mercoledì 26 giugno 2013

Troppi magistrati fuori organico

Intervista ad Alfredo Biondi
Voce Repubblicana, 26 giugno 2013 
di Lanfranco Palazzolo

Il paese ha bisogno dei magistrati che non possono restare fuori organico. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’ex senatore e ministro della Giustizia Alfredo Biondi.
Senatore Biondi, in questi giorni sono stati presentati alcuni referendum sulla giustizia. Uno di questi chiede ai magistrati fuori ruolo di rientrare in organico. E visto che la magistratura ha il problema degli organici, il quesito sarebbe risolutivo rispetto alle carenze che toccano il Csm.
“Nella mia lunga carriera politica ho fatto anche il ministro della Giustizia. E ho avuto la possibilità di beneficiare – e lo dico con grande gratitudine – della collaborazione di alcuni magistrati che ho trovato al ministero e ho lasciato al proprio posto. Credo che una conoscenza tecnica degli Interna corporis della giustizia sia necessario o utile quantomeno. Credo che sia necessario che ognuno sia al suo posto. Ogni potere deve stare al suo posto. Il discorso vale anche per il potere della giustizia. Salvo le opportune eccezioni, credo che non sia necessaria una commistio sanguinis. Il magistrato serve. Ecco perché trovo giusto questo referendum che pone un punto di grande chiarezza nella dislocazione dei magistrati. Il paese non può disperdere questo patrimonio”.
Cosa pensa del referendum sull’abolizione dell’ergastolo?
“Io sono contrario all’ergastolo. Lo dico molto chiaramente perché l’ergastolo è la negazione del principio costituzionale della rieducazione del carcerato. Detto questo, di fronte a certi delitti forse è necessaria una pena diversa, ma è necessario che la pena non sia perpetua”.
Secondo lei è necessario porre fine agli abusi della custodia cautelare con un referendum?
“Parlare di custodia cautelare a me, che sono l’inventore del Decreto Biondi, mi pare che sia quasi….Sono contrario a trasformare la custodia cautelare in un anticipo della pena. Ecco perché è necessario salvare la garanzia nei confronti dell’accusato. La pena deve essere scontata quando la pena è definitiva. Quello dell’anticipo della pena è un principio che ritengo sbagliato”.
E’ giusto riproporre il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati?
“Nel 1987 fui uno degli autori del primo referendum sulla responsabilità civile dei magistrati. I giudici non mi hanno mai perdonato quell’iniziativa referendaria. Il rischio che questo referendum sia disatteso come quello del 1987 c’è. Allora ci fu una grande sensibilità su quel tema anche grazie all’innesco del caso Tortora. La gente si avvicinò di più al problema. Il rischio sono le misure attuative. Allora ci fu un accordo sotto-banco per far fallire il referendum. Oggi un accordo del genere, con lo scopo di far fallire il quesito referendario, potrebbe riproporsi tra le forze politiche”.

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