martedì 25 giugno 2013

Abbiamo ancora molto da dire

Voce Repubblicana, 25 giugno 2013
Intervista a Nicolò Rinaldi
di Lanfranco Palazzolo

L’Italia dei valori ha ancora molto da dire nella politica italiana e sul fronte del rispetto delle regole. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il candidato alla segreteria dell’Idv, l’europarlamentare Nicolò Rinaldi.
Deputato Rinaldi, come ha maturato la decisione di candidarsi alla segreteria dell’Italia dei valori?
“Rispetto agli altri candidati dell’Idv alla segreteria e agli altri politici italiani ho un percorso anomalo. Ho maturato la mia esperienza soprattutto all’estero e ho lavorato un paio d’anni in Afghanistan con l’Onu come responsabile dell’informazione e seguendo la situazione nelle aree di crisi. Sono stato candidato dell’Italia dei Valori, come indipendente, nel 2009 all’Europarlamento. Sono stato eletto. Ho trovato in questo partito un potenziale enorme. Si tratta di un elettorato che ha una grande capacità di indignarsi per quelli che sono i mali del nostro paese. Questo elettorato h ancora una grande voglia di crederci e di fare”.
Quali sono stati i limiti di questo partito?
“Non si è dotato degli anticorpi per resistere alle infiltrazioni di persone che sono state disoneste e hanno abusato dell’Italia dei Valori per perseguire i propri affari. Anche in passato avevo proposto di aprire un dibattito sulle regole di trasparenza, sulle incompatibilità tra vari incarichi. Ho chiesto l’abolizione del termine onorevole, che solo in Italia sembra un residuo feudale. Inoltre ho chiesto il limite dei mandati per essere eletti al Parlamento o nei consigli regionali. Purtroppo il partito non ha recepito le mie proposte. Noi abbiamo sempre alzato il tiro nei confronti di certi poteri e di certi poteri forti senza avere noi stessi le carte in regola per farlo. Quando si fanno queste cose si paga un prezzo troppo alto”.
Cosa è in gioco in questo congresso dell’Italia dei valori?
“In questo congresso il confronto è incerto. La mia proposta è quella di far nascere un soggetto politico europeo, che non si basa sulla figura di un grande gurù, con una forte visione laica della società e che sostenga l’Europa federale contro i poteri forti”.
Lei è in contrasto con Di Pietro?
“Ho imparato molte cose da Antonio Di Pietro. Lui è stato un uomo che è rimasto sempre fuori dal coro della politica italiana. Di Pietro è stato sempre fuori dai salotti della politica italiana. Il suo errore è stato quello di essersi circondato da ‘Yes men’”.
E’ stato un errore caratterizzare l’Idv dal vincolo dell’onestà?
“Noi siamo un partito che ha messo al primo punto il rispetto delle regole, in un paese dove le regole vengono ignorate. Il nostro partito ha ancora da dire molte cose su questo punto”.
La crisi del Berlusconismo vi ha danneggiato?
“Non credo che il berlusconismo sia finito. Non credo che noi dobbiamo essere giudicati sotto questo profilo”.

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