gitti
di Lanfranco Palazzolo 

Meglio un sistema elettorale misto che questo bipolarismo all'italiana. Ecco perché il lavoro compiuto dai saggi nominati da Napolitano è stato ottimo. Lo ha detto alla “Voce” il deputato di Scelta Civica Gregorio Gitti.
Onorevole Gitti, cosa pensa del lavoro svolto dai saggi nominati dal Presidente Napolitano?
“La mia valutazione è positiva. L'iniziativa dei saggi che hanno lavorato a un'ipotesi di una forma di governo era nata su una proposta elaborata proprio da 'Scelta civica'. La nostra valutazione sul metodo è positiva. Ma questo giudizio positivo si estende anche ai contenuti del  memorandum sui temi economici e sociali e a quello sui temi istituzionali. I saggi sono giunti alla conclusione di un rafforzamento della forma di governo parlamentare attraverso l'introduzione della sfiducia costruttiva”.
Cosa pensa del lavoro svolto dai saggi sulla legge elettorale?
“I saggi hanno trovato un punto di convergenza molto importante tra il sistema spagnolo e il sistema tedesco. L'accordo che è stato trovato dai saggi è per un sistema elettorale simile al 'Mattarellum'. Da questo punto di vista abbiamo insistito affinché vi fosse un riallineamento della quota proporzionale della legge elettorale. Mario Mauro aveva proposto ai saggi di aumentare del 25 per cento la quota proporzionale della legge elettorale. Questo nuovo sistema avrebbe portato al 50 per cento dell'elezione proporzionale dei parlamentari. Questo nuovo sistema prenderebbe atto della frammentazione del sistema politico italiano e del cosiddetto bipolarismo all'italiana. Le coalizioni che si sono alternate alla guida del nostro paese in questi anni si sono dimostrate sgangherate e inadeguate a guidare il paese”.
Uno dei temi trattati dai saggi è anche quello del finanziamento pubblico ai partiti. Crede che sia stato un errore non aver portato, tra i saggi, anche esponenti del Movimento 5 Stelle?
“Sul finanziamento pubblico ai partiti è totalmente falsante la prospettiva che i partiti politici, che svolgono un'azione indipendente e autonoma rispetto ai poteri economici, è utile. Questo finanziamento esiste nelle più titolate democrazie del mondo. Per poter produrre un progetto politico autonomo indipendente, i partiti possono essere finanziati come in Germania, attraverso un budget che documenti le loro spese. Ma per realizzare questo obiettivo deve essere realizzato l'articolo 49 costituzione attraverso una legge attuativa. Le ricordo che il cancelliere tedesco Helmut Kohl si era dimesso perché il suo revisore non aveva documentato spese per 20mila euro. Per quanto riguarda il M5S non credo che il Capo dello Stato abbia commesso degli abusi. Il Capo dello Stato ha nominato i saggi dopo aver ascoltato tutti, anche il M5S. Sono stati loro a sfilarsi”.

sabato 13 aprile 2013

Nel tempio della democrazia l'esperienza è tutto



Intervista a Mario Ferrara
Voce Repubblicana, 13 aprile 2013
di Lanfranco Palazzolo

