mercoledì 31 luglio 2013

Napolitano sempre rimasto nel "recinto" della Costituzione

Intervista a Gianfranco Pasquino
Voce Repubblicana, 31 luglio 2013
di Lanfranco Palazzolo

Il Presidente Napolitano è rimasto sempre nei limiti assegnati dalla Costituzione. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il politologo Gianfranco Pasquino, autore di “Finale di partita. Il tramonto di una Repubblica” (Università Bocconi Editore), libro nel quale sono stati ripubblicati gli editoriali scritti tra il 2008 e il 2012 per l’agenzia di stampa “Il Velino”.
Prof. Pasquino, perché ha deciso di ripubblicare questi articoli? Perché il Presidente?
“Questa pubblicazione è una sorta di ‘guida turistica’, ma non da ‘tour operator’. Questo è un viaggio nella politica italiana e il mio modo di interpretare gli avvenimenti sulla struttura del sistema politico e i rapporti che esistono tra leadership e partiti politici. In particolare sul ruolo del Presidente della Repubblica”.
Lei ha intravisto in Napolitano il ruolo di leader politico o di guardiano della Costituzione?
“Napolitano non è solo un presidente ‘cerimoniale’ e il ‘guardiano della Costituzione’. Trovo che sia un predicatore di valori costituzionali e civili ed è colui che interpreta i valori della nostra Carta. Napolitano non considera la nostra Costituzione come una Carta irrigidita da conservare in una sorta di frigorifero”.
Napolitano ha superato i limiti che gli sono imposti dalla Costituzione?
“No, non li ha mai superati. E’ sempre rimasto fedele alla Costituzione. Ma certamente li ha interpretati al loro limite estremo. Cosa che non sarebbe affatto dispiaciuta ai nostri costituenti, a coloro che scrissero le norme costituzionali sul ruolo del Presidente della Repubblica”.
E’ possibile fare un’equazione tra Letta e Napolitano come quella che viene fatta in Francia tra Ayrault e Hollande?
“Ci troviamo in una situazione non molto dissimile da quella che lei ha descritto. E’ chiaro che il Governo Letta dipende molto dalla fiducia e dal sostegno che viene da Napolitano. Ma è evidente che il tasso di approvazione nei confronti di Napolitano è molto superiore a quello di Hollande benché quest’ultimo sia stato eletto con il voto dei francesi. Il paradosso è che oggi abbiamo è questo: Napolitano è il presidente di una Repubblica parlamentare e un parlamentarista convinto. Ma è costretto a comportarsi come se fosse il Presidente di una forma di governo semipresidenziale”.
Nel suo libro lei è intervenuto spesso sul Movimento 5 Stelle. Che valutazioni aveva fatto negli anni della collaborazione del “Velino”?
“Grillo è stato alimentato dall’ultima fase del cattivo governo di Monti. Gli elettori del M5S sono rimasti delusi nel vedere che il movimento votato non è stato in grado di costruire quelle alleanze necessarie e formulare proposte costruttive. A questo punto una parte del loro elettorato sta protestando nei confronti di questa inazione”.

martedì 30 luglio 2013

Quel decadimento è stato assecondato

Intervista a Stefano Folli
Voce Repubblicana, 30 luglio 2013
di Lanfranco Palazzolo

