venerdì 26 aprile 2013

La televisione generalista non serve per il successo politico



Intervista a Vincenzo Vita
Voce Repubblicana, 26 aprile 2013
di Lanfranco Palazzolo

Le elezioni politiche del 2013 hanno dimostrato che la televisione generalista conta meno per costruire il consenso politico. Lo ha detto alla “Voce” l'ex senatore del Pd Vicenzo Vita.
Senatore Vita, i sondaggi continuano a influenzare i consensi politici. Cosa pensa del ruolo dei sondaggi?
“Non mi permetto di criticare le società che svolgono i sondaggi. E' del tutto chiaro – senza mettere in dubbio le capacità di queste società – che i sondaggi sono utilizzati dalle forze politiche come elementi di lotta e non come valutazione per comprendere i fenomeni della nostra società. Infatti, non è un caso che i sondaggi non abbiano fornito cifre azzeccate sulle ultime elezioni politiche. Dai sondaggi ci si aspetta cifre più puntuali.
Cosa ci hanno insegnato le ultime elezioni rispetto a quelle che si sono svolte nel 2008?
“La televisione generalista comincia a contare molto di meno rispetto ad altri mezzi di comunicazione. Il fenomeno Grillo non nasce dalla televisione, ma dalla rete. Ma questo è stato un fenomeno sottodimensionato. Questo fenomeno andava interpretato”.
Qualche anno fa il segretario del Pd Veltroni si scagliò contro i sondaggi e contro l'utilizzo di questo mezzo fatto da Berlusconi nel corso della campagna elettorale del 2008. Ma se si guarda con attenzione a come vengono utilizzati i sondaggi da tutti i partiti non si riscontrano differenze sostanziali. Allora perchè queste critiche?
“I sondaggi sono stati utilizzati da tutti come una forma di convincimento, come modello confermativo e non analitico. I sondaggi valgono se sono permanenti e se procedono a scadenze temporali e se prevedono cambiamenti ancor prima che questi si verifichino. Se i sondaggi sono invece utilizzati come elemento confermativo del voto possono ingannare perchè esiste una forchetta di incertezza. Molto spesso le persone interpellate utilizzano un comportamento astuto, affermando che non voterebbero per questo o quel partito. Questo è un elemento che non deve essere sottovalutato per capire gli 'errori' delle società che svolgono sondaggi”.
La diffusione di un sondaggio può condizionare l'elettorato in un paese opportunista come il nostro?
“Sì, quando avevamo fatto la legge sulla par condicio nel 2000, il divieto di sondaggi che avevamo imposto a due settimane dal voto fu opportuno. I sondaggi condizionano. Sono una forma di pubblicità indiretta. Quella è stata una scelta giusta”.
I partiti spendono troppo per i sondaggi?
“Sì, penso che quella per i sondaggi sia una spesa eccessiva visti i risultati”.
La fine della preferenza elettorale ha determinato lo sviluppo dei sondaggi?
“Certo! Il modello politico si è meditatizzato attraverso il ruolo dei leader. E i sondaggi sono diventati uno strumento indispensabile, una scorciatoia per capire l'opinione pubblica”.

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