venerdì 24 maggio 2013

Sulla scuola è meglio non creare illusioni

Intervista a Stefano Zamagni
Voce Repubblicana, 24 maggio 2013
di Lanfranco Palazzolo

Con il referendum sulla scuola pubblica a Bologna, i sostenitori del quesito A vogliono illudere e manipolare la testa dei cittadini. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l'economista bolognese Stefano Zamagni.
Prof. Zamagni, lei si è schierato a favore delle scuole paritarie nel referendum consultivo di Bologna relativo alle scuole d'infanzia?
“Io mi schiero dalla parte di chi vuole mantenere la scuola pubblica integrata. In questo referendum sono stati utilizzati troppi equivoci. Trovo che sia indecente che in questo paese si continui ad illudere e a manipolare la testa dei cittadini che non hanno conoscenza dei problemi. L'alternativa non è tra scuole pubbliche e private. Le scuole paritarie fanno parte del sistema pubblico. E io sono a favore del sistema pubblico”.
Cosa dice la riforma Berlinguer?
“La legge Berlinguer del 2000 dice che il sistema pubblico integrale consta di scuole pubbliche e private, di scuole comunali e di scuole private. Quindi bisogna smetterla con le bugie e dire che il Comune di Bologna finanzia le scuole private. Non è vero niente. Inoltre, il Comune di Bologna da alle scuole paritarie circa un milione di euro l'anno, ma nello stesso tempo riceve dalle scuole paritarie circa 6 milioni di euro. Le scuole private di Bologna sono frequentate da circa 1700 ragazzi. Se tutti questi posti dovessero essere gestiti dal Comune, questo spenderebbe sei milioni. Di fronte a questa notizia, i promotori del referendum hanno detto che la loro intenzione era quella di difendere l'articolo 33 della Costituzione. Tutti i costituzionalisti hanno chiarito l'equivoco generato da questa norma della nostra Carta costituzionale. I promotori del quesito hanno fatto di questa vicenda una questione di principi. Io dico che se si vuole fare di questa vicenda una questione di principi allora è il caso di cambiare la legge 62 (Zamagni allude alla legge 62 del 10 marzo del 2000). Ma questo tipo di discussioni e di confronto politico non si svolgono con un referendum consultivo, ma in Parlamento. In un dibattito con tutte le forze politiche”.
La legge 62 del 2000 è incostituzionale?
“No, questo è stato smentito più volte dalla Corte Costituzionale. Ricordo che in più di un'occasione sono state sollevate delle questioni di costituzionalità sulla legge 62, ma nessuno la Consulta ha respinto puntualmente tutte le eccezioni di costituzionalità. E' accaduto in tre casi. Di fronte a questi fallimenti i promotori di questo referendum hanno proposto questa iniziativa. Io stesso sono favorevole al confronto. Ma credo che con questa iniziativa si sia voluto confondere il cittadino. E' chiaro che se il quesito viene posto in questi termini tutti i cittadini non possono far altro che dire di essere favorevoli alla scuola pubblica”.

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