I Presidenti delle Camere hanno assecondato il decadimento del linguaggio parlamentare. Lo ha detto alla “Voce” Stefano Folli, editorialista de “Il Sole 24 Ore”.
Stefano Folli, in questi giorni gli italiani hanno assistito al duro scontro parlamentare sul cosiddetto decreto del Fare. Questa battaglia ha visto un’ulteriore degenerazione del linguaggio dei nostri rappresentanti.
“Negli anni d’oro della Prima Repubblica, della ricostruzione Repubblicana i dibattiti erano durissimi, contenevano anche degli epiteti sanguinosi rivolti agli avversari. Ma erano figli di uno scontro tra culture politiche. In quello scontro c’era qualcosa di solido. E c’era un grande rispetto per l’istituzione che si concretizzava in un certo tipo di linguaggio, che oggi può apparire anche aulico. Ma che era un modo per riconoscersi insieme in una cornice istituzionale. Insomma, il parlamentare poteva anche essere violento, aspro, nei suoi conflitti, ma non parlava come l’uomo della strada. Ecco, oggi mi pare che la situazione si sia del tutto rovesciata. C’è stato un certo peggioramento nel modo di comunicare nel Parlamento che è figlio della crisi della politica. Ci si insulta sanguinosamente come se ci si trovasse al bar o allo stadio. E questa è una grave spia del decadimento dei nostri costumi”.
C’è stata anche la responsabilità di qualche presidente della Camera e del Senato che ha dimostrato di essere troppo partigiano e ha fatto perdere il senso dell’appartenenza al dovere verso le istituzioni?
“Credo che questa degenerazione che stiamo vivendo è figlia dello svuotamento del Parlamento. I due rami delle nostre assemblee elettive sono svuotati rispetto al tempo di costruzione democratica che richiamavo prima. E quindi una cosa porta all’altra. Mi sembra che i presidenti dei due rami del Parlamento assecondino questo decadimento del linguaggio, questo modo di porsi nel confronto aspro tra avversari politici. Sembra quasi che il Parlamento di oggi abbia il dovere di assecondare la gente. Non è così. Mai come oggi la polemica contro la casta è stata così forte. Se si crede in questo modo di avvicinarsi al paese reale si commette un grave errore. Se i Presidenti delle Camere fanno questo sbaglio commettono un errore gravissimo. Le istituzioni devono essere rispettate anche perché sanno circondarsi della credibilità che si manifesta anche nel rispetto del confronto parlamentare”.
Gli italiani pensano che il Parlamento sia inutile?
“Per come è stato presentato il Parlamento agli italiani è chiaro che molti pensano che questo sia un luogo di malaffare. Non è così! Il Parlamento resta il cuore funzionante della nostra democrazia. La crisi generale di questo parlamento dipende da un generale decadimento della politica che oggi è necessario fermare”.

sabato 27 luglio 2013

"IL PARLAMENTO INUTILE" di LANFRANCO PALAZZOLO A RADIO RADICALE


Oggi si è svolto a Radio Radicale il dibattito sul mio libro dal titolo "Il Parlamento inutile". Ecco cosa hanno detto Gianfranco Pasquino, Stefano Folli e Maurizio Turco nel corso della presentazione del libro a Radio Radicale.

Ecco perchè manifestiamo

Voce Repubblicana, 27 luglio 2013
Intervista a Marco Cappato
di Lanfranco Palazzolo

Abbiamo manifestato davanti al Viminale per difendere i diritti dei cittadini sui referendum. Lo ha detto alla “Voce” Marco Cappato, consigliere comunale milanese della Lista Bonino Pannella.
Consiglire Cappato, i Radicali italiani sono mobilitati per la raccolta delle firme sui referendum che mirano a porre fine al cattivo funzionamento della magistratura. Perché avete deciso di manifestare al Viminale?
“Noi siamo venuti davanti al Viminale, in un luogo dove non sono autorizzate manifestazioni politiche. Siamo venuti davanti al ministero dell’Interno e abbiamo manifestato immobili. Ci siamo messi davanti la sede del ministero dell’Interno con un modulo e una penna. Noi siamo venuti qui come singoli cittadini e non con degli striscioni e con cortei. Abbiamo chiesto al ministero dell’Interno una risposta immediata alle nostre domande. In queste settimane è in corso una violazione delle regole nella loro affermazione concreta. Le regole prevedono che i segretari comunali, i consiglieri comunali e regionali e gli assessori abbiano il potere di autenticare le firme. Il problema è che nessuno li informa di questo. Non esiste un luogo, un indirizzario per rivolgersi a queste persone per raccogliere le firme sui referendum. Anche la televisione pubblica non consente di informare i cittadini sui referendum. Noi siamo venuti qui per svolgere questa informazione. In alcune città non si trovano gli autenticatori da far venire ai tavoli. Ecco perché abbiamo deciso di dare vita a questa manifestazione davanti al ministero dell’Interno”.
Esiste una lobby di autenticatori che mira a rendere fallimentare la raccolta delle firme nelle segreterie dei comuni italiani?
“Non credo esista. Magari, in qualche piccolo comune italiano potrà anche esserci una situazione come quella che lei ha descritto. Ma non credo sia la norma. Quando si tratta di riscuotere le tasse tutto funziona per lo Stato, ma quando si tratta di tutelare un diritto costituzionalmente garantito per il cittadino tutto si blocca. Questo interesse passa sempre in secondo piano o addirittura viene completamente disatteso. Sono sicuro che il ministro dell’Interno Angelino Alfano non potrà che essere d’accordo con noi. Ecco perché Angelino Alfano deve attivare il processo che porta alla conoscenza dei diritti dei cittadini a firmare i referendum nei comuni e informare chi può autenticare le firme”.
A Milano come funziona la raccolta delle firme sui referendum nelle “zone”?
“A Milano siamo presenti con una nostra delegazione di consiglieri. Abbiamo garantito la distribuzione dei moduli per i referendum in tutte le zone del capoluogo lombardo. E, in più, tutti i dipendenti comunali possono essere autorizzati dal sindaco Giuliano Pisapia ad autenticare le firme”.

