venerdì 14 giugno 2013

Ecco quanto hanno pagato i dipendenti pubblici



Intervista a Massimo Battaglia
Voce Repubblicana, 14 giugno 2013
di Lanfranco Palazzolo

I dipendenti pubblici, con il blocco dei contratti, hanno rinunciato a ben 14 miliardi di euro. Lo ha detto alla “Voce” Massimo Battaglia, segretario della CONF.S.A.L. UNSA, il sindacato dei dipendenti pubblici.
Segretario Battaglia, il vostro sindacato ha presentato dei quesiti referendari contro la riforma Fornero. Cosa chiedete?
“Il nostro sindacato è sceso in piazza per protestare contro la riforma Fornero per quanto riguarda la parte pensionistica e il blocco dei contratti. Abbiamo presentato i quesiti alla Corte di Cassazione e sono stati pubblicati. Raccoglieremo le firme in alcune città dove è possibile farlo. Il nostro sforzo è iniziato dopo il secondo turno delle elezioni amministrative perché è stato difficile, in alcune città, anche a causa delle elezioni amministrative, iniziare a raccogliere le firme”.
Sulle pensioni che referendum avete presentato?
“Abbiamo chiesto che non venga mai superato il tetto massimo dei 40 anni di lavoro. Coloro che lavorano in catena di montaggio o svolgono lavori usuranti non devono superare i 40 anni di lavoro. Se si supera questa età si impedisce ai giovani di subentrare nel mercato del lavoro. Si evita il ricambio. Inoltre, abbiamo chiesto di evitare la penalizzazione del 2 per cento per coloro che vogliono andare in pensione prima di 40 anni di lavoro. Il terzo punto riguarda il blocco dei contratti pubblici che è costato ben 7 miliardi di euro per i lavoratori pubblici. I lavoratori pubblici hanno dato oltre 14 miliardi di euro per salvare il paese”.
C’era mai stato un blocco così lungo dei lavoratori pubblici?
“Assolutamente no. Riteniamo questo blocco ingiusto. Lo abbiamo anche detto quando abbiamo incontrato il ministro della Funzione Pubblica D’Alia. Il ministro ci ha ribadito il concetto dei sacrifici necessari. Ma noi non possiamo farne altri. Aver rinunciato a 14 miliardi non è un sacrificio da poco. Credo che le famiglie dei dipendenti pubblici abbiano già dato tutto il possibile. E sono allo stremo delle forze. Non credo sia giusto spremerli fino alla fine”.
Ritiene che alcuni dirigenti pubblici siano pagati troppo o crede che non esista alcun malcostume?
“Sì, esiste questo malcostume. In più di un’occasione abbiamo denunciato questo malcostume. Lo abbiamo fatto anche attraverso i giornali. I prefetti, gli ambasciatori si erano visti bloccare le loro retribuzioni dal governo Monti. Hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale e lo hanno vinto. Lo Stato ha dovuto ridare indietro a queste figure i soldi che non gli aveva corrisposto”.
Anche voi tenterete questa strada?
“Lo stiamo facendo anche noi un ricorso alla Consulta. Ci sono vizi costituzionali sul blocco dei nostri contratti. E voglio vedere se – a giudizio della Corte - esistono figli e figliastri su questo tema”.     

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