Per la Presidenza del Senato, il ramo del Parlamento che viene considerato come il tempio della democrazia, la mancanza di esperienza può essere considerata una colpa. Lo ha detto alla “Voce” il capogruppo di Grandi Autonomie e libertà Mario Ferrara.
Senatore Ferrara, nella seduta di mercoledì scorso c’è stato uno scontro tra lei e il Presidente Grasso.
“Secondo me, in politica, per raggiungere l’apicalità c’è bisogno soprattutto di esperienza”.
Crede che il Presidente Grasso sta incontrando problemi legati alla sua scarsa esperienza?
“Nella Roma antica l’anzianità veniva considerato un requisito indispensabile per ricoprire i ruoli di massima responsabilità. Credo che questo principio non possa essere non importante anche in politica. Se nella magistratura la scelta per un Procuratore Generale o per un Procuratore di Cassazione si basa sull’esperienza, non si comprende perché in politica non si segue lo stesso metodo. Il problema è questo. La politica è il compendio ultimativo di tutte le cariche cosi come iscritto nel cursus honorum della tradizione romana. Il rappresentare l’apicalità del Senato della Repubblica, che secondo alcuni costituzionalisti è definito il tempio della democrazia, la mancanza di esperienza potrebbe essere una colpa”.
Come ha trovato la scelta del Presidente del Senato, che ha impedito gli interventi?
“Come dicevano i latini: ‘Est modus in rebus’. E’ vero che una deliberazione della Giunta per il Regolamento ha detto che certi interventi non sono consentiti ‘per impedire che gli interventi di inizio seduta fossero ostruttivi e dilatori’ e, nel caso che questi non fossero ritenuti importanti, siano ‘rimandati alla fine della seduta’. Ma nel caso della richiesta del senatore del ex ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma, è assurdo essere pregiudizialmente contrari a questo tipo di intervento senza nemmeno sapere quale fosse l’argomento trattato. Mi sembra che da parte di Grasso ci sia stato un eccessivo ricorso alla prudenza, dettato dall’interpretazione delle norme della Giunta delle Regolamento”.
Ecco, ma non c’è, alla base di questi comportamenti anche un problema di educazione…
“…Durante il mio intervento il Presidente Grasso ha gesticolato con le mani lasciando intendere che il contributo del nostro gruppo parlamentare alla discussione del tema trattato fosse inutile. Questo atteggiamento mi ha distratto e ho ricordato al Presidente che deve ascoltare il mio intervento”.
Ma Grasso è arrivato anche ad interrompere il suo intervento per salutare una scolaresca.
“Questo non era mai accaduto. Ma il Presidente del Senato lo ha fatto perché gli è stato passato il biglietto della presenza di questa classe e, invece di salutare la classe alla fine del mio intervento, lo ha fatto durante. E’ l’inesperienza”.

venerdì 12 aprile 2013

Quel decreto così diverso dagli altri



Intervista a Stefano Ficorilli
Voce Repubblicana, 12 aprile 2013
di Lanfranco Palazzolo

Il decreto Salva-Ilva ha una peculiarità tutta sua che non ha mai avuto altri riscontri nel diritto italiano. Lo ha detto alla “Voce” l'avvocato del WWF Stefano Ficorilli.
Avvocato Ficorilli, lei ha seguito l'udienza della Consulta che ha negato l'illegittimità del Decreto Salva-Ilva.
“Preciso che non ho rappresentato il WWF dinnanzi alla Corte, ma ho seguito la presentazione delle memorie alla Corte Costituzionale. Queste memorie non hanno consentito l'intervento della nostra associazione presso la consulta. La Corte ha dichiarato inanmmissibile il nostro intervento e quello di Federacciai e di Confindustria. Non abbiamo ancora le motivazioni della sentenza, ma possiamo solo fare valutazioni sul breve comunicato di martedì. La Corte Costituzionale ha ritenuto che con questo decreto non sono stati violati i parametri di costituzionalità evocati dalla Procura di Taranto e dal Gip del tribunale del città pugliese”.
Con quali motivazioni?
“Secondo la Corte questo è accaduto perché questo decreto non influirebbe sull'accertamento delle responsabilità derivanti dall'inosservanza prescrizioni di tutela ambientale. Il provvedimento dell'AIA, al quale dovrà attenersi l'Ilva, è un atto amministrativo per il quale valgono le normali norme di tutela giurisdizionale. Per questo motivo non sarebbe violata l'autonomia della magistratura. L'altro ragionamento che la Corte ha compiuto è che le norme censurate non avranno conseguenza sul giudizio in corso nei confronti degli indagati. Al di la di questi aspetti tecnici, che giustificano la posizione della Corte Costituzionale, gli effetti del decreto consentiranno all'Ilva di produrre acciaio, nei prossimi 36 mesi. In questo periodo l'Ilva potrebbe anche non adeguarsi alle prescrizioni dell'AIA, adeguandosi ad una sanzione pecuniaria. I conti dovranno essere fatti solo tra 36 mesi, al momento della scadenza del decreto”.
Nel giudizio la Corte non ha tenuto conto della violazione dell'articolo 32 della Costituzione?
“La Corte entra solo sui parametri di costituzionalità della legge senza entrare nel merito delle questioni. E questo lo vedremo al momento della pubblicazione. Secondo la Corte, il decreto legge è intervenuto compiendo un ragionevole bilanciamento degli interessi in gioco tra la produttività e della salute ambientale. Il WWF ha ritenuto che questa ragionevolezza non c'è stata e che non vi sia stato alcun bilanciamento”.
Lei ricorda che un decreto legge abbia annullato un'ordinanza della magistratura?
“Questo decreto ha delle peculiarità non riscontrabili. Il  decreto nasceva in una misura diversa. Ma l'intervento del Quirinale lo ha fatto rientrare in una categoria più ampia nel quale rientrava l'Ilva. E' chiaro che il decreto è stato fatto ad hoc solo per l'Ilva”.