venerdì 26 luglio 2013

LUIGI BISIGNANI A SOTTOVOCE

Questa notte, dopo aver guardato la partita di calcio femminile Norvegia-Danimarca ho visto uno degli spettacoli più orrendi della tv di Stato. Sottovoce con Luigi Bisignani. La caratteristica della puntata di ieri sera è che l'ospite si faceva le domande e si rispondeva senza Marzullo che - seguendo una direttiva del DG Gubitosi - si è autotagliato dalla trasmissione. L'effetto è stato pessimo. Ho avuto l'impressione che ci fosse stato un colpo di stato e Bisignani avesse preso il controllo della Rai raccontando i cazzi più privati della sua vita. Da non ripetere. Ci sono tanti giornalisti a spasso. Invece di permettere a Marzullo di fare il fantasma date la trasmissione a qualcuno, fosse anche Daniele Piombi.......Ma evitateci questi monologhi penosi. E come se io decidessi di mettere un serpentone firmato da giorgino al posto di giorgino al tg di prima serata. Già il tg fa schifo con Giorgino, figuriamoci con il serpentone.......















MANIFESTAZIONE NON AUTORIZZATA DI FRONTE AL VIMINALE CON MARIO STADERINI

QUESTA E' LA CRONACA FOTOGRAFICA DI QUELLO CHE HO VISTO IERI  DAVANTI AL VIMINALE, QUANDO LA RADIO MI  HA MANDATO DAVANTI AL MINISTERO DELL'INTERNO PER SEGUIRE LA MANIFESTAZIONE  SUGLI ADEMPIMENTI DEI COMUNI SULLA RACCOLTA FIRME SUI REFERENDUM. QUI SOPRA POTETE ASCOLTARE IL MIO SERVIZIO. SOTTO POTETE ASCOLTARE LE INTERVISTE A PAOLO IZZO E MARCO CAPPATO.




























Ignazio Marino inadempiente

Intervista a Paolo Izzo
Voce Repubblicana, 26 luglio 2013
di Lanfranco Palazzolo

Il Comune di Roma non ha ancora predisposto la distribuzione dei moduli per la raccolta delle firme sui referendum. Un mio amico è andato all’XI municipio di Roma, ma non ha trovato ancora nessun modulo. Lo ha detto alla “Voce” il segretario di Radicali Roma Paolo Izzo.
Paolo Izzo, ieri avete messo in atto una manifestazione non autorizzata davanti al Viminale per sensibilizzare l’opinione pubblica di fronte alla mancata distribuzione dei moduli per la raccolta delle firme sui referendum nelle segreterie comunali. Cosa sta succedendo?
“Sono settimane che siamo impegnati su questo fronte. Lo scorso 5 luglio abbiamo inviato una lettera al ministero dell’Interno affinché provvedesse almeno a dare notizia del fatto che nei comuni d’Italia è possibile firmare i dodici referendum radicali. Questa comunicazione non è stata data e spesso i Comuni hanno degli orari praticamente impossibili per le firme dei referendum”.
Allora cosa avete fatto?
“Siamo venuti qui al Viminale per chiedere pubblicamente che ogni comune possa consentire ai cittadini di firmare i referendum anche il fine settimana. E se questo non è possibile mettere a disposizione dei comitati promotori dei referendum degli autenticatori. Ricordo che i nostri Padri Costituenti hanno stabilito che quella dei referendum è la seconda scheda. Con questa scheda i cittadini hanno la possibilità di esprimere il loro parere su questioni che attengono la giustizia, la società e i diritti civili”.
Come vanno le cose al Comune di Roma?

