mercoledì 29 maggio 2013

Ma che fine ha fatto quella "nouvelle vague"'?

Voce Repubblicana, 29 maggio 2013
 Intervista Pasquale Squitieri
di Lanfranco Palazzolo

Nel cinema mondiale manca una nouvelle vague. E i registi non hanno idee. Ecco perché molti fanno rifacimenti di film già visti cambiando solo il linguaggio. Questo non è accettabile. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il regista Pasquale Squitieri.
Pasquale Squitieri, il festival di Cannes ha dimostrato che il cinema italiano stenta a ritrovare un suo ruolo in una vetrina importante del cinema continentale. Cosa pensa dell'insuccesso di Paolo Sorrentino e de “La grande bellezza” e dell'idea di rifare la seconda parte della “Dolce vita” in un periodo di grande depressione economica?
“Il film di Sorrentino non è stato solo avvicinato solo a quello di Fellini, ma anche alla 'Terrazza' di Ettore Scola. Non è un problema di Sorrentino. Credo che la crisi del cinema è ormai globale”.
Lei pensa che esista una grave crisi anche del cinema americano?
“Mi sembra evidente. Non dimentichiamo che il festival di Cannes è stato inaugurato dal 'Grande Gatsby'. Non dobbiamo dimenticare che l'opera di Francis Scott Fitzgerald è stata fatta 4 volte. Tutto il cinema mondiale, al di la della super eccitazione informatica non va. E allora cosa fa?!. Si ripete con vecchi valori. Non mi meraviglierei se ritornasse una nuova versione di 'Via col vento'. La stessa cosa succede anche in Italia dove i nuovi registi copiano Luciano Emmer e le sue storie sui compagni di scuola. Ho visto che hanno anche ripreso l'idea del mio 'Prefetto di ferro' non sapendo dove trovare idee e sbattere la testa”.
Qual è la ragione di questa crisi di idee?
“Il cinema come linguaggio non si è evoluto come si è evoluta la pittura e il romanzo. In realtà non c'è una nouvelle vague del cinema. Tutto il cinema è sulle orme dei dubbi che sta incontrando Sorrentino. Il festival di Cannes è stato vinto da una storia che tratta il lesbismo, un tema già indagato da numerosi altri film cento anni fa. Non è un argomento nuovo. Forse è nuovo lo stile. Questo film non ripropone nulla di nuovo. Si tratta di rifacimenti. E non c'è nessuna innovazione”.
Quindi anche Sorrentino c'è cascato?
“Anche lui è finito in questa ondata di già visto. Si trovano vecchi argomenti con un nuovo linguaggio diverso da quello dei grandi maestri. In Italia non abbiamo avuto un cinema di sperimentazione. La colpa è di tutti noi”.
Non crede che il grosso limite del cinema italiano sia quello di far circolare sempre gli stessi attori e protagonisti. Il pubblico non si stufa di vedere il circolo delle stesse facce?
“Il cinema è la maniera più costosa per raccontare una storia. Il cinema costa milioni ed è un'industria. Oggi il cinema americano si è rituffato su Disney, tutto il resto è appiattito. Anche i grandi registi producono serie televisive perché hanno capito che il cinema di sala è finito. Questa è la verità”.

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