giovedì 16 maggio 2013

Non bastano due giorni per una rivoluzione

Intervista a Franco Rizzi
Voce Repubblicana, 16 maggio 2013
di Lanfranco Palazzolo

Le rivoluzioni, come quella araba, non si compiono in due giorni. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Franco Rizzi, autore di “Dove va il Mediterraneo?”, pubblicato dalla casa editrice Castelvecchi nella collana “La Terra vista dalla Terra”. Rizzi è fondatore di Unimed, l’unione delle università per il Mediterraneo di cui oggi è Segretario generale.
Franco Rizzi, le rivoluzioni arabe che si sono sviluppate negli ultimi due anni sono state un’autentica delusione per molti osservatori. Quali sono le conclusioni che lei ha tratto nel suo libro che uscirà il prossimo giugno?
“Questo dipende dal mondo in cui analizziamo questi avvenimenti. Grazie a questi avvenimenti sono andati via dei dittatori. Alcuni sono stati costretti a fuggire, altri sono stati uccisi o processati. Il mondo arabo guarda con grande attenzione all’aspirazione verso la libertà e la democrazia. Se lei mi chiede se oggi siamo di fronte ad un inverno Mediorientale, le rispondo che le rivoluzioni non si compiono in uno o due giorni. Questo processo rivoluzionario è ancora in corso e deve andare ancora avanti per la sua strada. Quindi vedremo cosa accadrà nel tempo. Il Mediterraneo si è trovato di fronte ad un’eruzione vulcanica e che le scosse di assestamento possono essere molto lunghe”.
Il paese che ha fatto meno passi in avanti, di fronte allo sviluppo delle istituzioni democratiche in questa zona del mondo, è stato l’Egitto?
“No, non credo che sia stato l’Egitto il paese che ha fatto meno passi in avanti. La riflessione dovrebbe essere invece fatta sulla Libia. In questo paese si è innescato un processo molto complesso. La Libia non è uno Stato. Quell’area geografica è stata caratterizzata dalla dittatura di Gheddafi ed è stata governata dalle tribù e dai clan. In Egitto esisteva uno Stato. Come Unimed abbiamo avuto modo di fare dei progetti perché in quel paese esisteva una vita burocratica. Lo stesso discorso è difficile da fare per la Libia. In Egitto e in Tunisia non ci sono elementi negativi per valutare questa rivoluzione. E’ anche vero che le valutazioni da fare non sono tutte positive, ma rispetto al passato sono stati fatti dei progressi nel campo delle garanzie”.
Perché la politica estera italiana è rimasta ai margini di questa Rivoluzione e non ha saputo sfruttare le opportunità di questi cambiamenti. A chi possiamo imputare la colpa di questa situazione?
“L’Italia potrebbe avere un ruolo diverso in questa zona del mondo. E non solo per la sua posizione geografica. Il problema è che l’Italia non ha voluto guidare un movimento come fece la Germania nei confronti dell’Est. Il problema è che non esiste una grande attenzione verso la politica estera. Manca una cultura di attenzione nei confronti di questi temi. Il limite del nostro paese è proprio questo”.

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