sabato 11 maggio 2013

Ecco quanto servono i sondaggi

Intervista a Giampiero Gamaleri
Voce Repubblicana, 11 maggio 2013 
di Lanfranco Palazzolo

I sondaggi sono una parte importante del legame tra politica e mezzi di informazione. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Giampiero Gamaleri, docente di Sociologia dei processi comunicativi all’università di Roma “La Sapienza”.
Prof. Gamaleri, lei è stato membro della Consiglio di amministrazione della Rai. Cosa pensa dell’utilità dei sondaggi politici e ritiene che le loro metodologi e i rapporti con i partiti politici siano corretti?
“I sondaggi fanno parte del corto circuito che si stabilisce oggi tra politica, mezzi di informazione e, naturalmente, sondaggi sugli organi di informazione. Nel nostro paese rischiamo di non avere più alcun organo di informazione che scopra la verità e che si preoccupi dell’obiettività. Molti mezzi di informazione si sono trasformati in mezzi di propaganda. E chiaro che, in un quadro del genere, le tentazioni dei sondaggisti sono molto forti. Certamente c’è una dimensione professionale che porta molti di loro ad avere un codice deontologico che cerca di rappresentare al meglio la realtà. Certo, questa è una realtà da difendere rispetto a quella che conosciamo essere come la pressione dei partiti e di chi vuole asservire le rilevazioni fatte nei sondaggi ai propri interessi”.
E’ stato provato che i sondaggisti interpellano un circolo molto ristretto di italiani. Sono pochissimi coloro che possono dire di aver ricevuto una telefonata di un istituto di sondaggi. Può, un numero così ristretto di persone, determinare un tale condizionamento politico?
“Fa evidentemente parte della disaffezione della gente alla politica, del sospetto e del non volersi esporre. Molti italiani dichiarano di non volersi prestare a questo gioco rispondendo ad un sondaggio. I sondaggisti, di fronte al rifiuto si rivolgono ad un campo ristretto di persone più motivate che, evidentemente hanno un orientamento. Chi non risponde esprime pur sempre una protesta e non delega a nessuno il suo voto. Quindi entriamo in un magma molto complesso su come sta cambiando la nostra società. Lo sforzo dei sondaggi è quello di cogliere le opinioni degli italiani”.
I sondaggi tengono conto effettivamente della realtà effettiva?
“Il problema sono i sondaggi quotidiani. In queste settimane ci siamo trovati di fronte ad una scadenza importante come quella dell’elezione del Presidente della Repubblica. Tutti i quotidiani hanno pubblicato giornalmente dei sondaggi che certo non possono tenere conto delle esigenze delle istituzioni”.
Lei crede che esistano società di sondaggio di partito?
“Certo, questo è un elemento che esiste. Devo dire che lo sforzo che viene fatto di alcuni talk show. Ad esempio, ‘Porta a Porta’ è stata l’unica trasmissione che ha avuto il coraggio di mettere a confronto i sondaggi. Ma questo lo ha fatto solo Bruno Vespa”.

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