“Al Comune di Roma è stato inviato un pacco di moduli per la raccolta delle firme e ci hanno assicurato che, entro il prossimo 29 luglio, finalmente tutti i municipi di Roma verranno dotati di questi moduli. Così i cittadini romani potranno recarsi alle sedi dei Municipi per firmare i nostri quesiti. Ma quello che chiediamo al Ministero dell’Interno è cosa fare sul fronte della democrazia diretta”.
Voi avete inviato i moduli al Comune o ai singoli municipi?
“Noi abbiamo inviato i moduli ai Comuni e questi, come da promessa, dovrebbero distribuirli ai singoli municipi. La manifestazione che abbiamo organizzato dimostra che non si può firmare nemmeno nei comuni. Ci sono zone d’Italia dove la macchina amministrativa non è stata messa in moto. Il tempo che abbiamo per raccogliere queste firme è poco e la gente non ha il tempo e lo spazio per potersi esprimere. Oggi tutti sanno tutto sul Kazakistan, ma non sanno nulla sui referendum. Adesso noi stiamo aspettando di vedere quello che accadrà a Roma il prossimo 29 luglio; cosa succederà dopo la promessa che ci è stata fatta dal Campidoglio. Oggi dobbiamo difendere il diritto di tutti i cittadini di firmare questi quesiti”.

giovedì 25 luglio 2013

Hanno cercato di screditare Emma

Intervista a Marco Perduca
Voce Repubblicana, 25 luglio 2013
di Lanfranco Palazzolo

Nel caso di Alma Shalabayeva si è cercato in tutti i modi di screditare Emma Bonino. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’ex senatore radicale Marco Perduca.
Senatore Perduca, in queste settimane sono state dette molte inesattezze contro il ministro degli Esteri Emma Bonino sulla vicenda Shalabayeva. Cosa ci può dire su questi attacchi?
“La cosa più grave è che nessuno si sia dato il tempo necessario per – non soltanto – studiare approfonditamente la relazione del capo della Polizia Alessandro Pansa, i cui allegati non sono ancora stati resi noti. Da quel carteggio si evince che già il 30 di maggio il ministero degli Interni o comunque la struttura incaricata per l’identificazione della Shalabayeva aveva già ricevuto dalla Repubblica Centrafricana, attraverso la loro ambasciata alle Nazioni Unite di Ginevra, la conferma che la signora aveva un passaporto diplomatico”.
Cosa comporta questo?
“Avere un passaporto diplomatico non implica che si debba essere stati registrati in un paese. Quando la Farnesina è stata interpellata su questo aspetto formale e di sua competenza non sapeva nulla. Alla Farnesina non risultava che una diplomatica della Repubblica Centrafricana con il nome di Alma Ain (non si trattava del suo vero nome) fosse presente a Roma. Nessuno si è preoccupato si è preoccupato di capire quante persone con lo status di diplomatico si trovano in Italia. Nel nostro paese non esiste l’ambasciata della Repubblica Centrafricana. Fino a quattro mesi fa c’era un consolato amministrato da un avvocato italiano prima del colpo di Stato messo in atto quattro mesi fa”.
Perché questi attacchi al nostro ministro degli Esteri?
“Il problema è che si è scelta la Bonino come obiettivo politico di tutta una serie di accuse strumentali e costruite volte ad attaccare un’esponente politico di un governo che non ha una delegazione parlamentare di riferimento. Dall’altro aspetto si è cercato di dimostrare che chi si è sempre battuto per i diritti umani per tutta la vita quando passa dalla parte del potere si dimentica di tutto e si comporta come gli altri. Voglio far presente che Emma Bonino ha rispettato tutte le procedure e il proprio ruolo di ministro degli Esteri con le sue competenze. Però, al momento in cui è stata informata della questione, la Shalabayeva era già stata espulsa. E l’espulsione era avvenuta il giorno precedente. Noi siamo stati informati da una Ong del Kazakistan con la quale abbiamo avuto contatti in passato. Ricordo che il 9 luglio 2012 le principali forze di opposizione kazake hanno svolto una riunione presso il Partito radicale transnazionale a Roma. Loro sostengono che la competenza sulla questione sarebbe stata del Presidente del Consiglio Enrico Letta e del ministro degli Interni Angelino Alfano”.

