venerdì 7 giugno 2013

Qui ci vuole esperienza politica

Intervista a Francesco D'Onofrio
Voce Repubblicana, 7 giugno 2013
di Lanfranco Palazzolo

Per una commissione come questa è importante la formazione tecnica dei costituzionalisti, ma anche l'esperienza politica maturata in passato. Lo ha detto alla “Voce” Francesco D'Onofrio uno dei 35 costituzionalisti chiamati a far parte dell'autorevole Commissione dei saggi incaricata di avviare il percorso di modifica della nostra Carta Costituzionale.
Prof. D'Onofrio, cosa significa la nomina di questa Commissione di Saggi?
Intanto è il primo passo dell'inizio di un cammino delle riforme costituzionali che dovrà essere completato con una votazione entro il prossimo anno. Tutto dipende dalla stabilità del Governo Letta. Le condizioni attuali sono molto diverse da quelle del passato. Io ho avuto a che fare con le riforme costituzionali in più di un'occasione. E me ne sono occupato fin dalla costituzione della Commissione De Mita-Iotti, istituita alla fine della cosiddetta Prima Repubblica. In quella occasione mi occupai del 'Regionalismo maturo'. Ho svolto anche un ruolo nella Commissione bicamerale guidata da Massimo D'Alema nella seconda metà degli anni '90. Mi auguro che questa volta si riesca ad andare avanti. Il prossimo autunno vedremo se il cammino delle riforme andrà avanti oppure no. Per ora cominciamo noi”.
Lei conosce anche tutti gli altri membri della Commissione?
Sì, li conosco quasi tutti”.
Che tipo di valutazioni può fare sull'eterogeneità dei membri di questa Commissione?
Tra di noi ci sono giuristi che hanno una formazione costituzionalistica oppure hanno avuto un'esperienza politica in Parlamento. Mentre ci sono anche alcuni colleghi che sono stati nella Corte Costituzionale oppure in qualche Autorità di garanzia. Inoltre, nella Commissione ci sono anche dei costituzionalisti che non hanno mai avuto un'esperienza politica. Ritengo che questa sia una buona notizia, ma ritengo sia meglio avere una conoscenza tecnica dei problemi, ma anche la piena consapevolezza dei meccanismi politici. Ecco perché ritengo che l'esperienza politica sia molto importante. Per ora, il nostro compito è quello di proseguire il lavoro svolto dai saggi nominati da Giorgio Napolitano all'indomani del fallimento dell'incarico di formare il governo a Pierluigi Bersani. Alcuni di quei saggi sono diventati ministri del Governo Letta. Il nostro è il lavoro di orientamento tecnico”.
Il problema da affrontare è soprattutto quello della forma di governo?
Questo è uno dei due punti delicati che dovremmo affrontare. Occorre capire cosa vorrà fare il Parlamento. Io non ho problemi per la forma di governo. Io sono per il cancellierato. Il sistema presidenziale americano è molto complesso perché ha dei contropoteri di gigantesca forza. Mentre quello francese che mette a confronto due figure come il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio”.

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