giovedì 11 aprile 2013

Quello stano incontro con i vescovi



Intervista a Lorenzo Battista
Voce Repubblicana, 11 aprile 2013 
di Lanfranco Palazzolo

Pierluigi Bersani avrebbe potuto evitare di incontrare la Conferenza episcopale italiana durante le consultazioni per la formazione del governo. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore del “Movimento 5 Stelle” Lorenzo Battista. 
Senatore Lorenzo Battista, nei giorni scorsi lei ha sostenuto una proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre nel nostro ordinamento l'eutanasia.
“Ho sostenuto questa iniziativa perché la condivido. Credo che debba esserci la libertà di scelta per un malato terminale di poter interrompere le cure e le sofferenze a cui sta andando incontro. Condivido totalmente questa iniziativa. Io sono sempre stato a favore della discussione delle proposte di legge di iniziativa popolare che, ingiustamente sono sempre dimenticate e lasciate nei cassetti”.
Su questi temi, quali sono le differenze tra il M5S e il Partito democratico e il Popolo delle libertà?
“Forse questa dovrebbe essere una domanda da rivolgere agli organi del Popolo delle libertà e del Partito democratico. Credo che sia sotto gli occhi di tutti questo forte condizionamento del mondo cattolico sulla vita politica italiana. Credo che il percorso dei partiti debba essere quello di arrivare attraverso la realizzazione di uno Stato laico”.
Era rimasto sorpreso quando, nel corso delle consultazioni del nuovo governo, il Presidente del Consiglio preincaricato Pierluigi Bersani aveva incontrato la Conferenza episcopale italiana?
“Diciamo che questo incontro non era necessario. Pierluigi Bersani avrebbe potuto evitarlo. Non sono rimasto molto sorpreso da questa iniziativa del segretario del Partito democratico Bersani. La politica ci ha abituato a queste situazioni. Credo che l'errore di Bersani sia stato quello di evitare il confronto diretto con le forze politiche”.
Il Movimento 5 Stelle è una forza parlamentare di ispirazione laica?
“Si. Abbiamo presentato molte proposte di legge in materia come ad esempio quella contro l'omofobia. Io non parlerei di laicità, ma di buon senso. Il diritto serve per tutelare chi deve essere salvaguardato in uno Stato di diritto. Il nostro obiettivo è quello di allargare i diritti per chi non ne ha”.
Il Parlamento è praticamente fermo. Come pensa sia possibile superare questo momento di impasse politica?
“Bisognerebbe aspettare l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Penso che con un nuovo Capo dello Stato la situazione si sbloccherà”.
Come si è comportato Napolitano nella fase delle consultazioni per la formazione del nuovo governo con la nomina dei saggi?
“Quella di Napolitano è stata una perdita di tempo mascherata. Poi non riesco a capire come si possa definire Luciano Violante o Gaetano Quagliariello come due 'saggi'. Io avrei scelto altri personaggi. Non certo questi due esponenti politici.”