mercoledì 24 luglio 2013

Un conquista di civiltà

Intervista a Filippo Del Corno
Voce Repubblicana del 24 luglio 2013
di Lanfranco Palazzolo

La battaglia per l’eutanasia è una conquista di civiltà. Lo ha detto alla “Voce” l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Filippo Del Corno che ha sottoscritto la pdl di iniziativa popolare che mira ad introdurre nel nostro paese l’eutanasia.
Assessore Del Corno, perché ha scelto di firmare questa pdl di iniziativa popolare?
“In passato il confronto sul tema dell’eutanasia è stato particolarmente serrato. Proprio questa ragione è necessario prendere posizione su questo argomento. Ho sempre pensato che l’eutanasia fosse una conquista e un diritto di civiltà. Dobbiamo muoverci in modo abbastanza urgente nei confronti di questo obiettivo. Non è pensabile che il diritto di scegliere sul proprio destino sia sottratto alla volontà degli individui. Una scelta così importante della nostra vita personale deve essere data alla disponibilità di chi soffre. Mi sembra assurdo evitare di schierarsi su questo tema”.
Ritiene che la sinistra si sia impegnata troppo poco su questo argomento a causa del rapporto con il mondo cattolico?
“Attorno alla trasmissione del pensiero cattolico, sull’eutanasia si sono formate delle incrostazioni negative. Non tutti i cattolici hanno una posizione di chiusura su questo argomento. I cattolici difendono la loro visione del mondo, ma spesso riconoscono il diritto di esercitare il diritto di libertà del singolo. A Milano abbiamo un Consiglio comunale che ha fatto molti passi in avanti sui temi dei diritti civili come il registro delle unioni civili e quello sul fine vita. Si tratta di passi simbolici. Non spetta al Comune di Milano fare questi passi, ma abbiamo voluto dare un segnale molto importante”.
Cosa pensa del caso di Lucio Magri, esponente del Pdup che decise di recarsi in Svizzera per morire senza affrontare mai quella battaglia in Italia?
“E’ sempre molto difficile trovare il giusto discrimine tra l’esperienza personale e le battaglie politiche. Il rischio è di strumentalizzare il caso personale per fini politici. Il caso positivo che abbiamo sotto i nostri occhi è quello del padre di Eluana Englaro. Oggi dobbiamo dare all’individuo la possibilità di decidere il proprio destino. Il caso di Lucio Magri ha messo in evidenza la contraddizione della condizione che permette di fare all’estero ciò che da noi non è consentito per ragioni etiche”.
Ritiene che i referendum sull’acqua e sul nucleare siano stata l’ultima grande parentesi di partecipazione della sinistra ad una grande battaglia di massa alla luce dell’astensionismo che ha toccato tutte le altre consultazioni politiche?
“Il referendum sull’acqua ha spinto la partecipazione degli elettori. Tutti hanno avuto paura della privatizzazione dell’acqua e quel voto si materializzò all’indomani della vittoria di Giuliano Pisapia al Comune di Milano”.

martedì 23 luglio 2013

Quella giustizia fa scappare gli investitori

Voce Repubblicana, 23 luglio 2013
di Lanfranco Palazzolo
Intervista a Paolo Sarzana
 
La giustizia italiana non è una garanzia per attrarre gli investimenti dall’estero. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Paolo Sarzana, responsabile comunicazione e marketing di Teleperformance multinazionale francese che fornisce servizi alle imprese tramite call center sia di custumer care (assistenza al cliente) sia di telemarketing (vendita di prodotti e servizi) – impiega nel nostro Paese 3.200 dipendenti (tra quattro sedi e soluzioni di telelavoro) e con un fatturato di 100 milioni è il terzo player in Italia.
Paolo Sarzana, qual è il rapporto tra giustizia e industria nel nostro paese e quanto è difficile affrontare il mercato quando si incontra la malagiustizia?
“Non posso dare alcuna testimonianza per quanto riguarda la giustizia penale. Non ho mai avuto esperienze relative a questo settore della giustizia. Potrei obiettare sul tema della giustizia amministrativa. Questo è un settore che non sempre ha una precisa comprensione di cosa significa fare impresa. Ogni anno dobbiamo affrontare delle pastoie burocratiche che rendono difficile il nostro lavoro. Invece di essere d’aiuto all’occupazione questa realtà di pone come ostacolo allo sviluppo. Noi operiamo soprattutto al Sud, in una provincia difficile come Taranto”.
In che circostanze avete trovato ostacoli con la giustizia?
“Noi siamo stati i primi e l’unica azienda in Italia ad applicare il decreto Damiano del 2007 che provvedeva alla trasformazione dei contratti a progetto in contratti di lavoro subordinato. Questo passaggio permise l’assunzione di 2000 dipendenti nella nostra sede di Taranto. Ma nel 2010 abbiamo ricevuto una cartella esattoriale di ben 17 milioni di euro da parte di Gerit-Equitalia per questioni burocratiche. Per risolvere questo problema abbiamo dovuto pagare 200mila euro e sprecare tante energie. Si è trattato di un grande dispendio di tempo e denaro per la nostra azienda che continua a dare tanti posti di lavoro al Sud. E questo si è rivelato un grande problema per noi”.
Lei sarebbe favorevole all’introduzione di una norma che stabilisca la responsabilità civile per i magistrati?
“Ci sono tante professioni che contemplano una responsabilità diretta per chi le svolge. I giornalisti ed altri professionisti pagano per i loro errori. I magistrati non sono responsabili per le loro decisioni. Questo non vale per i magistrati che decidono su questioni che hanno ripercussioni incredibili nel campo del lavoro, dello sviluppo e dell’occupazione”.
Pensa che il Pil del nostro paese sarebbe più alto senza la malagiustizia?
“Le aziende straniere che investono in Italia, prima di farlo, fanno una verifica sul sistema giudiziario del nostro paese, sui tempi dei processi. Il nostro paese parte chiaramente penalizzato dal punto di vista di chi vorrebbe investire da noi”.

domenica 21 luglio 2013

Un nuovo sponsor per la Chiesa di Ponte Milvio

 Come qualcuno ricorderà, non molto tempo fa pubblicai un post nel quale raccontavo di una pubblicità di una nota marca di birra piazzata davanti ad una Chiesa in restauro di Ponte Milvio. Il mio augurio era di veder togliere quella pubblicità davanti alla Chiesa. Era assurdo vedere la marca  di una bevanda alcolica pubblicizzata di fronte ad un luogo di culto. Oggi, sono ripassato davanti alla Chiesa e, da lontano, ho notato che il marchio di quella bevaanda era stato tolto. Mi sono avvicinato immediatamente alla Chiesa convinto che i responsabili di quel luogo di preghiera avessero posto di fronte alla Chiesa un'immagine sacra, più consona al luogo. E, invece, c'era un nuovo sponsor di una nota marca di orogoli. A quando uno sponsor dedicato agli indumenti intimi o ai costumi da bagno?! Mi raccomando, adesso non veniteci a dire che la Chiesa cattolica ha bisogno dell'8 per mille. Tanto con gli sponsor si va avanti lo stesso.....